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lunedì 13 novembre 2017

La settimana più...lunga della mia vita!

Avrei voluto dire che è stata la settimana più brutta, ma poi si sa... il karma ti punisce e cerca di ricordarti che c'è sempre chi sta peggio e che - soprattutto - al peggio non c'è mai fine. Quindi mi limiterò a dire che è stata una settimana - quella passata - tremendamente lunga. 

E' iniziata domenica, quando per andare a Palermo per una urgenza familiare, ho preso un aereo Ryanair che doveva portarmi a casa alle 18,30. Avevo un appuntamento e dovevo assolutamente arrivare entro le 19,30. Ho pensato che un'ora bastasse come range di sicurezza... che ingenua!
Ovviamente domenica mattina mi sveglio con il diluvio universale. Non pioveva così tanto a Roma da un anno circa, quando arrivo in aeroporto c'era il caos più totale, tre aerei che dovevano partire dal mio stesso gate si erano accumulati con un ritardo di circa due ore. Ero sicura che non sarei partita, anche per via degli avvisi in ogni schermo "A CAUSA DEL MALTEMPO MOLTI VOLI POTREBBERO SUBIRE RITARDI" in rosso, grande, che io, fortunata come sono ero sicura che non avrei disatteso queste aspettative. Ciononostante ci fanno imbarcare con solo mezzora di ritardo, che per qualche istante ho pensato: dai, ogni tanto Gesù si mostra e mi vuole bene. 
Salgo sull'aereo, mi seggo, e... niente, mi seggo. Sono rimasta seduta su quell'aereo per un'ora e mezza, con mio padre che stava attaccato al cellulare perchè io non facevo altro che scrivergli "stiamo partendo.... no aspetta, tra 10 minuti... ecco ecco... no no aspetta".

Fatto sta che arrivo a Palermo per le 20:25, giusto 5 minuti prima di poter chiedere il rimborso per il ritardo di due ore, ma vabbè... quanto meno ero arrivata, e anche se con due ore di ritardo sono riuscita comunque a fare quel che dovevo. Poco male, a Palermo c'erano 22 gradi, che io col maglione di lana pensavo quasi di morire e mi sono goduta una bella serata col mio gatto. L'indomani mattina mi sveglio con il diluvio universale. Ah! La mia solita fortuna! 
Mi dico che va bene così, la temperatura scende un pò, ma almeno se piove così oggi, domani, che devo prendere un altro aereo per tornare a Roma, si sarà calmato.

Ho passato una notte d'angoscia, un mattino d'angoscia e un pranzo che mi ha fatto veleno. Mi era, nel frattempo, venuta anche la mia solita gastrite cronica, che faccio un passo e mi manca il respiro. Ero veramente in condizioni pietose quando sono arrivata in aeroporto martedì alle ore 16,00, dovendo partire alle ore 17,00. 

Tutti i voli diretti a Roma con Ryanair, ma non solo, antecedenti al mio, erano stati cancellati o avevano un ritardo di circa 4 ore. Il mio no: dicevo che era impossibile, tra me e me pensavo che era una fortuna troppo grande riuscire a partire mentre ancora quelli delle 15,40 aspettavano il loro aereo per partire - se tutto andava bene - alle 19,05. 
Quando hanno annunciato un ritardo di 25 minuti ho pensato che sarebbe finita anche troppo bene, un po' come all'andata, che avrei preso un aereo e aspettato due ore, ma sarei comunque arrivata a casa... e invece, col cazzo!

Concedetemi una volgarità, lo dico sempre che dovrei imparare a bestemmiare, perchè la scorsa settimana, forse più di una bestemmia mi avrebbero fatto bene.

ANNUNCIO RITARDO: "il volo delle 17,05 per Roma Fiumicino è stato dirottato per Catania, non sappiamo quando riuscirà a rientrare a Palermo, restate nelle vicinanze perchè non appena avrò notizie dalla Ryanair sarà mia cura avvertirvi..." E sparisce! Cioè, letteralmente, abbasso gli occhi, li rialzo e lo stuart non c'era più. Mi metto a parlare al telefono con il mio fidanzato, che faceva un pò come mio padre, aspettava disperatamente mie notizie. E piangevo anche, visto che ero così, abbandonata all'aeroporto, senza sapere di che morte sarei morta. 

Ma poco dopo, direi una mezzora, forse di più, non saprei dirlo visto che ad un certo punto ho perso la cognizione del tempo, è arrivata la sorpresa: il volo Ryanair FR... delle 17:05 diretto a Roma Fiumicino partirà alle ore 22:05.... COOOOOOOOSA?!

Ero ad un passo dall'autoambulanza, per citare Margherita Bui in "maledetto il giorno che t'ho incontrato". Quindi sono corsa, mentre piangevo al telefono con mia madre e con il mio ragazzo, in biglietteria, per vedere se c'era un volo l'indomani mattina con Ryanair per partire con calma, visto l'orario terribile. La risposta è stata "il prossimo volo disponibile è giovedì". COOOOOOSA?! (bis). Ho pensato che non c'era altra soluzione: andare a casa, cenare e tornare in aeroporto per partire la sera, ma Dio mi ha trattenuto perchè neanche 25 minuti, 2560 imprecazioni, un paio di bestemmie, uno stomaco in meno e qualche malattia cronica in più dopo, mi è arrivata la comunicazione della CANCELLAZIONE del volo

Mi sono sentita mancare, ho pensato che sarei morta in aeroporto. Il tempo di correre al chek-in, capire cosa fosse successo e che il tizio non poteva aiutarmi, che la biglietteria, la stessa dove prima avevo sentito che il prossimo volo disponibile era giovedì, aveva una fila di trecento metri. Mi metto pazientemente in fila, tralascio chi supera, c'era già sufficiente agitazione e sufficienti bestemmie nell'aria e stavo già sufficientemente piangendo per mettermi a fare altra polemica. Quando arrivo al mio turno, il prossimo volo disponibile con la Ryanair era per sabato mattina (la gente non lavora?! e chi non abita a Palermo come fa? Dorme in aeroporto per una settimana? O l'Albergo chi lo paga?!). Un volo per Roma, con altra compagnia - leggasi ALITALIA - era disponibile solo l'indomani sera alla modica cifra di 495 € più tasse aeroportuali. Dopo un mancamento e altri due litri di lacrime, ho guardato il tabellone e ho letto Napoli. Ebbene si: Napoli mi ha salvato la vita. 
Ho preso il primo volo per Napoli dell'indomani mattina. 

Il tempo, il mercoledì (in tutto questo eravamo arrivati solo a mercoledì anche se sembravano ventisei anni), sembrava quasi accettabile, ma io, traumatizzata com'ero, guardavo in continuazione il sito dell'aeroporto di Palermo con gli aggiornamenti in tempo reale delle partenze. Dovevo partire alle 8,15 e invece siamo partiti alle 8,30 per un ritardo dei bagagli da imbarcare, su un aereo così piccolo che sembrava un pulmino delle elementari, con due file di due poltrone. 

Ho scoperto che il volo Palermo - Napoli dura esattamente quanto Palermo - Fiumicino, nonostante sia più distante. Atterro quindi alle 9,30, non riuscendo ad arrivare in stazione entro le 10,05, quando c'era il treno Freccia Rossa per Roma. E vabbè... (pensare a chi sta peggio, sempre). Resto in stazione un'altra ora, prendendo la seguente Freccia che partiva da Napoli ed era diretta a Torino, arrivando a Roma dopo un'ora, alle 12:10.

Dopo qualche minuto in stazione, a guardare fissi i numeri dei tabelloni e a vedere che non compariva ancora il binario del mio treno mentre i treni precedenti erano in ritardo di mezzora... ho cominciato a tremare. Ho cominciato a pensare che non sarei mai più partita, invece ecco il treno alle 10:45, al binario davanti a cui lo aspettavo, l'unico vuoto... bene. Sono posizionata nella carrozza 8A... comincio a camminare lungo il binario 8B, 7B....4B... aho, il treno sta per finire!
Chiedo al capotreno, e mi dice carinamente "uagliò, hanno unito due treni, eh fai prima ad arrivare a Torino a piedi"... grazie, molto gentile: in pratica ero nell'ultima carrozza dell'ultimo treno, del c.... di C... Ci provo, ma non ci riesco a bestemmiare, anche se farebbe bene.

Raggiungo morta, dopo 10 minuti di passeggiata sul binario, la mia carrozza. Mi raggiunge il capotreno con la macchinetta: "e se me lo dicevi ti davo un passaggio, signorì"...
Devo fare una parentesi: i Napoletani ti danno della ragazzina, sempre, mi chiamavano signorina, sempre, mai una volta ho sentito "signora", motivo per cui a loro vanno tutti i miei sentiti ringraziamenti, però aggiungo: MA IO L'AVEVO DETTO CHE CERCAVO LA CARROZZA 8A!!!

L'ho guardato sconsolata, sono salita sulla carrozza e ho pensato che quell'incubo stesse finalmente per finire. 

Se siete arrivati a questo punto della lettura, vi ringrazio e credo che penserete che non si può essere così sfigati, invece, se continuate a leggere, capirete che si può essere anche più sfigati di così. 

E scusatemi, di solito non scrivo così tanto, ma quando dico che è la settimana più lunga della mia vita non scherzo, di conseguenza penso che questo sia il post più lungo della mia vita.

Vi risparmio, quindi, ulteriori dettagli: arrivo a Roma, incredibilmente in orario, era il compleanno del fidanzato quindi cerco di riposarmi, per poi essere pimpante per la festa, ci riesco solo parzialmente, dopo che avevo dormito pochissimo e alle 22,30 ero già cotta.

L'indomani vado a lavoro: ovviamente i mezzi non mi assistono e arrivo a lavoro per un pelo. Penso che non devo lamentarmi, che tanto venerdì c'è sciopero e quindi andrà solo peggio. E infatti...

Venerdì scorso è stato un inferno, c'era sciopero generale, quindi non soltanto non c'erano mezzi, ma neanche treni, pullman, nulla di nulla e Roma, in queste situazioni, diventa l'inferno. Il caos più assoluto.

Mi alzo presto, non faccio colazione per prendere il tram che parte alle 8,00 e arriva sotto l'ufficio da me. Lo sciopero iniziava alle 8,30 e quindi il tram avrebbe dovuto finire la sua corsa, e lo avrebbe anche fatto se non si fosse rotta, a piazza Galeno, quindi a circa 45 minuti a piedi dal mio ufficio, la linea elettrica e un tram era fermo davanti nella mia direzione. Risultato: il tram si ferma, gli autobus sono in sciopero (perchè nel frattempo erano le 8,50) e io resto li. Comincio ad allungare la mano ad ogni taxi che arriva, uno si ferma ed una signora prova a fregarmelo. Io, in queste situazioni, dovete sapere, che divento una bestia priva di pietà. Chiarisco alla signora che quel taxi lo avevo prenotato io e mi infilo in macchina, vengo accerchiata da signore che volevano prenderlo con me, e pure quella che aveva tentato di fregarmelo, solo che quella andava da un'altra parte. Dopo una notevole insistenza l'ho caldamente invitata a scendere, visto che non partiva per colpa sua. E si è offesa, e mi dispiace. (Non è vero).

Risultato, dopo aver speso non so quanti soldi di aerei, taxi e treni non previsti, mi sono dovuta prendere anche un taxi per arrivare in ufficio, spendendo altri soldi, per fortuna pochi visto che ho diviso il passaggio con un'altra signora, questa gentile e comprensiva.

Comunque, la giornata a lavoro è stata stressante, piena di impegni che ad un certo punto non sapevo se sarei uscita alle 16,00, ma si era svoltata positivamente, così ho detto al mio fidanzato di venirmi a prendere, che, come sempre, partivamo per direttissima in direzione di Montenero, dove abbiamo un bellissimo casolare in campagna. Ma le disgrazie non viaggiano mai da sole e io, a quel punto, ne ero così consapevole che ero rassegnata all'inevitabile: il mio fidanzato resta bloccato per mezzora sul lungotevere, quando si sblocca è costretto a tornare a casa perchè aveva dimenticato gli occhiali, nel frattempo io, con lo sciopero, riesco a prendere un tram limitato verso un punto imprecisato. Quando scendo vengo salvata da un altro tram che lo seguiva, col risultato che arrivo a casa solo alle 17,30, da li, parto col fidanzato verso Montenero: oh, Dio, finalmente... e invece, anche stavolta, col cazzo!

Restiamo bloccati per strada per la bellezza di DUE ORE. Non ci abbiamo mai messo tanto per arrivare li. Ricordo di aver pensato che mi sembrava di essere in viaggio da sempre, di non essermi mai fermata e che non sapevo cosa poteva capitare di peggio. Di peggio niente... solo che stamattina un albero è caduto sulla linea tram, e per poco non dovevo prendermi un altro taxi! Porcap...!!!






lunedì 6 novembre 2017

La fobia dell'aereo...

Per una che prende i mezzi pubblici ogni giorno, probabilmente l'aereo dovrebbe essere un mezzo anche piacevole, soprattutto se lo si prende di rado. Ma ciò non avviene per me. Dovete sapere, perchè una premessa in questo caso è d'obbligo, che io, prima di iniziare le mie fantastiche avventure fisse a Roma, vivevo fantastiche avventure da pendolare. Sono nata, vissuta e cresciuta a Palermo. E mai avrei potuto pensare che per cinque anni della mia vita, dai 23 ai 28 (a fine del 2014 mi sono trasferita a Roma) avrei preso l'aereo in media una volta al mese. E invece così è stato, e solitamente ogni volta che prendevo l'aereo succedeva qualcosa, un ritardo, una cancellazione, una tormenta di neve, lo sciopero... in tutti questi anni, con tutti gli aerei persi e le ore passate ad aspettare in aeroporto, ho sviluppato una vera e propria avversione verso questo mezzo di trasporto, tant'è vero che tranne estremi casi, ovvero quando devo arrivare in poco tempo in Sicilia, e l'aereo resta comunque il mezzo più economico e rapido, lo evito come la peste. D'estate per esempio tendo a viaggiare in auto, o in nave, avendo più tempo. 

Ho sviluppato, più che un'avversione, una tremenda fobia. Quando salgo sull'aereo io inizio a fare mille segni della croce, a pregare, e al decollo tengo puntualmente gli occhi chiusi. Non posso guardare fuori dal finestrino, se non so che stiamo atterrando e quindi vedo già il terreno che mi fa pensare "dai, adesso è proprio difficile che sbaglia qualcosa e si muoia", ma per tutto il resto del volo io ho l'impressione di poter morire da un momento all'altro.

Domenica ho dovuto prendere un aereo per venire a Palermo, è stata una cosa abbastanza urgente e quindi non ho potuto evitarlo. Per altro, domani dovrò tornare e quindi ne prenderò un altro (due aerei in due giorni sono la cosa più atroce del mondo). Considerando che avevo deciso che questo inverno, proprio per la mia fobia, non avrei preso alcun aereo, era ovvio che dovesse capitare qualcosa che invece mi costringesse a farlo, e non solo: non avendo piovuto da aprile, era ovvio che il giorno in cui io avrei dovuto prendere l'aereo si sarebbe scatenato il più grosso nubifragio della storia, che "Catrina, spostati, non fai paura a nessuno".


E quindi voli cancellati, attacchi di panico ovunque, ritardi di due, tre ore, gente che urlava, chiedeva il rimborso, piangeva e io in mezzo, che pregavo perchè avevo il volo alle 17,30 e speravo di arrivare entro le 19,30. Ci fanno imbarcare miracolosamente alle 18,00. Quindi con già mezzora di ritardo rispetto all'orario del volo, ma nel panico generale, pensavo mi fosse andata bene, se non che ovviamente, appena esulto un momento, arriva Dio a ricordarmi che non me lo posso permettere, perchè non ho fatto la brava bambina questa settimana... probabilmente ho augurato troppo spesso la morte a due o tre persone. Comunque salgo sull'aereo, mi prendo il posto, avverto mio padre che doveva disgraziatamente venire a prendermi alle 18,30, e inizio a pregare: ho pregato per un'altra ora e mezza seduta su quell'aereo, perchè erano le 19,25 quando ha decollato e io ormai facevo venire giù le madonne, oltre alla pioggia e alla grandine, perchè ovviamente, mentre a Roma il mal tempo passava, ero certa che qui a Palermo stesse arrivando, e la differenza sostanziale è che se a Roma c'è mal tempo l'aereo atterra lo stesso, qui invece no. 

Per fortuna è atterrato perchè non pioveva ancora, anzi, faceva un bel caldo. Ho pensato "com'è bello, sembra primavera" con ben 7 gradi di differenza rispetto a Roma. E ovviamente stanotte si è scatenato il diluvio anche qui, facendo scendere la temperatura di circa sei gradi... io non mi smentisco mai!

Domani dovrò tornare a Roma, l'aereo dovrebbe decollare alle 17,00 e le previsioni dicono che ovviamente inizierà a piovere per le 16,00. Sappiate che vi ho voluto bene, se non dovessi farcela.

domenica 15 novembre 2015

Andare sui mezzi pubblici...ai tempi del terrorismo.


Dopo l'11 settembre tutto è cambiato. Da quel momento prendere l'aereo da costantemente la strana sensazione di terrore e paura. Almeno per quel che mi riguarda. Prendo l'aereo con il cuore in gola, prego quando sento che sta per decollare, anche se devo fare solo Roma - Palermo e ritorno. Mi viene il panico quando vedo qualcuno accanto a me che non spegne il cellulare. Soffro finchè non vedo che siamo ad un metro da terra. Solo a quel punto mi calmo.
Dopo il 13 Novembre 2015, tutto cambierà di nuovo, tutto sta cambiando. Sono anni che diciamo che ora tocca a noi, in realtà, ancora una volta è stata Parigi l'obiettivo. Ma stavolta non è stato un giornale satirico, non è stato qualcosa di noto ad essere attaccato. Sono stati i luoghi di aggregazione, i luoghi di vita sociale, luoghi di semplice svago. Sono morti innocenti, molti dei quali più giovani di me e allora si che ci si rende conto, allora si che si sta male. Si pensa "oggi potrei uscire di casa e ritrovarmi a non tornare più". Questo pensiero diventa assillante, instilla il terrore e ti rende terribilmente inquieto. E "terribilmente" non è un termine scelto a caso.
Questo post è serio, me ne rendo conto, forse un pò troppo, ma non posso esimermi dall'essere seria, una volta tanto. E questo è il momento più opportuno. Presto a Roma inizierà il Giubileo, la città sarà al centro dell'occhio del ciclone e basta un minimo spostamento del vento, per far sì che tutto venga spazzato via. E' allarme per le metropolitane, per i luoghi affollati, le piazze...e io, che percorro tutta la città ogni giorno coi mezzi pubblici, dovrei camminare con il costante presentimento di essere la prossima vittima di qualche pazzo assassino. Ma si può vivere così? Anzi, si può NON vivere così?
Come si fa a sopravvivere nel terrore? Non si può, e allora penso che se comunque devo morire, non potrò saperlo prima e quindi tanto vale non pensarci troppo (e con questo non voglio certo dire che andrò a fare paracadutismo o free-climbing). Quanti di quei ragazzi al Bataclan erano li per caso, per una sera, per una vacanza magari di un paio di giorni? Quanti di loro potevano pensare che non sarebbero più tornati a casa? Nessuno. Nessuno di loro. 
Bisogna continuare a vivere e bisogna combattere il terrorismo, ma la guerra non è la risposta. La guerra è la causa. Finchè non capiremo questo, ci saranno altri morti, altre vittime innocenti, ed altro terrore.