Visualizzazione post con etichetta mezzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mezzi. Mostra tutti i post

mercoledì 1 novembre 2017

Com'è bello il ponte... quando se lo prendono gli altri.

Il 2017 è stato un anno pieno di bei ponti, ancora non sono finiti, e anche nel 2018 ce ne saranno di interessanti. La prima cosa che la gente pensa quando ci sono dei giovedì o dei martedì di festa, solitamente, è "che bello, allora cerco di accaparrarmi il lunedì o il venerdì di ferie così faccio 4 giorni di riposo". Bene, bello, beati loro. Bene, bello, beata io, che invece la prima cosa che penso è "Che meraviglia, speriamo che se lo prendano tutti questo ponte, così arriverò a lavoro puntuale senza correre e i mezzi saranno vuoti" ed infatti, la maggior parte delle volte, così è! 



Come ad agosto (come vi accennavo qui...), nel periodo invernale di feste, durante i ponti, la città, chissà come, si svuota. I mezzi pubblici risultano anche quasi piacevoli, c'è sempre spazio, c'è sempre posto! Partono tutto sommato puntuali, e dopo giorni frenetici dove quasi ho rischiato di soffocare, è veramente un sollievo.

Per cui è da un pò di tempo che - a parte ad agosto quando le ferie sono obbligate (Yu-uh 😒) - non prendo mai i giorni di ponte. Oltre che per il fatto che in giro non c'è nessuno, anche in ufficio, tendenzialmente, non c'è nessuno: o meglio, restiamo in pochi sfigati, per cui si lavora con molto meno stress, con molta più calma e credetemi: io ho bisogno di calma, essendo una isterica pazza quasi per tutto il tempo della vita. 

Quindi ho deciso che lavorerò sempre durante i giorni di ponte, anche se questo vorrebbe dire tornare meno a casa. Si, perchè i ponti lunghi di solito mi facevano tornare a casa, ed erano belli per questo, li aspettavo agognandoli, segnando sul calendario dell'anno dopo tutti quelli che avrei potuto prendere, ma quest'anno ci sono state due novità, la prima è che ho deciso di prendermi i giorni di meritato riposo proprio per riposare, e non durante i giorni in cui fa comodo agli altri, come avevo fatto fino a questo momento, e la seconda novità, che è anche la più tenera, è che questa estate in campagna è arrivato un gatto: era uno scheletro e pensavamo che non ce l'avrebbe fatta; ora è un grosso gatto di circa cinque kg tutto fusa e amore, e dobbiamo (ma soprattutto vogliamo!) prenderci cura di lui, quindi il weekend si torna in campagna dal nostro micio. 

E niente, detto questo: domani lavoro (appunto), ma faccio mezza giornata e prego il Santo dei mezzi che mi dia tanta gioia, ovvero li faccia passare più o meno puntuali, e più o meno vuoti (ma non ci scommetterei). Buon Ognissanti a tutti, e mi raccomando, un pensiero a tutti i morti che avete voluto bene. 

venerdì 29 settembre 2017

Il diavolo veste prada, io insulto ATAC!

Ogni tanto (spesso) la mattina esco di casa come Miranda Priestley: non con i capelli grigi o con una borsa di prada da duemila euro, no. Neanche coi tacchi e il completo di Valentino, anche perché poi devo correre dietro l’autobus che ha fretta di chiudere le porte, e muoio. Mi sento Miranda Priestley perché ho sempre le sopracciglia contratte e lo sguardo torvo e se per caso hai un paio di scarpe poco consone diventi la mia vittima sacrificale. 



Ma il problema vero è che sui mezzi pubblici non si vedono semplicemente scarpe fucsia con maglione giallo canarino, si vedono le cose più bizzarre del mondo, che “come ti vesti?!” (noto, si fa per dire, programma televisivo) probabilmente non riuscirebbe neanche lontanamente ad immaginare. 

Stamattina ero più tesa del solito perchè, tanto per cambiare, c'era sciopero e stavo su un autobus che è rinomato per essere raccoglitore di ogni forma di vita sulla terra, visto che va alla stazione. Mi sono seduta, per fortuna, nel posto dietro il vetro e dopo ore che ignoravo la mia immagine riflessa mi sono dovuta arrendere ad avermi li davanti, mi sono guardata e ho notato che oltre ad avere le borse sotto gli occhi avevo la fronte tanto contratta che la ruga d'espressione al centro della fronte era diventata una cicatrice. Ho provato a distenderla come fa Maryl Streep (è un puro caso) in "She Devil", ma mi sono resa conto che i muscoli facciali tornavano esattamente come prima. Probabilmente anche mentre scrivo questo post, ho la stessa faccia di stamattina.


Dopo aver fatto una pessima analisi di me stessa, e aver visto che non c'era alcuna speranza nel distendere il mio volto, ho provato a concentrarmi su chi avevo attorno. All'inizio la mia attenzione è stata inevitabilmente catturata da un bambino che mangiava una banana col fiatone e che mi si è quasi seduto in braccio. La mamma però era riposatissima, quindi sono stata tutto il tempo a chiedermi perchè sto ragazzino aveva il fiatone, era paonazzo, e soprattutto doveva mangiare la banana addosso ai miei pantaloni nuovi e puliti. Purtroppo il quesito si è spento in fretta, perchè sono scesi, ma scesi loro è salita una signorina che mi ha dato molta soddisfazione, perchè non sono ancora riuscita a capire come e perchè fosse vestita in quel modo. 

Vado con ordine, dal basso verso l'alto: scarpe vecchie probabilmente della nonna di quattro misure più grandi color crema sporca, scamosciate; leggins neri; sopra i leggins un panta-palazzo verde petrolio; a tracolla una borsetta di pelle bianca coi fiori; sopra una felpa di pelliccia vellutata nera; una sciarpa di lino rosa antico e, dulcis in fundo, un cappello di paglia blu con fiocco bianco in stile "orgoglio e pregiudizio". Vi metterei la foto, ma voglio lasciare che la vostra immaginazione lavori. 

Grazie a lei, per lunghi istanti, stamattina, ho dimenticato lo sciopero, che però mi sono ricordata subito quando a Termini ho perso l'autobus per due secondi e l'autista gentilmente non si è fermato per farmi salire dopo un metro e mezzo, nonostante lo sciopero.

Quando succedono queste cose, vorrei avere la stessa capacità di contegno di uno scaricatore di porto (con tutto il rispetto per gli scaricatori di porto)!

martedì 18 luglio 2017

La sagra dei maccheroni a fezze e la felicità...

La vita di paese, quando passi tutto il tempo in città, è una cosa meravigliosa. Da qualche tempio io e il mio fidanzato ci rifugiamo durante il weekend in uno splendido casolare a Montenero Sabino, provincia di Rieti. Soprattutto ora, che il caldo incombe sulla città impedendo di respirare, tutta quella natura che rende l'aria fresca anche con 6000 gradi, è un vero toccasana. I nostri weekend quindi si svolgono con gli orari di paese, ci si alza con comodo, si fa pranzo con comodo, ci si fa la pennichella, verso le 19,00 un aperitivo e poi si cena con grigliata. O viceversa si fa la grigliata a pranzo e a cena una bella spaghettata.
Questo weekend però, è stato un weekend speciale perchè abbiamo iniziato il nostro percorso estivo di sagre. Si, perchè quest'estate intendiamo non perdercene una: il nostro obiettivo è ingrassare alle sagre di paese (o quantomeno il mio, perchè il mio fidanzato non ingrassa mai).

Quindi, mentre a Palermo - la mia città natale - erano tutti pronti a festeggiare la "Santuzza" (Santa Rosalia - patrona di Palermo, appunto) e a mangiare "babbaluci" (piatto tipico del festino: lumache piccole in aglio oglio e prezzemolo), io ero in paese, a mangiare Maccheroni a Fezze con aglio oglio e maggiorana e a bermi il vinello, che secondo il signore esperto del paese, questo "nun lo fanno da nessun'artra parte eh?! bono accussì solo qui!" ed effettivamente era buonissimo. Abbiamo fatto una passeggiata, abbiamo comprato la genziana ed un'anellino per me. Abbiamo anche ricevuto i complimenti della signora: che bella coppia... e tutti sedevano con tutti, sorridevano a tutti, parlavano con tutti e ballavano, si divertivano, anche l'ultracentenaria del paese era li, alle 23,00 di sera, ad ascoltarsi la musica, a partecipare alla festa.

Mi sono sentita all'improvviso come quando avevo 7 anni e con la Nonna e il Nonno andavo a Ventimiglia di Sicilia durante la festa del paese, mi sono sentita così incredibilmente felice e ho riscoperto il piacere di stare in mezzo alla gente. Perfino la fila per il bagno è diventato motivo di chiacchiera e divertimento. Per me, per una come me, che la gente è quasi costantemente fonte d'odio, che torno a casa con l'istinto omicida, è stata una rivelazione, è stata una benedizione e ho capito che io - per citare un film - "non sono cattiva, è che i mezzi pubblici mi rendono così".

mercoledì 7 giugno 2017

Il dramma dell'estate...

Quando arriva giugno si è automaticamente autorizzati ad uscire di casa senza giacchetta, ad usare le scarpe aperte e a farsi la coda anche la sera, sollevando i capelli. Solitamente l'umore migliora, si sta meglio, anche con sè stessi, c'è più luce e quindi sembra che le giornate durino di più, si ha più voglia di uscire, di vedere gente, di sorri...no.
Scusate, io ci ho provato, anche con me funzionava, almeno fino a qualche anno fa. Quando, più o meno, giugno corrispondeva con la fine della scuola e quindi con mare e vacanze e riposo. Oggi invece il caldo corrisponde a puzze indicibili sui mezzi pubblici, orripilanti piedi che si presentano vicino e a volte ti sfiorano, allo stesso tempo i tuoi piedi che vengono martoriati, saune gratuite e mancanza di respiro. 

No, perdonatemi, ma l'estate non è più felicità, ma è un dramma, per chi come me, dopo il ponte del 2 giugno, lavora ininterrottamente fino ad agosto.
La mattina, quando non c'è nessuno e ancora si respira, sui mezzi c'è l'aria condizionata sparata a mille, mentre il pomeriggio quando torni esausta, distrutta dal lavoro e dal caldo, non solo non c'è l'aria condizionata, ma ci sono milioni di persone ammassate e i finestrini non si aprono nemmeno.


Di seguito un elenco di piccoli accorgimenti:
  • vestirsi molto leggeri, ma porare sempre una giacchetta e/o un foulard per proteggere il collo dall'aria condizionata troppo forte.
  • tenere i piedi protetti e quindi rivolgere le spalle, per evitare che vengano selvaggiamente pestati
  • mettersi vicino alle porte - nel caso non si è riusciti a sedersi, così da respirare ogni volta che si aprono.
  • se c'è qualcuno più alto di voi, cercate di non mettervi accanto a questi, rischiate di ritrovarvi a respirare sotto la sua ascella.
  • se sentite che una persona odora vagamente di soffritto, cercate di non posizionarvi di fronte ad essa, se non volete respirare aglio per il resto della traversata.
  • Pregate.


venerdì 10 marzo 2017

Se Dante avesse preso i mezzi pubblici a Roma...

Se Dante avesse vissuto l'anno 2017 e fosse stato romano, probabilmente la Divina Commedia avrebbe avuto solo l'inferno e i gironi sarebbero stati del tutto diversi da quelli scritti da lui. 
Di seguito la mia versione dell'inferno dantesco, suddiviso nei gironi infernali.

La Divina Commedia Romana


Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una linea oscura
ché la diritta metro era smarrita. 
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta linea selvaggia e puzzolente e sporca
che nel pensier rinova la paura! 
Tant'è amara che poco è più morte;

ma per trattar di ciò ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. 
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,

tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace auto abbandonai.
1° Cerchio: limbo.

Ecco qui è dove mi trovo io, tra il troppo sonno e il terrore che mi rubino qualcosa, tra la stanchezza e la paura di ritovarmi ad una fermata sconosciuta dalla quale non saper più come tornare a casa.  Nel limbo si trovano le persone normali, senza una definita collocazione, che non sanno perchè sono finite in questo inferno fatto di linee tranviarie e metropolitane, di mezzi pubblici a ruote o filobus, di trenini che poi treni è un parolone chiamarli. 

2° Cerchio: lussuriosi.

In questo girone, il disgraziato Dante, che poi sarei io, senza voler peccare di presunzione (ma già che siamo all'inferno, perchè no?) si imbatte in quelli che si baciano di continuo, si lasciano andare in tremende effusioni, che fossero silenziose potrebbero portare fastidio solo agli occhi di chi guarda desiderando il medesimo amore, invece sono rumorosi, invadenti, fastidiosi, e portano danno e spaccamento del sistema nervoso anche a chi non ha problemi nella vita di coppia.

3° Cerchio: golosi.

L'avrete capito senza necessità che v'illustri chi sono i membri di questo cerchio. Coloro che mangiano, masticano, ma soprattutto lo fanno vicino le nostre orecchie e al loro passaggio lasciano una coltre di sporcizia tale che sembra fitta e densa nebbia, non si riesce più a vedere oltre.

4° Cerchio: avari e prosperi.

A chi non è mai capitato di incontrarli. Non sono particolarmente rumorosi, fastidiosi o eccentrici, ma senza dubbio urtano la sensibilità di questo pover'uomo che prende i mezzi pubblici per mera necessità. Sono coloro che salgono sulla metro con un rolex d'oro da 26,000 €, ignorando completamente il rischio che qualcuno glielo rubi: a loro che frega d'altronde? Hanno altre 26,000 € pronte da buttare. Le scarpe di prada nuove di pacca, la borsa di Louis Vouitton che se te la graffiano sono 10 anni di carcere, più o meno gli stessi anni che ha il bambino nero che l'ha cucita, la collana di zaffiri dello Zar di Russia, i gioielli della regina, e potrei continuare, ma credo che il concetto sia sufficientemente chiaro.

5° Cerchio: iracondi e accidiosi.

Uno opposto dell'altro, ma accomunati dalla loro inutilità e dalla fatidica domanda: chi è peggio, l'idiota o chi gli va dietro? e io dunque oggi vi chiedo: chi è peggio chi compie una violenza o chi, pur potendola fermare, resta zitto a guardare? In questo girone ci stanno tutti i violenti dei mezzi pubblici e sono tanti, eh. A partire dallo stronzo che ti strattona per rubarti la collanina, al pezzo di merda che ti spinge per fregarti il posto, per concludere con quelli che a violenza vanno giù gratis e picchiano gli indifesi, insultano le persone disabili, o anziane. E credetemi io ne ho viste, e sono pure dovuta scappare per non prendere calci a caso. Dante probabilmente non avrebbe usato certi termini, ma per definire gli accidiosi, quelli che magari vedono un furto, sentono un insulto e restano zitti, in silenzio, non per paura, ma magari semplicemente per totale indifferenza alla sofferenza altrui, di certo non avrebbe potuto dare punizione migliore: Dante li sommerge, privandoli di aria e parole ed è così che li vorrei vedere io, soffocati dalla loro apatia.

Mi fermo qui, limitandomi a quelli che Dante chiama "peccatori incontinenti", senza oltrepassare lo Stige che già attraversare Roma è abbastanza pericoloso.





giovedì 9 marzo 2017

Il blocco dell'artista...

Potrebbe sembrare che questi passati sono stati mesi vuoti, privi di ogni sorta d'emozione o di fatti interessanti, invece è esattamente l'opposto. Ogni giorno mentre mi muovevo sui miei amati mezzi pubblici mi dicevo "ecco questo dovrei andarlo a scrivere", e invece arrivavo qui, sul foglio bianco, quelle rare volte che riuscivo a ritagliarmi un attimo di tempo e niente: scrivevo, cancellavo, riscrivevo, eliminavo e chiudevo. Non mi piaceva nulla di ciò che le mie mani buttavano fuori dalla mia testa, nulla di ciò che trasformavo in parole. Ho avuto quelli che molti chiamano il blocco dell'artista, e no, non voglio essere presuntuosa, so bene di non essere un artista, ma nel mio piccolo, scrivere era comunque una forma d'arte e divertimento. Mi trovavo bene a condividere con coloro i quali si trovavano a leggere i miei pensieri, tutto ciò che mi accadeva.

Volendo oggi porre fine a questo benedetto blocco, devo comunque fare un piccolo riassunto, e un grande salto indietro. Era fine agosto quando vi ho scritto e sono passati esattamente 6 mesi e 10 giorni. Forse qualche ora in più o in meno. Ero tornata dalle vacanze - delle splendide vacanze - ed ero nella fase depressiva come i signori della costa crociere. Comunque mi sono rimessa a lavoro e con un pò di fatica sono riuscita a rientrare nella mia quotidiana routine. Ogni mattina sveglia alle 7,00 e tram alle 8,00. Una novità c'è, una delle tante, a dir la verità, e questa è abbastanza stupida: adesso per andare a lavoro prendo un solo tram. Si, mi devo alzare mezzora prima e tendenzialmente uscire di casa come un razzo, ma volete mettere la rilassatezza? Arrivo a capolinea che è a due fermate di tram da casa mia, mi seggo, mi apro un libro ed un'ora e 15 minuti dopo sono sotto il mio ufficio. Serena, rilassata, senza l'ansia della metropolitana o del tram che non so quando arriva. Perchè, a parte straordinari casi di inadeguatezza, non ci sono cazzi che tengano, il mio tram alle 8,00 parte e se non parte alle 8,00 alle 8,10 ne segue un altro che mi fa comunque arrivare - pelo, pelo - in orario.

E' ricominciato il periodo del venerdì sciopero, dei pazzi che urlano sui mezzi, e sono andata avanti così fino a natale, quando mi sono ritrovata a passare il pranzo del 25 da sola col mio fidanzato a casa sul divano mentre i miei parenti  in sicilia si sfondavano di cassate e cannoli. Ora, li per li mi è presa una depressione che solo chi è siciliano e passa il periodo che va dal 7 di dicembre al 6 gennaio a mangiare e a ingozzarsi di Bioketasi mi potrà capire, ma poi sono successe tante cose - brutte - che mi hanno fatto ringraziare Dio di essere rimasti a Roma, perchè io non me lo sarei mai potuto perdonare, ma il mio fidanzato penso che non avrebbe mai potuto perdonarmi per una cosa del genere. E' stato il nostro ultimo natale con una delle persone più care che avessimo. Per lui soprattutto perchè era la sua amata nonna. E vorrei provare a spiegarvi il rapporto che c'era tra loro, ma neanche con tutte le parole del mondo ci riuscirei. 

Non volevo parlare di questo, non volevo intristire voi e soprattutto me, ma era giusto farne menzione per spiegarvi perchè anche con le vacanze di Natale, con gennaio e l'arrivo dell'anno nuovo, il blocco dell'artista non è passato, perchè ci sono tanti pensieri, tante cose che appesantiscono l'animo e trovare un momento anche solo per sfogarsi, come sto facendo adesso, non è stato affatto facile.

Vorrei raccontarvi tante cose, ma solo un post non basta e quindi adesso che lo sblocco è arrivato, spero di ricominciare puntualmente e quotidianamente ad aggiornarvi. 

E dunque, a presto.

lunedì 1 agosto 2016

Sono una ragazza ANSIA & SAPONE!

Sono mesi che riesco a scrivere sempre meno, l'ultimo mio post infatti risale al mio trentesimo compleanno ed è stato quasi d'obbligo. Non che non abbia cose da dire, comunque, semplicemente mi ritrovo ad avere poco tempo per me, poco tempo in cui, come adesso, posso scacciare dalla mente le ANSIE... 
No va beh, scherzavo. Io non posso scacciare da me le ansie praticamente mai, io vivo d'ansia. Pensate che l'altra volta ho ripetuto la parola ansia in una stessa frase per tre volte e alla domanda successiva del mio fidanzato ho risposto "no, mai, che ansia". Subito dopo sono scoppiata a ridere perchè mi sono resa conto da solo di quanto fosse assurdo.
Ma è vero: io ho l'ansia. Ci convivo e ci vivrò per sempre e sicuramente andrò a peggiorare e quindi ecco la classifica delle dieci cose che mi danno più ansia (non in ordine di importanza o di livello d'ansia che mi trasmettono, ovviamente).
1) Il buio, io odio il buio, ho paura, lo detesto, quindi devo addormentarmi con almeno un filo di luce, e se c'è qualche rumore in sottofondo che mi indica che c'è qualcuno sveglio che mi protegge è anche meglio.
2) Le strade vecchie delle città. Sapete quelle strade strette strette che i balconi di fronte quasi si toccano gli uni con gli altri? Li dove è tutto grigio e di pietra fredda, i tetti alti, gli androni con l'eco. Quelle strade mi mettono tremendamente ansia.
3) La campagna, specie quella silenziosa e abbandonata, io in campagna o in montagna (è uguale) non potrei viverci mai.
4) Mi da l'ansia essere in ritardo, sempre, qualsiasi sia l'appuntamento e allo stesso tempo mi da ansia chi mi mette fretta nel prepararmi. Se mi si da un orario io riesco a calcolarmi perfettamente, ma poi non mi si deve mettere fretta. Se l'orario cambia in corso d'opera non è colpa mia.
5) Mi da ansia, sempre, terribilmente partire e fare le valigie, soprattutto se parto con l'aereo...e io parto sempre con l'aereo, quindi ho sempre l'ansia. Ansia di arrivare tardi, ansia che mi imbarchino la valigia, ansia che il volo venga spostato o addirittura cancellato (forse perchè mi è successo più di una volta e ormai c'ho il trauma). ANSIA ANSIA ANSIA.
6) Mi da ansia stare da sola, non riuscirei mai a vivere da sola, quindi prego di riuscire ad avere almeno due figli (tra circa anni imprecisati) e mi facciano tanti nipoti che mi amino immensamente. 
7) Mi danno l'ansia quelli che sui mezzi (potevo non citarli visto che oramai sono talmente imparanoiata che dico bus quando voglio dire panino!?) ti vedono salire, e ti vedono che sei bloccata davanti alla porta, schiacciata come una sardina, che a stento respiri eppure vengono comunque li a chiederti "Scusi, scende?!" Ecco, su questi mi concederò una piccola parentesi e deviazione di tema: ma è mai possibile che io mi "scafazzo" contro la panza sudata di un tizio, rischiando il colera e altre 568879 malattie infettive, solo per una cazzo di fermata? No dico, ma quale deficiente lo farebbe?! Io no, e sicuramente mai nella vita. Vorrei tanto rispondere: NO, NON SCENDO, SONO APPENA SALITA E TU NON PUOI PASSAREEEEE. Magari faccio pure una folgore in pieno stile Gandalf e dico agli altri dietro di me "FUGGITE SCIOCCHI!" Che ansia!
8) Mi da ansia mia madre, ma non perchè faccia qualcosa. Io amo mia madre, ma se ho l'ansia, è perchè lei ha l'ansia. E dunque quando ho l'ansia sentire lei è come uno con il diabete che si mangia una cassa intera di zollette di zucchero. "Mamma ho un pò di mal di testa" - "Ah, e te la sei fatta la visita? il medico che ti ha detto? te la sei presa la buscofen? ma è forte? Prenditi l'ANTIBIOTICO che ti passa tutto."
Anche su mia madre devo fare una parentesi. Avete presente il film "il mio grosso, grasso, matrimonio greco"? Dove il padre di lei cura tutto col vetrix? Ecco, mia madre cura tutto con l'antibiotico. "Mamma ho un pò di influenza" - "prenditi l'antibiotico". Che poi io di medicine, meno ne prendo e meglio è visto che soffro di gastrite cronica (chissà come mai eh?).
9) Mi danno ansia i bambini. Io tendenzialmente non piaccio ai bambini, e io di loro ho un pò di paura perchè non so mai come prenderli e come rapportarmici. Probabilmente con il tempo, con figli miei, questo cambierà, ma al momento quando devo avere a che fare con bambini, mi viene l'ansia.
10) Le case vecchie mi danno l'ansia. Avete presente quelle case in perfetto stile anni 50, ma non di classe, che hanno quell'odore di cose antiche, ma non un odore buono, quasi un odore di muffa, difficile da sopportare, coi muri tutti bianchi, la cucina coi fuochi vecchia di mille anni, gli sportelli rovinati, mai cambiati, e le stanze da letto con il letto in ferro battuto e i lumini sui comodini o quei tremendi armadi con gli specchi sul legno antico e lucido. Vorrei morire, quando entro in case così. 
LASCIATEMI STARE, HO L'ANSIA.

mercoledì 6 aprile 2016

Quando ti avvicini agli ...enta.

Sono mesi che non scrivo, a tratti ho perfino pensato di aver perso l'ispirazione. C'è anche da dire che sono stati mesi duri, per diversi motivi che non voglio dire, sia per non piangere, sia per non fare piangere nessuno di voi. Vorrei mantenere una certa leggerezza, che nella vita non è sempre facile avere. 

E quindi parliamo del fatto che ho scoperto due giorni fa che mi è scaduta la patente. Voi direte "cavolo, hai guidato senza patente?" e la risposta è ASSOLUTAMENTE NO. Ormai, a Roma, con una macchina senza servosterzo e i mezzi pubblici, non guido più. E forse è un bene. Il vero trauma è rendersi conto che sono passati 10 anni da quel giorno, che sono ufficialmente entrata nell'era della maturità, che devo cominciare a fare i conti coi doveri. Come per esempio la dichiarazione dei redditi. Ho un reddito, cavolo, ho le spese mediche, il cinque per mille che vorrei tanto tenermi per me visto quanto è misero il mio stipendio. Ma vabbè, ci devo fare comunque i conti.

Il caf.
La motorizzazione.
Aspettate un attimo, dove si fa il rinnovo della patente?
Io sono ancora piccolaaaa, io queste cose non le soooo. 

Mi vengono gli attacchi di panico. Ripenso a quando andavo all'università e a quando l'unica preoccupazione era seguire le lezioni, perchè a tutto il resto ci pensava mio fratello. Si, ero viziata anche da questo punto di vita e per questo l'anno della mia laurea è stato traumatico. Ero abituata a fare una sola fila alla segreteria studenti all'anno, all'atto della consegna dell'iscrizione. Quell'anno ne ho dovute fare mille, e non solo in segreteria, tutto perchè mio fratello aveva già trovato lavoro all'estero e mi aveva lasciata qui in balia della mia inadeguatezza. Mi sono fatta forza, e ho scoperto che nonostante tutto, me la so cavare. Ovviamente mi è peggiorata in modo ineguagliabile la gastrite. Ma a chi non viene qualche malattia quando si laurea? Ah si, mi è anche venuto l'ascesso e ho dovuto asportare una mola del giudizio in anticipo per avere una faccia normale e riuscire a parlare, ma alla fine tutto è andato per il meglio.

E ritornando ad oggi, la vera sfida sarà il 14 giugno, quando entrerò negli ENTA... al solo pensiero mi viene da piangere. Ma penso che ce la posso fare. Che alla fine, gallina vecchia fa buon brodo.



mercoledì 30 dicembre 2015

Spingitori di persone...su rieducational channel.


Tanto per citare la famosissima Vulvia, di "rieducational channel", oggi vi parlerò di "spingitori".

Ma non farò un semplice excursus, vorrei farvi una vera e propria classifica, della quale però, sarete voi se vorrete a stabilirne l'ordine. Io mi limiterò ad elencarvi gli stili dei diversi spingitori che si incontrano sui mezzi pubblici, come se fosse una vera e propria disciplina olimpionica, a voi invece votare (voto da uno a dieci) il vostro preferito. Quindi ecco a voi, in ordine sparso:

 
- Il Gentleman, anche se forse sarebbe meglio dire Gentlewoman, visto che la maggior parte di questi figuri è donna. Vi deve essere per forza capitato almeno una volta di ritrovarvi, all'apertura delle porte del vostro mezzo pubblico, qualcuno che, attendendo di salire, vi poggia gentilmente una mano sulla spalla e vi accompagna con delicatezza fuori. Tanto che voi lo guardate e dite: "ma com'è gentile".. no, in realtà a me viene solo una gran voglia di spezzargli il polso, ma sarò io un tantino esagerata.

- Il puntellatore. Lui non è un vero e proprio spingitore, la sua più che una disciplina olimpionica è una preparazione atletica. Il suo è un approccio di piccoli passi, tentativi. Lui agisce coi piedi, dando colpetti di punta ai tuoi talloni, facendoti sentire la sua presenza alle spalle, il fiato sul collo, che, per un tipo ansioso e "schifittoso" come me, è un fantastico motivo per accelerare il passo.

- La reazione a catena. Questi sono i poveri senza colpa. Ogni tanto ammetto che è capitato anche a me. Coloro che sono immersi in questa disciplina, ci si trovano per caso e non possono farne a meno, difficilmente riescono a tirarsene fuori. Ma dobbiamo perdonarli, non hanno cattiveria.

- Il frettoloso. Si è quasi banale, ma neanche tanto, perché il frettoloso ha uno stile tutto suo, e realmente impeccabile. Ma bisogna dire che si suddivide in due sotto categorie: il frettoloso sbracciato ed il frettoloso palla da biliardo. Vado a spiegare. Il primo oltre al consueto "permessopermessopermessoscusatepermesso" che anticipa il suo spintone,  usa le braccia per farsi spazio e limitare i danni. Il secondo invece, oltre alla stessa usuale frase di rito, si chiude in sé stesso e avanza come un ariete ai tempi delle città medievali, sfondando ogni persona che si ritrova davanti, incurante siano essi donne, uomini, bambini, gravide e così via. Lui fa un po' "ndo coglio coglio" e avanza, finchè non trova la via d'uscita. E' chiaro che siete parecchio sfortunati, se capitate sulla strada di una di queste creature.

- Il sovrano. Se pensavate di averle viste tutte, posso assicurarvi che vi sbagliate. Neppure io, attenta osservatrice della fauna che circola sui mezzi pubblici, posso affermare con assoluta certezza di averne visto di ogni e di non potermi più stupire. Se lo facessi, verrei continuamente smentita, e proprio oggi, infatti, sono stata smentità da "sua maestà" il "sovrano" degli spingitori. Questa figura altezzosa, non intende aspettare, non permette che nessuno gli si pari d'innanzi e vuole steso il tappeto rosso all'apertura delle porte. Se tu per caso con il naso sbuchi dall'apertura, perché vorresti salire visto che fuori piove a dirotto o - come in questi giorni - fa un freddo cane, lui ti caccia via con un mal rovescio, senza neppure guardarti in faccia. La cosa divertente è che tu, spinta dal "sovrano", pesti e spingi chi ti sta dietro...e poi vaglielo a spiegare che sei stata "vittima" di una reazione a catena, mica tutti lo capiscono.

- Il Gambero. Come nella fauna animale, anche in quella umana ci sono misteriose creature che anziché camminare in avanti, guardando dove mettono i piedi, indietreggiano, facendosi spazio tra la folla a colpi di zaino e pestoni, senza chiaramente farsi alcuno scrupolo su chi o cosa colpiscano. Non so perché, ma spero sempre che uno di questi "gamberi" si trovi un giorno o l'altro davanti a un Mike Tyson per vedergli staccare magari non solo l'orecchio, al primo colpo di zaino portato a segno.

- Il falso invalido. Non credo che un mignolo rotto ti giustifichi dal cagare il caBIP a chiunque si pari d'innanzi a te. E non credo neanche che un mal di testa possa considerarsi invalidante. Ecco, ci sono invece persone che pensano che un mal di testa o una mano dolorante, sia tremendamente invalidante, quando l'unica menomazione è nel loro cervello, probabilmente dalla nascita. Loro sbraitano, spingono, fanno finta di zoppicare per giunta, per farti sentire in colpa e farti spostare. E se ti azzardi a dire loro qualcosa, guai! Perché ti inimichi il popolo, e il popolo si sa, non sta mai dalla parte della giustizia, ma dalla parte di chi sicuramente ha la meglio. Tra me e un falso invalido, sui mezzi pubblici, sicuramente ha la meglio il falso invalido.

- Gli sfruttatori. Questi sono tra quelli che personalmente odio di più. Sono quei genitori che usano i bambini per fare il loro sporco lavoro di spingitori. Perché si sa, molti non resistono proprio alla faccetta tonda di un bimbo, anche se ti spinge o ti ficca i suoi piedini tra le costole perché si agita in braccio. MOLTI, si, ma non io. Io, anzi, se vedo un bambino mi infastidisco a priori. Ho quasi il terrore, più o meno come se vedessi un ragno grosso e peloso arrampicarsi con la sua tela ad un centimetro dal mio naso. A volte vorrei che facessero come in Cina, impedissero alla gente di procreare, perché a volte la Natura non è sufficiente e certi idioti si accoppiano pericolosamente come conigli.

Per il momento direi che può bastare. Sperando che l'anno nuovo non ci regali troppi "spingitori" di persone, auguro a tutti voi un felice capodanno e una buona epifania.

lunedì 21 dicembre 2015

L'equilibrio nella forza...

"C'è stato un risveglio...poi un tremito" ... Volendo semplicemente rimanere in tema, visto che questa settimana, ovunque mi sia girata, qualsiasi spot, film, o annuncio abbia visto, aveva dei riferimenti a "Star Wars - Il Risveglio della Forza", ho deciso di scrivere questo post.
 
Ammettiamo, dunque, per un istante che il mondo di Star Wars sia reale, e che quindi Luke Skywalker sia quello che porterà l'equilibrio nella forza. Beh, in questo caso, io sarei esattamente la sua nemesi. E con nemesi non intendo un signore oscuro dei Sith, no, anche se forse sarebbe il lato oscuro il mio preponderante, soprattutto quando sono sui mezzi pubblici, ma ciò che intendo nello specifico, è che io, l'equilibrio, non so neanche cosa sia.
E sono sempre stata così, fin da piccola. Potrei citare tantissime cadute, potrei citare di quando sono rotolata giù dalle scale e svenuta, che a momenti a mia madre prendeva un infarto e credo che abbia ancora i sensi di colpa, potrei raccontarvi di quando mia madre si è ritrovata in bagno a pettinare il vuoto perché io ero inspiegabilmente sotto il lavandino, distesa. Potrei raccontarvi di quando ho fatto il mio più bel volo dai pattini e mi sono rotta il braccio, o di quando semplicemente mentre tutti i miei compagni non vedevano l'ora che ci fosse l'educazione fisica, io scappavo a gambe levate, terrorizzata dal fatto che potessero farmi fare qualcosa che mi facesse cadere, rompere un braccio, una gamba, o semplicemente essere me stessa: ovvero ridicola in un moto qualsiasi.
Ad ogni modo, questa carenza di equilibrio e muscoli, con l'età, non è migliorata affatto, anzi. Mi è cresciuto tutto, tranne i piedi che sono rimasti di una misura ridicola. Le ossa sono deboli come sempre e quindi capirete il divertimento quando in metro o in tram non trovo un posto a sedere e l'autista si diverte a frenare e accelerare di continuo.
Mi ritrovo sballottata da una parte all'altra del mezzo e a dover chiedere continuamente scusa a tutti. Credo di aver pestato più piedi io nell'ultimo anno che qualsiasi ballerino di flamenco in tutta la sua vita. Ma questo non basta, a volte, se io sono seduta, è la gente a cadermi addosso, sono una calamita naturale per gli squilibrati, non solo quelli mentali.
Una volta, appena salita in metro, mi sono posizionata appesa ad uno scorrimano. Il treno è partito troppo velocemente e mi sono ritrovata "coricata" sulla schiena di una persona, che mi dava la schiena. Ho provato a chiedergli scusa, ma il problema è che non riuscivo più a rimettermi dritta e quindi, fino alla fermata successiva, sono rimasta a peso morto su questo povero cristo (o crista, visto che, presa dal panico e dall'imbarazzo, lei è fuggita alla fermata seguente e io non ho avuto neanche il tempo di scusarmi).
Se fossimo nel mondo di Star Wars, io non sarei un Jedi, non sarei neanche un Sith... mi sa che sarei più simile a C3po. Anche se comunque meno aggraziato nei movimenti. Ecco.
 
 
 
 

venerdì 16 ottobre 2015

Misteri della vita...

Ci sono cose nella vita, che non capirò mai. E ad un certo punto, sarebbe meglio smettere di farmi domande, o di stupirmi, ma proprio non ci riesco. Per esempio: vorrei chiedere a quelli che si fanno tutta la tratta sul tram, da un capolinea all'altro, che tengono a fare la sigaretta spenta in bocca. Perché? No vi prego, spiegatemelo. Perché avesse almeno un buon sapore, un odore...ma una sigaretta spenta, che magari si inzuppa pure il filtro con la saliva e poi anziché tirare il fumo ti ritiri la saliva che c'hai lasciato, non mi sembra una cosa molto bella o furba.
Poi ci sono quelli, sono sicura che ognuno di voi ha almeno un conoscente che lo fa, che mastica mettendo la bocca a buco di culo ma lasciandola un po' aperta, così che si senta il risucchio e si veda il cibo triturarsi tra i denti. Ora, visto che chi mangia non lo vede, perché fare questo dispetto a chi è con voi? No, se credete che sia sensuale, vi assicuro che non lo è, tranquillizzatevi., e soprattutto, smettetela!
Non parliamo di quelli che vi toccano il braccio mentre vi parlano. Per quelli, per citare una vignetta che gira ultimamente su facebook, deve esserci un girone infernale tutto loro. Forse insieme a quelli che quando tu parli, ti guardano la bocca e muovono le labbra simulando quello che tu dici. Ecco. Questo è uno dei misteri della vita, perché ogni tanto, questi strani individui che muovono le labbra cercando di anticipare le tue parole, ci prendono anche. Ci prendono tanto, che potrebbero fare le dragqueen senza sapere le parole della canzone. E allora mi chiedo: sono forse indovini? E perché, se sono indovini, me lo devono sbattere in faccia? Se sapete già cosa sto per dire, stoppatemi subito, che mi risparmio la fatica, ma non continuate a muovere le labbra mentre io vi parlo, vi prego, vi supplico, è terribile.
Non capirò mai quelli che usano i mocassini coi calzini bianchi e lunghi. Non capirò mai quelli che usano i boxer larghi, perché? Non capirò mai quelli che si rasano tutta la testa e poi si lasciano il codino...sarà perché odio gli indecisi, e quindi, o ti rasi o ti lasci i capelli lunghi, questa via di mezzo mi fa venire voglia di mettere le mani alle forbici e pensarci da me a farvi prendere una decisione.
Un mistero inspiegabile resterà sempre il perché certe donne debbano mettere la matita nera intorno alle labbra col rossetto rosso, che categoricamente scompare dopo qualche minuto, lasciando solo quell'orribile alone nero intorno alle labbra sbavate.
Immagino che secondo loro siano belle...Forse è davvero il caso di non porsi troppe domande, ricordando che a volte l'ignoranza è un bene.
 
 

mercoledì 7 ottobre 2015

Quello che mi piace..

Ebbene si, se pensavate di esservi liberati del mio sarcasmo e della mia vena polemica, vi siete sbagliati di grosso. Sono tornata e anche se so che preferireste leggere le mie lamentele e i miei resoconti su "quello che non sopporto", oggi ho deciso di fare un post totalmente diverso. Riflettendoci su, in fondo, ci sono cose che mi piacciono del viaggiare sui mezzi pubblici. Perché ogni cosa ha i suoi pro ed i suoi contro. Ed oggi vi racconto i pro.
Partiamo dalla cosa più facile: prendendo i mezzi pubblici non hai il problema di dover cercare parcheggio. Volete mettere lo stress di dover trovare un posto adatto anche solo per la moto in una città come Roma? No grazie, non ci penso proprio. (e poi sono fortunata, ho la fermata a due passi dall'ufficio).
Per non parlare poi della meravigliosa sensazione di essere portati, di essere più o meno al sicuro, di non rischiare alcun incidente. La consapevolezza di non dover gridare "stronzo" a nessuno e, al massimo, doversi limitare a lanciare qualche occhiataccia a qualcuno che ti pesta i piedi. Certo, c'è la paura che qualcuno ti derubi o che non si arrivi in orario, ma coi dovuti accorgimenti a queste due evenienze si può facilmente ovviare, risparmiandosi un'ampia fetta di isteria generale.
Mi piace osservare la gente all'esterno, beccare qualcuno che canta in macchina o due persone che chiacchierano in modo divertente. Mi piace osservare anche le persone da sole, o quelli che litigano. Ti senti proprio come in un film. Mi piace trovare posto e riuscire a leggere, o anche guardare qualche video, cosa che non puoi assolutamente fare quando sei tu a dover guidare.
Adoro la musica che mettono in metropolitana la mattina, e che mi fa poi da colonna sonora per tutta la giornata.
Adoro vedere la gente che ancora oggi non si risparmia in galanteria e in altruismo, perché si, sui mezzi pubblici si vede lo schifo, ma si vede, secondo me, anche la parte migliore delle persone, perché sui mezzi pubblici non ci sono classi sociali, siamo tutti uguali, tutti stanchi, tutti con la stessa voglia di tornare a casa.
Mi piace guardare le facce delle persone e immaginare cosa facciano nella vita o ricollegarli a qualcuno che conosco già, cercare le somiglianze.
Ma da quando prendo i mezzi pubblici, la cosa più bella che abbia mai fatto è stata salire su uno di questi e trovare davanti il mio fidanzato. Anche solo per fare poche fermate insieme. Trovo che incontrarsi su un mezzo pubblico con la persona che ami, in mezzo al caos più totale, sia una delle cose più belle e romantiche del mondo.
 
 

martedì 22 settembre 2015

La Signora Ammazzatutti.

 
Sicuramente molti di voi avranno visto il famoso film "La Signora Ammazzatutti". Beh, per chi non l'ha visto, faccio un piccolo sunto:
Beverly Sutphin, irreprensibile madre di famiglia, tipica espressione della società perbenista statunitense, rivela una personalità chiaramente disturbata e psicopatica. Ossessionata dalla perfezione inizia ad eliminare sistematicamente le "pedine scomode" che le si frappongono, spinta da motivazioni banali. Riconosciuta da una vicina di casa, viene accusata e processata, diventando un fenomeno mediatico, ma incredibilmente riesce a farsi scagionare definitivamente, senza però arrestare la sua follia omicida.
(fonte Wikipedia).
 
Per farla breve, la Signora Ammazzatutti ha quelle che in Sicilia chiamiamo "fisime", e sono, naturalmente, portate all'esasperazione e alla follia.
Ma chi, di noi, non ha voluto almeno una volta nel suo più profondo e deviato subconscio, cedere alle proprie fisime? Alle proprie strane fissazioni? Beh ogni tanto mi piacerebbe poter gridare al mondo le mie fissazioni, criticare apertamente gli altri, dirgli che stanno sbagliando e sentirmi in pace con me stessa. Ecco magari non arriverò al desiderio di uccidere, come La Serial Mum del film, ma quanto meno di togliermi qualche soddisfazione, quello si. 
Fin da piccola ho avuto delle fisime, che, pensavo, sarebbero diminuite o scomparse con l'età. In realtà crescendo sono senza dubbio aumentate e, anzi, peggiorate laddove già presenti.
Ad esempio, e liberi di prendermi per pazza, io non mangio l'arancia se è sbucciata male. Non riesco a toccare il sale senza contorcermi per i brividi, non poggio mai la testa sui sedili dei treni; non riesco a stare a lungo al telefono: è una condanna, detesto parlare al telefono.
E poi ci sono delle fisime che sono venute con l'età: non riesco ad uscire se non ho la borsa accoppiata (come colore) alle scarpe. Porto sempre un foulard in borsa; ho sempre la pomata antizanzare e anche le pillole per il mal di gola. Non esco mai di casa senza soldi. A fine settembre non riesco più ad indossare le scarpe aperte, e soprattutto non indosso le scarpe aperte bianche.
Nel famoso film su citato, la Signora Ammazzatutti prende di mira un giudice donna che, durante il suo processo, si reca in aula per due volte di fila con le scarpe bianche. Cosa sbagliatissima secondo i canoni della moda e del buon costume. Io mi sento un po' come lei quando a fine settembre salgo sui mezzi pubblici e, in giornate in cui già fa freschino, come oggi, trovo gente coi sandali bianchi e i vestitini di lino.
Sui mezzi pubblici si vede proprio di tutto, e se un po' la cosa mi piace, dall'altro mi fa proprio innervosire.
Tuttavia, come dicevo prima, non sono una pazza assassina, e quindi il nervoso scema in fretta senza portarmi alla follia... sperando non sia solo una questione di tempo.
 
 

venerdì 11 settembre 2015

Ipocondria...


Io non sono mai stata una persona particolarmente ipocondriaca, anzi, sono una di quelle che è cresciuta sporcandosi e saltando nelle pozzanghere, col motto che "sono tutti anticorpi". Non provo quindi terrore per i microbi, anche perchè così fosse, andare sui mezzi pubblici sarebbe molto peggio dell'incubo che già è di norma. 
In ogni caso ci sono delle cose che non riesco a non fare: lavarmi le mani quando accarezzo un cane (qualsiasi cane esso sia, ma non mi succede ugualmente coi gatti. Solo coi cani), non poggiare la testa sui sedili del treno (ho paura dei pidocchi), tossire quando qualcuno mi respira addosso (sentendomi immediatamente infetta); mi fa schifo indossare gli auricolari altrui o prestare i miei e soprattutto, una cosa che non riesco a tollerare e che mi fa diventare tremendamente schizzinosa, è il mettere le dita in bocca o toccarmi la faccia con le mani sporche mentre sono in giro. Odio aver prurito quando sono per strada e soprattutto sui mezzi pubblici, perchè odio toccarmi, mi fa troppo schifo. E la stessa cosa la odio negli altri: mi vengono conati di vomito quando vedo i bambini analizzarsi ogni anfratto della bocca con le mani sporchissime dopo che si sono toccati i piedi e le scarpe, e soprattutto odio i genitori che se ne strafregano lasciandoglielo fare. 
Si, perché i bambini e i ragazzini difficilmente hanno colpa di qualcosa. Sono gli adulti che sono veramente pessimi. Ultimamente ad esempio ho notato che va di moda poggiare il microfono degli auricolari sulla bocca quando si parla al telefono. E siccome ovviamente scivola, si sta li con le dita a riprenderlo e a riportarlo in bocca, masticandolo quasi mentre si parla. La cosa mi sconcerta moltissimo, vorrei evitare di guardare, ma come sempre in questi casi, il soggetto mi si para davanti, facendomelo quasi apposta.
Io ho parlato e parlo agli auricolari, e non mi pare che sia necessario tenere il microfono appiccicato alla bocca, o addirittura masticarlo, per farsi sentire. Mi hanno sempre sentito benissimo anche da lontano. Quindi vi propongo una alternativa, legatevi il cellulare all'orecchio, o infilatelo nel cappello (come fanno certi motociclisti pericolosissimi col casco) così almeno state con le mani libere e state sicuri che non vi vomiterò addosso.


domenica 6 settembre 2015

Il gusto dell'orrido...


Se si vuole scoprire cosa va di moda, beh, bisogna sicuramente andare sui mezzi pubblici. Li, in quel magico mondo multietnico, si vede di tutto, il problema è che non sempre ciò che si vede è bello. Anzi, spesso è veramente ridicolo. Quindi... forse sarebbe meglio riformulare: se si vuole scoprire cosa va di moda nel mondo kitsch, bisogna andare sui mezzi pubblici. Anche se la parola che io preferisco e che meglio descrive ciò che vedo continuamente andando e tornando da lavoro è "tascio". Credetemi, è un peccato che i non siciliani non riescano a comprendere completamente il significato di tascio, perchè è una parola bellissima, che può essere usata con diverse sfaccettature, che variano dal modo di vestire, al modo di parlare, al modo di porsi, alla capigliatura e anche ad una cosa. Ora, per farvi capire il tascio, vi farò qualche esempio di ciò che in questi giorni mi ritrovo a vedere andando sui mezzi pubblici. La prima cosa è il sandalo che andava di moda quest'estate. Un remake dei sandali da scogli che usavo quando avevo 5 anni e che non sono mai stati gradevoli. 
Sono veramente una mostruosità e io non riesco ad immaginare come ad una donna possa venire in mente di indossarle. Perchè si, posso capire una ragazzina di tredici anni con indosso questo obbrobrio, perchè a tredici anni, vuoi solo essere alla moda, vuoi fare quello che fanno le tue amiche, vuoi sentirti grande e ci può stare; d'altra parte io, a tredici anni, ho fatto carte false, comprandomi di nascosto le scarpe da tennis con la zeppona solo perchè si usavano (era il periodo delle Spice Girls). Ma io ero convinta seriamente che fossero fichissime. Se ci penso ancora ad esso mi sento veramente ridicola. Mi faccio tristezza da sola, ma a tredici anni tutto è concesso. 
Quello che non posso capire è come ad una donna, dai 20 anni in sù, possa venire in mentre di comprarsi e, peggio, indossare una cosa del genere, che oltre tutto, saranno scomodissime, già immagino la puzza. Perchè il piede, con 40° all'ombra, avvolto da gomma nera, suda, soffre, urla pietà. 
Ma andiamo avanti, perchè al peggio non c'è mai fine. Vi ricordate che negli anni 90 c'era il walkman? Io adoravo il walkman, ma quello che mi faceva schifo era indossare le cuffie, che mi schiacciavano i capelli e mi facevano sentire ridicola. Fortunatamente inventarono gli auricolari: meravigliosi, piccoli, il suono entrava nelle orecchie e ti isolava dal mondo. 
Tuttavia alla gente piace essere tasci, e così, siccome fare i dj fa fico, la gente ha cominciato a sentirsi dj anche solo ascoltando la musica del telefono, e quello che si vede in giro è gente quasi nascosta dall'enormità delle cuffie. Che l'effetto è del tutto simile a quello dei copri orecchie da sonno.
Ma poi ci sono quelle perle, quelle perle rare che ti rallegrano la giornata. Per quella di questo post devo ringraziare la mia amica Ambra che come me viaggia sui mezzi pubblici. 
Perché, signori, se la cover a specchio delle mie brame che vi ho mostrato in un altro post era perfetto per spiegarvi il significato di tascio,  i calzini con le orecchie sono assolutamente perfetti per farvi capire fino a che livello può arrivare l'idiozia umana! 

martedì 1 settembre 2015

Settembre...

I PASTORI
di Gabriele D'Annunzio (1863-1938)

Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?
 
Perché settembre è un mese così, malinconico, poetico. A settembre tutto finisce e tutto ricomincia. Oggi finisce (almeno per me) l'estate, finiscono le vacanze e finisce il riposo, ma comincia un'era, comincia il lavoro, comincia la vita. In generale, io detesto settembre. Lo detesto perché è pieno di cose tristi: non si va più a mare, ed io adoro il mare, non si dorme più in mutande, ed io adoro dormire in mutande, ricomincia il lavoro, ricomincia la scuola, c'è la sessione autunnale degli esami universitari. Ma soprattutto a rendermi triste ci sono le pubblicità degli zaini e dei diari. Deve essere un refuso della mia infanzia e adolescenza. Quando a fine agosto sentivo la pubblicità degli zaini mi veniva una fitta al petto, sapevo che l'estate stava finendo, che avrei dovuto ricominciare un anno scolastico ed io odiavo andare a scuola. Non sono mai andata male, ma odiavo andare a scuola. Mai, e dico mai, ho desiderato tornare tra i banchi, ed ho odiato anche l'università, seppur meno del liceo, nonostante tutti dicano che quello è il periodo più bello della propria vita. Beh, come età, come vita, si, è il più bello, ma la scuola e l'università io le ho vissute proprio male e per questo sono estremamente felice di aver smesso e altrettanto felice di lavorare. Spesso mi chiedono: "ma non pensi che ricomincerai un giorno? ma non è un peccato aver fatto solo tre anni, ti sei confusa per due?" ecco, io ne ho fatti molti di più anni, perché le cose sono andate male, perché sono fatti miei. E non è detto che sarebbero stati solo due, quelli dopo, perché mi conosco, perché ero troppo stanca, quindi no. Non mi sono confusa per due. La mia è stata una scelta consapevole e a tutt'oggi non me ne sono affatto pentita. Ma tornando all'argomento principale, oggi è il primo settembre e Roma è come esplosa. Fino a due giorni fa sotto casa c'erano tutti i parcheggi ancora liberi, girare in macchina per la città era uno spasso, niente stress, niente fretta. Oggi c'è gente ovunque, i bus sono strapieni, le auto formano ingorghi ad ogni angolo. E come se non bastasse è tornato il caldo tremendo di luglio. Proprio ora che sembrava darci tregua anche lui è riesploso come una supernova. Ed io ci sono in mezzo, piena di cose da fare e neanche un minuto libero. La verità è che settembre non mi è mai piaciuto, ma quest'anno è diverso. Sono in una città diversa, e festeggio un anniversario: il 26 settembre sarà un anno che convivo con il mio fidanzato. Settembre rappresenta un traguardo, e quindi...benvenuto, mio caro.

 

sabato 1 agosto 2015

Della serie... non ci posso credere!

Sui mezzi pubblici, ne converrete con me, se ne vedono di cotte e di crude. Ho già fatto, infatti, la classifica delle cose (e persone) più strane, ma la verità è che dovrebbe essere continuamente aggiornata perché man mano che vado avanti, prendendo ogni giorno i mezzi, le cose assurde con cui mi trovo ad aver a che fare aumentano. Vorrei documentarle tutte ma per alcune dovrete semplicemente credermi sulla fiducia, come per il tipo non sessualmente identificato che aveva tre orologi, due a destra e uno a sinistra e leggeva un libro con tante vagine disegnate. Sicuramente si trattava di ginecologia, ma confesso che, guardando questa creatura mitologica, probabilmente donna alla nascita ma guastatasi con la crescita, veniva spontaneo chiedersi chi avrebbe mai avuto il coraggio di farsi sfiorare da quell'energumena baffuta e orripilante che sicuramente non aveva tutte le rotelle apposto. Per altre creature mitologiche, non ci sarà bisogno che crediate solamente alla mia parola, perchè sono riuscita ad immortalare l'attimo. Obiettivamente, vengono mille dubbi. Ti chiedi: "ma sono in un cartone animato?" 
Perchè certe creature non possono esistere nella realtà. Non sono reali. Non possono essere persone reali, vere, che vivono e scelgono di loro spontanea volontà di ridursi in un certo modo. Guardandole, risulta piuttosto ovvio che sono frutto della fantasia di qualcuno molto, ma molto, stronzo.
 E' il caso della signora coi capelli gialli e gli occhi blu, ma non mi riferisco all'iride di certo. E se vi state chiedendo perchè dico "capelli gialli" e non "bionda", beh, guardate voi stessi. La foto l'ho messa di proposito. 

Poi, e per questa testimonianza devo ringraziare la mia amica Ambra, c'è chi la mattina ha troppo sonno. Ma veramente troppo, ma così tanto, da non riuscire neppure a distinguere colori e forme; un sonno così forte e profondo che non si è neppure capaci di capire che si sta sbagliando qualcosa e che c'è qualcosa di strano sotto i piedi quando si cammina. Ci resterà sempre il dubbio se è più comoda la ballerina o la superga. Ma nel frattempo, uscendo dal fantastico mondo dei sogni, torno alla realtà e vi auguro un buon weekend lontano dai mezzi pubblici.


lunedì 27 luglio 2015

Da che parte stare...

 
Attenzione: post più o meno serio.
 
Si, lo dico innanzi tutto, perché solitamente amo essere piuttosto ironica nei miei post, ma stavolta l'argomento è abbastanza serio, e quindi lo saranno anche i toni, nel limite del consentito. Ovviamente non è semplice scelta quella di trattare argomenti seri, ma il mio blog tratta delle disavventure sui mezzi pubblici di Roma e quindi come posso non affrontare il discorso su ciò che sta accadendo in questi giorni a Roma, riguardo lo sciopero bianco e il resto di casino che c'è intorno all'ATAC e al Sindaco?
Devo, sono obbligata, non posso esimermi e dunque affronto l'argomento semplicemente esponendo il mio punto di vista e la mia, lo confesso, confusione e titubanza.

Lo sciopero, secondo i giornali (clicca qui per leggere l'articolo de "La Repubblica"), è dovuto all'aumento dell'orario di lavoro e all'obbligo di strisciare badge ad inizio e fine turno. Posso capire che alla gente non vada di lavorare di più, ma se in tutto il resto d'Italia e d'Europa lo fanno non capisco perché non adeguarsi, e infine, qual è il problema di strisciare il badge se il turno lo si fa in regola? A questo punto sorgono i millemila dubbi. Gli impiegati di ogni tipo lavorano 9/10 ore al giorno e quasi sempre, pure per andare in bagno, devono timbrare il badge. Perché loro non dovrebbero farlo?
Perché se a loro non va di farlo, non se la prendono coi dirigenti invece di incasinare una città già disastrata di suo ? Ultimamente Roma è allo sbando, lo hanno fatto probabilmente perché sapevano che sarei venuta a vivere qui e non volevano farmi avere un grande sbalzo e un grande cambiamento rispetto a Palermo. Così Roma è sporca, c'è molta criminalità, e i mezzi pubblici funzionano malissimo. E' da un mese che va avanti questa storia e se io ho sempre problemi ad andare e tornare, mettendoci dall'ora e mezza alle due ore per tratta, immagino le persone che hanno famiglia, che devono andare dai figli, che a lavoro devono arrivare puntuali se no vengono licenziate, quelle persone che probabilmente, anzi, sicuramente, lavorano più dei macchinisti dei treni e sicuramente timbrano il cartellino.
Ora, senso di giustizia e fratellanza impone di giustificare sempre le proteste del popolo e di unirsi a queste contro i poteri forti. E' vero, mi unisco, tollero lo sciopero dei mezzi ogni due settimane, quasi sempre a ridosso di un ponte o di una festività, solitamente non mi pesa neanche più di tanto, ma quando la cosa diventa continua, allora sono loro che protestano che perdono il senso di giustizia e fratellanza, perché coloro che trasportano su quei treni fetenti e caldi, da svenire, non è di certo la gente che ha il potere, non è di certo la gente ricca che si può permettere i taxi e le auto guidate da chauffeur che muore e si fa la sauna dentro la metropolitano o sul tram vecchio di settantanni.
Lo sciopero bianco, lo chiamano, perché scioperano mantenendosi dentro i limiti di legge. Ah si? Allora perché i tram vecchi continuano a girare? Perché i mezzi senza aria condizionata partono comunque, perché solo ogni tanto il servizio si ferma? Perché si arriva a dover chiamare la polizia?
Mi dispiace, ma stavolta non riesco a stare dalla parte del più debole, perché trovo che la sua protesta forse inizialmente giusta, stia ledendo la mia persona e come me molti altri, e, come si suol dire, la tua libertà inizia dove finisce la mia.

mercoledì 22 luglio 2015

Come in un film...

 
Ci sono dei film a cui tutti siamo legati in modo più o meno particolare e poi ci sono quelle scene indimenticabili, che ci restano nella memoria in modo permanente e costante, che ogni tanto vorremmo vivere sul serio, che magari ci troviamo a citare in alcune particolari situazioni. E poi ci sono quelle cose che fanno nei film e che abbiamo sempre desiderato fare nella vita, tipo: ordinare un martini con l'oliva e berlo d'un colpo senza morire; ubriacarsi e svegliarsi il mattino dopo perfettamente in ordine con i capelli solo un po' fuori posto ma che stanno comunque dannatamente bene e avere l'alito all'acqua di rose così che il nostro partner, rigorosamente un gran figo, non abbia il voltastomaco a baciarci; oppure ancora la famosissima scena del luna park in cui il tuo partner riesce a prendere il peluche più grosso tra quelli disponibili.. io non avrò mai il peluche più grosso! Ma tra tutte c'era una cosa, che sembrerà stupidissima, perché in fondo lo è, che ho sempre desiderato fare e che, in una città come Palermo, risultava pressocchè impossibile. Questa cosa è allungare la mano e gridare "taxi", con il taxi che si ferma e ti fa salire.
Ho sempre desiderato chiamare un taxi al volo, in qualsiasi punto della città mi trovassi e semplicemente allungando una mano.
 
Ebbene ieri, nel caldo torrido che per ora c'è a Roma, mi preparavo a fare la mia traversata sui mezzi pubblici. Non appena faccio 30 metri fuori dal posto in cui lavoro, all'incrocio tra la via principale e la traversa in cui si trova il mio ufficio, mi trovo davanti una macchina ferma e "perfettamente" posteggiata sulle rotaie del Tram con una quantità di gente, compreso poliziotto con taccuino, che commentava e soprattutto si lamentava, visto che non sarebbe potuta tornare a casa (o ovunque stesse andando) all'orario previsto... Dentro di me ho pensato "vabbè ma sicuramente ora chiamano un carro attrezzi e passa". Con questo pensiero arrivo alla fermata successiva e vedo una quantità di gente indicibile, tutta all'ombra e morta di caldo. Così chiedo "aspettate da molto", eh si...aspettavano da circa un'ora. Ora, io capisco che Roma sia grande, ma non crederò mai che ci voglia un'ora per spostare una macchina dai binari di un tram. Impaziente aspetto i miei primi dieci minuti, mi sciolgo lentamente nel frattempo, gocciolo da ogni parte del corpo. Passa un carro attrezzi; "eccolo" mi dico, e invece no! Gira dall'altra parte. A quel punto mi vedo persa. Non ce l'avrei fatta a tornare un'altra volta a casa con due ore di ritardo, così inizio a puntare i taxi, tutti quelli che vedevo, in andata ed in ritorno, ma erano tutti pieni. Poi ne vedo uno, fa scendere un signore e gira nella mia direzione. Confesso una certa emozione nell'averlo visto muoversi verso di me e nel pensiero che l'avrei fermato esattamente come nei film che tante volte ho visto. Così allungo la mano e... "Taxi!" era li, per me, si è fermato.

Non ci potevo credere. Per fortuna il caldo nascondeva un sicuro rossore che doveva avermi preso il viso per l'emozione. Salgo sul taxi, sentendomi una vera donna in carriera, molto aristocratica, e pago i miei bei 7 euro per due kilometri circa, forse di meno, forse di più, fino alla metropolitana. E' stato bello, quasi quasi mi sarei fatta lasciare a casa, solo che 50 euro erano un po' troppi. Però ho realizzato un sogno, non c'è che dire!