martedì 20 marzo 2018

Abbi sempre paura delle cose...

Mia madre è una persona ansiosa. Della serie che l'altro giorno l'ho chiamata per darle il buongiorno, come faccio spesso durante il weekend. L'ho richiamata dopo un'ora all'incirca per chiederle una cosa, e mi ha risposto così "Che è successo?" col fiatone. Sono rimasta un attimo al telefono come a cercare di capire che avesse. Le ho detto "mamma, che hai, che deve essere successo?" e lei "niente, mi avevi già chiamato e mi sono messa molta paura".

Ecco questa è mia madre, una che ti saluta e ti dice "abbi sempre paura delle cose..." di tutte le cose! Quindi capirete bene come possa essere venuta su io. Sono una che ha l'ansia addosso. Che ci vive, che ci convive, per meglio dire, ogni giorno della sua vita.

Il mio fidanzato ride, perchè spesso, dovunque andiamo, io mi guardo intorno e dico "questo posto mi da ansia, quella scritta mi inquieta, questa cosa mi fa sentire a disagio..." e così via. Così ieri mi fa "perchè non te le segni, tutte le cose che ti inquietano e ti fanno venire l'ansia? Vedrai che la lista è davvero lunga". L'ho guardato e gli ho detto che aveva ragione, che era una idea geniale. Poi magari qualche bravo psicologo leggerà il mio post, e mi dirà di che disturbo ossessivo-compulsivo soffro esattamente.

E quindi ecco un elenco, cercherò di non farlo troppo lungo, di tutte le cose che mi danno ansia:

1) Addormentarmi col buio, se tutti già dormono e c'è molto silenzio. Io ho una paura del buio profonda, radicata, probabilmente inguaribile. Abbiate pietà di me.

2) La pioggia forte. E non parliamo dei lampi e dei tuoni.

3) Le scritte illuminate degli Hotel o dei Motel anni 70. Ce n'è una al Pigneto, in alto su un palazzo enorme, che si vede solo a distanza di chilometri. Sarà messa li chissà da quanto, ma, a parte che è brutta da morire, mi spiegate a che serve?

4) San Lorenzo, e le sue case. 

Va bene, su questo 4° punto faccio una pausa e do una spiegazione. Io vengo da Palermo, come molti di voi sanno, e abito proprio nel quartiere di Palermo che si chiama San Lorenzo. Che è tutta un'altra cosa rispetto al San Lorenzo di Roma. A Palermo, il quartiere San Lorenzo, è circondato da ville, è pieno di verde, ha tutte case più o meno piccole e basse e l'ambiente ricorda più quello di un paese che di un quartiere di città. Conosci il fornaio, il salumiere, il macellaio, il fruttivendolo e a loro volta si conoscono tutti tra loro.

San Lorenzo, a Roma, invece, è grigia, fatta di palazzoni, circondata dalla circonvallazione fumosa e carica di smog, con l'aria irrespirabile, una piccola città dove non conosci nessuno, dove non c'è il fruttivendolo che ti vende sempre la frutta fresca, ma piuttosto il bangla aperto 24h no stop, che dico, ma povero cristo, ma lasciatelo andare a dormire, no?
E' un quartiere dove - dal mio punto di vista di paesana del sud - ci vivono quei ragazzi abbandonati che non hanno famiglia a Roma e vengono qui per studiare: che non mangiano, forse a mala pena dormono. Questa storia degli studenti fuori sede in una casa provvisoria mi riempie d'angoscia, e quindi San Lorenzo è un quartiere che mi da ansia.

5) Gli autobus vuoti di sera. (Dai, a chi non inquietano un po'? Poi se c'è una persona sola ancora peggio.)

6) I Bar sulle strade statali dove se mangi poi muori. Dove se va bene trovi i panini col prosciutto secco, dell'anno scorso. 

7) Gli enormi ristoranti dispersi sulla Salaria, sempre vuoti. In particolare quello che si becca circa al km 40 che ha un'enorme aragosta davanti al portone di ingresso. Mi chiedo chi possa avere tanto coraggio da andare in un posto del genere, in cui sembra esserci sempre una nuvola cupa e tetra anche quando tutto intorno splende il sole. C'è anche la piscina, ma è in uso? Si vede solo da lontano qualche ombrellone sempre chiuso e scosso dal vento.
Non potete capire la tristezza che mi fanno questi posti. 

8) L'affitta camere rosso fuoco che c'è a Monteverde. Avete presente? Quella vicino al Momò. Dai, Dario Argento, probabilmente si è ispirato a quella scritta per fare Profondo Rosso.

Probabilmente domani passerò davanti casa di qualcuno, davanti a qualche palazzina o in qualche strada sterrata, e troverò qualcos'altro di molto, molto angosciante e inquietante. Sono una persona malata, ma se anche a voi, qualcosa scritta sopra inquieta, ditemelo! Mi sentirò meno sola. 




lunedì 5 marzo 2018

"La la land"...e la fobia dell'abbandono

Ci sono certi film che toccano corde nascoste dell'anima. "La La Land" è uno di questi. 

Quando è uscito, vincendo 6 oscar su 13 candidature, come tutti i film che vengono strapubblicizzati, mi è andato immediatamente in antipatia. Tutti, ma proprio tutti, non facevano altro che dire "ho visto La La Land, quanto è bello La La Land..." ed io per reazione uguale e contraria, mi sono rifiutata di vederlo. Ovviamente, quasi come sempre, sbagliando. Finalmente la scorsa settimana è uscito su Sky. Ho guardato il mio ragazzo, che essendo anche lui fan dei musical come me, ha detto "ma si, ora che non dobbiamo pagare per vederlo, possiamo cimentarci".

E così ci siamo cimentati, ci siamo seduti e dopo 10 minuti contati di film avevo già gli occhi a forma di cuore. Si, sono una inguaribile romantica. Guardavo il mio ragazzo con aria sognante, pensando a quanto è bello l'amore, a quanto sono fortunata e a quanto sono belli gli innamorati come noi, ma erano passati 20 minuti, il film durava quasi due ore, e mi sono immediatamente resa conto che di li a poco avrei sofferto. Ed infatti, un attimo dopo, non avevo più gli occhi a cuore, ma avevo due lacrimoni enormi capaci di provocare uno tzunami. Io e il mio ragazzo ci siamo guardati e ci siamo detti "non farmi mai una cosa del genere".

Tralascio le cose che succedono da quel momento in poi (cioè il resto del film): non vorrei fare spoiler, ma forse dovrò. Ad ogni modo alla fine del film il mio ragazzo ha tratto la conclusione che il film non gli è piaciuto poi tanto. Lui è per le gioie, non sopporta le storie d'amore che non vanno bene come dovrebbero, e anche io, solo che io non riuscivo a reagire, ero proprio devastata, anche se credo che il messaggio finale non sia poi così negativo. 

Questo film dice che "questa è la vita, bisogna inseguire i propri sogni, e poi accettare le conseguenze. Che non si può avere tutto, bisogna fare delle rinunce, avere delle priorità". 

Io però, che sono per l'amore che vince su tutto, non riesco ad accettarlo. L'ultima scena, di lui che guarda lei in quel modo, mi ha proprio lasciato vuota dentro. Mi sono trovata a pensare: ma come farei se adesso il mio ragazzo partisse per lavoro e io non lo rivedessi più, sapessi che ha avuto successo e fra cinque anni mi viene a trovare insieme a sua moglie e a sua figlia, mentre sto distribuendo volantini (si, non ho grandi aspettative di carriera)? La risposta è che probabilmente cinque minuti dopo sarei sotto un ponte. Morta.

Ma il film non è così deprimente, suvvia, sono io che sono probabilmente troppo sensibile, me ne rendo conto. E comunque resta il fatto che è veramente un bel musical, quindi se vi piace il genere romantico-musicale, non perdetevelo.




sabato 3 marzo 2018

E' tutta una questione di calcolo...

Ho un bel calcolo alla colecisti. Il medico ha detto che potrebbe non darmi alcun fastidio per il resto della mia vita, o farmi andare in pancreatite all'improvviso. Si, è stato molto rassicurante nel dirmi che se il calcolo si sposta, essendo libero, e finisce nel tubicino che collega la cistifellea al pancreas, quest'ultimo, non ricevendo più i succhi biliari dalla cistifellea, inizierebbe a produrre acidi e finirebbe col mangiarsi da solo. 
Una scena da film horror, raccapricciante a dir poco, ma mi sono mantenuta abbastanza serena, ero ancora con pieno controllo di me stessa, quando ha anche aggiunto che non posso mangiare cibi grassi, soprattutto fritti e insaccati, e la cioccolata. La mia cioccolata.

Ecco, li, in quel momento, in quel preciso istante, mi è venuto un mezzo infarto. Ho pensato immediatamente: ma che dice, ci operiamo? Che va bene la spada di Damocle delle coliche e della pancreatite, ma una vita senza cioccolata, senza amatriciana o carbonara, senza panino col salame e senza arancine, beh, preferisco la morte.

Ho chiamato mia madre, ovviamente, per dirle che avevo un calcolo. La sua domanda è stata "quando ti operi?". L'opzione cura, controllo, aspettare, vedere, mangiare sano, non era stata minimamente contemplata. Ma era abbastanza scontato. E quella seguente è stata. "Ospedali buoni ce ne sono a Roma?". Io ovviamente provavo a dirle che se ne parla almeno tra sei mesi dopo nuovo controllo, ma niente. 

Oggi l'ho risentita, e ovviamente ha proseguito: "senti, inizialmente avevo pensato che era meglio se ti operavi qui così poi ti potevo assistere anche a casa, ma poi ho detto che vengo li, però ovviamente me lo devi fare sapere prima."

In effetti, è tutta colpa mia, perchè da mia madre - alla quale devo il mio stato perenne d'ansia - non potevo aspettarmi la reazione che invece ha avuto il mio fidanzato: "ah, ok. Stasera faccio una carbonara?" E l'ha fatta veramente! Io ieri ho mangiato una carbonara. Ho scartato il guanciale, piangendo, ma l'ho mangiata. E vabbè, del resto mica posso soffrire così... Poi io il weekend lo adoravo perchè mi sfasciavo di cibo. Facevo colazione con le fette biscottate col burro. Stamattina ho guardato quelle fette biscottate vuote affondare nel latte, e mi è venuta una tristezza disumana. Ho chiamato mia madre e ,nonostante stesse facendo già la valigia per raggiungermi in vista del mio intervento, mi ha detto "si, ma ogni tanto mangiatelo un po' di cioccolato, fattela una fetta biscottata col burro, se no poi come fai?". E infatti, come faccio?


Come farò a tornare a Palermo? Io che ci vado per mangiarmi come minimo un panino con la milza, una o due arancine, perchè una accarne non va bene, ci vuole anche una abburro. Una o due stecche di stigghiola, un paio di kg di anelletti al forno, con tritato, melenzane fritte e uovo sodo (che a casa mia se non avevi il pezzo di uovo nella tua porzione eri un disgraziato, e c'erano le sciarre vere, le guerre in casa). Come faccio ad andare da mia nonna, che mi fa le sfince fritte con lo zucchero e la cannella, a dirle che non me le posso mangiare?

E quindi, niente. Vi farò sapere la data dell'intervento.

lunedì 26 febbraio 2018

Roma era tutta candida, tutta pulita e lucida. L'hai più vista così?


Com’è com’è com’è
Che c’era posto pure per le favole
E un vetro che riluccica
Sembrava l’America
E chi l’ha vista mai
E zitta e zitta poi
La nevicata del ’56
Roma era tutta candida
Tutta pulita e lucida
Tu mi dici di sì l’hai più vista così
Che tempi quelli


Oggi, svegliandomi alle 7,00 e affacciandomi dalla finestra di casa che dava sul mio giardino, non ho potuto fare a meno di pensare alla canzone di Mia Martini "la nevicata del '56". 

Non ho fatto altro che canticchiarla tutto il giorno. Ho svegliato il mio fidanzato di corsa, con l'entusiasmo di una bambina di 10 anni, che vede la neve per la prima volta. Si, perchè anche se di anni ne ho 31, e non sono una bambina di certo, io la neve non l'avevo mai vista, non così, non davanti casa, non ad un palmo dal naso, non scendere a fiocchi. Sono sempre stata una donna di mare e al mare, in Sicilia, la neve è rara come il mare azzurro in Val D'Aosta. Per questo forse il fidanzato ha perdonato la mia sveglia alle 7,00. Mi sono rinfilata sotto le coperte, ma non sono riuscita a dormire, ero eccitata, in ansia, in una situazione di stallo perchè, oltre alla meraviglia della neve, c'era il dramma del lavoro: non sapevo ancora se sarei potuta uscire o meno, e quindi, come sempre quando non so cosa farò, ero in fibrillazione (si, sono molto malata, e se non ho tutto chiaro, tutto programmato, mi vengono le crisi d'ansia)

Poi è arrivata la comunicazione dell'atac che diceva che i mezzi erano fermi, e dall'ufficio, che era tutto chiuso. Ho avuto un attimo di sollievo e poi nuovamente ansia, perchè anche se non faccio il chirurgo e nessuno muore se non lavoro per un giorno, sapevo che c'erano delle cose urgenti da fare, ed era anche giusto farle. Quindi... ho lavorato da casa, mentre fuori fioccava. 

Non ho avuto modo di godermela per intero, questa meravigliosa neve, ma quel poco che basta per vedere con un pupazzo di neve, per scivolare sul ghiaccio e rischiare di rompermi l'osso del collo, ma soprattutto vedere un altro pupazzo di neve. E chi lo aveva mai visto un pupazzo di neve a due metri da casa, ma soprattutto chi li aveva visti mai due pupazzi di neve, con tanto di naso fatto da una carota e cinque centesimi a posto degli occhi? Cinque centesimi, solo cinque, perchè un occhio era stato rubato. Forse l'altro occhio era di cinquanta centesimi e non ce l'ha fatta.

Comunque, nonostante tutte le polemiche, perchè "che sarà mai un po' di neve? al nord ce l'hanno sempre e non si fermano mai", che non capisco, perchè noi non siamo al Nord, oggi Roma era uno spettacolo vero ed ineguagliabile. Oggi essere vivere in Italia è una fortuna, ma a Roma è un privilegio, ed io adoro i romani, adoro questo modo di prendere sempre tutto alla leggera. Adoro, nonostante tutto e tutti, anche il fatto che con la neve la città vada nel panico e diventi deserta, adoro quelli che sono usciti con la tuta da sci e gli slittini, adoro quelli che si sono andati a fare lo slalom gigante a Circo Massimo. Adoro il Colosseo bianco, adoro quelli che hanno fotografato pure i cassonetti, perchè con la neve anche l'immondizia a Roma sembra diventare bella. 

Roma è così, ce piace così. Caciarona, caotica. Un po' matta.
E ora, insieme a me, emozionatevi così, con la nevicata del 2018.



lunedì 29 gennaio 2018

A lezione con Milady de Winter: la donna più stronza della letteratura.

Molti di voi ricorderanno quando ho parlato di Floria Tosca, come una donna non esattamente furba (qui se non ve lo ricordate o se volete semplicemente rileggere). Oggi vi parlo del suo esatto opposto, del demonio sceso in terra, come lo definisce Dumas, ma ALLARME SPOILER! non leggete oltre se non volete sapere come finisce i tre moschettieri, e soprattutto cosa succede a Milady, la donna più stronza del mondo.





In realtà il libro "I Tre Moschettieri" avrebbe dovuto chiamarsi "Milady, e gli uomini a cui ha rovinato la vita", cioè tutti, non c'è un protagonista a cui Milady non stravolge la vita, non cava un occhio, non uccide un parente, o non porta al suicidio. Tutto il libro gira intorno alla figura di questa donna, che incanta gli uomini come il flauto magico fa coi serpenti e che riesce sempre (o quasi) ad averla vinta


Non ci tengo a farvi un resoconto del libro, non intendo fare una recensione (ma per piccolo appunto vi dico che l'ho trovato assolutamente meraviglioso, un vero e unico capolavoro della letteratura francese), ma voglio raccontarvi di Milady de Winter, ovvero Anna, ovvero la Contessa di La Fere, ovvero la più grande stronza del mondo della letteratura

Milady inizialmente risulta quasi marginale, benchè appaia fin da subito a D'Artagnan, che la scorge quando questa, nel tessere le sue trame, incontra Rocheford, l'ombra del Cardinale. E' subito chiaro che lei operi per i cattivi, ma sarà ancora più chiaro che la cattiva è lei, e che lei opera per lo più per sè stessa.


Andando avanti, aggiungendo alla serie infinita di intrighi che conosciamo (perchè se state leggendo qui, sicuramente conoscete la trama de "I Tre Moschettieri", altrimenti siete masochisti e comunque io cercherò di rivelarvi il meno possibile) D'Artagnan si trova ad avere a che fare con Milady. E' spinto dalla voglia di vendicarsi, perchè Milady ha partecipato al rapimento della donna che lui ama (e non si sa perchè la ama, ma tant'è, è giovane, lo si perdona). Milady, dopo aver cercato di far uccidere il cognato e benchè D'Artagnan sappia perfettamente che è un'arpia, riesce a farlo follemente innamorare di lei, al punto che il nostro giovane guascone si finge un altro pur di averla, e inganna una povera cameriera folle d'amore per lui.


In pratica Milady riesce a farci odiare D'Artagnan per circa 7 capitoli. Quando però Milady scopre l'inganno di D'Artagnan, questi diviene preda del suo odio. Il nostro giovane Guascone pare pentito e torna in sé, cercando di vendicarsi, ma soprattutto di sfuggirle. Durante il loro "ingannevole atto d'amore" (che comunque a D'Artagnan non dispiace affatto), D'Artagnan scopre che Milady ha il marchio dell'infamia sulla spalla, proprio come quello che aveva la donna amata da Athos (Athos il figo, Athos il magnifico, Athos l'unico irreprensibile... si capisce che amo Athos?), che lo privò di tutto, dell'onore, della famiglia e della dignità (non ne manca uno, oh).


E Milady non dimentica, lei ha un chiodo fisso: vendicarsi. Così manda il vino avvelenato a D'Artagnan, che ammazza un povero cristiano invitato per caso a bere e gli salva, di fatto, la vita. Si rende così colpevole di omicidio, e quindi si sente incredibilmente in colpa, ma altresì aumenta il suo odio per Milady.


Mentre sono in una taverna (Dumas ama le taverne) o in una bettola (si, Dumas ama anche le bettole) Athos sente la voce di Milady, la riconosce, la minaccia: Milady sembra aver paura solo di Athos, che si scopre essere il suo primo marito. Ma Athos che fa? L'ammazza? Si vendica? La blocca? La uccide? No, niente di tutto questo: le strappa il salvacondotto datole dal Cardinale e la lascia andare. Ma si può?


Io, che avevo già capito l'antifona, ho bestemmiato! Ma puoi lasciare andare una donna che hai provato ad impiccare ed è sopravvissuta, che sai che deve andare a compiere un delitto e rovinare la vita per la seconda volta a te e probabilmente al tuo migliore amico, che ha già tentato di avvelenare? Puoi? Si, lui può, perchè lui è Athos il giusto. Finchè non si incazza, e poi sono cavoli amari eh!


Milady sembra, per la prima volta da quando ha iniziato a compiere le sue congiure, in difficoltà, parte per l'Inghilterra senza il salvacondotto che le aveva consegnato il Cardinale - preso da Athos - ed in ritardo rispetto a quanto avrebbe dovuto, inoltre, i nostri Moschettieri conoscevano i suoi piani e quindi partono al contrattacco, mandando avvertimenti a destra e a manca cercando di sabotarle i piani.


Avvertono Lord de Winter (promemoria: il cognato di Milady che voleva fosse ucciso da D'Artagnan per prendere tutta l'eredità) che riesce ad intercettarne l'arrivo in Inghilterra, la rapisce e le mette accanto un uomo grande, grosso, quasi muto ed assolutamente pio, incorruttibile. Lord de Winter lo ha avvertito della magia diabolica di cui è dotata Milady che oltre ad essere, bellissima e furbissima, ha anche una voce d'angelo ed assolutamente nessuna pietà. Fatto sta che quest'uomo, inizialmente duro come la pietra, che ti fa sembrare che per lei non ci sia scampo, fedelissimo di Lord de Winter, viene corrotto dalla falsa fedeltà in Cristo (che cazzo...) di Milady e l'aiuta a fuggire. Non solo... compie anche il delitto che il Cardinale le aveva mandato a compiere. E quindi, oltre l'inganno, la beffa. Muoiono due uomini in un colpo solo, quello che uccide Fenron (così si chiama sto povero disgraziato, e non vi dico chi uccide, ma è importante!), sia Fenron, perchè viene catturato, ammette la colpa rendendosi conto di essere stato ingannato, e quindi, col cuore infranto da Milady, si fa tagliare la testa.


Milady torna vittoriosa in Francia, va in un convento dove aveva appuntamento con l'uomo del cardinale, che - guarda caso - è lo stesso convento dove è stata nascosta l'amata di D'Artagnan, la Signora Bonacieux, che finisce in questo intrigo perchè aiuta la Regina a salvarsi dalle mire vendicative del Cardinale, per la sua storia d'amore con il Duca di Buckingam (altro uomo rovinato da Milady, n.d.r.).


La Signora Bonacieux, che fino a quel momento si è mostrata furba, oltre che bella, diventa all'improvviso una cretina. Ma Milady ha un potere che noi umili esseri umani non possiamo comprendere e quindi Milady diventa in due pagine la migliore amica di Constance Bonacieux, che rivela a Milady tutto, dall'inizio alla fine, credendo che Milady sia una carissima amica di D'Artagnan, mentre quella non solo se l'è selvaggiamente portato a letto, ma l'ha pure cercato d'ammazzare subito dopo come una vera mantide religiosa. Quando Milady scopre l'arrivo di D'Artagnan, si accorda con Rocheford per rapire la Signora Bonacieux, ma i suoi piani sembrano andare a farsi fottere, stavolta Athos, Porthos, Aramis e D'Artagnan sono andati veloci come il vento, hanno intercettato la carrozza che Bonacieux aveva mandato e l'hanno superata, arrivando per primi al convento. Milady le fa credere che sono arrivati gli uomini del Cardinale, e così tenta di fare uscire dal retro anche Constance, ma questa, presa da un improvviso barlume di furbizia, non si muove. Crede che D'Artagnan arriverà (e credi bene, cretina! E' arrivato!) e così il tuo cuore inizia a battere: vedi già la spada infilzata nella pancia di Milady, il suo sangue ovunque, la sua testa nelle mani di Athos, D'Artagnan abbracciato a Constance, Porthos ed Aramis che brindano con gli amici e tutti felici e contenti, e invece col cazzo!





Col cazzo perchè veramente Milady è il demonio: vedendo che non riesce più a convincere la Signora Bonacieux a seguirla, prima di scappare, giusto perchè non ha rovinato abbastanza vite, l'avvelena.


Quindi, quando entra D'Artagnan, un millesimo di secondo dopo, Milady si è volatilizzata, la Signora Bonacieux sta morendo e Athos annuncia serenamente a tutti che non c'è alcun antidoto per i veleni che usa Milady


Così Constance muore, Aramis e Porthos non sanno che fare e sono in forte imbarazzo, D'Artagnan prima piange e poi sviene, e finalmente Athos si incazza. Quando Athos si incazza si urla di gioia, perchè pensi che finalmente non può farsela scappare. In quel momento arriva pure Lord de Winter (che non si sa come ha fatto a sapere che loro fossero tutti li) e si unisce all'allegra combriccola che si muove per vendicarsi, e finalmente uccidere Milady.


Ma anche all'ultimo, quando all'allegra combriccola si unisce anche il Boia (anche lui con il fratello morto e la vita rovinata da Milady) pensi che possa cavarsela, perchè solo guardando i servitori, li corrompe.


A quel punto... potrei dirvi come finisce, e invece vi lascio col dubbio. Perchè Milady è una figura mitologica, mezza donna e mezza demonio, una donna da cui forse ogni tanto dovremmo prendere esempio.

giovedì 18 gennaio 2018

Sono una stronza, ma c'è chi è più stronzo di me.

Tempo fa il mio ragazzo mi ha mandato il link di un articolo di giornale che diceva che forse, se vediamo che intorno a noi tutti sono idioti, siamo semplicemente degli stronzi. Forse quindi devo accettare il fatto di essere stronza, è una problematica con cui ormai riesco perfettamente a convivere. 

Quello che invece non riesco ad accettare, è il fatto che alcune persone non si rendano conto che non solo sono stronze, ma perfino insensibili, prive di empatia, ed incredibilmente fortunate. Si, perchè poi il destino è sempre buono con quelli che se lo meritano meno, e la mia non è invidia (che non mi appartiene affatto). E' una semplice constatazione.

Molti di voi avranno letto come non sono diventata un ingegnere (qui se non l'avete letto e volete sapere quanto sia stata disastrata la mia carriera universitaria), e di come mi sia dovuta adattare ad un lavoro di segreteria. Il fatto che io dica (e scriva) di essere comunque contenta del mio lavoro non significa che non avrei voluto fare altro nella vita, che non sognassi uno stipendio stratosferico e non aspirassi a diventare un astronauta. Ebbene si, il mio sogno era lavorare alla N.A.S.A. E' per questo che mi sono iscritta in ingegneria delle telecomunicazioni. Mi sono resa conto che le mie aspettative erano un po' troppo alte rispetto ai miei standard di studio, sono sempre stata fondamentalmente una persona che ama la comodità e la vita semplice, ma i sogni c'erano e deluderli comunque non è mai stata una cosa bella, né facile.

Io mi ritengo molto fortunata, ho un lavoro, un tetto sulla testa, e mi posso anche permettere una cena fuori ogni tanto. C'è sicuramente chi sta meglio di me, come ho detto prima, ma sicuramente c'è anche chi sta peggio, quindi - soprattutto quando sono con gente che non conosco - evito sia di lamentarmi, che di vantarmi: due delle cose più insopportabili del mondo. Anzi, di vantarmi, non lo faccio quasi mai, tranne che con persone con cui sono strettamente in confidenza, e se lo faccio, lo faccio anche a mo' di presa per i fondelli. 

Mi sono ritrovata con gente, o in contatto con persone, che hanno entrambi i difetti. L'apoteosi è quando si lamentano per vantarsi. Quella è una tecnica veramente sopraffina, che solo pochi figli del male riescono a realizzare.

E così, mentre io analizzo ogni giorno, costantemente, la mia vita, cercando di ringraziare per quello che ho, lamentandomi sempre, ma a bassa voce, e sperando in qualcosa di meglio per il futuro, ma senza pretendere, mi ritrovo circondata da persone che, con estrema nochalance, ti schiaffano in faccia i loro successi, o meglio, la loro tranquillità nel non avere successi, nel potersi tranquillamente permettere di avere dei sogni che forse non realizzeranno mai, anche a quarant'anni. Nello stare li a dire che niente va bene per loro, che devono ancora decidere quale lavoro fare. "Decidere quale lavoro fare..." solo pronunciare questa frase mi fa senso, nello stato in cui si trova il mondo, e soprattutto il nostro Paese oggi. E' una frase anacronistica e forse, in realtà, completamente assurda. 
Se io stessi li a pensare a quale lavoro è più adatto a me probabilmente morirei. Probabilmente non mangerei. Probabilmente non troverei nessun lavoro adatto a me: io vorrei essere una ricca ereditiera. E queste persone che stanno li, sedute davanti al loro bel pc, pensando a cosa fare del loro futuro, quando io entro in crisi quando penso a cosa mangerò a cena, che hanno bisogno di parlare con un coach, per capire quale sia la loro predisposizione, che lasciano un lavoro sicuro per cercare l'avventura nel Madagascar, oppure per andare a nuotare coi Delfini nel Pacifico, o per saltare coi canguri in Australia, o sono ricchi ereditieri o sono pazzi. 

Ma una cosa è sicura, sono molto, ma molto, ma molto più stronzi di me.



lunedì 15 gennaio 2018

Donne con l'influenza: ci sono caterpillar, e poi ci sono io.

Ci sono donne che dicono di riuscire a pulire per terra pure con la febbre, mentre i loro mariti e compagni con 37,2 sono più di la che di qua. Oggi vi racconto come a casa mia accada esattamente il contrario. Come io, con l'influenza, divento totalmente inutile


Non mi veniva l'influenza da due anni, l'anno scorso sono stata graziata e invece quest'anno mi ha atterrato completamente per tutto lo scorso weekend. Non ho avuto febbre, ma se te la senti cosa cambia? Avevo il viso in fiamme, le ossa doloranti, la schiena spezzata, i brividi di freddo. E soprattutto non riuscivo a muovermi da sotto le coperte. E non avevo appetito. Per me, non avere appetito è gravissimo. Io mangio solitamente come un camionista ucraino, con tutto il rispetto e tutta la mia stima per i camionisti ucraini. In tutto ciò mi sono rifugiata sotto due coperte di pile sul divano e non riuscivo a sbucare fuori neanche con un dito. Il mio fidanzato - che è, come tutti ormai saprete - un angelo, ha cucinato e fatto i piatti per due giorni e ieri sera, al culmine del mio status febbrile, mi ha perfino aiutato a mettermi il pigiama, si, perché non riuscivo a fare neanche quello. Diciamo che mi ha tirato fuori dalle coperte, mi ha piazzato davanti due stufe, e mi ha costretto ad allargare le braccia, perché io non volevo saperne di lasciare andare la mia tensione muscolare: tremavo.

Dopo circa mezzora di urla - le mie - e di risate - le sue, siamo riusciti (è riuscito) a mettermi il pigiama. Poi sono riuscita anche ad alzarmi dal divano per mangiare qualcosa, visto che dovevo prendermi il mio amatissimo actigrip

Dovete sapere che io come col cibo, ho i miei medicinali preferiti. Ci sono anche quelli che odio e ritengo inutili (tipo la VIVIN-C, quanto odio la VIVIN-C!). L'actigrip lo adoro, anche se non mi fa effetto subito, mi fa venire una sonnolenza meravigliosa, lo prenderei anche solo per dormire (non che ne abbia bisogno, vi ho già detto che venerdì sera mi sono addormentata alle 21,30 vedendo "lego il film"?). 

Quindi, dovendo prendere l'actigrip e avendo problemi di gastrite (non me ne faccio mancare una eh?) dovevo decisamente mangiare qualcosa, ma dato che, come già detto, ero inappetente, l'unica soluzione era la mia tazza di latte coi biscotti. E' un must, specialmente le domeniche d'inverno, specialmente quando non riesco a mangiare niente. Il latte riesco a berlo sempre, è sempre stato così. Se mi viene la nausea, bevo il latte, mi passa tutto. E' la mia salvezza. La mia ultima risorsa. 

E insomma, sono riuscita a prendere il latte, l'actigrip e a ficcarmi nel letto, sotto le coperte. Ho giusto fatto in tempo a dire al mio fidanzato "grazie", che già probabilmente ronfavo. E' stata una nottataccia, ma stamattina ero già a lavoro, perché, pur essendo a pezzi, oggi avevo un sacco di cose lasciate in sospeso e non potevo permettermi di assentarmi (o forse si, ma io non sono fatta così, e sarò fatta male). E forse, guardandomi adesso, seduta alla mia scrivania, con il naso chiuso e il mal di testa e di schiena, non riuscirò a passare lo straccio, ma a stare quattro ore sui mezzi pubblici e poi altre otto ore a lavoro, forse, e ribadisco, forse, non sono da meno. E - senza forse stavolta - è sicuramente in gran parte merito dell'amore del mio fidanzato.