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lunedì 13 novembre 2017

La settimana più...lunga della mia vita!

Avrei voluto dire che è stata la settimana più brutta, ma poi si sa... il karma ti punisce e cerca di ricordarti che c'è sempre chi sta peggio e che - soprattutto - al peggio non c'è mai fine. Quindi mi limiterò a dire che è stata una settimana - quella passata - tremendamente lunga. 

E' iniziata domenica, quando per andare a Palermo per una urgenza familiare, ho preso un aereo Ryanair che doveva portarmi a casa alle 18,30. Avevo un appuntamento e dovevo assolutamente arrivare entro le 19,30. Ho pensato che un'ora bastasse come range di sicurezza... che ingenua!
Ovviamente domenica mattina mi sveglio con il diluvio universale. Non pioveva così tanto a Roma da un anno circa, quando arrivo in aeroporto c'era il caos più totale, tre aerei che dovevano partire dal mio stesso gate si erano accumulati con un ritardo di circa due ore. Ero sicura che non sarei partita, anche per via degli avvisi in ogni schermo "A CAUSA DEL MALTEMPO MOLTI VOLI POTREBBERO SUBIRE RITARDI" in rosso, grande, che io, fortunata come sono ero sicura che non avrei disatteso queste aspettative. Ciononostante ci fanno imbarcare con solo mezzora di ritardo, che per qualche istante ho pensato: dai, ogni tanto Gesù si mostra e mi vuole bene. 
Salgo sull'aereo, mi seggo, e... niente, mi seggo. Sono rimasta seduta su quell'aereo per un'ora e mezza, con mio padre che stava attaccato al cellulare perchè io non facevo altro che scrivergli "stiamo partendo.... no aspetta, tra 10 minuti... ecco ecco... no no aspetta".

Fatto sta che arrivo a Palermo per le 20:25, giusto 5 minuti prima di poter chiedere il rimborso per il ritardo di due ore, ma vabbè... quanto meno ero arrivata, e anche se con due ore di ritardo sono riuscita comunque a fare quel che dovevo. Poco male, a Palermo c'erano 22 gradi, che io col maglione di lana pensavo quasi di morire e mi sono goduta una bella serata col mio gatto. L'indomani mattina mi sveglio con il diluvio universale. Ah! La mia solita fortuna! 
Mi dico che va bene così, la temperatura scende un pò, ma almeno se piove così oggi, domani, che devo prendere un altro aereo per tornare a Roma, si sarà calmato.

Ho passato una notte d'angoscia, un mattino d'angoscia e un pranzo che mi ha fatto veleno. Mi era, nel frattempo, venuta anche la mia solita gastrite cronica, che faccio un passo e mi manca il respiro. Ero veramente in condizioni pietose quando sono arrivata in aeroporto martedì alle ore 16,00, dovendo partire alle ore 17,00. 

Tutti i voli diretti a Roma con Ryanair, ma non solo, antecedenti al mio, erano stati cancellati o avevano un ritardo di circa 4 ore. Il mio no: dicevo che era impossibile, tra me e me pensavo che era una fortuna troppo grande riuscire a partire mentre ancora quelli delle 15,40 aspettavano il loro aereo per partire - se tutto andava bene - alle 19,05. 
Quando hanno annunciato un ritardo di 25 minuti ho pensato che sarebbe finita anche troppo bene, un po' come all'andata, che avrei preso un aereo e aspettato due ore, ma sarei comunque arrivata a casa... e invece, col cazzo!

Concedetemi una volgarità, lo dico sempre che dovrei imparare a bestemmiare, perchè la scorsa settimana, forse più di una bestemmia mi avrebbero fatto bene.

ANNUNCIO RITARDO: "il volo delle 17,05 per Roma Fiumicino è stato dirottato per Catania, non sappiamo quando riuscirà a rientrare a Palermo, restate nelle vicinanze perchè non appena avrò notizie dalla Ryanair sarà mia cura avvertirvi..." E sparisce! Cioè, letteralmente, abbasso gli occhi, li rialzo e lo stuart non c'era più. Mi metto a parlare al telefono con il mio fidanzato, che faceva un pò come mio padre, aspettava disperatamente mie notizie. E piangevo anche, visto che ero così, abbandonata all'aeroporto, senza sapere di che morte sarei morta. 

Ma poco dopo, direi una mezzora, forse di più, non saprei dirlo visto che ad un certo punto ho perso la cognizione del tempo, è arrivata la sorpresa: il volo Ryanair FR... delle 17:05 diretto a Roma Fiumicino partirà alle ore 22:05.... COOOOOOOOSA?!

Ero ad un passo dall'autoambulanza, per citare Margherita Bui in "maledetto il giorno che t'ho incontrato". Quindi sono corsa, mentre piangevo al telefono con mia madre e con il mio ragazzo, in biglietteria, per vedere se c'era un volo l'indomani mattina con Ryanair per partire con calma, visto l'orario terribile. La risposta è stata "il prossimo volo disponibile è giovedì". COOOOOOSA?! (bis). Ho pensato che non c'era altra soluzione: andare a casa, cenare e tornare in aeroporto per partire la sera, ma Dio mi ha trattenuto perchè neanche 25 minuti, 2560 imprecazioni, un paio di bestemmie, uno stomaco in meno e qualche malattia cronica in più dopo, mi è arrivata la comunicazione della CANCELLAZIONE del volo

Mi sono sentita mancare, ho pensato che sarei morta in aeroporto. Il tempo di correre al chek-in, capire cosa fosse successo e che il tizio non poteva aiutarmi, che la biglietteria, la stessa dove prima avevo sentito che il prossimo volo disponibile era giovedì, aveva una fila di trecento metri. Mi metto pazientemente in fila, tralascio chi supera, c'era già sufficiente agitazione e sufficienti bestemmie nell'aria e stavo già sufficientemente piangendo per mettermi a fare altra polemica. Quando arrivo al mio turno, il prossimo volo disponibile con la Ryanair era per sabato mattina (la gente non lavora?! e chi non abita a Palermo come fa? Dorme in aeroporto per una settimana? O l'Albergo chi lo paga?!). Un volo per Roma, con altra compagnia - leggasi ALITALIA - era disponibile solo l'indomani sera alla modica cifra di 495 € più tasse aeroportuali. Dopo un mancamento e altri due litri di lacrime, ho guardato il tabellone e ho letto Napoli. Ebbene si: Napoli mi ha salvato la vita. 
Ho preso il primo volo per Napoli dell'indomani mattina. 

Il tempo, il mercoledì (in tutto questo eravamo arrivati solo a mercoledì anche se sembravano ventisei anni), sembrava quasi accettabile, ma io, traumatizzata com'ero, guardavo in continuazione il sito dell'aeroporto di Palermo con gli aggiornamenti in tempo reale delle partenze. Dovevo partire alle 8,15 e invece siamo partiti alle 8,30 per un ritardo dei bagagli da imbarcare, su un aereo così piccolo che sembrava un pulmino delle elementari, con due file di due poltrone. 

Ho scoperto che il volo Palermo - Napoli dura esattamente quanto Palermo - Fiumicino, nonostante sia più distante. Atterro quindi alle 9,30, non riuscendo ad arrivare in stazione entro le 10,05, quando c'era il treno Freccia Rossa per Roma. E vabbè... (pensare a chi sta peggio, sempre). Resto in stazione un'altra ora, prendendo la seguente Freccia che partiva da Napoli ed era diretta a Torino, arrivando a Roma dopo un'ora, alle 12:10.

Dopo qualche minuto in stazione, a guardare fissi i numeri dei tabelloni e a vedere che non compariva ancora il binario del mio treno mentre i treni precedenti erano in ritardo di mezzora... ho cominciato a tremare. Ho cominciato a pensare che non sarei mai più partita, invece ecco il treno alle 10:45, al binario davanti a cui lo aspettavo, l'unico vuoto... bene. Sono posizionata nella carrozza 8A... comincio a camminare lungo il binario 8B, 7B....4B... aho, il treno sta per finire!
Chiedo al capotreno, e mi dice carinamente "uagliò, hanno unito due treni, eh fai prima ad arrivare a Torino a piedi"... grazie, molto gentile: in pratica ero nell'ultima carrozza dell'ultimo treno, del c.... di C... Ci provo, ma non ci riesco a bestemmiare, anche se farebbe bene.

Raggiungo morta, dopo 10 minuti di passeggiata sul binario, la mia carrozza. Mi raggiunge il capotreno con la macchinetta: "e se me lo dicevi ti davo un passaggio, signorì"...
Devo fare una parentesi: i Napoletani ti danno della ragazzina, sempre, mi chiamavano signorina, sempre, mai una volta ho sentito "signora", motivo per cui a loro vanno tutti i miei sentiti ringraziamenti, però aggiungo: MA IO L'AVEVO DETTO CHE CERCAVO LA CARROZZA 8A!!!

L'ho guardato sconsolata, sono salita sulla carrozza e ho pensato che quell'incubo stesse finalmente per finire. 

Se siete arrivati a questo punto della lettura, vi ringrazio e credo che penserete che non si può essere così sfigati, invece, se continuate a leggere, capirete che si può essere anche più sfigati di così. 

E scusatemi, di solito non scrivo così tanto, ma quando dico che è la settimana più lunga della mia vita non scherzo, di conseguenza penso che questo sia il post più lungo della mia vita.

Vi risparmio, quindi, ulteriori dettagli: arrivo a Roma, incredibilmente in orario, era il compleanno del fidanzato quindi cerco di riposarmi, per poi essere pimpante per la festa, ci riesco solo parzialmente, dopo che avevo dormito pochissimo e alle 22,30 ero già cotta.

L'indomani vado a lavoro: ovviamente i mezzi non mi assistono e arrivo a lavoro per un pelo. Penso che non devo lamentarmi, che tanto venerdì c'è sciopero e quindi andrà solo peggio. E infatti...

Venerdì scorso è stato un inferno, c'era sciopero generale, quindi non soltanto non c'erano mezzi, ma neanche treni, pullman, nulla di nulla e Roma, in queste situazioni, diventa l'inferno. Il caos più assoluto.

Mi alzo presto, non faccio colazione per prendere il tram che parte alle 8,00 e arriva sotto l'ufficio da me. Lo sciopero iniziava alle 8,30 e quindi il tram avrebbe dovuto finire la sua corsa, e lo avrebbe anche fatto se non si fosse rotta, a piazza Galeno, quindi a circa 45 minuti a piedi dal mio ufficio, la linea elettrica e un tram era fermo davanti nella mia direzione. Risultato: il tram si ferma, gli autobus sono in sciopero (perchè nel frattempo erano le 8,50) e io resto li. Comincio ad allungare la mano ad ogni taxi che arriva, uno si ferma ed una signora prova a fregarmelo. Io, in queste situazioni, dovete sapere, che divento una bestia priva di pietà. Chiarisco alla signora che quel taxi lo avevo prenotato io e mi infilo in macchina, vengo accerchiata da signore che volevano prenderlo con me, e pure quella che aveva tentato di fregarmelo, solo che quella andava da un'altra parte. Dopo una notevole insistenza l'ho caldamente invitata a scendere, visto che non partiva per colpa sua. E si è offesa, e mi dispiace. (Non è vero).

Risultato, dopo aver speso non so quanti soldi di aerei, taxi e treni non previsti, mi sono dovuta prendere anche un taxi per arrivare in ufficio, spendendo altri soldi, per fortuna pochi visto che ho diviso il passaggio con un'altra signora, questa gentile e comprensiva.

Comunque, la giornata a lavoro è stata stressante, piena di impegni che ad un certo punto non sapevo se sarei uscita alle 16,00, ma si era svoltata positivamente, così ho detto al mio fidanzato di venirmi a prendere, che, come sempre, partivamo per direttissima in direzione di Montenero, dove abbiamo un bellissimo casolare in campagna. Ma le disgrazie non viaggiano mai da sole e io, a quel punto, ne ero così consapevole che ero rassegnata all'inevitabile: il mio fidanzato resta bloccato per mezzora sul lungotevere, quando si sblocca è costretto a tornare a casa perchè aveva dimenticato gli occhiali, nel frattempo io, con lo sciopero, riesco a prendere un tram limitato verso un punto imprecisato. Quando scendo vengo salvata da un altro tram che lo seguiva, col risultato che arrivo a casa solo alle 17,30, da li, parto col fidanzato verso Montenero: oh, Dio, finalmente... e invece, anche stavolta, col cazzo!

Restiamo bloccati per strada per la bellezza di DUE ORE. Non ci abbiamo mai messo tanto per arrivare li. Ricordo di aver pensato che mi sembrava di essere in viaggio da sempre, di non essermi mai fermata e che non sapevo cosa poteva capitare di peggio. Di peggio niente... solo che stamattina un albero è caduto sulla linea tram, e per poco non dovevo prendermi un altro taxi! Porcap...!!!






lunedì 6 novembre 2017

La fobia dell'aereo...

Per una che prende i mezzi pubblici ogni giorno, probabilmente l'aereo dovrebbe essere un mezzo anche piacevole, soprattutto se lo si prende di rado. Ma ciò non avviene per me. Dovete sapere, perchè una premessa in questo caso è d'obbligo, che io, prima di iniziare le mie fantastiche avventure fisse a Roma, vivevo fantastiche avventure da pendolare. Sono nata, vissuta e cresciuta a Palermo. E mai avrei potuto pensare che per cinque anni della mia vita, dai 23 ai 28 (a fine del 2014 mi sono trasferita a Roma) avrei preso l'aereo in media una volta al mese. E invece così è stato, e solitamente ogni volta che prendevo l'aereo succedeva qualcosa, un ritardo, una cancellazione, una tormenta di neve, lo sciopero... in tutti questi anni, con tutti gli aerei persi e le ore passate ad aspettare in aeroporto, ho sviluppato una vera e propria avversione verso questo mezzo di trasporto, tant'è vero che tranne estremi casi, ovvero quando devo arrivare in poco tempo in Sicilia, e l'aereo resta comunque il mezzo più economico e rapido, lo evito come la peste. D'estate per esempio tendo a viaggiare in auto, o in nave, avendo più tempo. 

Ho sviluppato, più che un'avversione, una tremenda fobia. Quando salgo sull'aereo io inizio a fare mille segni della croce, a pregare, e al decollo tengo puntualmente gli occhi chiusi. Non posso guardare fuori dal finestrino, se non so che stiamo atterrando e quindi vedo già il terreno che mi fa pensare "dai, adesso è proprio difficile che sbaglia qualcosa e si muoia", ma per tutto il resto del volo io ho l'impressione di poter morire da un momento all'altro.

Domenica ho dovuto prendere un aereo per venire a Palermo, è stata una cosa abbastanza urgente e quindi non ho potuto evitarlo. Per altro, domani dovrò tornare e quindi ne prenderò un altro (due aerei in due giorni sono la cosa più atroce del mondo). Considerando che avevo deciso che questo inverno, proprio per la mia fobia, non avrei preso alcun aereo, era ovvio che dovesse capitare qualcosa che invece mi costringesse a farlo, e non solo: non avendo piovuto da aprile, era ovvio che il giorno in cui io avrei dovuto prendere l'aereo si sarebbe scatenato il più grosso nubifragio della storia, che "Catrina, spostati, non fai paura a nessuno".


E quindi voli cancellati, attacchi di panico ovunque, ritardi di due, tre ore, gente che urlava, chiedeva il rimborso, piangeva e io in mezzo, che pregavo perchè avevo il volo alle 17,30 e speravo di arrivare entro le 19,30. Ci fanno imbarcare miracolosamente alle 18,00. Quindi con già mezzora di ritardo rispetto all'orario del volo, ma nel panico generale, pensavo mi fosse andata bene, se non che ovviamente, appena esulto un momento, arriva Dio a ricordarmi che non me lo posso permettere, perchè non ho fatto la brava bambina questa settimana... probabilmente ho augurato troppo spesso la morte a due o tre persone. Comunque salgo sull'aereo, mi prendo il posto, avverto mio padre che doveva disgraziatamente venire a prendermi alle 18,30, e inizio a pregare: ho pregato per un'altra ora e mezza seduta su quell'aereo, perchè erano le 19,25 quando ha decollato e io ormai facevo venire giù le madonne, oltre alla pioggia e alla grandine, perchè ovviamente, mentre a Roma il mal tempo passava, ero certa che qui a Palermo stesse arrivando, e la differenza sostanziale è che se a Roma c'è mal tempo l'aereo atterra lo stesso, qui invece no. 

Per fortuna è atterrato perchè non pioveva ancora, anzi, faceva un bel caldo. Ho pensato "com'è bello, sembra primavera" con ben 7 gradi di differenza rispetto a Roma. E ovviamente stanotte si è scatenato il diluvio anche qui, facendo scendere la temperatura di circa sei gradi... io non mi smentisco mai!

Domani dovrò tornare a Roma, l'aereo dovrebbe decollare alle 17,00 e le previsioni dicono che ovviamente inizierà a piovere per le 16,00. Sappiate che vi ho voluto bene, se non dovessi farcela.

mercoledì 18 ottobre 2017

Se ci fosse mio nonno...

Certe mattine vorrei avere lo spirito di mio Nonno. Vorrei svegliarmi col suo carattere e fare passare quattro, cinque minuti di puro terrore a quelli che mi circondano. Starete pensando che mio nonno era una persona orribile, cattiva, dopo aver letto quanto appena scritto. Ed invece no, mio nonno era la persona più adorabile del mondo, ma anche la meno paziente che io abbia mai conosciuto. 

Una premessa su di lui è d'uopo, in questo caso. Lo stile di vita di mio nonno, si riassume sostanzialmente nel fatto che con certe persone "prima ci puosi ru buoffe, e poi c'arraggiuni", che significa sostanzialmente che con certa gente, prima di provare a ragionarci, è meglio dargli un paio di sonori schiaffi, così da svegliarli e fare capire loro quale sia lo stato delle cose. Anche se di peggio, c'erano quelli con cui non valeva nemmeno la pena di sprecare fiato. 

Io sono cresciuta con mio nonno, e vi garantisco che era una persona dolcissima, di intelligenza sopraffina. Un siciliano doc, che è nato e cresciuto negli anni trenta a Palermo. E tu, ad un siciliano doc degli anni trenta, puoi pensare anche lontanamente di rompere i "cabasisi"? Direi di no, per questo ribadisco: era adorabile, ma per nulla paziente. 



E penso che se mio nonno, adorabile per com'era, fosse venuto a stare a Roma, e fosse stato costretto - come lo sono io - a prendere ogni giorno i mezzi pubblici, forse adesso sarebbe in prigione a finire di scontare il suo quinto ergastolo. Ogni tanto penso che questa sarà la fine che farò io. Al Regina Coeli per aver gridato in faccia a qualcuno di lavarsi le ascelle o di sputare la chewingum o di smettere di respirare, molto più semplicemente. Oppure per aver ucciso qualche autista che ha deliberatamente deciso di non fermarsi, o come ieri, di chiudere le porte prima di farmi salire, rischiando di spezzarmi un polso. E invece no, neanche ieri sono finita in prigione, non l'ho nemmeno insultato. Nonno perdonami!

C'erano delle cose che mio nonno non tollerava proprio (non come me che non tollero praticamente nulla), mentre per il resto avrebbe fatto carte false per amici e parenti, rischiando tutto. Per esempio, a mio nonno, neppure per scherzare, si poteva toccare la faccia. Una volta - e credo non fu l'unica - massacrò suo fratello perchè, mentre tiravano di boxe, quello gli diede un pugno in faccia. Voi direte "ma se tirava di boxe..?" e infatti! Ma c'era il tacito accordo che i pugni andavano bene ovunque, ma non in faccia, perchè quello lo faceva rosicare tantissimo.
Pensate cosa sarebbe successo se durante il tragitto che compio io ogni mattina, nel salire sul 3 (tram) a S. Giovanni, qualcuno lo avesse spintonato o gli avesse dato una gomitata in faccia. Apriti cielo, scende Gesù, Giuseppe e la Madonna, nel tentativo di placare l'animo di mio nonno. 

Se non lo riuscite a pensare, ve lo dico io: oltre a mio nonno, su quel tram, sarebbe rimasto solo l'autista, e forse neppure quello. E se pensate che esagero, lasciate che vi racconti anche questa: mio nonno e mia nonna salgono sul bus, mia nonna incinta di otto mesi. Ai tempi, sui bus, si saliva dietro e si scendeva obbligatoriamente davanti. Non c'erano santi. Ma quel giorno il bus era troppo pieno, e mia nonna era troppo incinta (si, anche ai tempi i mezzi erano sempre pieni, questa cosa, in tempo e luogo, non è cambiata), così mio nonno chiese all'autista di aprire dietro per farla scendere. In un primo momento l'autista disse di si, poi, arrivati alla fermata, disse che non era possibile. Mio nonno si fece spazio tra la folla facendo passare mia nonna e la sua enorme pancia fino all'apertura davanti. A questo punto chiunque avrebbe lanciato qualche bestemmia contro l'autista, qualche bell'insulto come solo noi siciliani sappiamo fare, qualche "curnutu" condito con altri apostrofi nient'affatto gentili. Invece, oltre a tutto ciò, mio nonno è sceso, ha messo in sicurezza mia nonna, ha fatto il giro del bus, e ha tirato giù l'autista dal finestrino. Il resto è storia, vi assicuro che l'autista non si sarebbe più permesso di non fare gentilmente scendere una signora incinta dalla porta di dietro. 




E vi assicuro che chiunque, quando c'era mio nonno, non si sarebbe mai permesso di mancare di rispetto a nessuna di noi. Mi sentivo così sicura quando lo avevo accanto, e poi era così bello: un incrocio tra Clint Eastwood e Jack Nicolson. Ma, ecco, non era paziente, e non sapete quante volte vorrei non esserlo neppure io. 

Non è che pretendo di andare in giro a tirare fuori gli autisti dai finestrini, o di picchiare la gente non appena mi sfiora. Come detto, mio nonno era un uomo d'altri tempi, però mi piacerebbe camminare avendo la certezza che nessuno s'azzarderebbe mai a sfiorarmi. Incutere il giusto timore reverenziale negli altri, ed essere al tempo stesso amato e voluto bene, come lo era lui. Perchè a Pallavicino - il quartiere dove mio nonno è nato, cresciuto e vissuto - tutti lo conoscevano, rispettavano e gli volevano bene. Ed io forse, più di tutti.



martedì 18 luglio 2017

La sagra dei maccheroni a fezze e la felicità...

La vita di paese, quando passi tutto il tempo in città, è una cosa meravigliosa. Da qualche tempio io e il mio fidanzato ci rifugiamo durante il weekend in uno splendido casolare a Montenero Sabino, provincia di Rieti. Soprattutto ora, che il caldo incombe sulla città impedendo di respirare, tutta quella natura che rende l'aria fresca anche con 6000 gradi, è un vero toccasana. I nostri weekend quindi si svolgono con gli orari di paese, ci si alza con comodo, si fa pranzo con comodo, ci si fa la pennichella, verso le 19,00 un aperitivo e poi si cena con grigliata. O viceversa si fa la grigliata a pranzo e a cena una bella spaghettata.
Questo weekend però, è stato un weekend speciale perchè abbiamo iniziato il nostro percorso estivo di sagre. Si, perchè quest'estate intendiamo non perdercene una: il nostro obiettivo è ingrassare alle sagre di paese (o quantomeno il mio, perchè il mio fidanzato non ingrassa mai).

Quindi, mentre a Palermo - la mia città natale - erano tutti pronti a festeggiare la "Santuzza" (Santa Rosalia - patrona di Palermo, appunto) e a mangiare "babbaluci" (piatto tipico del festino: lumache piccole in aglio oglio e prezzemolo), io ero in paese, a mangiare Maccheroni a Fezze con aglio oglio e maggiorana e a bermi il vinello, che secondo il signore esperto del paese, questo "nun lo fanno da nessun'artra parte eh?! bono accussì solo qui!" ed effettivamente era buonissimo. Abbiamo fatto una passeggiata, abbiamo comprato la genziana ed un'anellino per me. Abbiamo anche ricevuto i complimenti della signora: che bella coppia... e tutti sedevano con tutti, sorridevano a tutti, parlavano con tutti e ballavano, si divertivano, anche l'ultracentenaria del paese era li, alle 23,00 di sera, ad ascoltarsi la musica, a partecipare alla festa.

Mi sono sentita all'improvviso come quando avevo 7 anni e con la Nonna e il Nonno andavo a Ventimiglia di Sicilia durante la festa del paese, mi sono sentita così incredibilmente felice e ho riscoperto il piacere di stare in mezzo alla gente. Perfino la fila per il bagno è diventato motivo di chiacchiera e divertimento. Per me, per una come me, che la gente è quasi costantemente fonte d'odio, che torno a casa con l'istinto omicida, è stata una rivelazione, è stata una benedizione e ho capito che io - per citare un film - "non sono cattiva, è che i mezzi pubblici mi rendono così".

mercoledì 17 giugno 2015

Si sta, come d'autunno, sugli alberi, le foglie.

Con questa citazione Ungarettiana, visto che oggi è il giorno della prima prova di maturità 2015 (un periodo troppo lontano ormai per destare in me qualsivoglia tipo di brivido malinconico), do il via al mio nuovo post per raccontarvi cosa succede quando in estate, a Roma, a cadere sono gli alberi. E quando questi alberi altissimi decidono di cadere proprio sulla linea elettrica del tram che io prendo per andare a lavoro. 
Mi sveglio prima, mangio di corsa, volo, per poi arrivare sempre in ritardo e poi l'odissea per tornare a casa. Succede che, quando succede, l'app che hai scaricato proprio per questi casi di emergenza non si aggiorna. Succede che, ferma ad aspettare per più di 40 minuti il cavolo di tram, cominci a fare supposizioni di ogni tipo, diventi amico dei poveri compagni di sventure, che come o peggio di te, aspettano li da tempo. Ci si consulta un po' a vicenda finchè non si vede spuntare un autobus col numero del tram e con su scritto "LIMITATO A". Quel "LIMITATO" da i brividi, credetemi. Lo ignoro, dico che sarà solo sostitutivo di uno dei due TRAM che passa di li, perché il problema sarà al mezzo e non all'intera linea, e quindi aspetto ancora che passi l'altro (anche perché sul primo salire era impossibile vista la quantità di gente e l'afa che c'è in questi giorni, a Roma). Aspetto il secondo per altri abbondanti 25 minuti, ed eccolo: strapieno, ma stavolta, non posso lasciarmelo sfuggire. Non posso, perché nel frattempo sono andata sul sito dell'atac e ho letto: "per lavori di manutenzione alla linea tram su viale Regina Margherita..." E uffa. Prendo questo benedettissimo autobus, parto, e ad un certo punto gira. Va in un posto che non ho mai visto, per strade nuove e mai esplorate neanche per caso. Tra me e me penso che non arriverò più a casa, ma non demordo. Nel frattempo, come succede sempre, la notizia del vero motivo del blocco era giunta: un albero era caduto ad ora di pranzo. Voi vi direte " ma cavolo, è un albero, quanto ci può volere a spostarlo ?!" Bravi, me lo domando anche io. E la risposta è "almeno due giorni". Io, per due giorni, ho vissuto quest'incubo. Ma è mai possibile che pure per cavolate del genere si debbano creare disagi del genere per più giorni e non si riesca mai ad intervenire tempestivamente? Si, è possibile. Che poi, obiettivamente, un albero di quella portata (credetemi era bello cresciuto), non da segni di cedimento e crolla da un momento all'altro? Non ci posso credere, mi dispiace. Ma poi cosa ci aspettiamo ? Ormai dovremmo conoscere i nostri polli... Ma purtroppo qualcuno di noi continua a stupirsi. Se non si riesce a spostare un albero in giornata, come si può immaginare di poter portare a termine i lavori dell'expo o qualsiasi altra grande opera cominciata in Italia? La Sicilia è spezzata da due mesi circa ormai per il crollo di un ponte sulla Palermo - Catania, che è ancora lì. Hanno messo provvisoriamente un treno ad alta velocità (che non capisco perché si è dovuto aspettare il crollo di un ponte per inserire un servizio tanto utile quanto basilare) e fine li. Della serie "che altro volete? L'Aquila è ancora come post terremoto, devastata dopo non so quanti anni e voi vi lamentate per un ponte?" ma si, in fondo... La deviazione fa perdere ai viaggiatori solo un paio d'ore. Bazzecole... Per chi non ha una mazza da fare. 
E quindi, tornando a Roma, neanche qui le cose cambiano un granché, la gente è lenta come giù in Sicilia. Forse per questo mi trovo bene, perché in fondo tutto il mondo è paese.
 
 

lunedì 15 giugno 2015

Tornare a casa...

Di tanto in tanto si torna a casa... non quella attuale, dove vivo col mio fidanzato, ma quella dove ho vissuto i miei primi 28 anni, quella della me bambina, che ha ancora un incessante bisogno della mamma, quella dove ci sono i miei grandi amori pelosi: micia e coso grigio, che io chiamo Jd, ma che mia madre si ostina a chiamare "Nico", anche se di "nico" ovvero "piccolo" (e non il diminuitivo di Nicola) non ha più nulla ormai, essendo una bestia grigia e grassa di circa sette kg.
Cerco di tornare a casa quando posso, a volte per anche solo un giorno...perché, lo confesso, sono mammona e i miei gatti mi mancano da morire. A volte torno soltanto per recuperare qualche vestito o qualche paio di scarpe, che nella nuova casa, essendo veramente piccola, non ho dove mettere. Ogni tanto è semplicemente una scusa, torno perché il distacco non è mai indolore e il bisogno di respirare l'aria palermitana diventa incontrollabile e incontrastabile, anche se a volte fa puzza di munnizza.
Quando torno per qualche giorno in più, assentandomi dallo stage che per ora faccio e estraniandomi completamente dal Caos di Roma, rientrare nella quotidianità poi è veramente traumatico. Specialmente se in quei giorni di riposo a casa c'è pure mio fratello e mia madre si sbizzarrisce nella sua meravigliosa cucina: in 4 giorni 4 chili...solo che è una dieta all'ingrasso, ahimè. E poi il mare, e poi, come rido con mio fratello con nessuno mai.
Essere tutti e tre di nuovo assieme, come un tempo, è un'emozione fortissima che non posso dimenticare e che mi manca costantemente, ogni giorno della vita. Ma si cresce e quando si cresce ci si rende conto che è inutile fare progetti, immaginare di vivere tutti vicini, perché poi la vita ti schiaffa davanti l'assoluta ed indiscutibile verità che non possiamo fare nulla per cambiare il destino, che le nostre strade spesso e contro la nostra volontà si dividono. In fondo va bene così, siamo fortunati, siamo felici nei nostri nuovi spazi, sia io che mio fratello abbiamo l'amore, un "quasi" (nel mio caso) lavoro e una casa. Non ci manca nulla... no bugia, qualcosa ci manca, ci manca la mamma, ci manchiamo a vicenda, e questo non cambierà mai. Ecco perché non mi vergogno di dire che ogni qual volta posso, io torno a casa.




mercoledì 18 marzo 2015

È questione di sguardi...

"Tu perché siamo qui
È questione di sguardi
È, ah... un attimo
Così, così magnetico
Così, così"


Così diceva la canzone di Paola Turci, ed io ogni mattina mi ritrovo a sentirla nella mia testa. 

Vi sarà sicuramente capitato l'imbarazzo di incrociare lo sguardo con un perfetto sconosciuto, no? Beh questo è un imbarazzo che sei costretta a rivivere in continuazione sui mezzi pubblici, tanto che ad un certo punto, ti trovi a superarlo. 
E' piuttosto normale che ci sia qualcuno o qualcosa che attiri la nostra attenzione. Nel mio caso, in particolare, vengo attirata dalla gente che parla, e che riesce ad ignorarmi. Mi sento al sicuro se non vengo mai guardata e così mi ritrovo a studiare queste persone, senza dimenticare di distogliere di tanto in tanto lo sguardo, soprattutto se mi accorgo che mi hanno notata.
C'è invece chi fissa e, nel caso particolare, fissa proprio me, senza sosta, senza motivo, e soprattutto con una gran faccia da culo.
Tra me e me comincio a chiedermi se ho qualcosa fuori posto, il rossetto sbavato, gli occhiali storti, i capelli dritti, le sopracciglia scomposte o qualcosa sul naso...No. Invece non ho proprio niente, ma per qualche motivo il signor ..."Fissatette..Fissatette... Fitzherbert, perchè è così che si chiama" (cit.), continua insistentemente a fissare la mia faccia.
A quel punto provo a ricambiare lo sguardo, pensando che il soggetto in questione, colto dall'imbarazzo di essere stato notato, abbassi o distolga lo sguardo, ma niente, continua a guardarmi e a quel punto si risveglia la Giorgia siciliana, quasi mafiosa. Mi sale nella gola, lo sento sulla punta della lingua: CHE MINCHIA CI TALII??!
Ma non posso, non posso per due motivi: attirerei anche tutti gli sguardi che mi stavano beatamente ignorando e in secondo luogo non penso che capirebbe. 
Quindi mi ritrovo a sospirare, a fare un lento movimento di spalle e ad inarcare con aria perplessa le sopracciglia. Non manca un leggero "mah" appena percepibile dal labiale e, se possibile, dopo essermi assicurata che il soggetto in questione abbia capito che mi fa piuttosto schifo, mi sposto. 
Sarà che comunque in Sicilia non ci sono molti mezzi pubblici, ma è anche vero che una cosa del genere non sarebbe mai successa. Perchè in Sicilia ti insegnano che non si fissa la gente, ma soprattutto perchè in Sicilia, a Palermo nello specifico, dal "che minchia guardi?" o dal "cerchi aggaddo?" alle mani, non c'è neanche il tempo di una risposta.