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martedì 1 ottobre 2019

Storie di tutti i giorni

Solitamente - quando riuscivo a scrivere - raccontavo storie divertenti su ciò che mi capitava sui mezzi pubblici. Ora è da tanto che non scrivo, ho avuto un po' il blocco dello scrittore, anche se scrittore non sono, o semplicemente non ho trovato la giusta ispirazione per scrivere. Forse perchè non riuscivo a divertirmi o ad essere divertente sulle mie tragedie quotidiane come capitava i primi tempi. 

Ma non capitano solo cose divertenti, sui mezzi pubblici, anzi, solitamente si incrociano - inevitabilmente - vite disastrate, storie inaspettate, problemi esistenziali, che ci fanno riflettere sul fatto che la tragedia che ci sembra di vivere forse non è poi così tragica. Dall'uomo che non si regge in piedi, alla donna disperata che piange al telefono, all'uomo che parla da solo e poi prega, e se prega avrà i suoi buoni motivi per farlo.

Oggi tornavo esausta da una giornata di lavoro, come sempre direi, ma forse un po' di più perchè si sono aggiunti a lavoro problemi improvvisi ed inaspettati da affrontare. Stavo pensando ai fatti miei, come sempre, guardando il cellulare, ma come dicevo prima è inevitabile incontrare ed intrecciare le vite altrui, sentire e immergersi in quello che dice chi ti siede accanto, o di fronte.

E la storia di oggi era quella di una donna ferita, e di un figlio che ne pagherà le conseguenze. Ho riflettuto sul quanto possa essere complicato per una madre, odiare il proprio marito, odiarlo al punto tale da non potersi esimere da dire al proprio figlio di appena otto anni, che il padre è uno stronzo, che non lo vuole più vedere. Ma quel bambino al padre vuole bene, e come può farne a meno? E di conseguenza, come capirà che la madre soffre, che lui non c'entra niente, che gli amori finiscono, che forse il papà è stronzo come la madre gli sta dicendo, ma che non è colpa sua, che non deve piangere, che l'amore del padre comunque non gli verrà meno.

Come può una donna odiare così tanto un uomo, e tenerselo dentro, soffrire in silenzio per salvaguardare il proprio figlio, che magari quell'uomo glielo ricorda anche, lo rivede costantemente nei suoi occhi. C'è chi lo fa, chi lo ha fatto e una di queste donne la conosco molto, ma molto bene. Eppure non è semplice, e ho avuto i brividi, al pensiero che una cosa del genere può capitare a tutti, è una storia di tutti i giorni, genitori che si separano, figli che piangono, e in fondo nessuno ci si sofferma così tanto, pare quasi la normalità. 

Mi sono commossa, avrei voluto abbracciare il figlio, ma anche e soprattutto la madre, avrei voluto dirle di provare a resistere e di concentrarsi sul bene del figlio, pur non avendone alcun diritto. Avrei voluto dirle che sarà di nuovo felice, perchè non possono vincere sempre gli stronzi, e invece - come sempre - sono rimasta nel tram, sola, mentre lei è scesa, separando nuovamente le nostre vite, mischiandola forse a quella di qualcun altro, qualche altro sconosciuto. E io sono rimasta li, commossa e ho capito che probabilmente ero in crisi premestruale.

mercoledì 18 luglio 2018

Il cinema cult secondo la mia amica Ilaria

Non scrivo da mesi, non che siano mancate le cose che mi sono successe, ma alcune non sono belle, molte altre mi hanno tolto il tempo di scrivere. Ma oggi c'è stata la scintilla che mi ha restituito l'ispirazione. E' nato tutto grazie alla mia amica Ilaria, che ha una mente prodigiosa, ma nessun blog. Eravamo a tavola con un altro nostro amico e stavamo parlando di film. Il nostro amico ha voluto metterla alla prova su quanti film conoscesse con Kevin Constner, perchè lei sosteneva che ne avesse fatti tipo due. Abbiamo scoperto che sono molti di più, ma da li è nato un test - anzi per meglio dire un gioco - su tutta una serie di film cult. Lui scorreva i titoli e lei diceva se li aveva visti o no, ma se li aveva visti, spiegava in breve la trama. E siccome la sua recensione era veramente strepitosa, le ho chiesto il permesso di scrivere questo post, visto che lei non ha un blog e trovo necessario condividere con il mondo la sua genialità. 

Le offro questa pagina bianca, quindi, solo per farvi leggere alcune delle sue perle. Vi farò leggere alcune delle sue migliori recensioni su alcuni film cult che hanno fatto la storia. Ovviamente potrete poi proporre voi dei titoli e io vi scriverò la sua recensione, se disponibile.

Attenzione! C'è un alto contenuto di spoiler! 



Il Cacciatore, con Robert De Niro."è quello co quelli che te sparano co a rulette russa" 
Il Laureato, con Dustin Hoffman."é quello che lui se bomba la madre, e se sposa la figlia". 
Taxi Driver, sempre Robert De Niro."è quello che lui guida er taxi, e poi se fa a cresta". 
Thelma e Louise, con Geena Davis e Susan Sarandon"è quello che Geena Davis se bomba Brad Pitt dopo che Susan spara a uno che la voleva violentà, e alla fine s'ammazzano" 
Fight Club, con Brad Pitt e Edward Norton"quello co brad pitt che fanno un club pe menasse"
Via col vento, con Clark Gable e Vivien Leigh"co rossella oara che è na cacacazzi  che non se sa che deve fa e alla fine lui la manda affanculo" 
2001: Odissea nello spazio"che ce sta un robot...ma sopratutto due ore di scimmie all'inizio"


Vi ho lasciato per ultima quella che mi sembra la più notevole:

Edward Mani di Forbice, con Jhonny Deep 
"co johnny deep e winona rider, lui ha le mani di forbice"

Spero che abbiate apprezzato! Mi raccomando, proponetene tanti!

giovedì 5 aprile 2018

ll Conte di Montecristo: come Gerard Depardieu ha rovinato Edmond Dantès

Ma non è colpa sua. Intendo di Depardieu. E' piuttosto colpa di quei geni che lo hanno scelto per interpretare in uno sceneggiato rai (che già detta così, ha proprio pochissima fiducia) una delle figure più complesse, enigmatiche e affascinanti della letteratura di tutti i tempi.

Vi parlerò di come Gerard Depardieu ha reso ridicolo Edmond Dantès e per farlo dovrò farvi dei piccoli spoiler. Se non avete letto il Conte di Montecristo e volete leggerlo (e io ve lo consiglio veramente, ma veramente tanto) allora non andate avanti. Se invece, come quasi tutti hanno fatto - me compresa - avete visto lo sceneggiato con Depardieu e Ornella Muti e pensate di saperne abbastanza, procedete a vostro rischio e pericolo, consapevoli che rischiate di perdervi un capolavoro e quindi il mio consiglio rimane quello di leggere comunque il libro, perchè è veramente un'altra storia.

Inizio col dire che Edmond Dantès ti entra dentro e ti cambia la vita. Ho finito il libro ieri e oggi mi sento terribilmente vuota. E' uno dei quei libri che non può non piacere, che ti entra nelle viscere e ti fa innamorare, non una, non due, ma tre volte dello stesso personaggio, all'inizio, a metà e alla fine. Perchè c'è una crescita, un cambiamento, una evoluzione unica nel suo genere. 

Vado per punti:

Edmond Dantès è un fico

E' alto, magro, magnetico, con la pelle diafana e gli occhi di ossidiana. E' un Dio sceso in terra.

All'inizio è un ragazzo e mi mettono nello sceneggiato la buon anima del figlio di Depardieu, che per carità, non è alto, mediterraneo e bruno, ma non è poi così malvagio. Ma poi, quando come tutti sappiamo diventa il Conte di Montecristo, perchè...dico, perchè me lo devi fare diventare Gerard Depardieu?


Edmond Dantès evade fingendosi un cadavere di un vecchio abate.

Dunque capirete benissimo da voi, che stando rinchiuso in una segreta, per 14 anni, non puoi di certo ingrassare. Per altro, se poi prendi il posto di un povero vecchio abate morto, non puoi pesare 180 kg. Ma io dico, ma come se la pensavano quelli di sto sceneggiato? E vabbè... andiamo avanti!

Il Conte di Montecristo è un uomo stravagante, e per compiere il suo destino, si traveste.

No, non da donna. Lo si capisce quasi subito, non è un grande spoiler. Dunque ditemi, come si traveste uno con la faccia, e soprattutto il naso di Depardieu? Cioè sembra già costantemente travestito, con quel naso!

"II Conte di Montecristo" non è un libro su una storia d'amore.

Tutti, si tutti, hanno creduto, vedendo lo sceneggiato, che il Conte di Montecristo fosse il racconto di una meravigliosa storia d'amore, di un amore che vince il tempo e la distanza. Che vince la cattiveria e il dolore. Non è così: non è assolutamente così! 
Parla di un uomo che ha assaporato il più atroce dei dolori e che sopravvive solo per potersi vendicare del male che gli era stato fatto. Parla della vita: gioie e dolori. Sofferenze, amore, vendetta, odio.
Lo sceneggiato finisce come tutti si aspettano, ovvero che Edmond e Mercedes (si, perchè è Mercedes la donna che sta alla causa della rovina di Edmond, e ricordate che c'è quasi sempre una donna a causa della rovina di un uomo) tornano insieme.

Il libro è un'altra storia, come vi dicevo all'inizio, ma il finale dovete godervelo, e se non avete ancora letto il libro vi consiglio solo di aspettare e sperare.
  
         

N.B. Si ringrazia la mia amica Ilaria, che mi ha consigliato questo libro, mi ha guidato nella lettura, mi fatto ridere, ispirando questo post. Come potrete leggere anche voi, dagli screenshot. Sono reali.

martedì 20 marzo 2018

Abbi sempre paura delle cose...

Mia madre è una persona ansiosa. Della serie che l'altro giorno l'ho chiamata per darle il buongiorno, come faccio spesso durante il weekend. L'ho richiamata dopo un'ora all'incirca per chiederle una cosa, e mi ha risposto così "Che è successo?" col fiatone. Sono rimasta un attimo al telefono come a cercare di capire che avesse. Le ho detto "mamma, che hai, che deve essere successo?" e lei "niente, mi avevi già chiamato e mi sono messa molta paura".

Ecco questa è mia madre, una che ti saluta e ti dice "abbi sempre paura delle cose..." di tutte le cose! Quindi capirete bene come possa essere venuta su io. Sono una che ha l'ansia addosso. Che ci vive, che ci convive, per meglio dire, ogni giorno della sua vita.

Il mio fidanzato ride, perchè spesso, dovunque andiamo, io mi guardo intorno e dico "questo posto mi da ansia, quella scritta mi inquieta, questa cosa mi fa sentire a disagio..." e così via. Così ieri mi fa "perchè non te le segni, tutte le cose che ti inquietano e ti fanno venire l'ansia? Vedrai che la lista è davvero lunga". L'ho guardato e gli ho detto che aveva ragione, che era una idea geniale. Poi magari qualche bravo psicologo leggerà il mio post, e mi dirà di che disturbo ossessivo-compulsivo soffro esattamente.

E quindi ecco un elenco, cercherò di non farlo troppo lungo, di tutte le cose che mi danno ansia:

1) Addormentarmi col buio, se tutti già dormono e c'è molto silenzio. Io ho una paura del buio profonda, radicata, probabilmente inguaribile. Abbiate pietà di me.

2) La pioggia forte. E non parliamo dei lampi e dei tuoni.

3) Le scritte illuminate degli Hotel o dei Motel anni 70. Ce n'è una al Pigneto, in alto su un palazzo enorme, che si vede solo a distanza di chilometri. Sarà messa li chissà da quanto, ma, a parte che è brutta da morire, mi spiegate a che serve?

4) San Lorenzo, e le sue case. 

Va bene, su questo 4° punto faccio una pausa e do una spiegazione. Io vengo da Palermo, come molti di voi sanno, e abito proprio nel quartiere di Palermo che si chiama San Lorenzo. Che è tutta un'altra cosa rispetto al San Lorenzo di Roma. A Palermo, il quartiere San Lorenzo, è circondato da ville, è pieno di verde, ha tutte case più o meno piccole e basse e l'ambiente ricorda più quello di un paese che di un quartiere di città. Conosci il fornaio, il salumiere, il macellaio, il fruttivendolo e a loro volta si conoscono tutti tra loro.

San Lorenzo, a Roma, invece, è grigia, fatta di palazzoni, circondata dalla circonvallazione fumosa e carica di smog, con l'aria irrespirabile, una piccola città dove non conosci nessuno, dove non c'è il fruttivendolo che ti vende sempre la frutta fresca, ma piuttosto il bangla aperto 24h no stop, che dico, ma povero cristo, ma lasciatelo andare a dormire, no?
E' un quartiere dove - dal mio punto di vista di paesana del sud - ci vivono quei ragazzi abbandonati che non hanno famiglia a Roma e vengono qui per studiare: che non mangiano, forse a mala pena dormono. Questa storia degli studenti fuori sede in una casa provvisoria mi riempie d'angoscia, e quindi San Lorenzo è un quartiere che mi da ansia.

5) Gli autobus vuoti di sera. (Dai, a chi non inquietano un po'? Poi se c'è una persona sola ancora peggio.)

6) I Bar sulle strade statali dove se mangi poi muori. Dove se va bene trovi i panini col prosciutto secco, dell'anno scorso. 

7) Gli enormi ristoranti dispersi sulla Salaria, sempre vuoti. In particolare quello che si becca circa al km 40 che ha un'enorme aragosta davanti al portone di ingresso. Mi chiedo chi possa avere tanto coraggio da andare in un posto del genere, in cui sembra esserci sempre una nuvola cupa e tetra anche quando tutto intorno splende il sole. C'è anche la piscina, ma è in uso? Si vede solo da lontano qualche ombrellone sempre chiuso e scosso dal vento.
Non potete capire la tristezza che mi fanno questi posti. 

8) L'affitta camere rosso fuoco che c'è a Monteverde. Avete presente? Quella vicino al Momò. Dai, Dario Argento, probabilmente si è ispirato a quella scritta per fare Profondo Rosso.

Probabilmente domani passerò davanti casa di qualcuno, davanti a qualche palazzina o in qualche strada sterrata, e troverò qualcos'altro di molto, molto angosciante e inquietante. Sono una persona malata, ma se anche a voi, qualcosa scritta sopra inquieta, ditemelo! Mi sentirò meno sola. 




lunedì 15 gennaio 2018

Donne con l'influenza: ci sono caterpillar, e poi ci sono io.

Ci sono donne che dicono di riuscire a pulire per terra pure con la febbre, mentre i loro mariti e compagni con 37,2 sono più di la che di qua. Oggi vi racconto come a casa mia accada esattamente il contrario. Come io, con l'influenza, divento totalmente inutile


Non mi veniva l'influenza da due anni, l'anno scorso sono stata graziata e invece quest'anno mi ha atterrato completamente per tutto lo scorso weekend. Non ho avuto febbre, ma se te la senti cosa cambia? Avevo il viso in fiamme, le ossa doloranti, la schiena spezzata, i brividi di freddo. E soprattutto non riuscivo a muovermi da sotto le coperte. E non avevo appetito. Per me, non avere appetito è gravissimo. Io mangio solitamente come un camionista ucraino, con tutto il rispetto e tutta la mia stima per i camionisti ucraini. In tutto ciò mi sono rifugiata sotto due coperte di pile sul divano e non riuscivo a sbucare fuori neanche con un dito. Il mio fidanzato - che è, come tutti ormai saprete - un angelo, ha cucinato e fatto i piatti per due giorni e ieri sera, al culmine del mio status febbrile, mi ha perfino aiutato a mettermi il pigiama, si, perché non riuscivo a fare neanche quello. Diciamo che mi ha tirato fuori dalle coperte, mi ha piazzato davanti due stufe, e mi ha costretto ad allargare le braccia, perché io non volevo saperne di lasciare andare la mia tensione muscolare: tremavo.

Dopo circa mezzora di urla - le mie - e di risate - le sue, siamo riusciti (è riuscito) a mettermi il pigiama. Poi sono riuscita anche ad alzarmi dal divano per mangiare qualcosa, visto che dovevo prendermi il mio amatissimo actigrip

Dovete sapere che io come col cibo, ho i miei medicinali preferiti. Ci sono anche quelli che odio e ritengo inutili (tipo la VIVIN-C, quanto odio la VIVIN-C!). L'actigrip lo adoro, anche se non mi fa effetto subito, mi fa venire una sonnolenza meravigliosa, lo prenderei anche solo per dormire (non che ne abbia bisogno, vi ho già detto che venerdì sera mi sono addormentata alle 21,30 vedendo "lego il film"?). 

Quindi, dovendo prendere l'actigrip e avendo problemi di gastrite (non me ne faccio mancare una eh?) dovevo decisamente mangiare qualcosa, ma dato che, come già detto, ero inappetente, l'unica soluzione era la mia tazza di latte coi biscotti. E' un must, specialmente le domeniche d'inverno, specialmente quando non riesco a mangiare niente. Il latte riesco a berlo sempre, è sempre stato così. Se mi viene la nausea, bevo il latte, mi passa tutto. E' la mia salvezza. La mia ultima risorsa. 

E insomma, sono riuscita a prendere il latte, l'actigrip e a ficcarmi nel letto, sotto le coperte. Ho giusto fatto in tempo a dire al mio fidanzato "grazie", che già probabilmente ronfavo. E' stata una nottataccia, ma stamattina ero già a lavoro, perché, pur essendo a pezzi, oggi avevo un sacco di cose lasciate in sospeso e non potevo permettermi di assentarmi (o forse si, ma io non sono fatta così, e sarò fatta male). E forse, guardandomi adesso, seduta alla mia scrivania, con il naso chiuso e il mal di testa e di schiena, non riuscirò a passare lo straccio, ma a stare quattro ore sui mezzi pubblici e poi altre otto ore a lavoro, forse, e ribadisco, forse, non sono da meno. E - senza forse stavolta - è sicuramente in gran parte merito dell'amore del mio fidanzato.

martedì 9 gennaio 2018

Come sopravvivere al rientro a lavoro: consigli da (non) seguire.

Ci sono un sacco di post in vari blog che danno consigli sul come sopravvivere al rientro a lavoro. Fanno delle classifiche tali, che vorrei seriamente dare dei premi G.A.C. (cit. PropagandaLive su La7, fu Gazebo su Rai3. Per chi non sa di cosa parlo si tratta del premio "Grazie Al Cazzo") come se piovesse.



Per citarvene qualcuno, c'è chi da come consigli quello di "organizzarsi bene". Che mi viene da rispondere "scusa, non so chi tu sia, ma, davvero pensi che io mi organizzi male? Non è che siccome sono andata dieci giorni in ferie ho meno ansia addosso, anzi. Mi organizzo benissimo", come sempre, il problema è che non cambia un cazzo. Il problema è che se anche io esco in anticipo l'autobus passa un'ora in ritardo, che se aspetto il tram, questo per un guasto non parte o parte ma è LIMITATO A PORTA MAGGIORE (grande classico), "quindi, caro, no, scusami", ma questo consiglio non va bene.

Un altro consiglio è quello di "organizzare una bella festa in ufficio". Suggerisce che a volte ritrovare i colleghi può essere bello come una festa. Vorrei invitare il soggetto che scrive queste cose, a passare una giornata a lavoro da me. Sono sicura che vorrebbe fare la festa a tutti, ma non in senso buono. Quindi no, non è possibile, questa l'ha sicuramente buttata li a caso, tanto per fare numero. E sono certa che non sono l'unica a stare in un ambiente di lavoro tutt'altro che amorevole e familiare.

Il consiglio più bello comunque, per me, è "pranzare in modo leggero". Cioè, io durante le vacanze di Natale non ho smesso un secondo di mangiare, sono ingrassata superando - e di molto - i mesi di gravidanza di Chiara Ferragni in un giorno solo, e "tu, al rientro al lavoro, dove sono stanca, triste, e non ho più la mamma che mi cucina la pasta con gli "sparacelli", mi dici pure che devo mangiare leggero?" Ma io mi sfondo di cioccolata per non sentire il dolore, mi sfondo di Sushi per riprendermi dal dramma, mi mangio come minimo due pizze. Come minimo due etti di pasta alla carbonara. Non c'è fondo. 

L'unico consiglio che mi sento di seguire, è quello sull'articolo dell'AdnKronos (qui per leggere) che suggerisce di "progettare i prossimi viaggi". E' vero, è la prima cosa che ho pensato: proiettarmi di nuovo in vacanza. L'unico modo per sfuggire a questa realtà del ca...!





giovedì 4 gennaio 2018

Cosa fare a capodanno? non è questa la vera domanda...

Ogni dicembre, la domanda che assilla la maggior parte della gente è "cosa faccio a capodanno?". Molti hanno la risposta pronta, molti altri sono indecisi tra millemila inviti, molti fanno il classico cenone e poi via, a ballare (che solo Dio sa come vi viene voglia di andare a ballare, anzi, a sudare, in mezzo a gente ubriaca - quando va bene - dopo aver mangiato per cinque ore di fila senza sosta... Perchè, non ditemi che voi non mangiate cinque ore di fila senza sosta! Se non mangiate cinque ore di fila senza sosta allora non ha senso che festeggiate il capodanno... chi non mangia cinque ore di fila a capodanno? in quale civiltà?!).  C'è chi adora stare a casa, anche da solo. Io mi ritrovo in una via di mezzo e il mio capodanno è sempre stato piuttosto coerente negli anni. Non è che adesso festeggio in un modo e a vent'anni mi spaccavo ai veglioni o al concertone di capodanno in piazza. No. Sono sempre stata coerente, come vi dicevo. 

Io il capodanno l'ho sempre festeggiato in casa, al sicuro, possibilmente lontano dalle finestre, che non è solo a Napoli che sparano (vi farei conoscere il mio dirimpettaio a Palermo, che a capodanno si affacciava dalla finestra e sparava col fucile a canne mozze). Anche quest'anno è stato così, non lontani dalle finestre perchè tanto eravamo in un casale abbastanza isolato in aperta campagna laziale, ma comunque in tutta tranquillità con amici, parenti e chiunque avesse voglia di unirsi. La parola d'ordine è sempre stata per me "serenità". Quest'anno sono stata felice, ma di solito lo sono sempre durante le festività natalizie, ad eccezione dell'epifania, che tutte le feste si porta via (brutta e cattiva, non voglio tornare a lavorooooooo!!!). Lo sono stata anche l'anno scorso, a capodanno, che ero sola col mio fidanzato, per dire.




Ad ogni modo anche per me e per i miei amici, c'è una domanda ricorrente ed assillante, in previsione del capodanno, e la domanda è "quanto resisteremo questa volta?". 

Due anni fa, forse tre ormai, perchè perdo i conti, oltre che i colpi, abbiamo avuto due non reperibili alle 23:45. Non sono arrivati neanche a festeggiare la mezzanotte. Io sono caduta alle 00,15 e gli altri, eroi, hanno tirato fino alle 2,30 circa a forza di cazzate e playstation.
Quest'anno alle 22,00, avendo cominciato a mangiucchiare e bere alle 18,30, sembravamo una manica di disperati. Il tempo non passava più e ci chiedevamo disperatamente quando sarebbe arrivata la mezzanotte. La prima l'abbiamo persa alle 23,00, con la promessa che si sarebbe alzata per brindare. La sveglia che però aveva detto di essersi messa non ha suonato (mmmm...) e così l'abbiamo svegliata per brindare (perchè già me l'immaginavo incazzata e fumante alle 7,00 del mattino che chiedeva dove fossimo finiti tutti e perchè - bastardi - non avessimo brindato con lei alla mezzanotte (e perchè, tesò?).

Gli altri volevano resistere, ma al mio "bene, anche questo capodanno se lo semo levati da..." (altissima citazione), mi sono vista seguire da una mandria di gente. Io, che c'ho messo un quarto d'ora solo per cambiarmi e mettermi il pigiama, quando sono andata in cucina per prendere il bicchiere d'acqua che non manca mai sul mio comodino, ho trovato gente che ronfava. Ancora mi domando come abbiano fatto a coricarsi e ronfare, dato che quando io sono andata in bagno, loro erano ancora in pieni festeggiamenti.
Fatto sta che questo capodanno, neanche i soliti coriacei eroi hanno resistito, e circa all'1,00, chi più chi meno, dormivamo tutti

Ed ogni anno è sempre peggio: cosa accadrà, se saremo ancora vivi, il 31 dicembre del 2018?

mercoledì 27 dicembre 2017

Cosa desidero dal 2018 e quali buoni propositi ho (e non rispetterò)?

Io non ho mai creduto a Babbo Natale, nessuno mi ha mai preso per il culo travestendosi da Nonno rosso, con la barba finta e la panza, dandomi dei regali palesemente fatti dai parenti. Non ho mai scritto, per questo, una letterina a Babbo Natale, sperando e pregando che realizzasse i miei desideri, mia madre ha sempre saputo perfettamente cosa poteva farmi piacere e lo ha sempre messo sotto l'albero o lo ha fatto mettere dalle mie zie e dai miei parenti. Quindi non ho mai promesso alla stella cometa che sarei stata buona, per non avere il carbone nella calza della Befana

Tuttavia, ogni anno, a fine anno tiro le somme di quanto mi è accaduto, per dire se l'anno è stato buono o meno, se avrei potuto fare di più o meno, per sapere cosa sperare per l'anno a venire e per fare dei propositi (che puntualmente non rispetto).

Quest'anno avrei voluto mettermi a fare sport, o comunque pensare al mio fisico - e non l'ho fatto - quindi vorrei provarci per l'anno a venire, ora che la stabilità si è un po' fatta strada nella vita mia e del mio fidanzato. (Mi vedo già il 31 dicembre 2018, se sarò viva, con la schiena a pezzi a dire esattamente la stessa cosa mentre mi sfondo di pandoro con la crema).

Vorrei riuscire ad essere più tollerante col prossimo, meno nervosa, più "rilassata". Vorrei riuscire a sorridere anche nelle situazioni in cui solitamente perdo le staffe. 

Vorrei trovare un po' più di tempo per me stessa, per concedermi qualche piacere, o semplicemente per pensare a me, non prendendo ogni impegno come una costrizione, ma vivendolo con maggiore elasticità. Vorrei riuscire a viaggiare. Vedere posti nuovi, esplorare e conoscere il mondo. 

Vorrei imparare, acculturarmi, leggere ogni giorno il giornale o quanto meno sapere cosa accade nel mondo per essere al passo col mio coltissimo fidanzato. Vorrei, soprattutto, ricordarmi dove si trova Domodossola. Una malattia che mi ha contagiato la mia collega ed amica Ilaria. Lo impariamo, ma dopo un mese, puntualmente, dobbiamo andarcelo a cercare. Abbiamo capito però finalmente, che si trova al Nord.

Passando ai desideri, dico già da subito che mi limiterò a quello che ritengo realizzabile, perchè credo sia scontato desiderare una montagna di soldi, possibilmente una montagna di euro viola (da 500). Oppure un camper, oppure uno Yacht, oppure una casa sul mare, oppure una villa in Sardegna. O ancora il teletrasporto. Soprattutto il teletrasporto.

Limitandomi quindi a ciò che penso di poter veramente ottenere, dico che vorrei provare ad avere una casa un po' più grande, ma più che per la casa in se, semplicemente per metterci dentro un armadio enorme ed una scarpiera, così il mio fidanzato non potrebbe più lamentarsi delle mie scarpe ovunque. 

Vorrei che i mezzi pubblici funzionassero bene, evitando così di rischiare la vita ogni mattina. Si, lo so, avevo detto solo cose realizzabili, ma questo devo esprimerlo per forza visto che è una costante della mia vita e potrei anche non riconoscermi se non lo esprimessi o non mi lamentassi del fatto che non funziona niente.

Vorrei fare un bel viaggio, una bella vacanza, magari con tutto pagato... o quasi!

Ovviamente, vorrei una salute di ferro per me e per tutti i miei cari, animali compresi. E soprattutto voglio l'amore che già ho, e che spero continui ad essere così bello ed intenso.

Buon anno nuovo a tutti.

martedì 26 dicembre 2017

Il Natale Ritrovato

Quest'anno la febbre del Natale mi ha preso in maniera diversa, forse perchè non avevo l'ansia di partire (anche se avevo l'ansia di un arrivo, quello di mia madre). Quest'anno non ho fatto millemila regali con angoscia e fretta, sono uscita un pomeriggio e ho comprato tutto, con estrema calma, e sono riuscita anche a fare regali belli, a mio avviso.

Tra l'altro, ogni anno, il Natale veniva vissuto da me con estremo entusiasmo e dal mio fidanzato come una "commercialata" inventata per fare spendere soldi alla gente. Non voleva fare l'albero, non gliene fregava niente degli addobbi (mentre io adoro le lucine, i festoni, gli alberi e le piante rosse). Quest'anno invece è successo qualcosa di straordinario. Il mio fidanzato è stato improvvisamente contagiato dalla febbre del Natale e ha comprato un albero meraviglioso di 2,10 metri (ed a differenza di Spelacchio, questo è vivo e vegeto, anche perchè è di plastica e probabilmente resterà con noi per tanto, tantissimo tempo). Ha comprato anche un sacco di decorazioni splendide, addobbando tutto l'albero. E anche due alberelli piccoli. In pratica la nostra casa è diventata il Cocoricò di Riccione.

Ci sono luci dovunque, palle dovunque, festoni e decorazioni dovunque. E la cosa mi ha reso estremamente felice. Ma non credo lo abbia fatto solo per me, credo che la cosa abbia reso felice anche lui, inaspettatamente. Quindi questo Natale sarà un Natale diverso, un natale in cui entrambi abbiamo voglia di festeggiare, un Natale in cui siamo riusciti a mettere i nostri reciproci regali sotto l'albero senza darceli in anticipo senza un minimo di sorpresa (anche se uno gliel'ho già dato, ho dovuto, ne valeva della nostra salute. E' la Mokona Bialetti, come potevamo aspettare ad usarla?).

E poi è successa anche un'altra cosa, che per un momento mi ha fatto credere di aver perduto il Natale. Mi ha fatto pensare che non sarei potuta essere felice e che sarebbe stato un disastro. Quando siamo arrivati nel casale di campagna dove avremmo passato le feste, il nostro amato gatto non c'era. Non era mai successo che non lo trovassimo da quando - sei mesi fa - era arrivato da noi. La cosa peggiore è stata che non solo non c'era quando eravamo arrivati, ma che mancava da giovedì, quando il vicino - come di consueto - era venuto a dargli il mangiare. Non si è visto per tutto venerdì. Sabato mattina, dopo una notte quasi insonne, mi sono svegliata sperando di ritrovarlo fuori dalla porta. Invece non c'era, così mentre la speranza andava affievolendosi, ho dovuto fare la spesa e pensare a cosa mangiare. Perchè qui c'è mia madre, e mia madre, da quando mi ha detto che sarebbe venuta a trovarmi, non ha fatto altro che dirmi che dovevamo fare la spesa e cosa cucinare. Una volta arrivata invece non ha fatto altro che cucinare. Abbiamo avuto giusto un'ora di riposo durante il giorno, perchè la mattina si alzava e cucinava, e alle 16,30 scoccava l'ora e iniziava a preparare la cena. Dopo cena, si discuteva su cosa preparare l'indomani per pranzo.

Fatto sta che il sabato sera, mentre cenavamo, quando ormai ero diventata il Grinch, quando il mio ragazzo è andato fuori a tagliare il pane gli ho sentito chiamare il nome del Gatto. Ho pensato che lo stesse chiamando, nella speranza che lo sentisse e quello arrivasse, invece era già li. Questo è stato il più bel regalo che questo Natale potesse farmi. Era perduto ed invece è stato ritrovato, lui con il gatto, con la felicità.

La notte poi è andato di nuovo via, ma il 24 a pranzo, mentre tutti, i miei e i genitori del mio fidanzato in una prima ed unica occasione, iniziavamo i festeggiamenti del nostro natale è tornato. Ho capito che ha sicuramente una fidanzata, la sera si allontana, non senza rimorso, perchè ama moltissimo anche me, ma poi all'alba ritorna.

E così anche questo Natale se lo semo levato dai... no scherzo, questo Natale avrei voluto non finisse mai.




venerdì 15 dicembre 2017

Come (non) sono diventata un ingegnere

Difficilmente parlo di me, di fatti personali o di avventure fantastiche che risalgono alla mia vita precedente Roma. Ma ieri sera - davanti a due kg di sashimi - ho fatto una promessa ad una mia amica. Io avrei scritto questo post e lei ne avrebbe scritto uno su una sua fantastica - e assurda - avventura. Quindi mentre aspetto di leggere il suo, mi accingo a mantenere la mia parte di promessa. 

Come qualcuno di voi saprà, io stendo sempre un velo pietoso sulla mia carriera universitaria, sia perchè ci ho messo una vita, sia perchè ci ho rimesso la salute. Non tornerei a studiare neanche se per farlo mi pagassero e - davvero - ho una stima profonda di coloro che riescono a studiare e a cui piace farlo. Io non sono così, ho sempre vissuto la scuola come una tortura. Vi direte che ero sicuramente una di quelle scarse che venivano bocciate, invece non lo ero affatto, ma se essere un po' intelligenti basta alle elementari, alle medie, e perfino al liceo classico, all'università questo non basta. Specialmente in una facoltà come ingegneria. Ci vuole spirito, forza d'animo, impegno e costanza. Tutte cose che io, lagnusa (per capire cosa significa leggere qui...) come sono, tendenzialmente non ho mai avuto. Almeno per lo studio. Al contrario, quando mi mettevo a fare qualcosa di pratico o lavorativo (venendo pagata, per quanto poco) davo il massimo di me. E' per questo che dopo 8 anni (si, avete letto bene) di vita sprecati a fare la triennale di ingegneria, quando mi è stato chiesto "ma fai la specialistica?" mi sono fatta una sana e grassa risata. E dopo un anno di lavoro e un gruzzoletto, ho fatto armi e bagagli e ho lasciato la mia città per Roma. 

Ad ogni modo, ripensando a questa carriera, ieri, mentre parlavo con la mia amica, ho dato le tre motivazioni per cui non sono riuscita a laurearmi in tempo. La prima, come detto su, è che ero fondamentalmente lagnusa. Il primo anno ho dato solo una materia e consideravo che bastasse leggere una pagina di un libro ogni tanto per prepararmi per gli altri esami: in pratica, ho preso un anno sabbatico, ma considerando che avevo fatto la primina, e quindi ero uscita dal classico con 18 anni freschissimi, mi sono detta che non era nulla di grave. La seconda è che avevo accanto una persona che anzichè invogliarmi e dirmi che ce la potevo fare, mi buttava giù. Essendo lui un fallito, non mi stupisce la cosa, adesso. Ma allora ero piccola, stupida, e pensavo che gli altri fossero tutti migliori di me. La terza, e soprattutto è stata la terza, ho beccato lo scoglio, e non sono riuscita a superarlo (per un sacco di tempo). Ed è questo scoglio l'argomento del post: il mio esame di matematica 1. Nelle altre facoltà conosciuta e nota come "analisi matematica 1". 



Mi ero incaponita a non voler andare dalla professa a ricevimento, perchè ero convinta che lei non mi facesse passare l'esame perchè a sua volta si era incaponita verso di me (ed un po' era vero). Ho dato l'esame così tante volte che ho perso il conto, disperatamente mi presentavo ad ogni appello finchè - avendo dato tutte le altre materie per cui questa non era propedeutica - ho pensato che non avrei più potuto continuare. Ho pensato di mandare tutto a fanculo, di buttare alle ortiche anni di fatica... e beh, ho pensato di fare qualsiasi cosa, piuttosto che continuare a provare a superare una cosa che non avrei mai potuto superare. Non mi importavano le suppliche di mia madre di tornare sui miei passi. Io, quando mi ci metto, sono più testarda di un mulo, motivo per cui quest'occasione fu una delle poche, forse l'unica occasione, in cui mia madre e mio padre si allearono alle mie spalle.

Mia madre convinse mio padre ad andare a parlare con la professoressa per capire quale fosse il problema, e, come quasi sempre accade, la professoressa cadde preda del fascino di mio padre, tant'è che non fu necessario usare - come preventivato nel caso in cui la mano buona di mio padre non avesse funzionato - quella cattiva (e non vi dico quanto cattiva) di mia madre. 

Così, presa alla sprovvista da mio padre che mi supplicò di non fargli fare una figura di merda con la professoressa, andai a ricevimento, ma non un paio di volte. Se dovevo fare una cosa di cui non avevo la minima voglia, la dovevo fare a modo mio e scassando i cabbasisi alla prof. il più possibile. Così mi presentai ogni giorno alle 9,00 nel suo studio per un mese di fila fino all'esame. Il giorno dell'esame il mio nome inizialmente non fu annoverato tra quelli che passarono. Dopo una pausa di circa un minuto, in cui io ero già morta, seppellita, col funerale fatto e l'epitaffio scritto sulla lastra di marmo, disse che ero passata anche io con QUASI SUFFICIENTE. Non potrò scordare mai la faccia che fece dicendo il mio nome in ritardo (e ve la lascio immaginare) 

Venne il giorno dell'orale, a Palermo soffiava il Phon. Il vento caldo e sabbioso del deserto. Di solito con 45 °C e il cielo giallo denso di sabbia, non si esce di casa. Io invece ero a sciogliermi e tremare al tempo stesso per fare il mio beneamato esame orale di matematica. Non ero mai arrivata a quel punto.

La professoressa mi chiese delle cose che era certa che io sapessi e poi guardò il mio libretto. Nel vedere il 30 in fisica 1, mi chiese se per caso ce l'avessi con lei per qualche motivo. La guardai con tanta voglia di ucciderla, ma dissi un diplomatico "ma no professoressa, affatto" e mi diede 24. Nel frattempo, a casa, mia madre aveva finito circa tre kg di ciliegie, facendosi venire un cagotto potente e trattenendo a stento l'infarto.

L'incubo era finito. Dopo quell'esame mi laureai, tesi compresa, in un anno e mezzo. Dando circa 10 materie nel tempo in cui non ne erano previste più di 7.

Ed ora faccio la segretaria, bella svolta, eh?

giovedì 7 dicembre 2017

Dicembre: com'era e com'è.

Dicembre, come giugno, è sempre stato un mese piacevole, almeno per me. Io ho sempre amato il Natale, le feste più in generale. In Sicilia, del resto, Natale dura dalla vigilia dell'Immacolata - oggi - al 6 gennaio. Dal 7 Dicembre si da inizio alle danze, ci si siede a tavola e non ci si alza più. Poi c'è il 13 Dicembre. Quanto mi manca il 13 Dicembre, Santa Lucia. Ogni mattina del 13 mia madre si alzava presto, andava dalla nonna e prendeva la cuccia per tutti, cuccia di cui io puntualmente mangiavo solo il cioccolato fondente a pezzi sopra, lasciando tutto il resto. 


Per non parlare delle Arancine. Con l'A maiuscola, si. E soprattutto con la E finale, perchè, e so che quest'aspra diatriba non si chiuderà con il post che sto scrivendo, le arancine sono "fimmine" e non c'è obiezione che tenga. E soprattutto, nessuna arancina è buona come quella palermitana.
E anche a Palermo stesso, ci sono arancine e arancine, e tradizioni e tradizioni. Ad esempio, con mia madre è tradizione prendere le arancine allo Zodiaco, il bar storico del quartiere di mia nonna, anche se ogni anno ci troviamo un difetto nuovo. Con mio padre, invece, è tradizione prendere le arancine al bar Alba, che non credo abbia rivali purtroppo. Poi ci sono i fan dell'arancina bomba del bar touring. Io credo che potrei morire con un'arancina di mezzo kg, ma c'è chi ce la fa e a loro va tutta la mia stima. 
In tutto questo, siamo solo al 13 dicembre, non siamo neanche a metà del percorso, e io, normalmente, avevo già preso 15 kg.


Quest'anno siamo al 7. Anzichè festeggiare e abbuffarmi da qualche parte sono sola con il mio fidanzato nella nostra casa di campagna. Ho un bel camino acceso, la tv che fa da sottofondo, ed io sono felice perchè finalmente riesco a scrivere. Non c'è male, vi direte, e me lo dico anche io. Ma il punto non è oggi, il punto è dicembre, il punto è che non è lo stesso, che il 13 mangerò di tutto, senza rispettare la tradizione, non mangerò 86 arancine fino a scoppiare e probabilmente non perderò 10 euro giocando a 7 e mezzo coi miei cugini.

Andrebbe bene lo stesso, anzi, per certi versi sarebbe pure meglio questo dicembre qui, a Roma. Non ingrasso, ho una casa stupenda in campagna dove ritemprare anima e corpo e soprattutto, sto con il mio amatissimo fidanzato. E' bellissimo, si. 

Però, da quando lavoro, dicembre è diventato il mese più incasinato del mondo. C'è la chiusura d'anno, ci sono i data base da aggiornare, gli automatismi da cambiare, le lettere di auguri da trasmettere agli associati, i regali di auguri da fare ai colleghi, agli amici, ai parenti, all'esecutivo e così via. Questo oltre al lavoro ordinario. E quindi non ho un attimo di respiro e quello che normalmente è stressante, diventa di improvviso un inferno. 

Inoltre probabilmente ero un ghiro in un'altra vita. O un'orsa. D'inverno io vorrei andare in letargo sotto il piumone e uscire solo quando la temperatura esterna è di nuovo come minimo pari a 20°. Invece no, mi devo alzare alle 7,00 del mattino, con una bellissima temperatura di 2° circa. Così, quando mi lamento con mia madre, lei mi risponde che a Palermo ci sono 16 gradi e le è pure spuntato un fico d'india in terrazza... e io vorrei urlare!



Insomma, per farla breve...dicembre non è più tra i miei mesi preferiti, anzi, è tra i mesi più stressanti, però amo il Natale, amo le feste, amo il cibo e le lucine colorate, amo fare i regali ai miei amici, parenti e al mio fidanzato e questo, certamente, non cambierà mai. Inoltre quest'anno dovrei avere un regalo tutto speciale che ancora non dico per scaramanzia. Quindi, aspettate, perchè avrò per voi altre notizie.
E nel frattempo, forza TEAMPANDORO!

mercoledì 4 ottobre 2017

Ogni tanto una gioia, anche bella grande...

Qualche giorno fa ho scritto un post sul karma, dove spiegavo esattamente come funziona questa brutta bestia, almeno nel mio mondo (qui trovate il post). In quel post scrivevo quanto il karma serva a farti venire crisi di panico, ma allo stesso tempo, ti ripaga delle buone azioni. Nel mio caso queste sono davvero poche, per cui mi ritrovo sempre a perdere gli autobus, a cadere, a sbattere da qualche parte. Nonostante ciò non smetterò mai di insultare la gente stupida che incontro, ATAC su tutti, ma questo è un altro discorso.

Smetto di divagare e vado al punto: a volte sembra che il Karma ti stia facendo pagare tutte le colpe del mondo, anche quelle non tue. Sembra che la legge di Murphy valga solo per te e che tutte le disgrazie vengano a bussare insieme alla tua porta organizzando un piccolo party (neanche tanto piccolo). In realtà, io sono convinta, e lo sono sempre stata, che nulla accada per caso, che ci sia sempre una spiegazione ad ogni fatto della vita, ed anche questo è il karma, in qualche modo. Hai fatto delle buone azioni, e la vita ti ripaga in un modo che neanche ti aspetti. All'improvviso, quando tutto sembra andare storto, ecco che i tuoi sogni si realizzano.

Questo è quello che ci è successo un mese fa circa, o meglio è successo al mio fidanzato, ma è comunque una felicità per entrambi. 

E' successo che ha deciso di tentare la domanda di dottorato, nonostante fosse convinto che non sarebbe mai riuscito a passare, che si sa "passano solo i raccomandati o i geni". E lui non è sicuramente raccomandato, ma è ancora meno convinto di essere un genio. Dovete sapere che il mio fidanzato, e non lo dico solo perchè è l'uomo con cui spero di passare il resto della vita, oltre ad essere la persona più dolce del mondo, ha anche la tendenza a credere che tutti gli altri siano più bravi di lui. Ed io invece non faccio altro che ripetergli che se lui raggiunge gli stessi obiettivi degli altri - con un pò più di tempo - ma concedendosi anche la libertà di studiare meno (poco meno) e prendendosi la libertà di giocare una sera alla playstation o di stare con me (che sono una bella scassaballe), allora vuol dire che è molto più intelligente degli altri. Io ne sono convinta al 100%. Non faccio che ripetergli che è una fortuna che io stia con lui, che è così intelligente, perchè altrimenti sarei venuta su magari credendo che "quando c'era lui" si stava meglio (Dio ce ne scampi).



Insomma, per farla breve: tutte le domande che ha fatto sono andate male, ha tentato a Firenze, niente... a Teramo, niente, a Torvergata niente... quando pensavamo di aver perso le speranze e nel pieno della disperazione, l'unica domanda che restava (e che non voleva fare "perchè tanto è impossibile") era quella della Sapienza. Ho insistito affinchè ci provasse. Quella era la sua università, lui c'è tanto affezionato, così si è convinto. Ed è proprio l'unica che l'ha accettato. Ha fatto lo scritto, ed ancora non riusciva a convincersi di avere qualche possibilità, anche se era arrivato tra i primi venti, su cento che ci avevano provato. Ha fatto l'orale: disperato. Convinto di essere andato malissimo. Vi risparmio i dettagli e vi dirò semplicemente che è arrivato quinto, vincendo il dottorato con borsa di studio. 

Perchè vi racconto tutto questo? Perchè la vita a volte ti premia, premia i tuoi sforzi, le tue preghiere, il tuo studio, il tuo sudore, perchè non è sempre "mai na gioia", ogni tanto una gioia c'è e a volte è anche bella grande. Ma soprattutto vi racconto tutto questo perchè voglio che lui sappia quanto lo amo, quanto sono orgogliosa di lui. Glielo dico ogni giorno, ma io non sono brava con le parole e questo post è il modo migliore che ho di dirglielo. E ora gliel'ho detto.




mercoledì 27 settembre 2017

In un mondo di blogger...



In un mondo di blogger, fashion blogger, social blogger, marketing blogger, food blogger e tutti i tipi di blogger che vi possono venire in mente, ci sono io. Piccola, indifesa, e totalmente disinteressata al successo. Sono disinteressata al successo perché nella vita faccio altro. Sono una persona fondamentalmente semplice, non ho mai avuto grandi desideri, dalla vita ho sempre e solo sperato di essere felice e serena. Direte “mica è poco”! E infatti non è poco per niente. Quando dico che faccio la segretaria alcuni pensano “vabbè poverina, non ha trovato altro, con una laurea in ingegneria però…” ed io invece penso “che bello, sto in un ufficio, sono serena, ho un lavoro poco faticoso, che non mi tiene impegnata la mente. Ho finito gli studi alla triennale perché non ce la facevo più, ho lavorato un anno come precaria, poi mi sono trasferita a Roma e dopo sei mesi ho trovato il famoso posto fisso”. Si. E’ privato, quindi non è mai certo come il posto fisso statale, ma è qualcosa che pare stabile, che mi da una certa serenità. E quindi è questo il mio lavoro: non faccio la blogger, faccio la segretaria. 

Quando qualcuno mi dice che non ha senso scrivere se nessuno ti legge, vorrei far presente che io ho un diario dall’età di 7 anni e nessuno ha mai letto quello che scrivo eppure ho sempre continuato a farlo, perché faceva star bene me. Quando mi sono trasferita a Roma e ho cominciato a viaggiare sui mezzi pubblici, ho iniziato a vederne di cotte e di crude, vivevo dei veri e propri incubi, delle “fantastiche avventure” che prima condividevo con semplici post su facebook e poi sono diventati racconti troppo lunghi per un semplice post. Una mia amica, che ha un blog anche piuttosto famoso (lo conoscerete, si chiama #nonpuòesserevero) mi consigliò di aprire un blog, poi me lo suggerì anche la mamma del mio fidanzato, ed infine il mio fidanzato stesso. Con così tante spinte, pensai che fosse giunto il momento di assecondare questa vena ancora una volta (perchè si, anche da ragazzina avevo un blog, quello di msn per la precisione, pieno di frasi glitterate e gif brillanti) e che forse non sarebbe andata male, ed infatti non è andata male affatto (altrimenti non sarei qui a scrivere ancora, no?). 

All'inizio sfornavo post quasi giornalmente, perché, credetemi, non c’è giorno in cui io non veda qualcosa di strano andando da casa a lavoro e da lavoro a casa. Ovviamente c’erano i periodi di magra, le vacanze estive e non parlando di tutto ciò che incontravo in giro, ma nello specifico di “fantastiche avventure” spesso e volentieri non pubblicavo niente. Non me ne sono mai fatta un cruccio, non mi sono mai domandata “chissà quanti commenti o quanti “mi piace” ha preso quel mio post”. Non ho mai ricondiviso post per aumentare “lo share”. Non avevo una pagina riferita al blog. La mia amica, la stessa di prima, ci ha messo mesi, circa sei, a convincermi. L’ho fatto, ma non perché pensassi che questo avrebbe aumentato il mio pubblico, ma perché era carino farlo, perché se magari avevo qualche battuta da fare, potevo farlo li, così non solo i miei amici avrebbero letto, ma anche altri disgraziati come me che passavano la vita struggendosi l’anima sui mezzi pubblici.

La mia amica, si, sempre lei, ha un blog di successo, scrive tanto, è brava, ha anche molti gruppi su facebook di blogger, ma, come me, non lo fa per mestiere. Lei lavora nella tv… e prima che pensiate “ah ecco perché ha un blog di successo”, vi garantisco che non la vedrete mai in tv, o forse si, glielo auguro, ma non per quello che pensate. Non fa l’attrice, non fa neanche la cantante o “l’opinionista”, anche se un po’ lo è. Lei fa la tecnica, è una di quelle che permettono a noi comuni mortali di guardare quel quadrato colorato. Per questo ha tutta la mia stima. Non voglio fare pubblicità a lei, anche se potrà sembrare, semplicemente perché non ne ha bisogno, però vorrei farvi capire il punto: lei ha moltissimi seguaci, ma li ha solamente perché è brava, perché ha saputo scrivere con costanza e impegno di temi d’interesse. Non ha mai pagato un post perché vi sbucasse in bacheca contro la vostra volontà, perché come me sostiene di essere povera per pagare ciò che per lei è un bellissimo hobby. Lo stesso vale per me. Il mio lavoro è un altro, se avessi soldi da sprecare comunque non li sprecherei per fare in modo che qualcuno che probabilmente non capirebbe nulla della mia ironia, che neanche mi leggerebbe con interesse, trovi la mia pagina e clicchi sul mio sito.

Scrivo perché mi piace: se come scrivo piace ad altri, allora sono contenta, se qualcuno, soprattutto i miei amici mi leggono ed apprezzano, sono doppiamente contenta, ma se anche fossi l’unica a leggere quello che scrivo, insieme a mia madre e al mio fidanzato, beh, la cosa mi farebbe stare bene uguale.

Tengo a precisare che rispetto tutte le persone che fanno questo come lavoro, anzi, le invidio pure. E’ gente fortunata, che nella vita fa esattamente ciò che gli piace, vivendo esperienze a tutto tondo. Viaggiando, divertendosi, guadagnando soldi in modo poco faticoso, e soprattutto senza doversi alzare ogni mattina alle 7,00 tornando a casa alle 20,00 come invece faccio io. Quindi come potrei non ammirare e rispettare delle persone che hanno realizzato i propri sogni? Semplicemente quei sogni non sono i miei, e vorrei che fosse chiaro che non devono obbligatoriamente essere i sogni di tutti quelli che hanno un blog. C'è anche gente che ha un blog, ma sogna, per esempio, di fare il gelataio (anche io vorrei fare il gelataio).

E domani, per la cronaca, vado a strafogarmi di sushi con la mia amica (sempre quella), ma non troverete nessuna foto e nessun post, perché quando mangio non penso ad altro che al cibo stesso. Bye!