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giovedì 18 gennaio 2018

Sono una stronza, ma c'è chi è più stronzo di me.

Tempo fa il mio ragazzo mi ha mandato il link di un articolo di giornale che diceva che forse, se vediamo che intorno a noi tutti sono idioti, siamo semplicemente degli stronzi. Forse quindi devo accettare il fatto di essere stronza, è una problematica con cui ormai riesco perfettamente a convivere. 

Quello che invece non riesco ad accettare, è il fatto che alcune persone non si rendano conto che non solo sono stronze, ma perfino insensibili, prive di empatia, ed incredibilmente fortunate. Si, perchè poi il destino è sempre buono con quelli che se lo meritano meno, e la mia non è invidia (che non mi appartiene affatto). E' una semplice constatazione.

Molti di voi avranno letto come non sono diventata un ingegnere (qui se non l'avete letto e volete sapere quanto sia stata disastrata la mia carriera universitaria), e di come mi sia dovuta adattare ad un lavoro di segreteria. Il fatto che io dica (e scriva) di essere comunque contenta del mio lavoro non significa che non avrei voluto fare altro nella vita, che non sognassi uno stipendio stratosferico e non aspirassi a diventare un astronauta. Ebbene si, il mio sogno era lavorare alla N.A.S.A. E' per questo che mi sono iscritta in ingegneria delle telecomunicazioni. Mi sono resa conto che le mie aspettative erano un po' troppo alte rispetto ai miei standard di studio, sono sempre stata fondamentalmente una persona che ama la comodità e la vita semplice, ma i sogni c'erano e deluderli comunque non è mai stata una cosa bella, né facile.

Io mi ritengo molto fortunata, ho un lavoro, un tetto sulla testa, e mi posso anche permettere una cena fuori ogni tanto. C'è sicuramente chi sta meglio di me, come ho detto prima, ma sicuramente c'è anche chi sta peggio, quindi - soprattutto quando sono con gente che non conosco - evito sia di lamentarmi, che di vantarmi: due delle cose più insopportabili del mondo. Anzi, di vantarmi, non lo faccio quasi mai, tranne che con persone con cui sono strettamente in confidenza, e se lo faccio, lo faccio anche a mo' di presa per i fondelli. 

Mi sono ritrovata con gente, o in contatto con persone, che hanno entrambi i difetti. L'apoteosi è quando si lamentano per vantarsi. Quella è una tecnica veramente sopraffina, che solo pochi figli del male riescono a realizzare.

E così, mentre io analizzo ogni giorno, costantemente, la mia vita, cercando di ringraziare per quello che ho, lamentandomi sempre, ma a bassa voce, e sperando in qualcosa di meglio per il futuro, ma senza pretendere, mi ritrovo circondata da persone che, con estrema nochalance, ti schiaffano in faccia i loro successi, o meglio, la loro tranquillità nel non avere successi, nel potersi tranquillamente permettere di avere dei sogni che forse non realizzeranno mai, anche a quarant'anni. Nello stare li a dire che niente va bene per loro, che devono ancora decidere quale lavoro fare. "Decidere quale lavoro fare..." solo pronunciare questa frase mi fa senso, nello stato in cui si trova il mondo, e soprattutto il nostro Paese oggi. E' una frase anacronistica e forse, in realtà, completamente assurda. 
Se io stessi li a pensare a quale lavoro è più adatto a me probabilmente morirei. Probabilmente non mangerei. Probabilmente non troverei nessun lavoro adatto a me: io vorrei essere una ricca ereditiera. E queste persone che stanno li, sedute davanti al loro bel pc, pensando a cosa fare del loro futuro, quando io entro in crisi quando penso a cosa mangerò a cena, che hanno bisogno di parlare con un coach, per capire quale sia la loro predisposizione, che lasciano un lavoro sicuro per cercare l'avventura nel Madagascar, oppure per andare a nuotare coi Delfini nel Pacifico, o per saltare coi canguri in Australia, o sono ricchi ereditieri o sono pazzi. 

Ma una cosa è sicura, sono molto, ma molto, ma molto più stronzi di me.



martedì 9 gennaio 2018

Come sopravvivere al rientro a lavoro: consigli da (non) seguire.

Ci sono un sacco di post in vari blog che danno consigli sul come sopravvivere al rientro a lavoro. Fanno delle classifiche tali, che vorrei seriamente dare dei premi G.A.C. (cit. PropagandaLive su La7, fu Gazebo su Rai3. Per chi non sa di cosa parlo si tratta del premio "Grazie Al Cazzo") come se piovesse.



Per citarvene qualcuno, c'è chi da come consigli quello di "organizzarsi bene". Che mi viene da rispondere "scusa, non so chi tu sia, ma, davvero pensi che io mi organizzi male? Non è che siccome sono andata dieci giorni in ferie ho meno ansia addosso, anzi. Mi organizzo benissimo", come sempre, il problema è che non cambia un cazzo. Il problema è che se anche io esco in anticipo l'autobus passa un'ora in ritardo, che se aspetto il tram, questo per un guasto non parte o parte ma è LIMITATO A PORTA MAGGIORE (grande classico), "quindi, caro, no, scusami", ma questo consiglio non va bene.

Un altro consiglio è quello di "organizzare una bella festa in ufficio". Suggerisce che a volte ritrovare i colleghi può essere bello come una festa. Vorrei invitare il soggetto che scrive queste cose, a passare una giornata a lavoro da me. Sono sicura che vorrebbe fare la festa a tutti, ma non in senso buono. Quindi no, non è possibile, questa l'ha sicuramente buttata li a caso, tanto per fare numero. E sono certa che non sono l'unica a stare in un ambiente di lavoro tutt'altro che amorevole e familiare.

Il consiglio più bello comunque, per me, è "pranzare in modo leggero". Cioè, io durante le vacanze di Natale non ho smesso un secondo di mangiare, sono ingrassata superando - e di molto - i mesi di gravidanza di Chiara Ferragni in un giorno solo, e "tu, al rientro al lavoro, dove sono stanca, triste, e non ho più la mamma che mi cucina la pasta con gli "sparacelli", mi dici pure che devo mangiare leggero?" Ma io mi sfondo di cioccolata per non sentire il dolore, mi sfondo di Sushi per riprendermi dal dramma, mi mangio come minimo due pizze. Come minimo due etti di pasta alla carbonara. Non c'è fondo. 

L'unico consiglio che mi sento di seguire, è quello sull'articolo dell'AdnKronos (qui per leggere) che suggerisce di "progettare i prossimi viaggi". E' vero, è la prima cosa che ho pensato: proiettarmi di nuovo in vacanza. L'unico modo per sfuggire a questa realtà del ca...!





mercoledì 25 maggio 2016

Io sono una paranoica: penso che il mondo intero ce l'abbia con me. Ecco perchè mi state tutti sul cazzo. (cit)

In quest'ultimo periodo mi è mancata l'ispirazione. Non sono riuscita a scrivere, non riuscivo a concentrarmi e ad avere un attimo per me. Le idee c'erano, erano tante, e anche ora ci sono ma forse perchè detesto il mondo, non riuscivo a scrivere un post che avesse filo logico. Così mi sono ricordata della mia adorata rubrica: "quello che non sopporto", e ho ritenuto fosse giunto il momento di scrivere un nuovo articolo, perchè le cose che odio non finiscono mai, aumentano, io peggioro e la gente intorno a me non fa nulla per farmi cambiare idea, anzi.



Odio la gente che deve sempre sottolineare che fa le cose meglio di te, soprattutto quando non è vero. Odio quelli che dopo aver soffiato il fumo della sigaretta, continuano a soffiare come se avessero dentro i polmoni lo scarico di una nave. Odio la gente che ti fissa: che cazzo guardi?
Odio quelli che devono per forza parlare di un argomento, anche se tu quell'argomento vuoi evitarlo. Allora magari ci girano intorno e quando tu abbassi la guardia, eccoli la a dirti tutto quello che pensano.
Odio la gente che non riesce ad aprire i propri orizzonti e resta confinata nelle proprie convinzioni.
Odio gli spoiler, odio tantissimo gli spoiler. Soprattutto odio gli spoiler che riguardano "Il Trono di Spade". Odio soprattutto quegli spoileratori che ti spoilerano facendo finta di non spoilerare. Ti mandano immagini equivoche oppure partono con la domanda che ti fa capire tutto. Ecco, per quelli credo proprio che ci debba essere un posto tutto speciale all'inferno. 
Detesto quelli che complicano le cose semplici, giusto per dare un pò di sale alla vita: la vita a volte è già troppo pepata, mangiare un pò sciapo fa bene, eccheca!


domenica 1 novembre 2015

Quello che non sopporto...categorie umane!

Sono tornata. Ebbene si. Credevate che fossi diventata buona, eh? Che avessi sviluppato un profondo senso di tolleranza avendo ogni giorno a che fare con miriadi di folli categorie umane tutte diverse tra loro? E invece no, manco per niente, proprio per nulla. Ho scritto molti post facendo un elenco di quello che non sopporto, a volte ho fatto anche delle classifiche, ma mai prima d'ora mi sono semplicemente soffermata sulle categorie umane. Questo post probabilmente darà fastidio a molti, ma come si dice? Bene o male purchè se ne parli. E quindi eccomi qui ad affrontare quest'ennesimo punto dolente. Sui mezzi pubblici ti trovi a che fare con tutte le categorie che per questioni di vita avevi deciso di evitare come la peste. E il caso vuole che spesso te le ritrovi accanto, proprio ad un centimetro e, volente o nolente, devi comunque condividere con loro una parte del tuo tempo. Come fare? Direi che, citando un famoso monologo del film "La 25° ora" di Spike Lee, basta mandarli mentalmente a quel paese, parlando con sè stessi. Mandando a quel paese anche noi stessi, se necessario.

E allora comincio: a quel paese quelli che indossano le all star con il risvoltino ai jeans anche se fuori fanno -10°C e i pinguini ti fanno ciao un pò come le caprette di Heidi. A quel paese gli ignoranti presuntuosi, e quelli senza personalità che sono come l'acqua, si adattano al loro contenitore: se vanno con gli intellettuali, diventano intellettuali, se vanno con i drogati, magari iniziano a drogarsi, se vanno con i napoletani iniziano ad ascoltare Gigi d'Alessio oppure vanno coi metallari e, non avendo mai sentito una canzone metallara, il giorno dopo hanno capelli lunghi e unghie smaltate di nero. E poi, obiettivamente, i metallari... a quel paese li manderei talmente tante volte che tutto il post non mi basterebbe. Io li detesto proprio, la vita me ne ha dato ampio motivo. Detesto quel loro voler a tutti i costi tenere capelli lunghissimi anche se hanno una stempiatura da fare invidia a Maurizio Crozza, detesto il fatto che si sentano fighi con un trucco addosso che farebbe paura al killer di Profondo Rosso (per chi non l'avesse visto, lo consiglio veramente).
Detesto la loro costante convinzione di essere maestri di musica, anche quando magari non hanno mai sentito un pezzo di Chopin e non distinguono Mozart da Beethoven. E come i metallari detesto i Rapper, detesto i loro pantaloni calati fino alle ginocchia e le mutande di fuori, detesto il cappellino sempre presente a schiacciare una massa informe di capelli, detesto "Yo - Ya - Sorella". "Io non sono tua sorella, per fortuna non sono neanche una tua lontana cugina, altrimenti sai le botte."


A quel paese gli hipster, con tutti quei vestiti firmati e la barba lunga sei metri. Che cavolo, non siete Christian Goran, non gli somigliate neanche lontanamente e fate veramente cagare. 
A quel paese le ragazzine che a tredici anni si atteggiano come se ne avessero venticinque, vi vorrò vedere a venticinque, e divertirmi a vedervi rimpiangere gli anni più belli dell'adolescenza, persi per essere state troppo stupide e troppo, passatemi il termine, mignotte.
E allo stesso modo mando a quel paese quelle quarantenni, ma ancora peggio cinquantenni, che non si rassegnano all'età e continuano a comportarsi come se di anni ne avessero sedici e non avessero ancora scoperto che oltre alla passione iniziale c'è l'amore, e oltre all'amore l'affetto e la possibilità di una vita insieme. 


A quel paese ci mando anche i nerd incalliti, non quelli che sanno di essere nerd e si divertono ma sanno comunque quando è troppo, io quelli li apprezzo, e molti miei amici sono così; io dico a quel paese quei nerd che piuttosto che una bella ragazza scelgono un bel gioco della playstation, che anzichè divertirsi, quando fanno i cosplay, sono seri, perchè travestirsi con carta e cartone è una cosa seria e guai a te se li critichi. Manderei a quel paese in mille modi possibili quei nerd che si sentono fighi e che, in un locale già nerd di suo, si alzano e cominciano a ballare musica celtica, convinti di saperlo fare bene, ma in realtà fanno solo fare una figura di merda a te, che magari per una cattiva sorte, sei li nel loro stesso tavolo. Potrei continuare ancora a lungo, ad elencare le categorie umane, ma la verità è che io odio le categorie per definizione stessa. Perchè odio quelli omologati, odio quelli che apprezzano una cosa solo perchè va di moda. Questi, tutti questi, li mando allegramente a quel paese, tutti insieme.




giovedì 30 luglio 2015

Quello che non sopporto: 4° attesissimo appuntamento.


Sono sicura che vi mancava la mia rubrica "Quello che non sopporto". In effetti tutti dovremmo avere una rubrica così, dove ci sfoghiamo, anche semplicemente elencando tutto quello che ci irrita o ci fa proprio imbestialire. E' da tanto che non scrivo qualcosa, perchè comunque devo accumulare, e poi sfogare tutto in modo estremamente acido, altrimenti non sarei io. Poi oggi, con poche ore di sonno, sono particolarmente ispirata. E infatti, tanto per cominciare, una cosa che non sopporto, è proprio dormire poco, andare a letto e non riuscire ad addormentarmi presto, e dovermi alzare la mattina senza ancora aver concluso i sogni. Il rumore della sveglia non lo sopporto proprio e non sopporto che i cinque minuti dopo la sveglia siano i più belli e i più intensi, tanto che a volte rischiano di diventare intere ore e a quel punto, sono cazzi tuoi.
Ma tornando alla normalità, alla vita, adoro trovare affinità con altre persone, che mi fanno rendere conto di non essere l'unica a non sopportare certe cose, e per questo ringrazio Nairi, una collega del mio fidanzato che probabilmente non leggerà mai questo post, e Gilda, la stessa Gilda che mi ha ispirato e mi ha "convinto" ad aprire un blog. Con la prima condivido la intolleranza totale per quelle che sono subito amiche. Quelle che dopo due minuti che ti conoscono ti chiamano "amorino", quelle che ti devono per forza toccare ed abbracciare. Non sono tipo da abbracci, a meno che non ti conosco da 10 anni e non ti vedo da almeno un mese. Non sopporto le effusioni in pubblico, neanche le mie. Soprattutto le mie. 
Con la seconda, invece, condivido l'odio per quelle che ti devono convincere a tutti i costi ad usare la coppetta (la tanto discussa mooncup che ha spaccato il mondo femminile in due). Le detesto proprio quelle che se non usi la coppetta ti guardano come se fossi una troglodita e ti accusano pure di inquinare il pianeta, come se loro facessero tutte la differenziata e non usassero la macchina per spostarsi. Quelle che ti dicono "ah ma come fai? e non ti da fastidio, io la metto e me la dimentico" e immagino che meraviglia quando te la levi dopo 8 ore. Chissà che piacere... Al solo pensiero mi viene da vomitare. 
Così come non sopporto quelle che devono obbligatoriamente allattare il figlio davanti a tutti in mezzo alla strada. Questo è un argomento delicato e so già bene di rischiare di attirarmi addosso le ire funeste della maggior parte delle donne del mondo. Il seno è sempre il tuo seno, il fatto che si diventi mamma non rende il corpo di una donna uno strumento di nutrimento, non mostravi il seno a tutti prima, perchè devi farlo adesso? C'è il viso del bambino davanti, ok... ma non copre tutto, poi ti devi asciugare prima di rivestirti, cosa ti costa metterti in un angolo serena e in disparte? No, lo devi allattare a tavola, davanti a tutti, magari anche davanti al mio fidanzato, e perdonami, ma mi irrita. 
E poi ci sono quelli con i peli che sbucano dal naso, odio i peli che sbucano dal naso quasi quanto i baffi nelle donne. Mi danno proprio un fastidio a livello epidermico. Così come mi danno fastidio quelli che hanno l'unghia del mignolo più lunga delle altre...e quando dico "quelli", parlo di "quegli uomini" perchè è una cosa prettamente maschile. Non c'è niente che mi faccia più schifo di un uomo con l'unghia del mignolo lunga. 
Poi non sopporto le donne che usano i pantaloni talmente stretti che fanno formare il classico zoccolo di gnu. Ragazze, fate vomitare, ve lo devo proprio dire. Non avete nulla di sexy, anche se, sicuramente, usate la coppetta. 


mercoledì 24 giugno 2015

Una gay rinchiusa in una etero.

Questo blog nasce con l'intento di essere uno sfogo simpatico, niente di troppo serio, qualcosa anche per prendermi in giro. Non amo quindi trattare argomenti "importanti", e, quando ci casco, provo a farlo con estrema leggerezza. Così farò anche oggi con un argomento che mi preme molto e mi tocca molto da vicino.
Ci sono tante cose al mondo che non riesco a capire. L'avversione all'omosessualità è una di quelle che mi lascia più perplessa, sbigottita e imbarazzata verso le altre persone.
L'omosessualità è una questione di genetica: alcuni nascono così, altri nascono pomì. Un po' come c'è gente nera, bianca, gialla, con gli occhi a mandorla, coi capelli biondi, etc. Ora, francamente, ma a voi, se a me piace un uomo o una donna, che ve ne frega? Se io bacio un uomo o una donna, che fastidio può darvi? Certo, a meno che non siate voi quell'uomo o quella donna e magari io ho frainteso qualcosa...allora ci sta che possa darvi fastidio. Se io mi sposo con un uomo o con una donna, perché dovete protestare? Non siete né invitati al matrimonio né testimoni.
Ma pensate davvero che se c'è un Dio, che per definizione ha creato ogni cosa, prova fastidio nel vedere le sue creature vivere felici? Io penso che se c'è un Dio - ed io ci credo - l'unico fastidio che prova, è vedere le sue creature, soprattutto quelle a cui ha donato l'intelletto, non usarlo o usarlo in malo modo.
Io non so se sono cresciuta così per merito di mia madre. Non sono sicura di essere venuta su così libera di pregiudizi per l'educazione ricevuta, o semplicemente perché sono così, perché crescendo ho capito che tutte le cose che la natura crea vanno rispettate così come sono. Ma non credo importi sapere perché sono come sono, conta il fatto che sono così e che sono incredibilmente gay.
Alcuni mi definirebbero una frociara, ovvero una che si circonda di gente omosessuale, che segue le mode omosessuali, la musica definita gay, le icone gay. Sarà, ma a me quella musica, o quella moda, semplicemente piace. Mi piace Raffaella Carrà, adoro le canzoni  anni 80 di Donatella Rettore e Marcella Bella. Ballo come una pazza se mi metti una canzone degli ABBA. Forse sono nata semplicemente nell'epoca sbagliata oppure sono semplicemente una gay, però donna a cui piacciono gli uomini. Volete giudicare? Liberi di farlo! Io mi vado ad ascoltare "lamette" mentre date aria alla bocca! Ciao. Anzi, Ciaone!



giovedì 21 maggio 2015

Quello che non sopporto. 3.

Eccomi con una nuova puntata della vostra (ma anche della mia) rubrica preferita. Oggi mi concentrerò sull'essere umano, e, in particolare, sull'emisfero femminile dell'umanità. E su questo argomento le cose che non sopporto sono tantissime, per questo non perdo altro tempo e parto, come di consueto, a ruota libera: non sopporto quelle che rubano le idee delle altre, fingendo una personalità che in realtà non hanno. Non sopporto quelle che si mostrano tanto per bene e poi si scopano pure i muri. Non sopporto quelle che si fotografano pure quando vanno al cesso mettendo le labbra a buco di culo, oppure quelle che si fanno i selfie mettendo fuori la punta della lingua. Non sopporto quelle che mettono la matita per le labbra un centimetro sopra il bordo delle labbra stesse. Non sopporto quelle che si mettono i leggins color carne, soprattutto se pesano 10 volte un mammut. Non sopporto quelle che si mettono gli occhialoni da vista pur vedendoci benissimo perché va di moda così. Non sopporto quelle che si lamentano del fidanzato stronzo e però quando si pone la questione del lasciarlo dicono "ma io lo amo". Non sopporto quelle che si fanno ricostruire le unghie mettendosi dieci centimetri di artiglio che non permette loro neanche  di aggiustarsi gli occhiali senza cavarsi un occhio. Non sopporto le tizie che si truccano in macchina mentre guidano non capendo l'utilità dello specchietto retrovisore!! Non serve mica a truccarsi quello! E poi ancora meno sopporto quelle che mettono il rossetto/burrocacao muovendo solo le labbra e tenendo invece fermo l'astuccio. Ma perché!? Che fate pure delle smorfie assurde che vi fanno apparire tremendamente brutte. Non sopporto le bionde sui suv, soprattutto le bionde sui suv che per prendere i figli a scuola lasciano la macchina in doppia fila come se fosse uno scooter che non occupa affatto la carreggiata.
Sostanzialmente sono intollerante verso gran parte dell'universo femminile, e la verità è che sarei voluta nascere maschio e gay, però ci sono delle eccezioni: la mia mamma, mia nonna, le mie zie e le mie poche, ma carissime, amiche (cugine comprese), loro le amo, anche con le cose che non sopporto.  
 
 

sabato 16 maggio 2015

Quello che non sopporto... 2° puntata!


La rubrica ha avuto abbastanza successo e dunque, ringraziando chi ha commentato ispirandomi e invitandomi a continuare, come di consueto, vado a ruota libera, dicendo quello che non sopporto. E comincio con quello che non sopportano neanche loro: non sopportiamo quelli che, pur essendo completi sconosciuti, perlopiù anziani, danno luogo ad imbarazzanti discussioni sulla politica senza possedere la benché minima conoscenza di diritto o economia. Spesso senza conoscere neppure l'attualità. Non sopportiamo quelli che, pulendo la macchina, tirano fuori cartacce e cd dal finestrino della macchina, sentendosi perfino soddisfatti del loro operato.
Non sopporto quelli che "ah io non sono razzista, ma con un nero, mai", e neanche quelli "ah io non sono omofobo, ma due uomini assieme...che schifo". Non sopporto quelli che fanno di tutta l'erba un fascio, quelli che non sanno distinguere il singolo dalla massa. Non sopporto quelli che ti giudicano dal segno zodiacale, o semplicemente dal nome. 
Non sopporto quelli che quando gli parli, muovono le labbra come se parlasserlo loro, provando a riprendere le tue parole. E' una cosa che proprio non sopporto e allo stesso tempo, mi sono sempre chiesta perchè lo facciano. 
Non sopporto quelli che fischiettano, neanche quelli che canticchiano a labbra chiuse. Non sopporto quelli con il respiro fischiato, ma per questi ultimi in effetti mi sento un pò in colpa, perchè spesso è qualche patologia, e non è colpa loro. 
Non sopporto quelli che ti mandano le catene di sant'antonio su whatsapp, soprattutto quelli con il fantomatico bollino blu che diventa verde se condividi. Non li sopporto perchè molti di loro non lo fanno semplicemente per rompere i coglioni, ma perchè realmente ci credono, e questa è gente che poi va a votare. Non sopporto quelli che fanno i giochini su facebook, e pretendono che tu continui il loro giochino se no si offendono. Non sopporto le persone fissate con un argomento, che qualsiasi cosa dici loro, trovano un attinenza e tornano a parlare di ciò di cui sono fissati, soprattutto, tra questi non sopporto le donne incinte che parlano solo di gravidanza e allattamento, e quelli fissati col calcio. Non sopporto i tifosi sfegatati che impazziscono a guardare undici coglioni plurimiliardari che inseguono una palla e, chi se ne frega se ci tolgono la libertà, chi se ne frega se sono morte persone per il derby, l'importante è che non mi togliete la champions league. 
E non sopporto avere sonno, quindi, questo mio post serale, finisce con una sacrosanta buonanotte. 


giovedì 14 maggio 2015

Quello che non sopporto...

Lasciandomi ispirare dal film "un fidanzato per mia moglie" oggi inauguro una nuova rubrica: "quello che non sopporto..."
Ne avete già avuto un assaggio nei vecchi post dove periodicamente stilavo classifiche ma qui, stavolta, lasciandomi ispirare da ciò che mi ricorda, andrò a ruota libera, senza dare spiegazioni di sorta.
Ad esempio, non sopporto quelli che non portano la barba, ma si lasciano un triangolino di pelo nell'incavo tra labbro inferiore e mento. Che senso ha? Mi verrebbe voglia di staccarlo con un solo colpo di pinza. Oppure non sopporto quelli che scendono dall'autobus e anziché proseguire per fare scorrere il flusso, si fermano li, subito, a riflettere. Si guardano intorno, mani ai fianchi, con aria spaesata. Ma vi costa così tanto fermarvi a riflettere sul senso della vita qualche metro più in la? Poi non sopporto quelle coi ciuffi di capelli davanti agli occhi incastrati tra gli occhiali. Mi viene prurito, mi comincio a spostare i capelli io e non capisco come fanno a continuare a leggere senza scomporsi o infastidirsi minimamente. Non sopporto quelli con la pelata ed il codino, non sopporto quelli che masticano le chewin-gum con le labbra aperte e fanno i palloncini dentro la bocca.
Proprio non sopporto quelli che sbagliano il congiuntivo. Qualcuno mi ha detto "ma è normale sbagliarlo, è troppo difficile". Ma perché ? Il condizionale è facile? E poi, lo dice la parola stessa "condizionale", quindi che ce lo ficchi a fare in una ipotetica? Ok, lo ammetto: la lingua italiana è complicata, però dai, io amo il congiuntivo.
Non sopporto quelli che mettono le cuffie per ascoltare la musica, ma tengono un volume talmente alto che li senti pure se stai seduta fuori dall'autobus e ti sembra di stare in discoteca. A sto punto, mettila senza cuffie e balliamo tutti assieme, no?
Non sopporto la musica napoletana neomelodica, e ancora meno sopporto chi la ascolta e la canta, vantandosene.
Non sopporto le donne coi baffi o coi peli sotto le ascelle, proprio mi fanno sentire male e non sopporto quelli che ti dicono "se va avanti"...spingendo, quando davanti è palese che non puoi andare a meno che non fai anche tu la cafona e spingi. Ma a questi ultimi rispondo con facilità. Li faccio passare e gli dico "signora guardi, spinga lei la signora davanti, così se li prende lei gli insulti." Si, "signora", perché quasi sempre le più cafone sono proprio le donne, mentre nei maschi ho potuto notare ancora un certo livello di cavalleria, seppur non eccessivo, ma presente.
Non sopporto quelli che leggono bisbigliando. Perché devi bisbigliare? Le parole le vedi, a che serve ripeterle? A chi lo vuoi fare sentire?
Ma eccomi, sono arrivata a destinazione, ho smesso di guardarmi intorno e di avere fonti di ispirazione, quindi, alla prossima puntata.