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venerdì 16 ottobre 2015

Misteri della vita...

Ci sono cose nella vita, che non capirò mai. E ad un certo punto, sarebbe meglio smettere di farmi domande, o di stupirmi, ma proprio non ci riesco. Per esempio: vorrei chiedere a quelli che si fanno tutta la tratta sul tram, da un capolinea all'altro, che tengono a fare la sigaretta spenta in bocca. Perché? No vi prego, spiegatemelo. Perché avesse almeno un buon sapore, un odore...ma una sigaretta spenta, che magari si inzuppa pure il filtro con la saliva e poi anziché tirare il fumo ti ritiri la saliva che c'hai lasciato, non mi sembra una cosa molto bella o furba.
Poi ci sono quelli, sono sicura che ognuno di voi ha almeno un conoscente che lo fa, che mastica mettendo la bocca a buco di culo ma lasciandola un po' aperta, così che si senta il risucchio e si veda il cibo triturarsi tra i denti. Ora, visto che chi mangia non lo vede, perché fare questo dispetto a chi è con voi? No, se credete che sia sensuale, vi assicuro che non lo è, tranquillizzatevi., e soprattutto, smettetela!
Non parliamo di quelli che vi toccano il braccio mentre vi parlano. Per quelli, per citare una vignetta che gira ultimamente su facebook, deve esserci un girone infernale tutto loro. Forse insieme a quelli che quando tu parli, ti guardano la bocca e muovono le labbra simulando quello che tu dici. Ecco. Questo è uno dei misteri della vita, perché ogni tanto, questi strani individui che muovono le labbra cercando di anticipare le tue parole, ci prendono anche. Ci prendono tanto, che potrebbero fare le dragqueen senza sapere le parole della canzone. E allora mi chiedo: sono forse indovini? E perché, se sono indovini, me lo devono sbattere in faccia? Se sapete già cosa sto per dire, stoppatemi subito, che mi risparmio la fatica, ma non continuate a muovere le labbra mentre io vi parlo, vi prego, vi supplico, è terribile.
Non capirò mai quelli che usano i mocassini coi calzini bianchi e lunghi. Non capirò mai quelli che usano i boxer larghi, perché? Non capirò mai quelli che si rasano tutta la testa e poi si lasciano il codino...sarà perché odio gli indecisi, e quindi, o ti rasi o ti lasci i capelli lunghi, questa via di mezzo mi fa venire voglia di mettere le mani alle forbici e pensarci da me a farvi prendere una decisione.
Un mistero inspiegabile resterà sempre il perché certe donne debbano mettere la matita nera intorno alle labbra col rossetto rosso, che categoricamente scompare dopo qualche minuto, lasciando solo quell'orribile alone nero intorno alle labbra sbavate.
Immagino che secondo loro siano belle...Forse è davvero il caso di non porsi troppe domande, ricordando che a volte l'ignoranza è un bene.
 
 

giovedì 16 luglio 2015

Panico da mezzi pubblici e misofonia.

In questi giorni in cui il caldo è arrivato a livelli da infarto, prendere i mezzi pubblici è ogni volta un terno al lotto, e soprattutto, mette ansia. Mi capita di tornare tardi perchè in alcuni mezzi non riesco proprio a salire, a volte sono pienissimi e a volte manca l'aria condizionata, a volte sono pienissimi e manca l'aria condizionata insieme e quindi si muore.
E quindi ansia, tanta ansia che a volte si trasforma in panico. L'ansia di sentire troppa puzza di sudore, ma ancora di più, la paura di toccare qualcuno sudato, di prendersi qualche malattia. E dire, ragazzi, che io non sono per nulla ipocondriaca, sono una di quelle che è cresciuta sbucciandosi le ginocchia e mangiando con le mani sporche e non sono mai morta. Di anticorpi ne dovrei avere abbastanza per sopravvivere, ma certe cose mi suscitano veramente paura. Ad esempio: i pidocchi. I pidocchi, forse perchè non li ho mai avuti, mi mettono proprio paura. Al pensiero di poterli prendere tremo, ed è per questo che con il caldo, i mezzi pubblici dove spessissimo si vedono barboni, ma anche persone che pur avendo una doccia a casa hanno difficoltà ad usarla, diventano un luogo del terrore. Terrore che aumenta quando capitano scene come quelle che capitano a me, perchè io le sciagure le attiro come il miele attira gli orsi. 
E quindi vi racconto quest'ultima, ma faccio prima una piccola premessa: chi mi legge sa che soffro di una gravissima forma di misofonia. Mi da perfino fastidio il respiro pesante di chi mi sta accanto, tanto che a volte sono mossa dall'istinto di chiedere di smettere di respirare a quella determinata persona. Mi fermo perchè mi rendo conto che potrebbero anche denunciarmi per istigazione al suicidio. Ad ogni modo soffro terribilmente, da vecchia probabilmente diventerò una di quelle signore scassacazzi che al minimo rumore si mettono ad urlare e si lamentano di tutto. Per adesso mi limito a soffrire e lanciare occhiatacce, ma è anche vero che la gente sembra farmelo apposta. 
Così, qualche giorno fa, mi trovavo sull'autobus che prendo per tornare a casa, era l'ultimo tratto ed avevo miracolosamente trovato un posto a sedere; l'autobus aveva l'aria condizionata ed io, che ero ormai per più di metà sciolta, l'ho preso come un segno divino. Tuttavia non poteva mancare il rovescio della medaglia. La prima volta mi sento toccare i capelli. Mi tiro in avanti mi giro e vedo una mano allontanarsi; "Bene" mi dico. 
Dopo qualche minuto sento masticare; è un rumore che riesce a farmi perdere proprio il senno. Questo rumore ad un certo punto aumenta, tanto che me lo sento quasi addosso e sono costretta a girarmi. Non l'avessi mai fatto! Mi ritrovo una vecchia (credo che fosse femmina, ma non ne sono sicura), dalla pelle unta e bisunta, senza denti, che rideva e masticava la sua stessa saliva, praticamente coricata sul mio sedile. Mi guarda e ride. Lo confesso e forse un pò me ne vergogno, mi è salito il classico brivido di paura che viene quando vedi un maniaco che ti fissa, o un cane che ti ringhia addosso. Mi sono spostata, ma non mi sono tranquillizzata finchè non sono scesa dall'autobus.
A casa mi sono fatta una doccia di quelle che rischi di strapparti la pelle per quanto strofini, e il mio pensiero fisso era: mi avrà immischiato i pidocchi.
No, per fortuna non ho i pidocchi, ma sicuramente voleva mettermi paura per fregarsi il sedile davanti e coricarsi un pò, e c'è riuscita.




domenica 22 marzo 2015

Sindrome da crocerossina.

Sono convinta che la gente con certe doti ci nasca. L'essere geniale, l'essere artista e anche l'essere naturalmente portato a far del bene con chi è meno fortunato di noi. Per quanto io sia sensibile alle sofferenze altrui e, quando possibile, faccia l'elemosina o aiuti le vecchiette o i vecchietti a passare la strada, non ho mai avuto la propensione a fare del volontariato. Non è mai nato in me, cioè, il desiderio di vivere facendo qualcosa di buono per gli altri. Ci sarebbe da vergognarsi lo ammetto, ma sono tremendamente sincera quando dico che probabilmente dopo un giorno in Africa morirei di ogni malattia possibile o anche semplicemente di stenti.
Quindi il mio piccolo lo faccio nella vita di ogni giorno, quando riesco, perchè guardandomi intorno ammetto che vedere gente molto ricca e molto fortunata che non fa un cazzo mentre io che non ho guadagni stabili do qualche moneta ai mendicanti, mi fa potentemente girare le scatole.
Vi starete chiedendo: ma tutto questo cosa c'entra coi mezzi pubblici di Roma? Eh beh, c'entra e come, perchè non avete idea di quello che si vede la sopra.
E se, come vi dicevo l'altro giorno, si incontrano le fighette col risvoltino e la borsa di prada, si vede anche spesso gente disperata, o comunque dall'aspetto trascurato. E questa gente mi fa nascere il desiderio di aiutarli. 
Ho cominciato a portarmi dietro pacchetti di fazzolettini, da offrire a chiunque tiri su col naso. Penso che mi porterò dietro saponette, da offrire a quelli che puzzano. 
L'altro giorno c'era una signora con due occhiaie così scure che pensavo si fosse truccata al contrario. Timorosa che potesse effettivamente essere così, non le ho chiesto nulla seppur fossi pronta ad offrirle il mio correttore e un corso di trucco mattutino.
C'è anche chi non riesce ad accoppiare due colori addosso, che mette il rosso arancio, con il celeste pastello. O il giallo evidenziatore con il rosa fucsia. In quei casi, mi piangono gli occhi e vorrei offrire delle mascherine da saldatore in giro, ma non avendole a portata di mano penso sia più facile distribuire consigli sull'accoppiamento dei colori a quei poveri soggetti.
Ogni santa volta arrivo li vicino, ma appena scorgo la loro faccia soddisfatta mi sento in colpa e capisco che quella gente non ha bisogno d'aiuto, perchè in fondo è felice così, nel loro "tasciume" (non chiedetemi di tradurre questo termine, non ne sono capace, non è un semplice "mal vestito". Il tascio è tascio, e può essere definito tale anche solo per un taglio di capelli o per come parla e mastica la chewingum). 
Così ogni mattina parto armata di buoni propositi e tanta voglia di fare del bene. Alla fine sono pochi quelli che riesco effettivamente ad aiutare, perchè, tra puzza e rumori molesti, riesco a mala pena a scendere viva dal mezzo, ma come si suol dire "l'importante è il pensiero", no?

mercoledì 18 marzo 2015

È questione di sguardi...

"Tu perché siamo qui
È questione di sguardi
È, ah... un attimo
Così, così magnetico
Così, così"


Così diceva la canzone di Paola Turci, ed io ogni mattina mi ritrovo a sentirla nella mia testa. 

Vi sarà sicuramente capitato l'imbarazzo di incrociare lo sguardo con un perfetto sconosciuto, no? Beh questo è un imbarazzo che sei costretta a rivivere in continuazione sui mezzi pubblici, tanto che ad un certo punto, ti trovi a superarlo. 
E' piuttosto normale che ci sia qualcuno o qualcosa che attiri la nostra attenzione. Nel mio caso, in particolare, vengo attirata dalla gente che parla, e che riesce ad ignorarmi. Mi sento al sicuro se non vengo mai guardata e così mi ritrovo a studiare queste persone, senza dimenticare di distogliere di tanto in tanto lo sguardo, soprattutto se mi accorgo che mi hanno notata.
C'è invece chi fissa e, nel caso particolare, fissa proprio me, senza sosta, senza motivo, e soprattutto con una gran faccia da culo.
Tra me e me comincio a chiedermi se ho qualcosa fuori posto, il rossetto sbavato, gli occhiali storti, i capelli dritti, le sopracciglia scomposte o qualcosa sul naso...No. Invece non ho proprio niente, ma per qualche motivo il signor ..."Fissatette..Fissatette... Fitzherbert, perchè è così che si chiama" (cit.), continua insistentemente a fissare la mia faccia.
A quel punto provo a ricambiare lo sguardo, pensando che il soggetto in questione, colto dall'imbarazzo di essere stato notato, abbassi o distolga lo sguardo, ma niente, continua a guardarmi e a quel punto si risveglia la Giorgia siciliana, quasi mafiosa. Mi sale nella gola, lo sento sulla punta della lingua: CHE MINCHIA CI TALII??!
Ma non posso, non posso per due motivi: attirerei anche tutti gli sguardi che mi stavano beatamente ignorando e in secondo luogo non penso che capirebbe. 
Quindi mi ritrovo a sospirare, a fare un lento movimento di spalle e ad inarcare con aria perplessa le sopracciglia. Non manca un leggero "mah" appena percepibile dal labiale e, se possibile, dopo essermi assicurata che il soggetto in questione abbia capito che mi fa piuttosto schifo, mi sposto. 
Sarà che comunque in Sicilia non ci sono molti mezzi pubblici, ma è anche vero che una cosa del genere non sarebbe mai successa. Perchè in Sicilia ti insegnano che non si fissa la gente, ma soprattutto perchè in Sicilia, a Palermo nello specifico, dal "che minchia guardi?" o dal "cerchi aggaddo?" alle mani, non c'è neanche il tempo di una risposta.


sabato 14 marzo 2015

Venerdì 13.

Per alcuni il venerdì 13 è un giorno di sciagura, più del venerdì 17. Per me è semplicemente un venerdì come un altro, vado a lavoro, come ogni giorno. Se non sono troppo stanca la sera esco, ma di solito preferisco poi rilassarmi e restare a casa a guardare qualche film o qualche cosa in tv.
Per altri invece il venerdì è il terzultimo giorno della settimana e probabilmente aspettano la domenica per la famose pulizie... Lo so a cosa state pensando: anche voi aspettate la domenica, o più in generale il fine settimana per fare pulizie, anche io lo faccio. Il sabato è il giorno delle "lavatrici", la domenica invece delle pulizie di casa. 
Ma loro no, loro aspettano il fine settimana per pulire loro stessi, perchè è troppo faticoso farsi la doccia ogni mattina, e poi, c'è anche chi dice che lavarsi troppo fa male. Io invece dico, meglio ammalarsi che puzzare, perdinci!
E quindi se già normalmente la gente puzza, pensate il venerdì. Il venerdì puzza di più, puzza tantissimo, puzza da morire. 
Per quelli che ancora credono che ci sia "il giorno della doccia", il venerdì è il giorno della "puzza perfetta". 
Hanno accumulato sudore e sporcizia per cinque giorni, e non tutti (anzi quasi nessuno) fanno un lavoro per cui debbono stare seduti comodamente dietro una scrivania; si sono coricati nello stesso sudore e nella stessa sporcizia per cinque maledettissimi giorni! Arrivano il venerdì mattina fieri della loro puzza in metro e si appendono mostrando la loro aromatica ascella!
Io ci provo a tenermene lontana, ma sono ovunque, e quando riesco a distanziarmi e a sedermi, il "dottor Feto" mi si siede accanto!
Lo sconcerto è indescrivibile, ma più di quello sul mio viso si legge terrore puro, il terrore che sfiori i miei vestiti e che la sua puzza si attacchi addosso a me. 
Il panico si fa sempre più vivido, ma finalmente arriva la mia fermata! Finalmente... Insomma! Davanti a me c'è una quantità di gente indescrivibile, lenta, esausta e ovviamente puzzolente! E anche raggiungere la scala mobile è paragonabile ad una delle sette fatiche d'Ercole. Anzi è una delle sette fatiche di Giorgia

  • Arrivare in tempo alla prima fermata. 
  • Superare col tram il bus e riuscire a prenderlo alla seconda fermata. 
  • Riuscire a salire sulla metropolitana senza essere derubata, toccata, sfiorata e schifata. 
  • Riuscire a non picchiare qualcuno che mastica la chewingum nel mio orecchio.
  • Riuscire a non offrire il fazzolettino a tutti quelli che tirano su col naso. 
  • Riuscire a non farsi attaccare addosso la puzza d'ascelle e di piedi altrui. 
  • Riuscire a raggiungere la scala mobile ed uscire dalla metropolitana alla fermata Policlinico.
Di solito ci riesco, mi farò chiamare Ercolina.

Ah, quasi dimenticavo: auguro a tutti quelli che sono finalmente arrivati al fine settimana una buona doccia e soprattutto di perdere tutti gli autobus e i mezzi pubblici sui quali dovrò salire io, per il mio bene!