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lunedì 21 dicembre 2015

L'equilibrio nella forza...

"C'è stato un risveglio...poi un tremito" ... Volendo semplicemente rimanere in tema, visto che questa settimana, ovunque mi sia girata, qualsiasi spot, film, o annuncio abbia visto, aveva dei riferimenti a "Star Wars - Il Risveglio della Forza", ho deciso di scrivere questo post.
 
Ammettiamo, dunque, per un istante che il mondo di Star Wars sia reale, e che quindi Luke Skywalker sia quello che porterà l'equilibrio nella forza. Beh, in questo caso, io sarei esattamente la sua nemesi. E con nemesi non intendo un signore oscuro dei Sith, no, anche se forse sarebbe il lato oscuro il mio preponderante, soprattutto quando sono sui mezzi pubblici, ma ciò che intendo nello specifico, è che io, l'equilibrio, non so neanche cosa sia.
E sono sempre stata così, fin da piccola. Potrei citare tantissime cadute, potrei citare di quando sono rotolata giù dalle scale e svenuta, che a momenti a mia madre prendeva un infarto e credo che abbia ancora i sensi di colpa, potrei raccontarvi di quando mia madre si è ritrovata in bagno a pettinare il vuoto perché io ero inspiegabilmente sotto il lavandino, distesa. Potrei raccontarvi di quando ho fatto il mio più bel volo dai pattini e mi sono rotta il braccio, o di quando semplicemente mentre tutti i miei compagni non vedevano l'ora che ci fosse l'educazione fisica, io scappavo a gambe levate, terrorizzata dal fatto che potessero farmi fare qualcosa che mi facesse cadere, rompere un braccio, una gamba, o semplicemente essere me stessa: ovvero ridicola in un moto qualsiasi.
Ad ogni modo, questa carenza di equilibrio e muscoli, con l'età, non è migliorata affatto, anzi. Mi è cresciuto tutto, tranne i piedi che sono rimasti di una misura ridicola. Le ossa sono deboli come sempre e quindi capirete il divertimento quando in metro o in tram non trovo un posto a sedere e l'autista si diverte a frenare e accelerare di continuo.
Mi ritrovo sballottata da una parte all'altra del mezzo e a dover chiedere continuamente scusa a tutti. Credo di aver pestato più piedi io nell'ultimo anno che qualsiasi ballerino di flamenco in tutta la sua vita. Ma questo non basta, a volte, se io sono seduta, è la gente a cadermi addosso, sono una calamita naturale per gli squilibrati, non solo quelli mentali.
Una volta, appena salita in metro, mi sono posizionata appesa ad uno scorrimano. Il treno è partito troppo velocemente e mi sono ritrovata "coricata" sulla schiena di una persona, che mi dava la schiena. Ho provato a chiedergli scusa, ma il problema è che non riuscivo più a rimettermi dritta e quindi, fino alla fermata successiva, sono rimasta a peso morto su questo povero cristo (o crista, visto che, presa dal panico e dall'imbarazzo, lei è fuggita alla fermata seguente e io non ho avuto neanche il tempo di scusarmi).
Se fossimo nel mondo di Star Wars, io non sarei un Jedi, non sarei neanche un Sith... mi sa che sarei più simile a C3po. Anche se comunque meno aggraziato nei movimenti. Ecco.
 
 
 
 

domenica 29 novembre 2015

Le sensazioni della domenica di fine mese...

La domenica non è per me uno dei giorni più rilassanti della settimana, anche se mi obbligo a restare tutto il santo giorno in pigiama, quasi più come un dovere che come un sacrosanto piacere. Eppure non sono mai totalmente distesa, perchè i pensieri già corrono all'indomani: chissà che sciopero ci sarà; chissà se un finto pacco bomba bloccherà la metro; chissà se qualche incidente fermerà il tram (perchè ovviamente i due idioti non si tamponano semplicemente sulla strada, ma sempre sui binari del tram). Lo stress e l'ansia salgono, ma mai quanto la domenica di fine mese. Il perchè è semplice. Quando una persona è nata stanca come me, la soluzione alle cose è sempre quella nelle immediate vicinanze e mai quella più lontana, anche se più risolutiva e semplice. Per questo, poichè per fare l'abbonamento annuale, che mi farebbe risparmiare in fatica e stress, dovrei andare a Termini (che per me è un mondo misterioso e pericolosissimo), mi limito a rinnovare mensilmente l'abbonamento nell'edicola alla stazione Trastevere. 
Voi vi direte "ma che ha Termini di così misterioso? Posso capire pericoloso, ma misterioso?" e invece non è tanto il pericolo di essere scippata, rapinata, picchiata o coinvolta in un attentato che mi frena, quanto più il mistero degli infiniti binari e dell'infinito spazio interno della Stazione Centrale della capitale d'Italia. Una premessa è d'uopo. Io sono riuscita a perdermi, in ordine cronologico, in una nave da crociera, nel mio liceo, per strada innumerevoli volte, sbagliando la direzione del tram. Ora voi, sapendo che non ho il minimo senso dell'orientamento, non riuscite ad immaginare perchè mi spaventi tanto Termini?
Una volta io e il mio fidanzato, di ritorno da Fiumicino, abbiamo sbagliato treno prendendo il diretto per Termini. Siamo arrivati alla stazione in un giorno di desolazione pura, non c'erano treni che partivano nè arrivavano. Non so quanti binari abbiamo visto, ma tutto sotto l'esperta guida del mio fidanzato, io ero come una foglia trasportata dal vento e se ora mi chiedeste il percorso fatto, non ve lo saprei dire. Siamo perfino riusciti ad uscire da Termini... io da sola, probabilmente sarei ancora li, a chiedere ormai l'elemosina.
Quindi domani sarà una giornatina, dovrò fare tappa all'edicola per rinnovare l'abbonamento sperando di non perdere il bus successivo, che devo riprendere, poi cambiare con la metro, poi ricambiare col tram. Arriverò esausta senza aver neanche cominciato.
Che dite, sono ancora in tempo per fare un'altra piccola richiesta a Babbo Natale?



venerdì 27 novembre 2015

Caro Babbo Natale...


Si lo so che è ancora presto, ma quest'anno Babbo Natale avrà molto da fare e così ho deciso di portarmi avanti col lavoro. 
In verità non ho mai creduto a Santa Claus, nè a San Nicola, non ho mai scritto letterine né creduto nei miracoli di Natale, con le dovute romantiche eccezioni (s'intende), ma quest'anno ce n'è proprio bisogno, perché per una come me che ogni giorno vive una odissea per arrivare a lavoro, esprimere qualche desiderio è una risorsa non da poco. E quindi...

Caro Babbo Natale...
Quest'anno credo di essere stata abbastanza buona, non ho trattato male le persone che amo, non ho detto "gravi" bugie, e ho lavorato tanto, ma tanto! Quindi penso di non osare troppo se ti chiedo qualcosa per questo Natale, cose senza troppe pretese eh, è ovvio. 
Comincio con quelle che mi rendo conto siano un po' più difficili, ma almeno potrai scartarle subito e leggere le alternative.
Dunque... vorrei un enorme portale di teletrasporto, messo in giardino ma invisibile alle persone del palazzo, che, si sa, poi vorrebbero usarlo in continuazione e me lo sciuperebbero. Se il teletrasporto non è fattibile allora ti chiedo almeno un jet privato con autista oppure solo il jet e la capacità di imparare le cose come in Matrix, così potrei guidarlo da sola. Se neanche questo è possibile (però che Babbo Natale saresti?) ti chiedo almeno la fermata della metropolitana sotto casa con ultra velocità e solo un paio di fermate tra casa mia ed il mio ufficio. Dai, questa è veramente facilissima! (Non avrai pensato che ti chiedessi un cellulare nuovo o la nuovissima casa di Barbie?)
Poi vorrei che fosse vietato salire sui mezzi pubblici con chewing-gum in bocca, se si parla al telefono o se la mattina non ci si è lavati... Ecco metterei la doccia obbligatoria la mattina!! Questo puoi farlo, non è che ci vuole molto.
Ti vorrei chiedere anche se mi potessi fare trovare una bella coupè con tanto di fiocco e soprattutto tanto di parcheggio privato gratuito sotto casa, ma ovviamente, se mi regali la macchina, devi anche proibire al resto del mondo di guidare a Roma. Una sorta di "no drive zone" con la sola ed unica eccezione di me medesima. Ma se questo è troppo, allora accorcia le distanze, rendi Roma piccola come un quartiere di Palermo, dove tutti si conoscono dall'infanzia e si incontrano in piazza, quella piazza che non si chiama più col suo nome ma col nome del bar che ci sta in mezzo, o semplicemente "sotto gli alberi"... della serie "dove ci vediamo oggi, compà?" - "A u sualito, sutta l'arbuli".
Se neanche questo è possibile, perchè non puoi abbattere case e mura, allora regalami uno stipendio mensile di 5000 euro, che sono certa che tutto lo stress mattutino per raggiungere il lavoro, per tornare a casa e per avere così poco tempo per me stessa, passerebbe in un battibaleno. Concedimi due settimane di vacanze ogni 45 giorni di lavoro, obbligatorie. Regalami una villetta multi familiare, dove le altre famiglie sono la mia famiglia. Regalami un sogno... uno dei miei, che ne ho tanti, alcuni decisamente più realizzabili di questi, ma che restano nel mio cuore, che si sa, la gente è cattiva e ti porta sfiga.

Con affetto,
La tua incredula Giorgia.


domenica 15 novembre 2015

Andare sui mezzi pubblici...ai tempi del terrorismo.


Dopo l'11 settembre tutto è cambiato. Da quel momento prendere l'aereo da costantemente la strana sensazione di terrore e paura. Almeno per quel che mi riguarda. Prendo l'aereo con il cuore in gola, prego quando sento che sta per decollare, anche se devo fare solo Roma - Palermo e ritorno. Mi viene il panico quando vedo qualcuno accanto a me che non spegne il cellulare. Soffro finchè non vedo che siamo ad un metro da terra. Solo a quel punto mi calmo.
Dopo il 13 Novembre 2015, tutto cambierà di nuovo, tutto sta cambiando. Sono anni che diciamo che ora tocca a noi, in realtà, ancora una volta è stata Parigi l'obiettivo. Ma stavolta non è stato un giornale satirico, non è stato qualcosa di noto ad essere attaccato. Sono stati i luoghi di aggregazione, i luoghi di vita sociale, luoghi di semplice svago. Sono morti innocenti, molti dei quali più giovani di me e allora si che ci si rende conto, allora si che si sta male. Si pensa "oggi potrei uscire di casa e ritrovarmi a non tornare più". Questo pensiero diventa assillante, instilla il terrore e ti rende terribilmente inquieto. E "terribilmente" non è un termine scelto a caso.
Questo post è serio, me ne rendo conto, forse un pò troppo, ma non posso esimermi dall'essere seria, una volta tanto. E questo è il momento più opportuno. Presto a Roma inizierà il Giubileo, la città sarà al centro dell'occhio del ciclone e basta un minimo spostamento del vento, per far sì che tutto venga spazzato via. E' allarme per le metropolitane, per i luoghi affollati, le piazze...e io, che percorro tutta la città ogni giorno coi mezzi pubblici, dovrei camminare con il costante presentimento di essere la prossima vittima di qualche pazzo assassino. Ma si può vivere così? Anzi, si può NON vivere così?
Come si fa a sopravvivere nel terrore? Non si può, e allora penso che se comunque devo morire, non potrò saperlo prima e quindi tanto vale non pensarci troppo (e con questo non voglio certo dire che andrò a fare paracadutismo o free-climbing). Quanti di quei ragazzi al Bataclan erano li per caso, per una sera, per una vacanza magari di un paio di giorni? Quanti di loro potevano pensare che non sarebbero più tornati a casa? Nessuno. Nessuno di loro. 
Bisogna continuare a vivere e bisogna combattere il terrorismo, ma la guerra non è la risposta. La guerra è la causa. Finchè non capiremo questo, ci saranno altri morti, altre vittime innocenti, ed altro terrore.

mercoledì 7 ottobre 2015

Quello che mi piace..

Ebbene si, se pensavate di esservi liberati del mio sarcasmo e della mia vena polemica, vi siete sbagliati di grosso. Sono tornata e anche se so che preferireste leggere le mie lamentele e i miei resoconti su "quello che non sopporto", oggi ho deciso di fare un post totalmente diverso. Riflettendoci su, in fondo, ci sono cose che mi piacciono del viaggiare sui mezzi pubblici. Perché ogni cosa ha i suoi pro ed i suoi contro. Ed oggi vi racconto i pro.
Partiamo dalla cosa più facile: prendendo i mezzi pubblici non hai il problema di dover cercare parcheggio. Volete mettere lo stress di dover trovare un posto adatto anche solo per la moto in una città come Roma? No grazie, non ci penso proprio. (e poi sono fortunata, ho la fermata a due passi dall'ufficio).
Per non parlare poi della meravigliosa sensazione di essere portati, di essere più o meno al sicuro, di non rischiare alcun incidente. La consapevolezza di non dover gridare "stronzo" a nessuno e, al massimo, doversi limitare a lanciare qualche occhiataccia a qualcuno che ti pesta i piedi. Certo, c'è la paura che qualcuno ti derubi o che non si arrivi in orario, ma coi dovuti accorgimenti a queste due evenienze si può facilmente ovviare, risparmiandosi un'ampia fetta di isteria generale.
Mi piace osservare la gente all'esterno, beccare qualcuno che canta in macchina o due persone che chiacchierano in modo divertente. Mi piace osservare anche le persone da sole, o quelli che litigano. Ti senti proprio come in un film. Mi piace trovare posto e riuscire a leggere, o anche guardare qualche video, cosa che non puoi assolutamente fare quando sei tu a dover guidare.
Adoro la musica che mettono in metropolitana la mattina, e che mi fa poi da colonna sonora per tutta la giornata.
Adoro vedere la gente che ancora oggi non si risparmia in galanteria e in altruismo, perché si, sui mezzi pubblici si vede lo schifo, ma si vede, secondo me, anche la parte migliore delle persone, perché sui mezzi pubblici non ci sono classi sociali, siamo tutti uguali, tutti stanchi, tutti con la stessa voglia di tornare a casa.
Mi piace guardare le facce delle persone e immaginare cosa facciano nella vita o ricollegarli a qualcuno che conosco già, cercare le somiglianze.
Ma da quando prendo i mezzi pubblici, la cosa più bella che abbia mai fatto è stata salire su uno di questi e trovare davanti il mio fidanzato. Anche solo per fare poche fermate insieme. Trovo che incontrarsi su un mezzo pubblico con la persona che ami, in mezzo al caos più totale, sia una delle cose più belle e romantiche del mondo.
 
 

venerdì 11 settembre 2015

Ipocondria...


Io non sono mai stata una persona particolarmente ipocondriaca, anzi, sono una di quelle che è cresciuta sporcandosi e saltando nelle pozzanghere, col motto che "sono tutti anticorpi". Non provo quindi terrore per i microbi, anche perchè così fosse, andare sui mezzi pubblici sarebbe molto peggio dell'incubo che già è di norma. 
In ogni caso ci sono delle cose che non riesco a non fare: lavarmi le mani quando accarezzo un cane (qualsiasi cane esso sia, ma non mi succede ugualmente coi gatti. Solo coi cani), non poggiare la testa sui sedili del treno (ho paura dei pidocchi), tossire quando qualcuno mi respira addosso (sentendomi immediatamente infetta); mi fa schifo indossare gli auricolari altrui o prestare i miei e soprattutto, una cosa che non riesco a tollerare e che mi fa diventare tremendamente schizzinosa, è il mettere le dita in bocca o toccarmi la faccia con le mani sporche mentre sono in giro. Odio aver prurito quando sono per strada e soprattutto sui mezzi pubblici, perchè odio toccarmi, mi fa troppo schifo. E la stessa cosa la odio negli altri: mi vengono conati di vomito quando vedo i bambini analizzarsi ogni anfratto della bocca con le mani sporchissime dopo che si sono toccati i piedi e le scarpe, e soprattutto odio i genitori che se ne strafregano lasciandoglielo fare. 
Si, perché i bambini e i ragazzini difficilmente hanno colpa di qualcosa. Sono gli adulti che sono veramente pessimi. Ultimamente ad esempio ho notato che va di moda poggiare il microfono degli auricolari sulla bocca quando si parla al telefono. E siccome ovviamente scivola, si sta li con le dita a riprenderlo e a riportarlo in bocca, masticandolo quasi mentre si parla. La cosa mi sconcerta moltissimo, vorrei evitare di guardare, ma come sempre in questi casi, il soggetto mi si para davanti, facendomelo quasi apposta.
Io ho parlato e parlo agli auricolari, e non mi pare che sia necessario tenere il microfono appiccicato alla bocca, o addirittura masticarlo, per farsi sentire. Mi hanno sempre sentito benissimo anche da lontano. Quindi vi propongo una alternativa, legatevi il cellulare all'orecchio, o infilatelo nel cappello (come fanno certi motociclisti pericolosissimi col casco) così almeno state con le mani libere e state sicuri che non vi vomiterò addosso.


lunedì 27 luglio 2015

Da che parte stare...

 
Attenzione: post più o meno serio.
 
Si, lo dico innanzi tutto, perché solitamente amo essere piuttosto ironica nei miei post, ma stavolta l'argomento è abbastanza serio, e quindi lo saranno anche i toni, nel limite del consentito. Ovviamente non è semplice scelta quella di trattare argomenti seri, ma il mio blog tratta delle disavventure sui mezzi pubblici di Roma e quindi come posso non affrontare il discorso su ciò che sta accadendo in questi giorni a Roma, riguardo lo sciopero bianco e il resto di casino che c'è intorno all'ATAC e al Sindaco?
Devo, sono obbligata, non posso esimermi e dunque affronto l'argomento semplicemente esponendo il mio punto di vista e la mia, lo confesso, confusione e titubanza.

Lo sciopero, secondo i giornali (clicca qui per leggere l'articolo de "La Repubblica"), è dovuto all'aumento dell'orario di lavoro e all'obbligo di strisciare badge ad inizio e fine turno. Posso capire che alla gente non vada di lavorare di più, ma se in tutto il resto d'Italia e d'Europa lo fanno non capisco perché non adeguarsi, e infine, qual è il problema di strisciare il badge se il turno lo si fa in regola? A questo punto sorgono i millemila dubbi. Gli impiegati di ogni tipo lavorano 9/10 ore al giorno e quasi sempre, pure per andare in bagno, devono timbrare il badge. Perché loro non dovrebbero farlo?
Perché se a loro non va di farlo, non se la prendono coi dirigenti invece di incasinare una città già disastrata di suo ? Ultimamente Roma è allo sbando, lo hanno fatto probabilmente perché sapevano che sarei venuta a vivere qui e non volevano farmi avere un grande sbalzo e un grande cambiamento rispetto a Palermo. Così Roma è sporca, c'è molta criminalità, e i mezzi pubblici funzionano malissimo. E' da un mese che va avanti questa storia e se io ho sempre problemi ad andare e tornare, mettendoci dall'ora e mezza alle due ore per tratta, immagino le persone che hanno famiglia, che devono andare dai figli, che a lavoro devono arrivare puntuali se no vengono licenziate, quelle persone che probabilmente, anzi, sicuramente, lavorano più dei macchinisti dei treni e sicuramente timbrano il cartellino.
Ora, senso di giustizia e fratellanza impone di giustificare sempre le proteste del popolo e di unirsi a queste contro i poteri forti. E' vero, mi unisco, tollero lo sciopero dei mezzi ogni due settimane, quasi sempre a ridosso di un ponte o di una festività, solitamente non mi pesa neanche più di tanto, ma quando la cosa diventa continua, allora sono loro che protestano che perdono il senso di giustizia e fratellanza, perché coloro che trasportano su quei treni fetenti e caldi, da svenire, non è di certo la gente che ha il potere, non è di certo la gente ricca che si può permettere i taxi e le auto guidate da chauffeur che muore e si fa la sauna dentro la metropolitano o sul tram vecchio di settantanni.
Lo sciopero bianco, lo chiamano, perché scioperano mantenendosi dentro i limiti di legge. Ah si? Allora perché i tram vecchi continuano a girare? Perché i mezzi senza aria condizionata partono comunque, perché solo ogni tanto il servizio si ferma? Perché si arriva a dover chiamare la polizia?
Mi dispiace, ma stavolta non riesco a stare dalla parte del più debole, perché trovo che la sua protesta forse inizialmente giusta, stia ledendo la mia persona e come me molti altri, e, come si suol dire, la tua libertà inizia dove finisce la mia.

mercoledì 22 luglio 2015

Come in un film...

 
Ci sono dei film a cui tutti siamo legati in modo più o meno particolare e poi ci sono quelle scene indimenticabili, che ci restano nella memoria in modo permanente e costante, che ogni tanto vorremmo vivere sul serio, che magari ci troviamo a citare in alcune particolari situazioni. E poi ci sono quelle cose che fanno nei film e che abbiamo sempre desiderato fare nella vita, tipo: ordinare un martini con l'oliva e berlo d'un colpo senza morire; ubriacarsi e svegliarsi il mattino dopo perfettamente in ordine con i capelli solo un po' fuori posto ma che stanno comunque dannatamente bene e avere l'alito all'acqua di rose così che il nostro partner, rigorosamente un gran figo, non abbia il voltastomaco a baciarci; oppure ancora la famosissima scena del luna park in cui il tuo partner riesce a prendere il peluche più grosso tra quelli disponibili.. io non avrò mai il peluche più grosso! Ma tra tutte c'era una cosa, che sembrerà stupidissima, perché in fondo lo è, che ho sempre desiderato fare e che, in una città come Palermo, risultava pressocchè impossibile. Questa cosa è allungare la mano e gridare "taxi", con il taxi che si ferma e ti fa salire.
Ho sempre desiderato chiamare un taxi al volo, in qualsiasi punto della città mi trovassi e semplicemente allungando una mano.
 
Ebbene ieri, nel caldo torrido che per ora c'è a Roma, mi preparavo a fare la mia traversata sui mezzi pubblici. Non appena faccio 30 metri fuori dal posto in cui lavoro, all'incrocio tra la via principale e la traversa in cui si trova il mio ufficio, mi trovo davanti una macchina ferma e "perfettamente" posteggiata sulle rotaie del Tram con una quantità di gente, compreso poliziotto con taccuino, che commentava e soprattutto si lamentava, visto che non sarebbe potuta tornare a casa (o ovunque stesse andando) all'orario previsto... Dentro di me ho pensato "vabbè ma sicuramente ora chiamano un carro attrezzi e passa". Con questo pensiero arrivo alla fermata successiva e vedo una quantità di gente indicibile, tutta all'ombra e morta di caldo. Così chiedo "aspettate da molto", eh si...aspettavano da circa un'ora. Ora, io capisco che Roma sia grande, ma non crederò mai che ci voglia un'ora per spostare una macchina dai binari di un tram. Impaziente aspetto i miei primi dieci minuti, mi sciolgo lentamente nel frattempo, gocciolo da ogni parte del corpo. Passa un carro attrezzi; "eccolo" mi dico, e invece no! Gira dall'altra parte. A quel punto mi vedo persa. Non ce l'avrei fatta a tornare un'altra volta a casa con due ore di ritardo, così inizio a puntare i taxi, tutti quelli che vedevo, in andata ed in ritorno, ma erano tutti pieni. Poi ne vedo uno, fa scendere un signore e gira nella mia direzione. Confesso una certa emozione nell'averlo visto muoversi verso di me e nel pensiero che l'avrei fermato esattamente come nei film che tante volte ho visto. Così allungo la mano e... "Taxi!" era li, per me, si è fermato.

Non ci potevo credere. Per fortuna il caldo nascondeva un sicuro rossore che doveva avermi preso il viso per l'emozione. Salgo sul taxi, sentendomi una vera donna in carriera, molto aristocratica, e pago i miei bei 7 euro per due kilometri circa, forse di meno, forse di più, fino alla metropolitana. E' stato bello, quasi quasi mi sarei fatta lasciare a casa, solo che 50 euro erano un po' troppi. Però ho realizzato un sogno, non c'è che dire!
 

martedì 7 luglio 2015

Le 10 cose più strane che ho beccato viaggiando sui mezzi pubblici...

 
Sui mezzi pubblici ci sono giornate in cui tutto fila liscio e giornate in cui non smetti un attimo di stupirti. Giornate in cui ti serve sempre il telefono a portata di mano per fotografare o fare video di ogni stranezza che ti trovi davanti. Oggi è uno di quei giorni e, avendo già stilato la classifica delle 10 cose che più mi fanno schifo e dei 10 tipi più pazzi, oggi stilerò la classifica delle 10 cose più strane (ma anche persone) che ho visto, due delle quali (le prime due in classifica per l'esattezza), sono proprio di oggi, ma non correte ed andiamo con ordine.:
 
Partiamo dalla numero 10.
 
10 - La donna invisibile: in realtà era un semplice paio di scarpe da donna, perfettamente sistemato vicino ad un palo alla fermata del tram.
 
 
9 - Il "cerco donna per storia seria": ovvero un volantino appiccicato sopra la porta della metropolitana, con un uomo nudo e il suo numero di telefono con sotto la scritta "cerco donna per storia seria"... sembrano esserci tutti i presupposti d'altra parte.
 
 
8 - La femme fatale: nel senso che ti basta uno sguardo per morire. 80° all'ombra e lei vestita interamente di pelle nera con stivaloni ultra zeppati e aderentissimi e sopra una maglia nera con il pizzo dorato. Età minima 65 anni. Massima 85. Ovviamente biondo platino.
 
 
7 - L'artiglieria: ma non nel senso stretto del termine. Una tizia...o forse un tizio, beh diciamo una persona con delle unghie di almeno 5 centimetri ciascuna, acuminate e brillantinate. Facevano paura.
 
6 - The walking drunk: Marito e moglie ubriachi ogni santo giorno, già alle 16,30. Come facessero a beccare l'autobus e a tornare a casa, ancora non l'ho capito.
 
5 - Il comico: ogni tanto sui mezzi si becca un mancato attore, ormai sulla sessantina, che, incapace di muoversi e forse senza neanche sapere dove sta, con voce tuonante intrattiene la folla perculando, col suo tipico accento romanesco, la gente che gli sta attorno.
 
4 - Il cattivo: noi, stipati sui mezzi verramente come buoi, a morire di caldo e lui, fuori, nel suo bel furgoncino a prenderci per il culo. Ovviamente non tutti lo hanno ignorato ed un ragazzo gli ha fatto segno di stare zitto, lui è andato su tutte le furie, lo ha minacciato di morte e si è pure segnato la matricola del tram. Chissà che gli sarà venuto in mente...
 
Entriamo quindi nella pole position.
 
3 - Il freddoloso: 40° all'ombra, senza esagerare. Niente aria condizionata sul mezzo, finestrini bloccati. Io che pensavo di morire li, da un momento all'altro e lui, con la sua bella barba non curata da chissà quanto stava seduto comodamente dentro il suo maglioncino di lana con giubbino smanicato sopra. Vi risparmio la descrizione sull'odore.

 
2 - "Donna baffuta sempre piaciuta, ma se...": ma se... i peli sono nel petto? Ragazzi, ho avuto paura. Non avevo mai visto una donna coi peli nel petto, soprattutto una donna coi peli nel petto lunghi come capelli, ma soprattutto una donna coi peli nel petto lunghi come capelli che portava una camicetta aperta fatta apposta per metterli in mostra. Avrei tanto voluto vomitare.
 
And the winner isssss:
 
1 - Lo specchio magico: ogni donna ha sempre desiderato uno specchio come quello di Grimilde, la regina cattiva di Biancaneve, al quale chiedere se fosse la più bella e poter anche vedere il mondo attraverso. C'è chi, non accontentandosi, ha scelto la cover più TASCIA del mondo. Un rosa confetto di gomma con tanto di manico per avvolgere un bellissimo iPhone 6. Per chi non sa cosa vuol dire TASCIA, vi faccio presente che non lo posso tradurre, ma che vedendo l'oggetto in questione nella foto che segue, capirete da soli cosa vuol dire.
 



martedì 30 giugno 2015

La vera storia del mito "d'estate si dimagrisce"


Chi ha messo in giro questa voce, questa bellissima idea che d'estate, fisiologicamente, si dimagrisce, doveva senza dubbio essere un viaggiatore sui mezzi pubblici di Roma. 
Io, d'estate, col relax, con le vacanze, col mangiare come e quanto voglio, col mangiare brioche col gelato, sono sempre ingrassata di almeno un chiletto, un chiletto e mezzo. Quest'anno sono ingrassata durante l'inverno. Cambiando ritmo di vita e anche tipo di cucina, mangiando ai ritmi del mio fidanzato che è uno stecco lecco pur mangiandosi il mondo, ci può stare. Non dirò quanti chili ho preso, ma posso supporre quanti ne ho persi e ne perderò in questi mesi estivi, andando semplicemente sui mezzi pubblici.
In estate i mezzi pubblici funzionano così, è una legge ( forse di Murphy ) provata e comprovata:
se sali in un mezzo completamente vuoto, l'aria condizionata è talmente forte che sei costretto a mettere il maglioncino. In ogni caso due volte su tre sei talmente sudato quando sali, che il freddo congela il sudore addosso e non hai scampo: l'influenza arriva impetuosa.
Se invece sali su un mezzo pubblico pieno, l'aria condizionata non funziona, non solo, non funzionano neanche i finestrini. Vedi la morte da molto vicino, morte per asfissia, morte per fetore, morte disciolta. Tuttavia se riesci a sopravvivere, non solo poi hai molti più anticorpi, ma ti ritrovi con una sauna a gratis: un chiletto in meno è assicurato.
Così, se non avete voglia di andare a correre, nè di fare diete massacranti, prendete un autobus o un tram alle 9,30 del mattino e il gioco è fatto!

venerdì 12 giugno 2015

La mia estate italiana...sui mezzi pubblici.

Arrivano con due ore di ritardo
e arrivano con le loro stanchezze, bellezze, bruttezze.
Arrivano a tratti vuoti, carichi di persone,
Nuove fermate, belle litigate.
Con tre posticini, altri controllori?
Arrivano solitari poi sono sempre due.

Portano immensi silenzi, questioni vitali,
multe traumatiche, scossoni, cantanti gitani.
Arrivano per essere visti, per farsi notare,
per provare, rubare, spesso disturbare.
Passano di corsa, restano per una vita
immoti, una fermata infinita.
Sul tram sono cotta, silenzio di cicale,
mi guardo attorno e penso: lasciamoci appiccicare.
Autobus e metropolitana, la nostra estate italiana.
 (parodia spot sammontana 2015)

giovedì 28 maggio 2015

Il club del libro..

 
Vorrei iniziare questo post facendo una piccola premessa: io ammiro molto le persone che leggono. La lettura è nutrimento per la mente e stimola davvero il pensiero, aprendo il nostro mondo. Ammiro le persone che leggono perché io non sono una grande lettrice, non ho tanta pazienza e se il libro non è scritto bene, o non mi intriga alla seconda pagina, non riesco ad andare avanti. Alcuni dicono: "eh, ma devi dargli tempo"... ma anche no. Non credo di dover dare tempo anche ad un libro. Le descrizioni esagerate mi annoiano, ma ci sono anche quelli che le amano, e questi, appunto, li ammiro. Tuttavia ci sono lettori, a cui i libri, anziché aprire la mente, gliela chiudono del tutto rendendoli quasi cerebrolesi. Sono quelli per cui la lettura è diventata uno scopo di vita, quasi fosse un lavoro, e non possono interrompere mai, nemmeno sui mezzi pubblici. Per carità, quando c'è posto a sedere, non c'è nulla meglio di un buon libro, anche se io spesso non riesco visto che soffro di mal d'auto e il movimento mi da la nausea, ma per chi ci riesce, tanto di cappello. Tuttavia ci sono dei momenti in cui leggere non è proprio possibile, così come non è possibile usare il cellulare o il kindle. Ed è la maggior parte delle volte in vero: sul tram, sull'autobus, ma anche sulla metro, quasi sempre, c'è un casino tale da fare sembrare noi delle bestie e il mezzo, pari ad un carro bestiame. In questo marasma, io sto per lo più attenta al fatto che non mi rubino il portafogli o il cellulare, o, ancora più importante, a non cadere, laddove a volte non c'è neanche modo di aggrapparsi da qualche parte. Ma, anche in quella situazione di tremendo panico, dove lo schifo si impossessa di me, facendomi stare in un'espressione di costante disgusto che si acuisce non appena qualcuno mi sfiora, c'è sempre qualcuno che legge. Con una sola mano, con l'altra attaccata chissà dove, sfogliando le pagine con le labbra, ma l'importante è che leggano... io capisco che il libro possa essere entusiasmante, che si voglia sapere che fine farà Mr Darcy, ma sembro strana se penso che non muoia nessuno se si continua a leggere non appena si esce dal limbo infernale del mezzo pubblico? Io non credo, e la cosa che più mi fa rabbia è che poi, alla prima frenata brusca del conducente, che capita sempre in questi casi, il libro me lo ritrovo io, spiaccicato in faccia e il lettore, o la lettrice che sia, me la ritrovo addosso coi suoi piedi sui miei...e allora, scusate, ma li si che m'incazzo, perché Mr Darcy non vale il mio ditone, né la mia faccia.
 
 

venerdì 22 maggio 2015

Quando fuori piove...

Bastano due sole gocce di pioggia per fare impazzire una intera città. Chi non lo sa? Non appena piove un po', ogni persona abbandona scooter e biciclette e si infila in macchina, o, peggio, sui mezzi pubblici, che, quando piove, diventano veramente impraticabili.
La stazione metropolitana in un primo momento ti sembra l'ancora di salvezza in mezzo all'inferno del diluvio e del traffico, ma dopo che entri, ti accorgi che non è altro che un nuovo girone. I pavimenti di gomma si sollevano, gonfi d'acqua. Si creano pozzanghere che tu neanche vedi e che, irrimediabilmente, ti travolgono come un fiume in piena, la gente che scende e sale ti sbatte addosso coi loro enormi ombrelli e ogni pavimento diventa tremendamente scivoloso. Per una sbadata e maldestra come me, è praticamente un gioco con la morte.
Ma c'è di peggio, perché, se almeno dentro la metropolitana sei al chiuso, fuori, alle fermate, è il caos più totale: c'è gente ovunque, i mezzi sono pieni e lo spazio è davvero ridotto. Rischi di essere accecata continuamente da stecche di ombrelli e di essere travolta da onde anomale create dalle macchine, che sembrano non accorgersi affatto che tu sei li, in bilico tra il marciapiede e la strada.
Tuttavia, in questo caos infernale, c'è logica: piove, la gente cerca riparo. Quello che non capisco è come mai, in questi giorni in cui Zeus ha deciso di fare le pulizie in tutto l'Olimpo, tutti i vecchietti, anche quelli decrepiti o che camminano con la stampella e il catetere attaccato, decidono di uscire di casa a farsi una passeggiata. Chi a piedi, chi in macchina. Un po' come la pubblicità degli assorbenti, quando le tizie decidono di fare free climbing e paracadutismo proprio nei 5 giorni più intensi di ciclo, e rigorosamente coi pantaloni bianchi. E' un'assurdità nel senso più letterale del termine e la cosa non mi da pace, perché poi, sempre perché io, sui mezzi, sono estremamente "fortunata", li becco tutti io. Davanti, quando devo scendere per cambiare mezzo e sto per perderlo. Dietro, quando non devo scendere e loro invece vogliono e devono passare a tutti i costi, anche solo per fare mezzo centimetro di spostamento.
I giorni di pioggia sono giorni di panico per chi, come me, è costretto a prendere i mezzi pubblici per arrivare a lavoro. E, a lavoro, si arriva sempre e comunque in ritardo, meglio mettersi l'anima in pace. I vecchietti invece, sembrano diventare allegri e arzilli quando piove, tanto da voler uscire, fregandosene del fatto che sono cagionevoli e rischiano di beccarsi una broncopolmonite. No, loro vogliono uscire... in fondo penso lo facciano apposta per rompere i coglioni a me, ma poi, se ci rifletto bene mi ricordo che anche mia nonna adora pulire il terrazzo davanti casa in sottana quando fuori diluvia, quindi non lo so...forse ad una certa età, ami le sfide.
 
 
 

venerdì 15 maggio 2015

Il mio primo vero sciopero...

 
 
 
Da quando sono arrivata a Roma ne ho visti un paio. A quanto pare gli scioperi dei mezzi pubblici sono più puntuali dei treni stessi, ogni due/tre settimane ne fanno uno. Tuttavia quasi sempre sono pochi i mezzi soppressi, e si riesce a muoversi lo stesso, soprattutto la mattina e non nelle ore di punta. Anzi, nei due scioperi che ho vissuto, ho potuto appurare come ci fosse casino per strada e pace sui mezzi pubblici, e ho goduto.
Oggi però è stato diverso. Arrivo alla prima fermata e il primo tram passa subito. Tra me e me ho pensato che, come al solito, era un allarmismo inutile. Quindi arrivo alla seconda fermata, e inizio ad aspettare l'autobus. Passano 10 minuti...autobus fuori servizio numero uno. Altri 10 minuti e fuori servizio numero due. Ne vedo passare due nel verso opposto al mio, la speranza ritorna. Altri 15 minuti e finalmente passa il mio autobus. Salgo: mi aspettavo peggio, non c'era troppa confusione, forse perché tutti sapevano che la metropolitana era chiusa. Tutti, tranne me. Arrivo quindi a destinazione e comincia nuovamente a salire l'angoscia. Porte chiuse. Non restava che il tram, che fa un percorso lunghissimo, ma quanto meno arriva, o il taxi, che costa più della mia giornata di lavoro. Tram numero uno: fuori servizio. Tram numero due: deposito. Tram numero tre: parte! Dopo un'altra mezzora alla fermata del tram, in mezzo ad anche troppa folla, salgo sul tram e parto, consapevole che sarei arrivata a lavoro...con sole due ore e mezza di ritardo.
Quello che mi stupisce, in questi casi, non è tanto lo stress che si accumula tra la gente, che è normalissimo, quanto piuttosto il fatto che questo stress, che solitamente c'è e si sfoga con gli altri, spingendo, insultando, lamentandosi, correndo... in questi casi si sfoga mugugnando e tra coloro che sono in quel preciso istante coinvolti nello stesso destino si crea complicità, supporto, compagnia. Ci si aiuta con le informazioni, ci si consola sapendo che non si è soli a passare quella pena, ad aspettare, a perdere un appuntamento o una giornata di lavoro. L'essere umano è proprio una strana bestia.

martedì 12 maggio 2015

L'amore al tempo dei mezzi pubblici...

La ragazza sussurra all'auricolare, lamentandosi delle urla di lui, rimproverandogli un appuntamento mancato e chiudendo la telefonata bruscamente. Resta col broncio per tutto il pezzo di tragitto in cui ho la possibilità di vederla. A quel punto scendo, cambio bus, alla fermata c'è un uomo. Ha un vecchio cellulare, di quelli con lo schermo ancora in bianco e nero che non mandano neanche gli MMS, e si lamenta. Si lamenta con sua moglie, la rimprovera, la rimprovera perfino della sua stessa stanchezza. Io entro nelle loro vite solo per poco, perché poi il mio autobus passa. Salgo, mi siedo, di fronte a me un uomo sulla settantina, con cappello e un bel sorriso allegro sul volto. L'allegria nelle mattine in cui si va a lavorare, e soprattutto sui mezzi pubblici, è cosa rara, la trovo nelle scolaresche, ma mi irritano, la trovo negli innamorati, ma quando cominciano a baciarsi producendo rumori salivari, il mio fastidio diventa eccessivo e sono costretta ad andarmene. Così, di rado, la trovo in un uomo che non mi dia fastidio, e, in lui, non mi dava fastidio. Prende il telefono, risponde, è la moglie. Il sorriso, stranamente, non muore. Lui alza la voce. Si, è un po' irritante quel suo urlare, ma, d'altra parte, l'autobus sembra volersi del tutto smontare, i pezzi sbattono tra loro con una tale forza e producendo un tale casino, che sembra impossibile che restino attaccati e non ci crollino addosso.
In qualche modo, quindi, deve pur farsi sentire. E' ammissibile che sia un po' sordo, vista l'età, ma questo non lo demoralizza, lui urla il suo amore, dice alla donna che ama di stare serena, che sta sull'autobus e che, di qualsiasi cosa si trattasse, sarebbe andato tutto bene. La consola, la rassicura... non avevo nulla da dire, un uomo sereno che ama la moglie, nonostante l'età; mi fa sorridere, mi rende compiaciuta, ma poi mi rabbuio; penso che magari non ho capito nulla, magari è un bastardo al telefono con l'amante più giovane. Ma no, il mio istinto mi dice di no, la sua faccia non era quella di un uomo che stava commettendo un misfatto, era quella di un uomo sereno, gradevole, in pace col mondo al punto che non sapeva neanche che autobus avesse preso. Me lo domanda e poi torna al telefono. Continuo ad ascoltarlo, seppur il mio capo sia chino su un libro, ma ad un certo punto sobbalzo, sono costretta a sollevare il viso, per brevi secondi, un attimo, perché non voglio imbarazzarlo, voglio che continui: lui canta. "Dammi il tuo amore, non chiedermi niente e dimmi che, hai bisogno di me. Tu sei sempre mia, anche quando vado via, tu sei l'unica donna per me". Gliela canta tutta, e solo dopo, soddisfatto, con un ampio sorriso sulle labbra, si alza e se ne va. Nessuna vergogna ho potuto scorgere in lui. Il coraggio di amare a voce alta. Meraviglioso. Con quella poca dose di allegria, in un mattino caldo e nevrotico, sono andata avanti, scesa dall'autobus ed entrata in metropolitana. Riesco a sedermi, non troppo dopo essere salita, e mi posso godere ciò che mi capita intorno. Vociare lento, sommesso, nessuno che urla. Com'è possibile? In verità, nulla di strano, quando l'età scende, la voce diminuisce e a muoversi sono le dita. L'amore, i tradimenti, avvengono tramite messaggio. Così vedo lei sorridere mentre scrive, butto l'occhio alla mia sinistra, ma non riesco a leggere, vedo un cuoricino, poi cambia chat, il viso cambia, la velocità con cui scrive cambia, uno dei due era il suo amore, l'altro sicuramente il suo peso.
Perché gli esseri umani si complichino così tanto la vita non lo capirò mai. Perché non seguire semplicemente il cuore invece di soffrire e far soffrire gli altri? Esco.
Mi passano accanto come una furia, riesco a mala pena ad accorgermene, poi guardo in avanti. Lui, alto e slanciato, la insegue, lei, bassa e bruttina, fugge. L'amore è proprio cieco e, a volte, anche parecchio stronzo. Chissà che aveva combinato lui, ma a noi donne piace essere inseguite, solo che in una metropolitana si rischia di sfuggire per l'ultima volta. E l'amore, in questo caso, diventa stupidità.

 

giovedì 7 maggio 2015

Pensieri...e "Anima".

No, lo so che avete pensato che avessi dimenticato di avere un blog, ma no, non l'ho fatto ed adesso sono di nuovo qui, tornata a scrivere per me, ma anche per voi.
In realtà avevo molte avventure in sospeso da raccontarvi ma oggi mi sento un po' malinconica e così ho deciso di buttare giù qualcosa di getto.
Come un po' di getto scorrono i pensieri quando si è fermi su un tram, in piedi, schiacciati, e, dunque, altro non si può fare che guardare le facce di quelli che sono sul mezzo con te, o, laddove possibile, guardare l'esterno e riflettere, meditare, perdersi nei propri pensieri e stati d'animo.
In questi giorni Roma è caldissima, è arrivato il maggio tanto famoso della città eterna, ed è rovente. E per chi prende i mezzi pubblici nell'ora di punta, questo è un dramma: si vive un calvario ogni giorno. L'aria condizionata ancora non è accesa ovunque e la gente comincia a sudare e puzzare tremendamente, soprattutto di ritorno, a fine giornata di lavoro.
Così, quando non si riesce a trovare un posto a sedere per leggere e neanche modo per stare al cellulare, visto che spesso sul tram si viene sballottati alla velocità della luce, per cui bisogna trovare appiglio con entrambe le mani, l'unica cosa che resta da fare è pensare, si pensa a tutto, si pensa alla somiglianza della gente che si incontra per caso, con gente che si è già conosciuto. Si pensa alla bruttezza dei capelli di un tizio, o a quanto sia terribile l'azzurro accoppiato col rosso arancio. Si pensa a come ci sarebbe piaciuto dormire un'altra oretta, e a quanta fatica stia facendo il nostro corpo in quel momento a mantenersi eretto in piedi.
L'ideale, è quando, seppur in piedi, seppur schiacciata, sul vecchio tram del 15-18 che gira ancora a Roma nella zona in cui lavoro, si riesce a trovare posto vicino al finestrino aperto. Che beatitudine sentire l'aria fresca e veloce che entra e ti rigenera, ti sveglia. Che bello anche guardare l'esterno, il movimento delle persone, immaginare dove stiano andando, se si sono mai chiesti cosa fanno gli altri che camminano intorno a loro. Guardare i posti, i palazzi, le case, i monumenti. Ogni cosa che ci circonda.
Siamo così egoisti nella nostra vita, capita di rado che qualcuno si fermi e si chieda cosa fanno gli altri. Sul tram invece, o su qualsiasi altro mezzo pubblico, quest'egoismo cessa, perché non si può fare a meno di guardarsi l'un l'altro o di guardare tutto intorno a noi, di sentire se qualcuno chiacchera, di spiare la lettura del proprio vicino di posto, e, da quella, dedurre tantissime cose su chi ci siede accanto. Non si può fare a meno di interessarci, per quel breve periodo, alla vita degli altri, e, in quel momento, in quel posto, renderci conto che siamo tutti uguali.
Salire su un mezzo pubblico ci rende tutti uguali, non ci sono più ricchi, poveri, borghesi... siamo tutti uguali, tutti della stessa terra, della stessa specie (si c'è chi è più pulito, più intelligente, più stronzo, ma nasciamo tutti con gli stessi diritti e questo ci rende uguali, nessuno migliore di nessun altro), tutti vicini e obbligatoriamente legati per breve dallo stesso destino. Quel legame si spezza quando si scende, ma a volte si ripropone. Perché a volte si rincontrano le stesse persone, quando si fa sempre lo stesso percorso. Ci si abitua a quei visi, diventano quasi parte della propria quotidianità, al punto che se smettono di apparire ci chiediamo che fine hanno fatto. Sui mezzi pubblici non esistono categorie, si entra a far parte di un unico mini globo che ci rende tutti amici, tutti complici, partecipi gli uni delle vite degli altri. 
Se ve lo state chiedendo, no, non mi sono fatta una canna prima di scrivere, è solo che oggi mi sento così, un po' filosofica. Sarà il libro che sto leggendo, "Anima" di wajdi mouawad, che tra l'altro consiglio a tutti coloro che hanno una particolare sensibilità. E' la storia di un uomo a cui viene brutalmente uccisa la moglie, raccontata dagli animali che incrociano il suo cammino. Credetemi, vi cambia.
E dopo questo minispot, vi saluto, lasciandovi alle vostre riflessioni.



venerdì 24 aprile 2015

C'è odio tra di noi!

È ormai chiaro a tutti che tra i frequentatori di mezzi pubblici c'è un odio atavico, che nasce dalla rivalità di volersi sedere nello stesso posto, o di essere riusciti a prendere il mezzo prima dell'altro, o dalla spinta e così via. Io, che odio già da me l'essere umano, ho visto semplicemente quest'odio amplificarsi, il mio sguardo inferocirsi e la mia tolleranza diminuire drasticamente.
Per questo motivo, oggi stilerò la classifica di ciò che odio di più sui mezzi pubblici, è una classifica a caso, ovvero senza ordine di importanza.
 
I miei dieci peggiori incubi quando salgo su un mezzo pubblico:
 
1) La tipa che urla al telefono: io capisco che il rumore del tram o dell'autobus, o della metropolitana, possa essere assordante, ma bisogna anche rendersi conto che essere circondata de gente implica una certa garbatezza, perché la tua libertà finisce dove inizia la mia e allora se io sono libera di non aver rotto un timpano, tu non sei libera di gridare i cazzi tuoi ai quattro venti. E anche se, mi duole ammetterlo, quasi sempre si tratta di siciliane e/o napoletane, per cui i loro discorsi possono anche suscitare un certo interesse, a volte, quando torno da lavoro sono talmente stanca che il minimo rumore mi fa saltare i nervi...figuriamoci una che strilla la sua disperazione all'amica del cuore per telefono.
 
2) Gli amanti del rischio: quelli che stanno sulla linea gialla alla fermata della metro, oppure attraversano i binari quando sta per arrivare il tram. Quelli che, pur sentendo il rumore di chiusura, si infilano, restando quasi sempre incastrati tra le porte. Perché? che motivo c'è di farmi stare in ansia? E se poi muori?
 
3) Le donne baffute: voi direte "eh ma esageri, che te ne frega se una tizia c'ha i baffi? Che ti farà di male?". Ma davvero non vi rendete conto di quanto sia terribilmente fastidioso guardare una donna coi baffi? A me, in questo caso, mi viene solo da citare Wanna Marchi: "Clienti, telespettatrici, amiche, giovani, non giovani, vecchie, non vecchie, io vi dico, ma cosa osate lamentarvi che non esistono più uomini?! MA SIETE PAZZE, SAPETE PERCHE'? Perché ad un uomo NON PUO' PIACERE LA DONNA COL PELO! NON E' POSSIBILE, NON E' POSSIBILE!!!! E allora io vi dico, Signore, o Wanna Marchi è pazza, ed io non credo, ma anche se fosse, preferisco di gran lunga ESSERE PAZZA E SENZA PELO, E' CHIARO IL CONCETTO?!?"
Credo non serva aggiungere altro di mio.
 
4) Le scolaresche: urlano, gridano, spingono, se ne fottono di ogni altro passeggero monopolizzando il mezzo come se fosse uno scuolabus. Questo è più che sufficiente per farle entrare nella classifica.
 
5) Le coppiette: adolescenti, ma soprattutto non più tanto giovani, che si scambiano effusioni in pubblico. Sarò strana io, ma è una cosa che non tollero, soprattutto in un posto dove l'altra gente, per questione di spazio e di chiusura, non può andarsene ed è costretta a sentirti e vederti. Quei rumori di labbra insopportabili, magari anche col risucchio, che istintivamente mi fann partire l'urlo e il pugno, come si possono tollerare? Voi ci riuscite? Io vorrei ucciderli tutti, dire loro di lasciarsi perché fanno veramente schifo insieme, distruggere l'amore e i loro ormoni ancora prima che si formino, l'uno e gli altri. Divento Hitleriana in queste situazioni, ma per fortuna riesco ancora ad incanalare la rabbia nel semplice sguardo storto (la mia arma preferita).
 
6) I masticatori di chewingum: come le coppiette, questa categoria rientra nella categoria dei rumoristi. E' qualcosa che non riesco a sopportare, mi fa proprio male fisico ritrovarmi con l'orecchio vicino a gente che fa rumori con la bocca, mi viene voglia di ucciderli tutti. Avrei voglia di dire loro "Dio ti ha dato le labbra e i denti per masticare, ma ha fatto in modo che tu potessi farlo tenendo le prime unite. Tu perché non lo fai? Dio non ti ha fatto con le labbra aperte, perché non chiudi quella CAZZO DI BOCCA?" Ma anche qui, o mi sposto, o se non posso, mi limito ad usare la mia arma preferita.
 
7) Gli Idrofobi: puzza di piedi, puzza di sudore, puzza di alito, puzza di fumo. Questi individui ovviamente non si lavano, perché ammesso che usino deodoranti (cosa che non credo) con una puzza del genere, niente può aiutarti se non una bella e sana sgrasciata. E risulta piuttosto evidente che loro non abbiano voglia di darsela, ma da un po' di tempo anche. Sporchi, schifosi, puzzolenti, li manderei a lavarsi al fiume gelido di montagna, direttamente sotto la cascata, ma ahimè non ho come risolvere la questione, dunque, mi allontano il più possibile.
 
8) I tiratori di naso: altro incallito rumorista, il tizio col perenne raffreddore, che disconosce completamente l'uso del fazzolettino di carta. Preferisce far sentire a tutti il suo adorabile rumore, e far andare il muco a ballare coi neuroni ogni 30/40 secondi. Si, perché in alcuni, il ritmo è veramente incalzante, diventa quasi una musica, ovviamente tribale, ovviamente, se potessi, romperei la radio.
 
9) I panzoni inconsapevoli: sono quei tizi enormi, o comunque dotati di grossa e sporgente panza, che probabilmente non si sono accorti della protuberanza, e il fatto che non vedano più il loro pene quando vanno in bagno lo hanno collegato semplicemente all'età. E invece no, brutti e schifosi omaccioni, voi AVETE LA PANZA e l'avete anche bella grossa, per cui come potete pensare di infilarvi tra due persone (una delle quali sono sempre io) quando il tram è già stracolmo e a stento riusciamo a respirare? Ma no, loro ci passano, scatafottono qui e la la gente con la loro enorme PANZA e manco chiedono scusa. Vorrei bucargliela quella panza, vorrei usare con loro la tipica frase della nonna del vicino che sbucava fuori quando, a Palermo, giocavamo a pallone e la palla andava nel giardino della casa accanto: "Chiffà, u tagghiamu stu palluni?!"
Ecco a loro vorrei dire la stessa cosa, ma, a parte che non mi capirebbero, avrei poi il terrore di vedere usare la loro panza contro di me e quindi, come sempre, uso solo il mio sguardo , tagliente...ma non abbastanza.
 
10) I signori col respiro a fischio: io mi rendo conto che per alcuni il problema sia serio, che ci sia anche un po' d'asma, e che non posso chiedere certo loro di non respirare, ma vorrei...vorrei tanto che la smettessero. Quel rumore stridulo che si insinua nell'orecchio mi fa profondamente male. Serro i pugni, strido i denti e stringo gli occhi, provando a resistere fino all'apertura delle porte... ogni tanto, mi salvo prima, perché il tizio sparisce prima che sia io a scendere. Fiu.
 


venerdì 10 aprile 2015

In questo mondo di matti...

Ogni quartiere di norma, ha il suo pazzo. Tuttavia, non so se lo sapete, ma a Roma i quartieri sono un pò grandetti, quindi il numero di pazzi per metro quadrato aumenta in modo indescrivibile. Giustamente ai pazzi non viene data la patente (e ringraziando il cielo aggiungerei), quindi sono costretti a prendere i mezzi pubblici. I mezzi pubblici risultano quindi il luogo migliore per studi approfonditi di psichiatria, o anche solo per ammirare le variabili folli del genere umano.
Di seguito vi stilerò la lista dei 5 migliori pazzi che ho incontrato da quando prendo i mezzi pubblici.

La classifica è in ordine di gradimento, dunque partirà dalla numero 5:


5)  La signora anziana che fa le smorfie: probabilmente non si era resa conto di essere da sola sul bus, quindi continuava a fare le facce in risposta a qualche discorso immaginario che sentiva nella sua testa. Annuiva, e dissentiva, sollevava gli occhi al cielo e scuoteva il capo. La tentazione di chiederle "cosa c'è che non va?" è stata piuttosto forte, ma sono riuscita a trattenermi (sia mai che poi si fosse messa a raccontare la sua discussione mentale per filo e per segno a me)


4) Lo xenofobo: era veramente furioso, lui, che si dichiarava romano e non italiano. Solo Romano de Roma. Era arrabbiatissimo con i poveri Russi, Ucraini e Rumeni. Li chiamava zingari e zozzi e lo urlava ai quattro venti. Quando una signora gli si è avvicinata per dirgli che lei era russa, è rimasto spiazzato. Ha detto "mo che faccio?", ha fatto quello che avrebbero fatto tutti i pazzi: fingersi tollerante. Ha detto che chiaramente la signora, tanto carina e gradevole, faceva eccezione. Lui ce l'aveva con quelli che appendevano e staccavano (non ho trovato traduzione chiara) e che sporcavano la città. Zingari: russi ucraini e rumeni. 

Una volta finito lo sfogo con gli stranieri dell'est, doveva trovare qualcos'altro da fare lungo il percorso da Piramide a Stazione Trastevere, così si è immischiato nel discorso tra due uomini, uno dei quali aveva avuto dei problemi con la vodafone perchè si era trovato senza soldi dopo la ricarica. Così lo xenofobo, grande esperto anche di telefonia, ha cominciato a consigliare all'uomo di chiamare il servizio clienti al numero 4equalcosa. L'uomo ha risposto che lo aveva già fatto, ma a quanto pare il pazzo oltre ad essere xenofobo era anche un pò sordo e/o rincoglionito. Quindi ha continuato ad insistere di chiamare il numero e l'uomo ad insistere che gli aveva già detto di averlo già fatto. Quando ha capito che l'uomo "sano" stava per picchiarlo ha finalmente desistito. Era circa la 40esima volta che ripetevano lo stesso discorso. Io sono stata salvata dalla fermata, l'uomo non saprei.

3) L'incazzato cronico: abbastanza giustificabile. Chi non è incazzato di prima mattina? Tuttavia quasi tutti hanno quantomeno la decenza di trattenersi. Lui no. Dopo aver urlato in faccia al suonatore di fisarmonica che aveva "rotto il cazzo con quella musica di merda" (cit.) se l'è presa con una signora che non riusciva a scendere perchè la porta del tram era guasta, dicendole "che era una idiota perchè ancora non eravamo arrivati alla fermata" (cit) venendo smentito dall'apertura di tutte le altre sessantordici porte. 


2) L'appassionato di calcio (tedesco): purtroppo in questo caso si trattava di un ragazzo. E quando sono i giovani a soffrire di certi disturbi, piange sempre un pò il cuore. Ad ogni modo questo ragazzo salito sul bus urlava verso un uomo di essere fiero della sua Juventus, e di tifare anche per il Bayern Monaco, perchè suo padre è tedesco e lui ama i tedeschi, soprattutto i calciatori tedeschi. Diceva che la sua finale dei sogni sarebbe stata Juventus contro Bayern e che una Juventus con calciatori solo tedeschi sarebbe stato il suo sogno ancora più grande. Ero convinta che l'uomo con cui si stesse intrattenendo fosse un suo conoscente, purtroppo non era così. L'uomo infatti è arrivato alla sua fermata, è sceso e il ragazzo ha trovato una nuova vittima sacrificale, prima coinvolgendo un pò tutti, finchè non avesse scorto lo sguardo curioso di qualcuno e si fosse concentrato su quella povera vittima. Che per fortuna, non ero io.


1) Per gli amici "poraccia": una signora sulla quarantina, con evidenti problemi di alimentazione oltre che di mente. E' ormai una creatura mitologica, avvistarla nella metropolitana è un evento da filmare per i posteri. Sporca ed incredibilmente magra. Viene da chiedersi dove trova la forza per gridare a quel modo. Si, perchè la signora "poraccia" ha una passione, ovvero quella di gridare in faccia alla gente. E la sua frase più in voga è "ce l'hai na moneta?!" "Signora, una moneta" . Ogni tanto urla anche "mi fate mangiare?!?". Quando la signora le ha proposto di andare alla caritas si è sentita colta in fallo, ha detto che i soldi non le servono mica solo per mangiare, c'ha da fare le sue cose...eh, magari avrà pure ragione, ma se hai fame intanto mangi, no? Dopo averle fatto notare la cosa l'ultima frase è stata ufficialmente abolita. Confesso che di questa signora ho avuto un pò paura quando è toccato a me, per questo si è meritata il primo posto.




giovedì 2 aprile 2015

Belli capelli.

Oltre alla sindrome da crocerossina e da estetista, da quando prendo i mezzi pubblici, mi è peggiorata (perchè in fondo ci soffrivo già) la sindrome da Edward Manidiforbice. Santo cielo, quanto vorrei avere costantemente due cesoie a portata di mano, non per fare il giardiniere, no, quella è la sindrome del pollice verde. Io le vorrei per fare la testa nuova a certa gente che becco in giro.
Ce ne sono tanti di tipi, che vorrei tosare, ma partirò dai più classici:

1) Codino e pelata, peggio se il codino è sottilissimo e bianco.
Io mi chiedo, perchè questa cattiveria? Sei brutto e vecchio, hai due peli in testa, perchè farli allungare e creare questo disagio nelle persone che sono costrette ad interagire con te? Perchè quando potresti levarli tutti e magari sembrare anche più giovane? Cosa può spingere un uomo a creare una schifezza del genere sopra il proprio cranio? A volte mi piacerebbe capirne di psicologia per risolvere certi quesiti che per me resteranno eterne domande senza risposta.

2) Rasato sotto e codino lungo sopra, peggio se il codino è sottilissimo e grigio/bianco.
Cosa diavolo pensa un uomo che si rasa i capelli sotto e si lascia quella chioma non più fluente, grigia, brutta...si insomma, quei quattru pila, lunghi lunghi lunghi e spesso sudici? Ma soprattutto, perchè i barbieri permettono ciò? Ma non è finita, perchè non è un codino semplice, c'è chi lo rinforza, chi fa la treccia, chi mette quattro cinque elastici lungo tutta la lunghezza dell'orribile prolungamento, facendolo sembrare un salsicciotto osceno... ma il succo, o meglio, lo schifo non cambia: non li capirò mai.

3) Sono ancora a letto, lasciatemi dormire.
In qualsiasi modo si siano svegliati, i loro capelli sono rimasti esattamente in quel modo, donne o uomini non ha importanza, per alcuni, pettinarsi i capelli è davvero una cosa fuori da ogni lontana immaginazione. Neanche si guardano allo specchio, probabilmente, perchè a loro non importa: i capelli scombinati tanto vanno di moda no?

4) Leccami.
No, non è una proposta oscena. I "leccami" sono quelli che in bagno al posto del tubetto di gel hanno la lingua di mucca e si intrattengono in strani rapporti con essa. Quando vengono fuori hanno i capelli completamente aderenti alla faccia, e guai se non coprono almeno un occhio. Ah, meglio se una parte della testa è rasata. Fa più fico, a me fa solo più schifo.

5) C'è qualcosa tra di noi.
Si i tuoi capelli davanti alla faccia. Ecco, questa è la categoria che mi stimola di più, quella che odio di più e mi fa più venire voglia di alzarmi e scendere dal tram ancora in corsa. Di solito si tratta di donne, ma ultimamente anche di alcuni uomini. 
Sono quelli che ignorano i fastidiosissimi ciuffi davanti agli occhi, magari quelli che si incastrano tra occhiale e occhio. Non posso credere che non dia loro fastidio, è umanamente impossibile. Non può essere piacevole, oltre al solletico che fa il capello a contatto con le ciglia, guardare il mondo separato da ciuffi di capelli, è oltremodo fuori da ogni realtà.
Eppure c'è chi se ne sta li, sereno e cieco, per ore. Guardo quei ciuffi sperando di bruciarli con la forza del pensiero, ma niente. Non ce la faccio, posso solo farmi prudere le mani e mangiarmi le unghie.

Gli altri tipi invece sono troppo variegati per classificarli, c'è la signora dai capelli fucsia, il ragazzo dai capelli alti due metri, il signore con il parrucchino, la signora con pochi capelli ma nero corvino, giusto per farli vedere e renderli facilmente contabili. Quanti bei capelli che vedo in giro, e oltre a questi, ci sono anche quelli da ammirare, ragazze che farebbero invidia a qualsiasi modella per capelli del mondo, colori e chiome meravigliose, lisci perfetti, boccoli armoniosi, 
e poi ci sono io: senza infamia nè gloria.