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giovedì 16 luglio 2015

Panico da mezzi pubblici e misofonia.

In questi giorni in cui il caldo è arrivato a livelli da infarto, prendere i mezzi pubblici è ogni volta un terno al lotto, e soprattutto, mette ansia. Mi capita di tornare tardi perchè in alcuni mezzi non riesco proprio a salire, a volte sono pienissimi e a volte manca l'aria condizionata, a volte sono pienissimi e manca l'aria condizionata insieme e quindi si muore.
E quindi ansia, tanta ansia che a volte si trasforma in panico. L'ansia di sentire troppa puzza di sudore, ma ancora di più, la paura di toccare qualcuno sudato, di prendersi qualche malattia. E dire, ragazzi, che io non sono per nulla ipocondriaca, sono una di quelle che è cresciuta sbucciandosi le ginocchia e mangiando con le mani sporche e non sono mai morta. Di anticorpi ne dovrei avere abbastanza per sopravvivere, ma certe cose mi suscitano veramente paura. Ad esempio: i pidocchi. I pidocchi, forse perchè non li ho mai avuti, mi mettono proprio paura. Al pensiero di poterli prendere tremo, ed è per questo che con il caldo, i mezzi pubblici dove spessissimo si vedono barboni, ma anche persone che pur avendo una doccia a casa hanno difficoltà ad usarla, diventano un luogo del terrore. Terrore che aumenta quando capitano scene come quelle che capitano a me, perchè io le sciagure le attiro come il miele attira gli orsi. 
E quindi vi racconto quest'ultima, ma faccio prima una piccola premessa: chi mi legge sa che soffro di una gravissima forma di misofonia. Mi da perfino fastidio il respiro pesante di chi mi sta accanto, tanto che a volte sono mossa dall'istinto di chiedere di smettere di respirare a quella determinata persona. Mi fermo perchè mi rendo conto che potrebbero anche denunciarmi per istigazione al suicidio. Ad ogni modo soffro terribilmente, da vecchia probabilmente diventerò una di quelle signore scassacazzi che al minimo rumore si mettono ad urlare e si lamentano di tutto. Per adesso mi limito a soffrire e lanciare occhiatacce, ma è anche vero che la gente sembra farmelo apposta. 
Così, qualche giorno fa, mi trovavo sull'autobus che prendo per tornare a casa, era l'ultimo tratto ed avevo miracolosamente trovato un posto a sedere; l'autobus aveva l'aria condizionata ed io, che ero ormai per più di metà sciolta, l'ho preso come un segno divino. Tuttavia non poteva mancare il rovescio della medaglia. La prima volta mi sento toccare i capelli. Mi tiro in avanti mi giro e vedo una mano allontanarsi; "Bene" mi dico. 
Dopo qualche minuto sento masticare; è un rumore che riesce a farmi perdere proprio il senno. Questo rumore ad un certo punto aumenta, tanto che me lo sento quasi addosso e sono costretta a girarmi. Non l'avessi mai fatto! Mi ritrovo una vecchia (credo che fosse femmina, ma non ne sono sicura), dalla pelle unta e bisunta, senza denti, che rideva e masticava la sua stessa saliva, praticamente coricata sul mio sedile. Mi guarda e ride. Lo confesso e forse un pò me ne vergogno, mi è salito il classico brivido di paura che viene quando vedi un maniaco che ti fissa, o un cane che ti ringhia addosso. Mi sono spostata, ma non mi sono tranquillizzata finchè non sono scesa dall'autobus.
A casa mi sono fatta una doccia di quelle che rischi di strapparti la pelle per quanto strofini, e il mio pensiero fisso era: mi avrà immischiato i pidocchi.
No, per fortuna non ho i pidocchi, ma sicuramente voleva mettermi paura per fregarsi il sedile davanti e coricarsi un pò, e c'è riuscita.




martedì 10 marzo 2015

L'amore non è bello se...

Sui mezzi pubblici la gente è solitamente triste, nervosa, gettata in discussioni sul lavoro o sullo studio, o tendenzialmente chiusa nella lettura o sul proprio cellulare, e, ad eccezione di quelli che per sfogare il nervoso solitamente masticano la chewing-gum vicino al mio orecchio (se vi interessasse oggi ne ho beccati due: uno per ogni mezzo che ho preso, dall'inizio alla fine del tragitto), questa tipologia di persone è quella che mi da meno fastidio. 
L'odio, il raptus omicida, la furia, il desiderio di morte, infatti, mi viene quando ho a che fare con le persone che sui mezzi pubblici sono allegre, felici, spensierate, come se fossero sedute da sole su una limousine a quindici posti con frigo bar e sedili in pelle di coccodrillo.
Ecco, queste persone sono per me come il colore rosso per i tori, come l'amplesso per un maschio di mantide religiosa, come una meteora per un dinosauro e potrei continuare con esempi sempre più catastrofici.
Se riesco ad ovviare al raptus omicida per quelli che fischiettano e canticchiano (come la signora che in questo momento - dopo una stancante giornata di lavoro dove ho pure sforato con l'orario di uscita - mi siede, guarda caso, accanto) mettendo le cuffie e la musica, non riesco invece in alcun modo a celare il fastidio che mi nasce come l'Uragano Kathrina, quando vicino a me c'è una coppia che si sbaciucchia felice. Il rumore delle labbra che sbattono è come una martellata diretta sul mio sistema nervoso, una morsa allo stomaco. E' come se il cervello mi vibrasse e il corpo, che deve eseguire i suoi comandi, tremasse di rimando. Sono certa di non porterlo nascondere, nè di volerlo in fondo. Perchè la faccia mi va a fuoco e perchè si, in fondo spero che la gente capisca di essere tremendamente urticante e si dia una regolata, ma di solito non è così, non capisce, e, anzi, giusto per aiutarmi a superare questa mia avversione al rumore delle labbra, di solito li incontro quando - come oggi - ho fatto tardi e sono stanchissima e devastata.
In questo caso non riescono a placare il mio odio profondissimo neppure le cuffie, neppure la musica a tutto volume, perché LI VEDO, e la loro vista mi da ancora più fastidio, vederli sbaciucchiare psicologicamente mi porta a sentire ancora quel tremendo suono, nonostante abbia Marcella Bella sparata nelle cuffie a tutto volume (se avete da ridire su Marcella Bella...beh, non me ne frega niente, a me piace, e quanto meno non la canticchio ad alta voce...tse!). 
Se qualcuno sta pensando "ma guarda questa stronza che non lascia due ragazzi innamorati liberi di baciarsi in pace", beh no, vi sbagliate di grosso, io non sono una frigida, non sono neanche fredda e insensibile, anzi, chi mi conosce sa bene quanto io sia romantica e passionale, ma qui non si tratta di amore, di romanticismo e neanche di passione, qui si tratta della mia sanità mentale messa a serio repentaglio da atti osceni (perché di questo si tratta, di oscenità, e di solito anche i soggetti presi a solo di bello non hanno proprio nulla) in luogo, anzi, in mezzo pubblico.