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martedì 1 ottobre 2019

Storie di tutti i giorni

Solitamente - quando riuscivo a scrivere - raccontavo storie divertenti su ciò che mi capitava sui mezzi pubblici. Ora è da tanto che non scrivo, ho avuto un po' il blocco dello scrittore, anche se scrittore non sono, o semplicemente non ho trovato la giusta ispirazione per scrivere. Forse perchè non riuscivo a divertirmi o ad essere divertente sulle mie tragedie quotidiane come capitava i primi tempi. 

Ma non capitano solo cose divertenti, sui mezzi pubblici, anzi, solitamente si incrociano - inevitabilmente - vite disastrate, storie inaspettate, problemi esistenziali, che ci fanno riflettere sul fatto che la tragedia che ci sembra di vivere forse non è poi così tragica. Dall'uomo che non si regge in piedi, alla donna disperata che piange al telefono, all'uomo che parla da solo e poi prega, e se prega avrà i suoi buoni motivi per farlo.

Oggi tornavo esausta da una giornata di lavoro, come sempre direi, ma forse un po' di più perchè si sono aggiunti a lavoro problemi improvvisi ed inaspettati da affrontare. Stavo pensando ai fatti miei, come sempre, guardando il cellulare, ma come dicevo prima è inevitabile incontrare ed intrecciare le vite altrui, sentire e immergersi in quello che dice chi ti siede accanto, o di fronte.

E la storia di oggi era quella di una donna ferita, e di un figlio che ne pagherà le conseguenze. Ho riflettuto sul quanto possa essere complicato per una madre, odiare il proprio marito, odiarlo al punto tale da non potersi esimere da dire al proprio figlio di appena otto anni, che il padre è uno stronzo, che non lo vuole più vedere. Ma quel bambino al padre vuole bene, e come può farne a meno? E di conseguenza, come capirà che la madre soffre, che lui non c'entra niente, che gli amori finiscono, che forse il papà è stronzo come la madre gli sta dicendo, ma che non è colpa sua, che non deve piangere, che l'amore del padre comunque non gli verrà meno.

Come può una donna odiare così tanto un uomo, e tenerselo dentro, soffrire in silenzio per salvaguardare il proprio figlio, che magari quell'uomo glielo ricorda anche, lo rivede costantemente nei suoi occhi. C'è chi lo fa, chi lo ha fatto e una di queste donne la conosco molto, ma molto bene. Eppure non è semplice, e ho avuto i brividi, al pensiero che una cosa del genere può capitare a tutti, è una storia di tutti i giorni, genitori che si separano, figli che piangono, e in fondo nessuno ci si sofferma così tanto, pare quasi la normalità. 

Mi sono commossa, avrei voluto abbracciare il figlio, ma anche e soprattutto la madre, avrei voluto dirle di provare a resistere e di concentrarsi sul bene del figlio, pur non avendone alcun diritto. Avrei voluto dirle che sarà di nuovo felice, perchè non possono vincere sempre gli stronzi, e invece - come sempre - sono rimasta nel tram, sola, mentre lei è scesa, separando nuovamente le nostre vite, mischiandola forse a quella di qualcun altro, qualche altro sconosciuto. E io sono rimasta li, commossa e ho capito che probabilmente ero in crisi premestruale.

sabato 21 aprile 2018

Autisti fantastici e dove trovarli

Chi come me viaggia sui mezzi ogni giorno, e passa quindi gran parte della vita su autobus, tram o metropolitana che sia, sa che ci sono tante, tantissime categorie di autisti atac. Molti vanno anche a fasce orarie. Di mattina, sul presto, ne trovi un tipo, all'ora di pranzo solitamente ne trovi un altro tipo. Per non parlare del pomeriggio all'ora di punta del rientro o i notturni. I notturni sono proprio i più sfigati.

Ad ogni modo alcune categorie sono fantastiche, alcune veramente straordinarie. Oggi voglio elencarvene alcune, ma prima di iniziare, devo fare una menzione ad una categoria che esce fuori dai canoni consueti, collocandosi nell'eccezionalità: gli autisti invisibili

Gli autisti invisibili sono quelli delle metropolitane. Ne avete mai visto uno? Perché io no, e questo li rende anche pericolosi. Pericolosi perchè potrebbero fare di tutto, nella loro cabina di guida, pericolosi, perchè se si distraggono un attimo, la tragedia è vera (ed è già successo...). E sono anche quelli che dovrebbero avere maggiore ammirazione. Io sono 10 minuti in metropolitana e vorrei morire, pensate questi che stanno tutte le loro ore lavorative nel sottosuolo. Brrrr.

Comunque, andando per fasce orarie, come vi dicevo prima, la mattina presto ci sono di solito autisti che rientrano principalmente in due categorie, i dormienti e i dipendenti da caffeina

I dormienti sono quelli che evidentemente non si sono ancora ripresi del tutto dalla sveglia, vorrebbero trovarsi nel loro letto, e che per fare duecento metri, con la strada completamente libera, ci mettono circa 15 minuti. E' facile che con questi autisti, ci siano dei passeggeri ai quali - in ritardo (perchè si, c'è gente in ritardo anche alle 7,30 del mattino sui mezzi pubblici) - parta la brocca.

I dipendenti da caffeina invece sono quelli che già alle 7,00 hanno bevuto 4 caffè, sono ipersvegli, iperattivi, velocissimi, che da un lato è bene, dall'altro solitamente - se non ti reggi forte o non stai seduto - rischi di slogarti una spalla o cadere su qualcuno trecento volte. O spiaccicarti sul vetro davanti. 

Poi ci sono delle categorie universali, che si trovano a qualsiasi ora, ma alcune specificamente soprattutto nelle ore di punta. 

Sono gli autisti frettolosi: quelli che non t'aspettano manco se ti metti davanti l'autobus e ti fai investire. Loro ti passano sopra senza alcuna pietà. Una volta uno di questi si è fermato, ha aperto ad una signora che bussava sulla porta davanti. La signora alza il dito e fa "mi scusi, ma questo..." Lui non la fa neanche finire di parlare, risponde "Ma mi scusi, cosa?! Ma de che!" Chiude le porte e parte. Mentre camminava, lasciando la signora esterrefatta, e anche me, che guardavo la scena, continua "Se ora me devo fermà pure per quell'indecisi che me devono chiede le informazioni..." niente, ammutolita, di ghiaccio. 

Ci sono anche gli autisti silenziosi, muti, sempre, qualsiasi cosa tu chieda, dica o faccia, loro non esistono, si confondono col sedile, col volante, sono tutt'uno con la macchina e non si smuovono neanche per un secondo. Loro sono sempre meglio di quelli allegrotti, che fischiettano senza arrestarsi un attimo o stanno al telefono gridando i cavoli loro.

Infine, per non dire che si trovano solo autisti dell'atac che in qualche modo urtano il sistema nervoso, ci sono due categorie che apprezzo particolarmente: gli autisti amichevoli, e quelli novelli. I primi scherzano, si fermano anche fuori dalla fermata, ti soccorrono. Uno una volta mi difese contro un altro autista, che non rientra evidentemente in nessuna categoria che elencherò oggi, ma era semplicemente uno stronzo. Mi disse che gli autisti non sono tutti come quello e quello stava evidentemente "fori de capoccia". E si. 

I novelli invece sono adorabili: sono quelli che fanno quel percorso magari per la prima volta, sbagliano le fermate, chiedono scusa. A volte, addirittura, ti chiedono a te la strada. Mi fanno tenerezza, lo giuro.



lunedì 11 dicembre 2017

Tutti i modi in cui ho rischiato la vita per prendere i mezzi pubblici

Molti pensano che prendere i mezzi pubblici sia una cosa normale, anche più sicura che andare in macchina, ma chi come me ogni giorno si ritrova nella giungla metropolitana, sa che sono innumerevoli le insidie che gli si presentano innanzi. Ho deciso quindi di stilare una classifica (una delle mie adorate classifiche) su i modi in cui, da quasi quattro anni a questa parte, ho rischiato di perdere la vita (io e chi era con me) più spesso, prendendo i mezzi pubblici di Roma, tralasciando ormai il consueto "allarme bomba" e "rischio attentato" che è diventato routine.




1) Un grande classico, non poteva che stare al primo posto: morire investita. Ma anche in questo caso ci sono diverse sottocategorie:
- investita da un autobus (che passa senza fermarsi o che parte senza che ti abbia visto supplicare in ginocchio davanti alla porta ormai chiusa);
- investita da un tram (che sfreccia a velocità sulle rotaie mentre tu le attraversi nel tentativo disperato di prendere la corsa anche se sei in ritardo);
- investita da una macchina (mentre ti butti in strada correndo disperatamente nel tentativo di raggiungere la fermata, prima che l'autobus riparta).

2) Morte per botta e trauma cranico. Va chiarito che le cadute possono avvenire per tanti motivi, ma principalmente il motivo della caduta è uno: corri per prendere l'autobus o il tram che tipicamente chiude le porte quando ti vede, inciampi e fai qualche passo in aria prima di precipitare nel vuoto (questa è la specialità di una mia amica, con cui condivido la sfiga dei mezzi pubblici). E' ancora viva, per inciso, ma non sappiamo come.

3) Morte per asfissia. Anche questo è un grande classico, un ever green, un old but gold e chi più ne ha più ne metta. Ma va precisato che il periodo più frequente per questa morte, non è - come spesso si pensa - l'estate, ma l'inverno. Quando all'esterno ci sono cinque gradi e ti copri come se stessi andando in Lapponia a portare a mano la lettera a Babbo Natale, e poi entri - quando va bene - sulla metro, dove il tuo è un minuscolo spazio vitale in cui in teoria non entrerebbe neanche ant-man, a circa diecimila gradi. Ma tu ci entri, fai amicizia, perchè a quella vicinanza con gli altri non ti restano molte alternative. O fai amicizia, o prendi a morsi la gente. E siccome la seconda mi fa molto schifo, mi limito a sorridere e chiedere scusa. E soprattutto, a sudare. Sudi, ti fai una sauna, dimagrisci dieci kg, giubbotto, maglione, canottiera e pelle diventano un unico indivisibile strato, così quando finisce quella sfrenata corsa, dopo diecimila crisi isteriche e tentativi di spaccare un vetro e fuggire, se sei ancora viva, arrivi al tipo di morte n. 4...

4) Morte per congestione. Perchè, come dicevo, arrivi che sei tutta sudata, che stai dentro un bagno turco a diecimila gradi, che la tua pelle non è più semplicemente pelle, e quando scendi fuori, ci sono gli adorabili 5°C della partenza, che allora ti sembravano insopportabili, mentre adesso li accogli come un norvegese che va in Sicilia a Novembre. Giubotto aperto, sciarpa tolta, mento alto per fare entrare bene gli spifferi, e ti ritrovi in poco meno di 10 minuti, senza voce, col mal di pancia, probabilmente il cagotto e se tutto va bene, un febbrone da cavallo che i 40°C sono per principianti.

5) Morte per decapitazione, amputazione, etc. Questa credo sia una di quelle morti che almeno una, due volte, abbiano rischiato tutti quelli che si muovono usando i mezzi pubblici. Soprattutto quando i mezzi sono pieni, che lo spazio vitale, non è affatto vitale. E' un loculo dove ci entrano si e no le ceneri. Resta sempre fuori un braccio, una gamba, la testa. Oppure si corre e si prende il mezzo mentre le porte si stanno chiudendo. Quest'ultima cosa, in particolare, non la faccio più da quando è successo il tragico incidente nella metro alla signora Natalya Garcovic (qui per leggere la notizia), che però dimostra che ho ragione e che questa è una delle cause di morte sui mezzi pubblici (la signora per fortuna non è morta, ma è viva per miracolo ed è stata gravemente ferita, con fratture multiple che l'hanno portata sulla sedia a rotelle. N.d.a.).

6) Dulcis in fundo: omicidio. Il modo più certo per morire sui mezzi pubblici, è essere ucciso da qualcun altro. Ultimamente l'odio verso chiunque, verso chi spinge, verso chi sale prima, verso chi scende piano o si mette davanti alla porta pur non dovendo scendere non facendo salire sull'autobus anche se dietro l'autobus è vuoto, sta dilagando e contagiando il mondo. Personalmente credo che prima o poi ucciderò quelli che mi alitano addosso, o quelli che mi spingono senza neanche chiedere permesso, o, ancora di più non si spostano quando sono io a chiedere permesso, quindi sappiate che, se non sarò io a morire, sicuramente finirò in prigione.

E ricordate che se avete rischiato la vita in altri modi che non sono questi, potete farmelo sapere e io avrò cura di ampliare la classifica (ma mi auguro per voi che non sia così).




martedì 28 novembre 2017

Prendere la macchina per andare a lavoro: ecco cosa non farò mai più.

Dopo la settimana più lunga della mia vita (per leggere di cosa parlo potete cliccare qui), ho avuto bisogno di una pausa altrettanto lunga prima di ricominciare a scrivere, ma questa settimana ho delle belle occasioni per farlo. Innanzi tutto mi sono ritagliata lo spazio, che non è sempre facile avere, per scrivere, in secondo luogo questa settimana è venuto a trovarmi mio fratello, che è il mio cuore. Del rapporto con mio fratello parlerò magari in un altro post, perchè in questo, volevo parlarvi di oggi, e della nuova esperienza che ho fatto.

Vi starete immaginando chissà quale nuova cosa ho provato - che belle cose che ho fatto, no? E invece come al solito è tutto molto deprimente, molto sfigato e molto isterico.

Ho preso la macchina per andare a lavoro. In realtà non l'ho presa esplicitamente per andare a lavoro, consapevolmente, con questo intento. Ma mi ci sono ritrovata praticamente costretta. Tutto è nato dal fatto che il mio fidanzato oggi aveva una importante presentazione all'università, e doveva essere alla Sapienza alle 9:00. Io lavoro ai parioli che sono a 25 minuti di tram da li, quindi pensavo di andare con lui fino alla Sapienza e poi proseguire col tram. Di solito facciamo così, quando usciamo insieme. Facciamo la colazione insieme e poi via, in macchina. Stamattina però mi ha colto di sorpresa, mentre io stavo comodamente facendo colazione al bar con cappuccino e saccottino al cioccolato, mi ha detto che eravamo ancora in anticipo visto che avremmo preso la metropolitana. Penso mi abbia letto in viso il puro terrore, tant'è che mi ha subito detto che se volevo avremmo preso la macchina. A questo punto dovete sapere due cose:
a) io ero convinta fossero le 7:45, mentre erano le 8:05.
b) se avessi saputo di dovermi portare la macchina io, ad un certo punto, non avrei mai acconsentito.
Però ho detto "scegli tu". Ancora una vota deve avermi letto la supplica in faccia perchè, sicuramente contro ogni suo presupposto, ha optato per la macchina, rendendomi immediatamente felice. La felicità è durata molto poco. Il traffico era talmente tanto che siamo arrivati in ritardo al Verano e non c'era neanche un posto, così il fidanzato mi ha guardato e mi ha detto "vai, portati la macchina io devo scappare". Mi veniva già da piangere, ma il peggio doveva ancora arrivare.

Faccio tutto viale Regina Elena, viale Regina Margherita e viale Liegi, arrivando ai Parioli. E a quel punto dovevo cercare parcheggio, ho girato per circa 25 minuti invano, trovando poi finalmente posto sotto l'ufficio. Ma non vedevo la colonnina, allora la trovo, ma ovviamente, lontanissimo, vado per mettere le 4 euro, ma ne avevo solo 3,50 e così il bigliettino che è venuto fuori valeva fino alle 13:13.


Alle 13:30 avevo appuntamento con mio fratello, scendo, corro a prendere un altro biglietto, stavolta metto 4 euro (forse non serviva, ma intanto ce li ho messi, avendo un parcheggio pagato fino alle 10:30 di domani mattina, alla modica cifra di 7,50), torno alla macchina e mi accorgo che la colonnina distribuisci ticket era dietro di me... ho trattenuto una bestemmia, si erano fatte le 13:45 e ovviamente al ristorante dove eravamo andati a mangiare (attenzione, una tavola calda, perchè siamo poveri e i ristoranti ai Parioli non sono avvicinabili) c'era una fila che arrivava al Pigneto e quando ci siamo seduti a mangiare erano già praticamente le 14:00 e metà della mia pausa era andata a farsene benedire.


Ora il divertente viene stasera, che con la macchina e al buio, da sola, dovrò tornare a casa. Sappiate che vi ho voluto bene.

mercoledì 1 novembre 2017

Com'è bello il ponte... quando se lo prendono gli altri.

Il 2017 è stato un anno pieno di bei ponti, ancora non sono finiti, e anche nel 2018 ce ne saranno di interessanti. La prima cosa che la gente pensa quando ci sono dei giovedì o dei martedì di festa, solitamente, è "che bello, allora cerco di accaparrarmi il lunedì o il venerdì di ferie così faccio 4 giorni di riposo". Bene, bello, beati loro. Bene, bello, beata io, che invece la prima cosa che penso è "Che meraviglia, speriamo che se lo prendano tutti questo ponte, così arriverò a lavoro puntuale senza correre e i mezzi saranno vuoti" ed infatti, la maggior parte delle volte, così è! 



Come ad agosto (come vi accennavo qui...), nel periodo invernale di feste, durante i ponti, la città, chissà come, si svuota. I mezzi pubblici risultano anche quasi piacevoli, c'è sempre spazio, c'è sempre posto! Partono tutto sommato puntuali, e dopo giorni frenetici dove quasi ho rischiato di soffocare, è veramente un sollievo.

Per cui è da un pò di tempo che - a parte ad agosto quando le ferie sono obbligate (Yu-uh 😒) - non prendo mai i giorni di ponte. Oltre che per il fatto che in giro non c'è nessuno, anche in ufficio, tendenzialmente, non c'è nessuno: o meglio, restiamo in pochi sfigati, per cui si lavora con molto meno stress, con molta più calma e credetemi: io ho bisogno di calma, essendo una isterica pazza quasi per tutto il tempo della vita. 

Quindi ho deciso che lavorerò sempre durante i giorni di ponte, anche se questo vorrebbe dire tornare meno a casa. Si, perchè i ponti lunghi di solito mi facevano tornare a casa, ed erano belli per questo, li aspettavo agognandoli, segnando sul calendario dell'anno dopo tutti quelli che avrei potuto prendere, ma quest'anno ci sono state due novità, la prima è che ho deciso di prendermi i giorni di meritato riposo proprio per riposare, e non durante i giorni in cui fa comodo agli altri, come avevo fatto fino a questo momento, e la seconda novità, che è anche la più tenera, è che questa estate in campagna è arrivato un gatto: era uno scheletro e pensavamo che non ce l'avrebbe fatta; ora è un grosso gatto di circa cinque kg tutto fusa e amore, e dobbiamo (ma soprattutto vogliamo!) prenderci cura di lui, quindi il weekend si torna in campagna dal nostro micio. 

E niente, detto questo: domani lavoro (appunto), ma faccio mezza giornata e prego il Santo dei mezzi che mi dia tanta gioia, ovvero li faccia passare più o meno puntuali, e più o meno vuoti (ma non ci scommetterei). Buon Ognissanti a tutti, e mi raccomando, un pensiero a tutti i morti che avete voluto bene. 

venerdì 1 settembre 2017

Metereopatica quanto basta...

Vi capitano mai quelle giornate che iniziano storte e vanno a peggiorare? Quelle mattine che sono piene di segnali che ti suggeriscono che non sarà una bella giornata? Ecco, oggi per me è stata una di quelle mattine, ed anche se è ancora presto per dire che sarà una giornata orribile, la mattinata è già stata quasi sufficiente per farmi disprezzare il mondo.


Devo fare una piccola premessa: ci sono delle cose che io la mattina, quando mi sveglio, devo fare imprescindibilmente prima di uscire. Due di queste sono vegetare cinque minuti, forse anche dieci, riflettendo con lo sguardo nel vuoto sull'origine dell'universo ed il senso della vita e l'altra è assolutamente, necessariamente mangiare. Se io non mangio la mattina non riesco a connettere neppure due neuroni, e non credo di averne molti di più ultimamente, quindi è importante che Gigino e Gigetto si sveglino se non voglio morire investita da un tram. Ma stamattina mi sono svegliata come se qualcuno mi avesse derubato casa durante la notte, spaesata, confusa, mi mancava qualcosa, non riuscivo a capire cosa. Altra piccola nota: mi sono svegliata un'ora prima della sveglia, e sono stata disperatamente a rigirarmi nel letto pregando di richiudere gli occhi anche solo per cinque minuti, cosa che è successa, ovviamente solo cinque minuti prima della sveglia. Mi sono alzata con il caldo infernale, perchè anzichè piovere a dovere, ha piovuto neanche cinque minuti verso l'alba e poi ha smesso creando una cappa tremenda e impedendo alla gente - ME - di vestirsi decentemente.

Quindi mentre mi vestivo sudavo, non vedevo l'ora di uscire di casa e così ho fatto, sono uscita prima del solito, imbruttita e nervosa. Due passi dopo la porta mi sono resa conto che avevo dimenticato l'ombrello e ovviamente ricominciava a piovigginare. Quattro passi dopo la porta di casa mi sono resa conto, cosa più importante, che non avevo fatto colazione. Mi sono guardata, ero ancora inspiegabilmente in piedi. La cosa ancora più assurda era che non sentivo nemmeno fame tanto ero nervosa. Ovviamente ho perso il primo tram, mi sono seduta sotto la pensilina per proteggermi dalla pioggia e accanto a me c'era una signora di non ben definita natura che piangeva a singhiozzi. Mi giro verso di lei, quasi intenerita e lei vedendomi un pò preoccupata, giustamente, mi sputa accanto al piede. 

Non so dire se ho provato più schifo o più senso di smarrimento. Credo di non aver realmente capito li per li quello che la signora aveva fatto con così tanta nochalance. Subito dopo mi sono detta "lo vedi a farti intenerire? Lo vedi cosa succede?" e la risposta è stata che l'odio verso la gente è la più giusta delle soluzioni. Salgo quindi sull'autobus, ovviamente niente posto, ovviamente tanta gente, troppa. 

Ed ovviamente il mio umore peggiorava, poi ad un certo punto però l'ho vista. Capelli biondi, boccoli da angelo e due sopracciglia così lunghe che neanche la salerno reggio calabria ha curve peggiori e tratti così scoscesi. So che potreste non credermi, per questo ho fatto una foto che però devo censurare, per ovvi motivi, quindi accontentatevi della sfocatura, tanto è sufficiente per capire la situazione drammatica.


Ecco, la signora mi ha risollevato la giornata, mi sono sentita subito meglio e mi si è riaperto perfino l'appetito, tanto che, per concludere con una citazione (per la quale ringrazio la mia amica Ilaria) "Asuncion, portame 'na pera che me se scioje er mantecato de mamma"



giovedì 31 agosto 2017

Il Karma è quella cosa che ti fa accorgere che la carta igienica è finita solo dopo che sei nella merda... letteralmente.

karma
kàr·ma/
sostantivo maschile
  1. Nella terminologia religiosa e filosofica indiana, il frutto delle azioni compiute da ogni vivente, in quanto determina una diversa rinascita nella gerarchia degli esseri e un diverso destino nel corso della susseguente vita.

Ecco, io ho cominciato a credere molto al Karma, come potrei non farlo quando ogni giorno ho dimostrazione che esiste, che quello che fai comunque ti porta ad avere reazioni di un certo tipo piuttosto che di un altro? Inoltre non avevo badato al fatto che dal rientro a lavoro le cose, tutto sommato, mi erano andate anche troppo bene, quindi, in teoria, avrei dovuto aspettarmelo che prima o poi sarebbe arrivata la fase di sfiga, invece ero abbastanza rilassata, anche piuttosto attiva, a differenza del solito, ma c'è poco da fare quando il mondo si mette d'accordo per fotterti. L'importante è non darsi per vinti e provare a salvare la pelle fino all'ultimo. 

Ci sono casi in cui però, non è proprio voglia di fotterti, il karma ti mette semplicemente alla prova. Non so, forse gli piace vedere la gente soffrire o suicidarsi in preda a crisi d'ansia e così è successo a me ieri. Non vi spiegherò il motivo, ma sono stata colta a lavoro da un atroce dubbio. Pensavo di aver sbagliato io una cosa che poteva anche costarmi caro (e invece no...) e non avrei potuto sapere fino ad oggi se la cosa sarebbe stata risolvibile o meno (e invece si...) per cui ho vissuto una serata da incubo e una mattinata, da casa a lavoro, anche peggiore. 

Come se non bastasse, ho fatto anche tardi perdendo il primo tram (sempre grazie ATAC che mi costringi ad alzarmi mezzora prima perchè i tuoi mezzi non partono mai alla stessa ora), per cui sono arrivata a lavoro alle 9,20 (io di solito entro alle 9,30 ma arrivo - almeno in questi giorni estivi - alle 9,10). Solitamente mi fermo al bar, ma stamattina volevo arrivare presto per chiamare e capire se avevo risolto. Chiamo e per un bel pezzo non risponde nessuno e tutti erano irraggiungibili. Il servizio clienti standard aveva problemi col portale e quindi non poteva aiutarmi. Insomma: fregata. Ho pensato "eccallà... addio mondo crudele". 



Dovete sapere che quando succede qualcosa, qualsiasi cosa, il mio primo approccio è il seguente: PANICO.
Panico più assoluto. Qualsiasi sia la gravità della faccenda penso sempre alla cosa più grave, al pericolo più assoluto, alla cosa più brutta che può accadere. 
E così è stato ieri, ma ancora di più oggi quando intorno a me c'era il vuoto assoluto e non avevo modo di capire se la cosa era risolta. 

Alla fine, la cosa era risolvibilissima, ma non solo: non c'era stato neanche l'errore, non avrei neanche dovuto pormi il problema. E questo, ancora una volta è il Karma, che dopo avermi fatto prendere uno spavento disumano, mi ha, alla fin fine, salvato perchè in fondo non avevo fatto nulla di male. E' da un mese che sono una brava persona, in fondo. Da quando sono andata in vacanza, più o meno e spero che il karma se ne ricordi e non mi faccia tornare ad essere la carogna incazzata che ero diventata a fine luglio.

Pregate con me... 🙇

lunedì 28 agosto 2017

Vivere... obiettivo post rientro!

Il rientro dalle ferie è sempre traumatico. Ogni anno scrivo un post in cui racconto tutto il mio disagio. Quest'anno però - ve lo giuro - è l'anno peggiore. Voi direte: perchè? dove sei stata? che avrai fatto mai? e mi crederete se vi dico che non è affatto per dove sono stata, ma per "come"? Beh, che ci crediate o no, è per quello, per quello e perchè a differenza degli altri anni, i giorni di vacanza sono stati limitati a 15 (avevo già preso ferie a giugno e non potevo averne di più). 

Sono tornata a Roma il 20 agosto e credetemi se vi dico che per strada non c'erano neanche i lavavetri. Nessuno, la morte, il deserto, la pace. Forse Roma è perfino vivibile, ma appena ho aperto il finestrino della macchina mi è mancata l'aria. Dopo 15 giorni di aria assolutamente pulita, dopo la natura, il lago, il ruscello, le volpi, il tasso, ed il mio meraviglioso gatto montenerino, arrivare in città e sentire la puzza stomachevole di scarico e di immondizia è stata una pugnalata in pieno petto.

Ormai lunedì scorso, sette giorni fa, sono rientrata a lavoro. I mezzi sono anche piacevoli, deserti, vanno veloci con poca gente e fermandosi poco alle fermate, se non fosse che mettono l'aria condizionata che nemmeno a luglio. Alle 8 del mattino, sul tram si vedono già Jon Snow e Tormud che ti salutano e ti danno il benvenuto al Nord oltre la barriera (solo per intenditori...questa) ed in ogni caso, non sai mai nè se parti, nè se arrivi. Quel brivido dell'imprevedibilità che ti danno i mezzi pubblici di Roma non manca mai.

E vabbè, scendo dal tram che sono più congelata che viva, ma scendo in tempo pur uscendo più tardi del solito da casa (e questa, per una malata di sonno come me, credetemi, è una cosa impagabile). 

In effetti potrebbe sembrare quasi che non sia stato così traumatico tornare in città, ed invece la notte non si dorme, ho sempre i vicini alle 5 che urlano (puntualmente, e qualche volta o mi metto ad urlare pure io o sparo), fa caldo, i cani che abbaiano e che fanno la cacca praticamente dietro la finestra facendomi arrivare parfum de merd da mattina a sera, mentre in vacanza respiravo odore di quercia e terra, erba tagliata fresca, neanche l'odore di concime, che non è neanche poi così sgradevole, c'era. Sentivi le cicale fino alle 20,00, poi i grilli fino alle 4,00. Poi toccava agli uccelli che annunciavano l'alba e infine il gallo alle 8,30 e di nuovo a mezzoggiorno, e se non ti mettevi una sveglia e restavi in quel buio e con quei suoni potevi dormire anche 48 ore di fila. E poi il cibo, mi manca avere il tempo di cucinare quel che mi pare, di andare a mangiare sul lago, di fare le grigliate con gli amici, mi manca essere serena, a casa, con tutto il tempo per me stessa e nessun momento per pensare allo stress.

E ho capito, durante questa vacanza, che abbiamo così poco tempo per stare bene che dobbiamo prendercelo con tutte le forze, godercelo, perchè poi se no della vita non ci resta che la fatica di aver fatto tanto per non ottenere assolutamente nulla in cambio. 
Sono tornata, e con me è tornato il mal di testa che mi aveva accompagnato per quasi un mese di fila prima che andassi in ferie, sono tornata a tutta la tensione è risalita sui miei muscoli contraendoli tutti all'altezza del collo. 
L'obiettivo di quest'anno quindi per me sarà trovare tempo - senza sensi di colpa - per fare delle cose belle e che mi fanno stare bene, dovrò curarmi, curarmi nel senso stretto della parola, aver cura di me. Dovrò fare fisioterapia, voglio vedere posti, voglio stare bene con me stessa e non aver rimpianti, d'ora in avanti e per sempre.

E' questo il mio obiettivo. Vivere la vita. E vi auguro di farcela insieme a me.

mercoledì 7 giugno 2017

Il dramma dell'estate...

Quando arriva giugno si è automaticamente autorizzati ad uscire di casa senza giacchetta, ad usare le scarpe aperte e a farsi la coda anche la sera, sollevando i capelli. Solitamente l'umore migliora, si sta meglio, anche con sè stessi, c'è più luce e quindi sembra che le giornate durino di più, si ha più voglia di uscire, di vedere gente, di sorri...no.
Scusate, io ci ho provato, anche con me funzionava, almeno fino a qualche anno fa. Quando, più o meno, giugno corrispondeva con la fine della scuola e quindi con mare e vacanze e riposo. Oggi invece il caldo corrisponde a puzze indicibili sui mezzi pubblici, orripilanti piedi che si presentano vicino e a volte ti sfiorano, allo stesso tempo i tuoi piedi che vengono martoriati, saune gratuite e mancanza di respiro. 

No, perdonatemi, ma l'estate non è più felicità, ma è un dramma, per chi come me, dopo il ponte del 2 giugno, lavora ininterrottamente fino ad agosto.
La mattina, quando non c'è nessuno e ancora si respira, sui mezzi c'è l'aria condizionata sparata a mille, mentre il pomeriggio quando torni esausta, distrutta dal lavoro e dal caldo, non solo non c'è l'aria condizionata, ma ci sono milioni di persone ammassate e i finestrini non si aprono nemmeno.


Di seguito un elenco di piccoli accorgimenti:
  • vestirsi molto leggeri, ma porare sempre una giacchetta e/o un foulard per proteggere il collo dall'aria condizionata troppo forte.
  • tenere i piedi protetti e quindi rivolgere le spalle, per evitare che vengano selvaggiamente pestati
  • mettersi vicino alle porte - nel caso non si è riusciti a sedersi, così da respirare ogni volta che si aprono.
  • se c'è qualcuno più alto di voi, cercate di non mettervi accanto a questi, rischiate di ritrovarvi a respirare sotto la sua ascella.
  • se sentite che una persona odora vagamente di soffritto, cercate di non posizionarvi di fronte ad essa, se non volete respirare aglio per il resto della traversata.
  • Pregate.


giovedì 23 marzo 2017

Giornata Mondiale della Poesia

Avevo iniziato a scrivere questo post due giorni fa, per la giornata mondiale della poesia, appunto. Ma poi come al solito tra una cosa e l'altra non ho avuto tempo ed il pensiero è rimasto a metà. Ma sapete quando si dice che ogni cosa accade per un motivo? Ecco, il motivo per cui non ho completato questo post è perchè non mi era bastato evidentemente quello che ho sentito la mattina della giornata mondiale della poesia.

Avete notato che ultimamente è sempre la giornata mondiale di qualcosa? prima non si festeggiava nulla, ora si festeggia tutto, la felicità, il sonno, la poesia. Magari oggi è la giornata mondiale dei cugini, auguri a mio cugino.

Detto ciò l'altra mattina - appunto la mattina della giornata mondiale della poesia - salgo sul tram e, non avendo ancora gli occhi bene aperti, non potevo leggere le meravigliose poesie condivise sui maggiori social network. Mi limitavo ad ammirare la poesia che mi circondava, captando la meraviglia del mondo metropolitano. All'improvviso poi l'ho sentito, il mio eroe, colui che mi avrebbe risvoltato la giornata, dandomi un breve momento di felicità, d'estasi. 

La sua poesia, recitata al telefono, diceva così:


"A frocio ndo stai?"  
"Li mortacci tua" 
"Vabbè scialla" 
"Bella, Simò, bella."

E niente, non c'è niente da aggiungere, perchè è stupenda già così. Ovviamente non ho potuto fare a meno di condividerla con voi, di registrarla per i posteri. Vorrei tanto conoscere il suo nome, ma nulla, resterà solo un anonimo romano. 

Ma come vi dicevo questo non è tutto, perchè stamattina salgo sul mio consueto mezzo pubblico, trovando miracolosamente posto, e dietro di me c'era una signorina, avrà avuto quindici anni, che era chiaro avesse già capito tutto della vita. Io alla sua età non avevo capito veramente niente, ero anche un pò sfigatella, ma lei ha il mondo ai suoi piedi.
Parlava con la sua amica, quella bruttina (non so se lo sapete ma di solito a quell'età vanno insieme a due a due, una bruttina e una bellina, difficilmente due brutte e due belle. Ecco, io ovviamente facevo eccezione anche in questo, perchè io e la mia migliore amica eravamo contemporaneamente cessi e siamo diventati contemporaneamente fighe). 
Ovviamente le raccontava di tutti i ragazzi che le fanno il filo, di come li prende e li lascia, di come li cambia come se fossero mutande - a quindici anni - quando io stavo sotto un treno per un ragazzetto e quello è rimasto per circa 3 anni, forse qualcuno di più ed ovviamente venivo mollata, maltrattata e ripresa come la solita sfigata di turno.

Ad un certo punto eccola, nel culmine della poesia. Non potevo non restare colpita e soprattutto dispiacermi per la nuova generazione di uomini.


"Non è che non mi piace, è che si accolla. 
Cioè, lui visualizza e mi risponde.Capito?  
Vabbè si ci sta, ma se visualizza deve rispondere per forza. 
Magari mi fa anche domande pur di rispondere."

Sono rimasta li, a riflettere a lungo su quanto avevo appena sentito. Pensavo: avrò capito male. E invece subito dopo ha aggiunto "si ma tanto la scorsa estate l'ho mollato e mi sono messa con l'altro". E no, non m'ero sbagliata, avevo sentito benissimo. Avevo sentito le parole di una vera stronza. Ed è così a quindici anni, chissà come sarà a 20. 

Comunque, adoro queste perle che mi regalano i mezzi pubblici, come farei senza!





venerdì 10 marzo 2017

Se Dante avesse preso i mezzi pubblici a Roma...

Se Dante avesse vissuto l'anno 2017 e fosse stato romano, probabilmente la Divina Commedia avrebbe avuto solo l'inferno e i gironi sarebbero stati del tutto diversi da quelli scritti da lui. 
Di seguito la mia versione dell'inferno dantesco, suddiviso nei gironi infernali.

La Divina Commedia Romana


Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una linea oscura
ché la diritta metro era smarrita. 
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta linea selvaggia e puzzolente e sporca
che nel pensier rinova la paura! 
Tant'è amara che poco è più morte;

ma per trattar di ciò ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. 
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,

tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace auto abbandonai.
1° Cerchio: limbo.

Ecco qui è dove mi trovo io, tra il troppo sonno e il terrore che mi rubino qualcosa, tra la stanchezza e la paura di ritovarmi ad una fermata sconosciuta dalla quale non saper più come tornare a casa.  Nel limbo si trovano le persone normali, senza una definita collocazione, che non sanno perchè sono finite in questo inferno fatto di linee tranviarie e metropolitane, di mezzi pubblici a ruote o filobus, di trenini che poi treni è un parolone chiamarli. 

2° Cerchio: lussuriosi.

In questo girone, il disgraziato Dante, che poi sarei io, senza voler peccare di presunzione (ma già che siamo all'inferno, perchè no?) si imbatte in quelli che si baciano di continuo, si lasciano andare in tremende effusioni, che fossero silenziose potrebbero portare fastidio solo agli occhi di chi guarda desiderando il medesimo amore, invece sono rumorosi, invadenti, fastidiosi, e portano danno e spaccamento del sistema nervoso anche a chi non ha problemi nella vita di coppia.

3° Cerchio: golosi.

L'avrete capito senza necessità che v'illustri chi sono i membri di questo cerchio. Coloro che mangiano, masticano, ma soprattutto lo fanno vicino le nostre orecchie e al loro passaggio lasciano una coltre di sporcizia tale che sembra fitta e densa nebbia, non si riesce più a vedere oltre.

4° Cerchio: avari e prosperi.

A chi non è mai capitato di incontrarli. Non sono particolarmente rumorosi, fastidiosi o eccentrici, ma senza dubbio urtano la sensibilità di questo pover'uomo che prende i mezzi pubblici per mera necessità. Sono coloro che salgono sulla metro con un rolex d'oro da 26,000 €, ignorando completamente il rischio che qualcuno glielo rubi: a loro che frega d'altronde? Hanno altre 26,000 € pronte da buttare. Le scarpe di prada nuove di pacca, la borsa di Louis Vouitton che se te la graffiano sono 10 anni di carcere, più o meno gli stessi anni che ha il bambino nero che l'ha cucita, la collana di zaffiri dello Zar di Russia, i gioielli della regina, e potrei continuare, ma credo che il concetto sia sufficientemente chiaro.

5° Cerchio: iracondi e accidiosi.

Uno opposto dell'altro, ma accomunati dalla loro inutilità e dalla fatidica domanda: chi è peggio, l'idiota o chi gli va dietro? e io dunque oggi vi chiedo: chi è peggio chi compie una violenza o chi, pur potendola fermare, resta zitto a guardare? In questo girone ci stanno tutti i violenti dei mezzi pubblici e sono tanti, eh. A partire dallo stronzo che ti strattona per rubarti la collanina, al pezzo di merda che ti spinge per fregarti il posto, per concludere con quelli che a violenza vanno giù gratis e picchiano gli indifesi, insultano le persone disabili, o anziane. E credetemi io ne ho viste, e sono pure dovuta scappare per non prendere calci a caso. Dante probabilmente non avrebbe usato certi termini, ma per definire gli accidiosi, quelli che magari vedono un furto, sentono un insulto e restano zitti, in silenzio, non per paura, ma magari semplicemente per totale indifferenza alla sofferenza altrui, di certo non avrebbe potuto dare punizione migliore: Dante li sommerge, privandoli di aria e parole ed è così che li vorrei vedere io, soffocati dalla loro apatia.

Mi fermo qui, limitandomi a quelli che Dante chiama "peccatori incontinenti", senza oltrepassare lo Stige che già attraversare Roma è abbastanza pericoloso.





giovedì 9 marzo 2017

Il blocco dell'artista...

Potrebbe sembrare che questi passati sono stati mesi vuoti, privi di ogni sorta d'emozione o di fatti interessanti, invece è esattamente l'opposto. Ogni giorno mentre mi muovevo sui miei amati mezzi pubblici mi dicevo "ecco questo dovrei andarlo a scrivere", e invece arrivavo qui, sul foglio bianco, quelle rare volte che riuscivo a ritagliarmi un attimo di tempo e niente: scrivevo, cancellavo, riscrivevo, eliminavo e chiudevo. Non mi piaceva nulla di ciò che le mie mani buttavano fuori dalla mia testa, nulla di ciò che trasformavo in parole. Ho avuto quelli che molti chiamano il blocco dell'artista, e no, non voglio essere presuntuosa, so bene di non essere un artista, ma nel mio piccolo, scrivere era comunque una forma d'arte e divertimento. Mi trovavo bene a condividere con coloro i quali si trovavano a leggere i miei pensieri, tutto ciò che mi accadeva.

Volendo oggi porre fine a questo benedetto blocco, devo comunque fare un piccolo riassunto, e un grande salto indietro. Era fine agosto quando vi ho scritto e sono passati esattamente 6 mesi e 10 giorni. Forse qualche ora in più o in meno. Ero tornata dalle vacanze - delle splendide vacanze - ed ero nella fase depressiva come i signori della costa crociere. Comunque mi sono rimessa a lavoro e con un pò di fatica sono riuscita a rientrare nella mia quotidiana routine. Ogni mattina sveglia alle 7,00 e tram alle 8,00. Una novità c'è, una delle tante, a dir la verità, e questa è abbastanza stupida: adesso per andare a lavoro prendo un solo tram. Si, mi devo alzare mezzora prima e tendenzialmente uscire di casa come un razzo, ma volete mettere la rilassatezza? Arrivo a capolinea che è a due fermate di tram da casa mia, mi seggo, mi apro un libro ed un'ora e 15 minuti dopo sono sotto il mio ufficio. Serena, rilassata, senza l'ansia della metropolitana o del tram che non so quando arriva. Perchè, a parte straordinari casi di inadeguatezza, non ci sono cazzi che tengano, il mio tram alle 8,00 parte e se non parte alle 8,00 alle 8,10 ne segue un altro che mi fa comunque arrivare - pelo, pelo - in orario.

E' ricominciato il periodo del venerdì sciopero, dei pazzi che urlano sui mezzi, e sono andata avanti così fino a natale, quando mi sono ritrovata a passare il pranzo del 25 da sola col mio fidanzato a casa sul divano mentre i miei parenti  in sicilia si sfondavano di cassate e cannoli. Ora, li per li mi è presa una depressione che solo chi è siciliano e passa il periodo che va dal 7 di dicembre al 6 gennaio a mangiare e a ingozzarsi di Bioketasi mi potrà capire, ma poi sono successe tante cose - brutte - che mi hanno fatto ringraziare Dio di essere rimasti a Roma, perchè io non me lo sarei mai potuto perdonare, ma il mio fidanzato penso che non avrebbe mai potuto perdonarmi per una cosa del genere. E' stato il nostro ultimo natale con una delle persone più care che avessimo. Per lui soprattutto perchè era la sua amata nonna. E vorrei provare a spiegarvi il rapporto che c'era tra loro, ma neanche con tutte le parole del mondo ci riuscirei. 

Non volevo parlare di questo, non volevo intristire voi e soprattutto me, ma era giusto farne menzione per spiegarvi perchè anche con le vacanze di Natale, con gennaio e l'arrivo dell'anno nuovo, il blocco dell'artista non è passato, perchè ci sono tanti pensieri, tante cose che appesantiscono l'animo e trovare un momento anche solo per sfogarsi, come sto facendo adesso, non è stato affatto facile.

Vorrei raccontarvi tante cose, ma solo un post non basta e quindi adesso che lo sblocco è arrivato, spero di ricominciare puntualmente e quotidianamente ad aggiornarvi. 

E dunque, a presto.

martedì 30 agosto 2016

Il fantastico rientro...

Oggi è il mio primo giorno di lavoro dopo le tanto agognate vacanze estive. E quest'anno devo dire che me le sono godute a pieno. Ho visto la mia famiglia, ma sono stata anche in vacanza con il mio lui e ho rivisto vecchi amici. 



 Mentre viaggio su questo tram (che almeno mi hanno messo il 3 diretto dalla stazione trastevere al mio ufficio, praticamente), mentre guardo la signora con le scarpe spaiate, mentre sento il puzzo del tizio ubriaco alle 10,00 di mattina, il sudore dell'ascella commossa del signore seduto due posti dopo il mio, mentre osservo le ragazzine che ancora vanno a mare, mentre sopporto il tizio che tira su col naso e la tizia che mastica la chewingum con le labbra aperte, scoppiando palloncini invisibili... mi ricordo perchè avevo tanto desiderato le fantastiche ferie estive, che non vivevo così pienamente da qualche anno. 
La mia amata Carloforte, isola di San Pietro a sud di Cagliari è stata la meta prescelta per queste vacanze, dopo un salto di quattro giorni nella madre patria: Palermo.





 A Carloforte non ci sono semafori, non ci sono mezzi pubblici, tranne una corriera che dal paese ti porta alle spiagge, ma che non si prende se vai in macchina. A Carloforte non c'è traffico, non c'è gente che urla, non c'è gente che ti guarda male, c'è una calma disumana. C'è ed è sacrosanta l'ora del riposo: a Carloforte dalle 14,00 alle 17,00 non vola una mosca, al massimo si sentono le urla dei bambini sulla spiaggia, ma anche li ti consoli: l'acqua è talmente fresca e trasparente che è capace di farti dimenticare ogni cosa, e ci sono scogliere sul mare dove i bambini non arrivano di certo e tu ti puoi abbandonare alla bellezza del mare che si infrange sugli scogli, è quello l'unico rumore, e sfido a trovare qualcuno a cui questo rumore dia fastidio. 



Ecco, pensando ed immergendomi nei ricordi di quest'estate, ho dimenticato per un istante di essere seduta su un tram, di odiare tutto ciò che mi circonda e che mi circonderà fino alle prossime vacanze, che prego arrivino presto, con il tanto adorato Natale.


Buon rientro a tutti.

lunedì 1 agosto 2016

Sono una ragazza ANSIA & SAPONE!

Sono mesi che riesco a scrivere sempre meno, l'ultimo mio post infatti risale al mio trentesimo compleanno ed è stato quasi d'obbligo. Non che non abbia cose da dire, comunque, semplicemente mi ritrovo ad avere poco tempo per me, poco tempo in cui, come adesso, posso scacciare dalla mente le ANSIE... 
No va beh, scherzavo. Io non posso scacciare da me le ansie praticamente mai, io vivo d'ansia. Pensate che l'altra volta ho ripetuto la parola ansia in una stessa frase per tre volte e alla domanda successiva del mio fidanzato ho risposto "no, mai, che ansia". Subito dopo sono scoppiata a ridere perchè mi sono resa conto da solo di quanto fosse assurdo.
Ma è vero: io ho l'ansia. Ci convivo e ci vivrò per sempre e sicuramente andrò a peggiorare e quindi ecco la classifica delle dieci cose che mi danno più ansia (non in ordine di importanza o di livello d'ansia che mi trasmettono, ovviamente).
1) Il buio, io odio il buio, ho paura, lo detesto, quindi devo addormentarmi con almeno un filo di luce, e se c'è qualche rumore in sottofondo che mi indica che c'è qualcuno sveglio che mi protegge è anche meglio.
2) Le strade vecchie delle città. Sapete quelle strade strette strette che i balconi di fronte quasi si toccano gli uni con gli altri? Li dove è tutto grigio e di pietra fredda, i tetti alti, gli androni con l'eco. Quelle strade mi mettono tremendamente ansia.
3) La campagna, specie quella silenziosa e abbandonata, io in campagna o in montagna (è uguale) non potrei viverci mai.
4) Mi da l'ansia essere in ritardo, sempre, qualsiasi sia l'appuntamento e allo stesso tempo mi da ansia chi mi mette fretta nel prepararmi. Se mi si da un orario io riesco a calcolarmi perfettamente, ma poi non mi si deve mettere fretta. Se l'orario cambia in corso d'opera non è colpa mia.
5) Mi da ansia, sempre, terribilmente partire e fare le valigie, soprattutto se parto con l'aereo...e io parto sempre con l'aereo, quindi ho sempre l'ansia. Ansia di arrivare tardi, ansia che mi imbarchino la valigia, ansia che il volo venga spostato o addirittura cancellato (forse perchè mi è successo più di una volta e ormai c'ho il trauma). ANSIA ANSIA ANSIA.
6) Mi da ansia stare da sola, non riuscirei mai a vivere da sola, quindi prego di riuscire ad avere almeno due figli (tra circa anni imprecisati) e mi facciano tanti nipoti che mi amino immensamente. 
7) Mi danno l'ansia quelli che sui mezzi (potevo non citarli visto che oramai sono talmente imparanoiata che dico bus quando voglio dire panino!?) ti vedono salire, e ti vedono che sei bloccata davanti alla porta, schiacciata come una sardina, che a stento respiri eppure vengono comunque li a chiederti "Scusi, scende?!" Ecco, su questi mi concederò una piccola parentesi e deviazione di tema: ma è mai possibile che io mi "scafazzo" contro la panza sudata di un tizio, rischiando il colera e altre 568879 malattie infettive, solo per una cazzo di fermata? No dico, ma quale deficiente lo farebbe?! Io no, e sicuramente mai nella vita. Vorrei tanto rispondere: NO, NON SCENDO, SONO APPENA SALITA E TU NON PUOI PASSAREEEEE. Magari faccio pure una folgore in pieno stile Gandalf e dico agli altri dietro di me "FUGGITE SCIOCCHI!" Che ansia!
8) Mi da ansia mia madre, ma non perchè faccia qualcosa. Io amo mia madre, ma se ho l'ansia, è perchè lei ha l'ansia. E dunque quando ho l'ansia sentire lei è come uno con il diabete che si mangia una cassa intera di zollette di zucchero. "Mamma ho un pò di mal di testa" - "Ah, e te la sei fatta la visita? il medico che ti ha detto? te la sei presa la buscofen? ma è forte? Prenditi l'ANTIBIOTICO che ti passa tutto."
Anche su mia madre devo fare una parentesi. Avete presente il film "il mio grosso, grasso, matrimonio greco"? Dove il padre di lei cura tutto col vetrix? Ecco, mia madre cura tutto con l'antibiotico. "Mamma ho un pò di influenza" - "prenditi l'antibiotico". Che poi io di medicine, meno ne prendo e meglio è visto che soffro di gastrite cronica (chissà come mai eh?).
9) Mi danno ansia i bambini. Io tendenzialmente non piaccio ai bambini, e io di loro ho un pò di paura perchè non so mai come prenderli e come rapportarmici. Probabilmente con il tempo, con figli miei, questo cambierà, ma al momento quando devo avere a che fare con bambini, mi viene l'ansia.
10) Le case vecchie mi danno l'ansia. Avete presente quelle case in perfetto stile anni 50, ma non di classe, che hanno quell'odore di cose antiche, ma non un odore buono, quasi un odore di muffa, difficile da sopportare, coi muri tutti bianchi, la cucina coi fuochi vecchia di mille anni, gli sportelli rovinati, mai cambiati, e le stanze da letto con il letto in ferro battuto e i lumini sui comodini o quei tremendi armadi con gli specchi sul legno antico e lucido. Vorrei morire, quando entro in case così. 
LASCIATEMI STARE, HO L'ANSIA.