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venerdì 20 luglio 2018

La vita è tutto un equilibrio sopra la follia... però io l'equilibrio non ce l'ho.

Io sono una che soffre del blocco dello scrittore. Mi capita così: mi succedono miliardi di cose, spesso anche brutte su cui ironizzare, ma niente, c'è il vuoto, non c'è tempo, c'è altro, e non scrivo, non ci riesco, mi sforzo, ma non viene fuori un pensiero da mettere su carta. Il blocco, quando mi viene, mi dura dai 3 ai 5 mesi, e quando passa tornano a fiorire le idee, ma ne sbocciano proprio tante, sarà anche perchè le cose assurde non smettono mai di capitarmi, come quella di ieri.

Prima di raccontarvela però devo farvi una premessa. Io sono una persona priva di equilibrio. Si, oltre all'equilibrio mentale che ho perso già da qualche anno, sono una che un equilibrio fisico non ce l'ha mai avuto. Lo sa bene mia madre che mi trovata distesa a terra per gli angoli più disparati di casa senza alcun motivo, o si trovava a reggermi mentre perdevo l'equilibrio per strada, trovandomi a scapicollare giù per un dirupo. Una volta mi stava spazzolando ed io, mentre ero ferma appoggiata al lavandino, sono caduta e mia madre si è ritrovata a spazzolare l'aria mentre io stavo distesa a terra sotto il lavabo.
Il punto è che se per caso perdo l'equilibrio, non riesco a fermarmi, inizio a cadere e rotolo, rotolo, rotolo, finchè non c'è qualcosa che mi ferma o finchè non sono completamente distrutta e distesa a terra. E questo è quello che mi è successo ieri. 

Questo fatto, di cadere come una tartaruga senza potermi riprende, è difficile da capire. Il mio fidanzato stesso mi ha detto che la gente, vedendomi cadere, non pensa che stia realmente cadendo, perchè sembra sempre che ce la possa fare, o che comunque la perdita di equilibrio non sia grave, finchè non mi vede distesa completamente al suolo, due volte su tre, a gambe all'aria.

Come vi ho anticipato, ieri, uscendo da lavoro, mi trovavo ferma sul marciapiede a guardare l'arrivo dell'autobus da lontano. Si, perchè ogni avvenimento della mia vita gira attorno ai mezzi pubblici, è una condanna! 
Ad ogni modo eravamo in mezzo alla strada, io e la mia collega, dunque per andarlo a prendere dovevamo fare un pezzo all'indietro. Scendo dal marciapiede e "STOCK" mi si rompe un tacco. Solo che io non l'ho capito. A dir la verità, non ho capito assolutamente niente: mi sono ritrovata a cadere. Dapprima pensavo di potermi sedere sul marciapiede, ma quando ho visto che il suolo si avvicinava, era troppo tardi. Un attimo dopo ho trovato la mia spalla aderente al marciapiede, le gambe in aria, e per fortuna non c'era nessuno, il cellulare sull'asfalto ed il piede con il dito aperto. In tutto ciò la mia amica, sempre la stessa, continuava a chiamarmi, pensando che il solo suono della sua voce bastasse ad arrestare la caduta. Perchè, giustamente, lei stessa non capiva perchè stessi cadendo così, a rallentatore, senza potermi fermare. Quando ero al suolo e ho visto che l'autobus si avvicinava poi mi è preso il panico, non sono riuscita a rimettere il tacco, sapientemente recuperato dalla mia collega e le ho detto "vai almeno tu, io non ce la farò". 

Si, lo ammetto, sono un po' tragica. Ma anche comica. Lei infatti mi ha guardato come dire "ma che ca... dici? Ce la fai a metterti in piedi almeno?" Si, ce la facevo. L'ho fatto e sono perfino riuscita a salire sul bus, mentre mi dissanguavo dal piede, rischiando ottantamila infezioni. Una ragazza, carina, mi ha dato un cerotto, mi è dispiaciuto constatare che il cerotto non sia servito ad una mazzafionda. Sanguinavo troppo, tanto che ho pensato che mi fosse partito mezzo dito, ma vabbè... andiamo avanti, perchè io, con un fazzoletto avvolto attorno al dito (medio, ovviamente, il povero spilungo) e senza tacco, zoppicante per la differenza d'altezza, sono andata da un autobus all'altro, aspettando venti minuti e sudando, fino ad arrivare alle 20,00 a casa. In pratica dopo un'ora e mezza dall'accaduto. 

Il mio fidanzato quando mi ha visto ha detto che solo io posso ridurmi in quello stato, però mi ha dolcemente pulito e ad un certo punto ha detto "qui ti è saltato tutto, dobbiamo tagliare..." - CHE COSA? - ho pensato per un istante che mi si dovesse amputare un dito (si, sono tragica, ricordate?) e invece no: solo la pelle e parte dell'unghia... che non è comunque piacevole!

Grazie a Dio, era solo un dito... dai su, che volete che sia un dito? Però poi quando finalmente mi sono messa a letto ieri sera, mi sentivo indolenzita, e - SORPRESA - stamattina mi sono alzata con un livido che va dall'anca alla caviglia, e vabbè. Dai. C'è sempre di peggio. 

Però mobbasta.



venerdì 1 settembre 2017

Metereopatica quanto basta...

Vi capitano mai quelle giornate che iniziano storte e vanno a peggiorare? Quelle mattine che sono piene di segnali che ti suggeriscono che non sarà una bella giornata? Ecco, oggi per me è stata una di quelle mattine, ed anche se è ancora presto per dire che sarà una giornata orribile, la mattinata è già stata quasi sufficiente per farmi disprezzare il mondo.


Devo fare una piccola premessa: ci sono delle cose che io la mattina, quando mi sveglio, devo fare imprescindibilmente prima di uscire. Due di queste sono vegetare cinque minuti, forse anche dieci, riflettendo con lo sguardo nel vuoto sull'origine dell'universo ed il senso della vita e l'altra è assolutamente, necessariamente mangiare. Se io non mangio la mattina non riesco a connettere neppure due neuroni, e non credo di averne molti di più ultimamente, quindi è importante che Gigino e Gigetto si sveglino se non voglio morire investita da un tram. Ma stamattina mi sono svegliata come se qualcuno mi avesse derubato casa durante la notte, spaesata, confusa, mi mancava qualcosa, non riuscivo a capire cosa. Altra piccola nota: mi sono svegliata un'ora prima della sveglia, e sono stata disperatamente a rigirarmi nel letto pregando di richiudere gli occhi anche solo per cinque minuti, cosa che è successa, ovviamente solo cinque minuti prima della sveglia. Mi sono alzata con il caldo infernale, perchè anzichè piovere a dovere, ha piovuto neanche cinque minuti verso l'alba e poi ha smesso creando una cappa tremenda e impedendo alla gente - ME - di vestirsi decentemente.

Quindi mentre mi vestivo sudavo, non vedevo l'ora di uscire di casa e così ho fatto, sono uscita prima del solito, imbruttita e nervosa. Due passi dopo la porta mi sono resa conto che avevo dimenticato l'ombrello e ovviamente ricominciava a piovigginare. Quattro passi dopo la porta di casa mi sono resa conto, cosa più importante, che non avevo fatto colazione. Mi sono guardata, ero ancora inspiegabilmente in piedi. La cosa ancora più assurda era che non sentivo nemmeno fame tanto ero nervosa. Ovviamente ho perso il primo tram, mi sono seduta sotto la pensilina per proteggermi dalla pioggia e accanto a me c'era una signora di non ben definita natura che piangeva a singhiozzi. Mi giro verso di lei, quasi intenerita e lei vedendomi un pò preoccupata, giustamente, mi sputa accanto al piede. 

Non so dire se ho provato più schifo o più senso di smarrimento. Credo di non aver realmente capito li per li quello che la signora aveva fatto con così tanta nochalance. Subito dopo mi sono detta "lo vedi a farti intenerire? Lo vedi cosa succede?" e la risposta è stata che l'odio verso la gente è la più giusta delle soluzioni. Salgo quindi sull'autobus, ovviamente niente posto, ovviamente tanta gente, troppa. 

Ed ovviamente il mio umore peggiorava, poi ad un certo punto però l'ho vista. Capelli biondi, boccoli da angelo e due sopracciglia così lunghe che neanche la salerno reggio calabria ha curve peggiori e tratti così scoscesi. So che potreste non credermi, per questo ho fatto una foto che però devo censurare, per ovvi motivi, quindi accontentatevi della sfocatura, tanto è sufficiente per capire la situazione drammatica.


Ecco, la signora mi ha risollevato la giornata, mi sono sentita subito meglio e mi si è riaperto perfino l'appetito, tanto che, per concludere con una citazione (per la quale ringrazio la mia amica Ilaria) "Asuncion, portame 'na pera che me se scioje er mantecato de mamma"



venerdì 10 marzo 2017

Se Dante avesse preso i mezzi pubblici a Roma...

Se Dante avesse vissuto l'anno 2017 e fosse stato romano, probabilmente la Divina Commedia avrebbe avuto solo l'inferno e i gironi sarebbero stati del tutto diversi da quelli scritti da lui. 
Di seguito la mia versione dell'inferno dantesco, suddiviso nei gironi infernali.

La Divina Commedia Romana


Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una linea oscura
ché la diritta metro era smarrita. 
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta linea selvaggia e puzzolente e sporca
che nel pensier rinova la paura! 
Tant'è amara che poco è più morte;

ma per trattar di ciò ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. 
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,

tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace auto abbandonai.
1° Cerchio: limbo.

Ecco qui è dove mi trovo io, tra il troppo sonno e il terrore che mi rubino qualcosa, tra la stanchezza e la paura di ritovarmi ad una fermata sconosciuta dalla quale non saper più come tornare a casa.  Nel limbo si trovano le persone normali, senza una definita collocazione, che non sanno perchè sono finite in questo inferno fatto di linee tranviarie e metropolitane, di mezzi pubblici a ruote o filobus, di trenini che poi treni è un parolone chiamarli. 

2° Cerchio: lussuriosi.

In questo girone, il disgraziato Dante, che poi sarei io, senza voler peccare di presunzione (ma già che siamo all'inferno, perchè no?) si imbatte in quelli che si baciano di continuo, si lasciano andare in tremende effusioni, che fossero silenziose potrebbero portare fastidio solo agli occhi di chi guarda desiderando il medesimo amore, invece sono rumorosi, invadenti, fastidiosi, e portano danno e spaccamento del sistema nervoso anche a chi non ha problemi nella vita di coppia.

3° Cerchio: golosi.

L'avrete capito senza necessità che v'illustri chi sono i membri di questo cerchio. Coloro che mangiano, masticano, ma soprattutto lo fanno vicino le nostre orecchie e al loro passaggio lasciano una coltre di sporcizia tale che sembra fitta e densa nebbia, non si riesce più a vedere oltre.

4° Cerchio: avari e prosperi.

A chi non è mai capitato di incontrarli. Non sono particolarmente rumorosi, fastidiosi o eccentrici, ma senza dubbio urtano la sensibilità di questo pover'uomo che prende i mezzi pubblici per mera necessità. Sono coloro che salgono sulla metro con un rolex d'oro da 26,000 €, ignorando completamente il rischio che qualcuno glielo rubi: a loro che frega d'altronde? Hanno altre 26,000 € pronte da buttare. Le scarpe di prada nuove di pacca, la borsa di Louis Vouitton che se te la graffiano sono 10 anni di carcere, più o meno gli stessi anni che ha il bambino nero che l'ha cucita, la collana di zaffiri dello Zar di Russia, i gioielli della regina, e potrei continuare, ma credo che il concetto sia sufficientemente chiaro.

5° Cerchio: iracondi e accidiosi.

Uno opposto dell'altro, ma accomunati dalla loro inutilità e dalla fatidica domanda: chi è peggio, l'idiota o chi gli va dietro? e io dunque oggi vi chiedo: chi è peggio chi compie una violenza o chi, pur potendola fermare, resta zitto a guardare? In questo girone ci stanno tutti i violenti dei mezzi pubblici e sono tanti, eh. A partire dallo stronzo che ti strattona per rubarti la collanina, al pezzo di merda che ti spinge per fregarti il posto, per concludere con quelli che a violenza vanno giù gratis e picchiano gli indifesi, insultano le persone disabili, o anziane. E credetemi io ne ho viste, e sono pure dovuta scappare per non prendere calci a caso. Dante probabilmente non avrebbe usato certi termini, ma per definire gli accidiosi, quelli che magari vedono un furto, sentono un insulto e restano zitti, in silenzio, non per paura, ma magari semplicemente per totale indifferenza alla sofferenza altrui, di certo non avrebbe potuto dare punizione migliore: Dante li sommerge, privandoli di aria e parole ed è così che li vorrei vedere io, soffocati dalla loro apatia.

Mi fermo qui, limitandomi a quelli che Dante chiama "peccatori incontinenti", senza oltrepassare lo Stige che già attraversare Roma è abbastanza pericoloso.





lunedì 1 agosto 2016

Sono una ragazza ANSIA & SAPONE!

Sono mesi che riesco a scrivere sempre meno, l'ultimo mio post infatti risale al mio trentesimo compleanno ed è stato quasi d'obbligo. Non che non abbia cose da dire, comunque, semplicemente mi ritrovo ad avere poco tempo per me, poco tempo in cui, come adesso, posso scacciare dalla mente le ANSIE... 
No va beh, scherzavo. Io non posso scacciare da me le ansie praticamente mai, io vivo d'ansia. Pensate che l'altra volta ho ripetuto la parola ansia in una stessa frase per tre volte e alla domanda successiva del mio fidanzato ho risposto "no, mai, che ansia". Subito dopo sono scoppiata a ridere perchè mi sono resa conto da solo di quanto fosse assurdo.
Ma è vero: io ho l'ansia. Ci convivo e ci vivrò per sempre e sicuramente andrò a peggiorare e quindi ecco la classifica delle dieci cose che mi danno più ansia (non in ordine di importanza o di livello d'ansia che mi trasmettono, ovviamente).
1) Il buio, io odio il buio, ho paura, lo detesto, quindi devo addormentarmi con almeno un filo di luce, e se c'è qualche rumore in sottofondo che mi indica che c'è qualcuno sveglio che mi protegge è anche meglio.
2) Le strade vecchie delle città. Sapete quelle strade strette strette che i balconi di fronte quasi si toccano gli uni con gli altri? Li dove è tutto grigio e di pietra fredda, i tetti alti, gli androni con l'eco. Quelle strade mi mettono tremendamente ansia.
3) La campagna, specie quella silenziosa e abbandonata, io in campagna o in montagna (è uguale) non potrei viverci mai.
4) Mi da l'ansia essere in ritardo, sempre, qualsiasi sia l'appuntamento e allo stesso tempo mi da ansia chi mi mette fretta nel prepararmi. Se mi si da un orario io riesco a calcolarmi perfettamente, ma poi non mi si deve mettere fretta. Se l'orario cambia in corso d'opera non è colpa mia.
5) Mi da ansia, sempre, terribilmente partire e fare le valigie, soprattutto se parto con l'aereo...e io parto sempre con l'aereo, quindi ho sempre l'ansia. Ansia di arrivare tardi, ansia che mi imbarchino la valigia, ansia che il volo venga spostato o addirittura cancellato (forse perchè mi è successo più di una volta e ormai c'ho il trauma). ANSIA ANSIA ANSIA.
6) Mi da ansia stare da sola, non riuscirei mai a vivere da sola, quindi prego di riuscire ad avere almeno due figli (tra circa anni imprecisati) e mi facciano tanti nipoti che mi amino immensamente. 
7) Mi danno l'ansia quelli che sui mezzi (potevo non citarli visto che oramai sono talmente imparanoiata che dico bus quando voglio dire panino!?) ti vedono salire, e ti vedono che sei bloccata davanti alla porta, schiacciata come una sardina, che a stento respiri eppure vengono comunque li a chiederti "Scusi, scende?!" Ecco, su questi mi concederò una piccola parentesi e deviazione di tema: ma è mai possibile che io mi "scafazzo" contro la panza sudata di un tizio, rischiando il colera e altre 568879 malattie infettive, solo per una cazzo di fermata? No dico, ma quale deficiente lo farebbe?! Io no, e sicuramente mai nella vita. Vorrei tanto rispondere: NO, NON SCENDO, SONO APPENA SALITA E TU NON PUOI PASSAREEEEE. Magari faccio pure una folgore in pieno stile Gandalf e dico agli altri dietro di me "FUGGITE SCIOCCHI!" Che ansia!
8) Mi da ansia mia madre, ma non perchè faccia qualcosa. Io amo mia madre, ma se ho l'ansia, è perchè lei ha l'ansia. E dunque quando ho l'ansia sentire lei è come uno con il diabete che si mangia una cassa intera di zollette di zucchero. "Mamma ho un pò di mal di testa" - "Ah, e te la sei fatta la visita? il medico che ti ha detto? te la sei presa la buscofen? ma è forte? Prenditi l'ANTIBIOTICO che ti passa tutto."
Anche su mia madre devo fare una parentesi. Avete presente il film "il mio grosso, grasso, matrimonio greco"? Dove il padre di lei cura tutto col vetrix? Ecco, mia madre cura tutto con l'antibiotico. "Mamma ho un pò di influenza" - "prenditi l'antibiotico". Che poi io di medicine, meno ne prendo e meglio è visto che soffro di gastrite cronica (chissà come mai eh?).
9) Mi danno ansia i bambini. Io tendenzialmente non piaccio ai bambini, e io di loro ho un pò di paura perchè non so mai come prenderli e come rapportarmici. Probabilmente con il tempo, con figli miei, questo cambierà, ma al momento quando devo avere a che fare con bambini, mi viene l'ansia.
10) Le case vecchie mi danno l'ansia. Avete presente quelle case in perfetto stile anni 50, ma non di classe, che hanno quell'odore di cose antiche, ma non un odore buono, quasi un odore di muffa, difficile da sopportare, coi muri tutti bianchi, la cucina coi fuochi vecchia di mille anni, gli sportelli rovinati, mai cambiati, e le stanze da letto con il letto in ferro battuto e i lumini sui comodini o quei tremendi armadi con gli specchi sul legno antico e lucido. Vorrei morire, quando entro in case così. 
LASCIATEMI STARE, HO L'ANSIA.

mercoledì 30 dicembre 2015

Spingitori di persone...su rieducational channel.


Tanto per citare la famosissima Vulvia, di "rieducational channel", oggi vi parlerò di "spingitori".

Ma non farò un semplice excursus, vorrei farvi una vera e propria classifica, della quale però, sarete voi se vorrete a stabilirne l'ordine. Io mi limiterò ad elencarvi gli stili dei diversi spingitori che si incontrano sui mezzi pubblici, come se fosse una vera e propria disciplina olimpionica, a voi invece votare (voto da uno a dieci) il vostro preferito. Quindi ecco a voi, in ordine sparso:

 
- Il Gentleman, anche se forse sarebbe meglio dire Gentlewoman, visto che la maggior parte di questi figuri è donna. Vi deve essere per forza capitato almeno una volta di ritrovarvi, all'apertura delle porte del vostro mezzo pubblico, qualcuno che, attendendo di salire, vi poggia gentilmente una mano sulla spalla e vi accompagna con delicatezza fuori. Tanto che voi lo guardate e dite: "ma com'è gentile".. no, in realtà a me viene solo una gran voglia di spezzargli il polso, ma sarò io un tantino esagerata.

- Il puntellatore. Lui non è un vero e proprio spingitore, la sua più che una disciplina olimpionica è una preparazione atletica. Il suo è un approccio di piccoli passi, tentativi. Lui agisce coi piedi, dando colpetti di punta ai tuoi talloni, facendoti sentire la sua presenza alle spalle, il fiato sul collo, che, per un tipo ansioso e "schifittoso" come me, è un fantastico motivo per accelerare il passo.

- La reazione a catena. Questi sono i poveri senza colpa. Ogni tanto ammetto che è capitato anche a me. Coloro che sono immersi in questa disciplina, ci si trovano per caso e non possono farne a meno, difficilmente riescono a tirarsene fuori. Ma dobbiamo perdonarli, non hanno cattiveria.

- Il frettoloso. Si è quasi banale, ma neanche tanto, perché il frettoloso ha uno stile tutto suo, e realmente impeccabile. Ma bisogna dire che si suddivide in due sotto categorie: il frettoloso sbracciato ed il frettoloso palla da biliardo. Vado a spiegare. Il primo oltre al consueto "permessopermessopermessoscusatepermesso" che anticipa il suo spintone,  usa le braccia per farsi spazio e limitare i danni. Il secondo invece, oltre alla stessa usuale frase di rito, si chiude in sé stesso e avanza come un ariete ai tempi delle città medievali, sfondando ogni persona che si ritrova davanti, incurante siano essi donne, uomini, bambini, gravide e così via. Lui fa un po' "ndo coglio coglio" e avanza, finchè non trova la via d'uscita. E' chiaro che siete parecchio sfortunati, se capitate sulla strada di una di queste creature.

- Il sovrano. Se pensavate di averle viste tutte, posso assicurarvi che vi sbagliate. Neppure io, attenta osservatrice della fauna che circola sui mezzi pubblici, posso affermare con assoluta certezza di averne visto di ogni e di non potermi più stupire. Se lo facessi, verrei continuamente smentita, e proprio oggi, infatti, sono stata smentità da "sua maestà" il "sovrano" degli spingitori. Questa figura altezzosa, non intende aspettare, non permette che nessuno gli si pari d'innanzi e vuole steso il tappeto rosso all'apertura delle porte. Se tu per caso con il naso sbuchi dall'apertura, perché vorresti salire visto che fuori piove a dirotto o - come in questi giorni - fa un freddo cane, lui ti caccia via con un mal rovescio, senza neppure guardarti in faccia. La cosa divertente è che tu, spinta dal "sovrano", pesti e spingi chi ti sta dietro...e poi vaglielo a spiegare che sei stata "vittima" di una reazione a catena, mica tutti lo capiscono.

- Il Gambero. Come nella fauna animale, anche in quella umana ci sono misteriose creature che anziché camminare in avanti, guardando dove mettono i piedi, indietreggiano, facendosi spazio tra la folla a colpi di zaino e pestoni, senza chiaramente farsi alcuno scrupolo su chi o cosa colpiscano. Non so perché, ma spero sempre che uno di questi "gamberi" si trovi un giorno o l'altro davanti a un Mike Tyson per vedergli staccare magari non solo l'orecchio, al primo colpo di zaino portato a segno.

- Il falso invalido. Non credo che un mignolo rotto ti giustifichi dal cagare il caBIP a chiunque si pari d'innanzi a te. E non credo neanche che un mal di testa possa considerarsi invalidante. Ecco, ci sono invece persone che pensano che un mal di testa o una mano dolorante, sia tremendamente invalidante, quando l'unica menomazione è nel loro cervello, probabilmente dalla nascita. Loro sbraitano, spingono, fanno finta di zoppicare per giunta, per farti sentire in colpa e farti spostare. E se ti azzardi a dire loro qualcosa, guai! Perché ti inimichi il popolo, e il popolo si sa, non sta mai dalla parte della giustizia, ma dalla parte di chi sicuramente ha la meglio. Tra me e un falso invalido, sui mezzi pubblici, sicuramente ha la meglio il falso invalido.

- Gli sfruttatori. Questi sono tra quelli che personalmente odio di più. Sono quei genitori che usano i bambini per fare il loro sporco lavoro di spingitori. Perché si sa, molti non resistono proprio alla faccetta tonda di un bimbo, anche se ti spinge o ti ficca i suoi piedini tra le costole perché si agita in braccio. MOLTI, si, ma non io. Io, anzi, se vedo un bambino mi infastidisco a priori. Ho quasi il terrore, più o meno come se vedessi un ragno grosso e peloso arrampicarsi con la sua tela ad un centimetro dal mio naso. A volte vorrei che facessero come in Cina, impedissero alla gente di procreare, perché a volte la Natura non è sufficiente e certi idioti si accoppiano pericolosamente come conigli.

Per il momento direi che può bastare. Sperando che l'anno nuovo non ci regali troppi "spingitori" di persone, auguro a tutti voi un felice capodanno e una buona epifania.

lunedì 21 dicembre 2015

L'equilibrio nella forza...

"C'è stato un risveglio...poi un tremito" ... Volendo semplicemente rimanere in tema, visto che questa settimana, ovunque mi sia girata, qualsiasi spot, film, o annuncio abbia visto, aveva dei riferimenti a "Star Wars - Il Risveglio della Forza", ho deciso di scrivere questo post.
 
Ammettiamo, dunque, per un istante che il mondo di Star Wars sia reale, e che quindi Luke Skywalker sia quello che porterà l'equilibrio nella forza. Beh, in questo caso, io sarei esattamente la sua nemesi. E con nemesi non intendo un signore oscuro dei Sith, no, anche se forse sarebbe il lato oscuro il mio preponderante, soprattutto quando sono sui mezzi pubblici, ma ciò che intendo nello specifico, è che io, l'equilibrio, non so neanche cosa sia.
E sono sempre stata così, fin da piccola. Potrei citare tantissime cadute, potrei citare di quando sono rotolata giù dalle scale e svenuta, che a momenti a mia madre prendeva un infarto e credo che abbia ancora i sensi di colpa, potrei raccontarvi di quando mia madre si è ritrovata in bagno a pettinare il vuoto perché io ero inspiegabilmente sotto il lavandino, distesa. Potrei raccontarvi di quando ho fatto il mio più bel volo dai pattini e mi sono rotta il braccio, o di quando semplicemente mentre tutti i miei compagni non vedevano l'ora che ci fosse l'educazione fisica, io scappavo a gambe levate, terrorizzata dal fatto che potessero farmi fare qualcosa che mi facesse cadere, rompere un braccio, una gamba, o semplicemente essere me stessa: ovvero ridicola in un moto qualsiasi.
Ad ogni modo, questa carenza di equilibrio e muscoli, con l'età, non è migliorata affatto, anzi. Mi è cresciuto tutto, tranne i piedi che sono rimasti di una misura ridicola. Le ossa sono deboli come sempre e quindi capirete il divertimento quando in metro o in tram non trovo un posto a sedere e l'autista si diverte a frenare e accelerare di continuo.
Mi ritrovo sballottata da una parte all'altra del mezzo e a dover chiedere continuamente scusa a tutti. Credo di aver pestato più piedi io nell'ultimo anno che qualsiasi ballerino di flamenco in tutta la sua vita. Ma questo non basta, a volte, se io sono seduta, è la gente a cadermi addosso, sono una calamita naturale per gli squilibrati, non solo quelli mentali.
Una volta, appena salita in metro, mi sono posizionata appesa ad uno scorrimano. Il treno è partito troppo velocemente e mi sono ritrovata "coricata" sulla schiena di una persona, che mi dava la schiena. Ho provato a chiedergli scusa, ma il problema è che non riuscivo più a rimettermi dritta e quindi, fino alla fermata successiva, sono rimasta a peso morto su questo povero cristo (o crista, visto che, presa dal panico e dall'imbarazzo, lei è fuggita alla fermata seguente e io non ho avuto neanche il tempo di scusarmi).
Se fossimo nel mondo di Star Wars, io non sarei un Jedi, non sarei neanche un Sith... mi sa che sarei più simile a C3po. Anche se comunque meno aggraziato nei movimenti. Ecco.
 
 
 
 

domenica 29 novembre 2015

Le sensazioni della domenica di fine mese...

La domenica non è per me uno dei giorni più rilassanti della settimana, anche se mi obbligo a restare tutto il santo giorno in pigiama, quasi più come un dovere che come un sacrosanto piacere. Eppure non sono mai totalmente distesa, perchè i pensieri già corrono all'indomani: chissà che sciopero ci sarà; chissà se un finto pacco bomba bloccherà la metro; chissà se qualche incidente fermerà il tram (perchè ovviamente i due idioti non si tamponano semplicemente sulla strada, ma sempre sui binari del tram). Lo stress e l'ansia salgono, ma mai quanto la domenica di fine mese. Il perchè è semplice. Quando una persona è nata stanca come me, la soluzione alle cose è sempre quella nelle immediate vicinanze e mai quella più lontana, anche se più risolutiva e semplice. Per questo, poichè per fare l'abbonamento annuale, che mi farebbe risparmiare in fatica e stress, dovrei andare a Termini (che per me è un mondo misterioso e pericolosissimo), mi limito a rinnovare mensilmente l'abbonamento nell'edicola alla stazione Trastevere. 
Voi vi direte "ma che ha Termini di così misterioso? Posso capire pericoloso, ma misterioso?" e invece non è tanto il pericolo di essere scippata, rapinata, picchiata o coinvolta in un attentato che mi frena, quanto più il mistero degli infiniti binari e dell'infinito spazio interno della Stazione Centrale della capitale d'Italia. Una premessa è d'uopo. Io sono riuscita a perdermi, in ordine cronologico, in una nave da crociera, nel mio liceo, per strada innumerevoli volte, sbagliando la direzione del tram. Ora voi, sapendo che non ho il minimo senso dell'orientamento, non riuscite ad immaginare perchè mi spaventi tanto Termini?
Una volta io e il mio fidanzato, di ritorno da Fiumicino, abbiamo sbagliato treno prendendo il diretto per Termini. Siamo arrivati alla stazione in un giorno di desolazione pura, non c'erano treni che partivano nè arrivavano. Non so quanti binari abbiamo visto, ma tutto sotto l'esperta guida del mio fidanzato, io ero come una foglia trasportata dal vento e se ora mi chiedeste il percorso fatto, non ve lo saprei dire. Siamo perfino riusciti ad uscire da Termini... io da sola, probabilmente sarei ancora li, a chiedere ormai l'elemosina.
Quindi domani sarà una giornatina, dovrò fare tappa all'edicola per rinnovare l'abbonamento sperando di non perdere il bus successivo, che devo riprendere, poi cambiare con la metro, poi ricambiare col tram. Arriverò esausta senza aver neanche cominciato.
Che dite, sono ancora in tempo per fare un'altra piccola richiesta a Babbo Natale?



martedì 22 settembre 2015

La Signora Ammazzatutti.

 
Sicuramente molti di voi avranno visto il famoso film "La Signora Ammazzatutti". Beh, per chi non l'ha visto, faccio un piccolo sunto:
Beverly Sutphin, irreprensibile madre di famiglia, tipica espressione della società perbenista statunitense, rivela una personalità chiaramente disturbata e psicopatica. Ossessionata dalla perfezione inizia ad eliminare sistematicamente le "pedine scomode" che le si frappongono, spinta da motivazioni banali. Riconosciuta da una vicina di casa, viene accusata e processata, diventando un fenomeno mediatico, ma incredibilmente riesce a farsi scagionare definitivamente, senza però arrestare la sua follia omicida.
(fonte Wikipedia).
 
Per farla breve, la Signora Ammazzatutti ha quelle che in Sicilia chiamiamo "fisime", e sono, naturalmente, portate all'esasperazione e alla follia.
Ma chi, di noi, non ha voluto almeno una volta nel suo più profondo e deviato subconscio, cedere alle proprie fisime? Alle proprie strane fissazioni? Beh ogni tanto mi piacerebbe poter gridare al mondo le mie fissazioni, criticare apertamente gli altri, dirgli che stanno sbagliando e sentirmi in pace con me stessa. Ecco magari non arriverò al desiderio di uccidere, come La Serial Mum del film, ma quanto meno di togliermi qualche soddisfazione, quello si. 
Fin da piccola ho avuto delle fisime, che, pensavo, sarebbero diminuite o scomparse con l'età. In realtà crescendo sono senza dubbio aumentate e, anzi, peggiorate laddove già presenti.
Ad esempio, e liberi di prendermi per pazza, io non mangio l'arancia se è sbucciata male. Non riesco a toccare il sale senza contorcermi per i brividi, non poggio mai la testa sui sedili dei treni; non riesco a stare a lungo al telefono: è una condanna, detesto parlare al telefono.
E poi ci sono delle fisime che sono venute con l'età: non riesco ad uscire se non ho la borsa accoppiata (come colore) alle scarpe. Porto sempre un foulard in borsa; ho sempre la pomata antizanzare e anche le pillole per il mal di gola. Non esco mai di casa senza soldi. A fine settembre non riesco più ad indossare le scarpe aperte, e soprattutto non indosso le scarpe aperte bianche.
Nel famoso film su citato, la Signora Ammazzatutti prende di mira un giudice donna che, durante il suo processo, si reca in aula per due volte di fila con le scarpe bianche. Cosa sbagliatissima secondo i canoni della moda e del buon costume. Io mi sento un po' come lei quando a fine settembre salgo sui mezzi pubblici e, in giornate in cui già fa freschino, come oggi, trovo gente coi sandali bianchi e i vestitini di lino.
Sui mezzi pubblici si vede proprio di tutto, e se un po' la cosa mi piace, dall'altro mi fa proprio innervosire.
Tuttavia, come dicevo prima, non sono una pazza assassina, e quindi il nervoso scema in fretta senza portarmi alla follia... sperando non sia solo una questione di tempo.
 
 

venerdì 11 settembre 2015

Ipocondria...


Io non sono mai stata una persona particolarmente ipocondriaca, anzi, sono una di quelle che è cresciuta sporcandosi e saltando nelle pozzanghere, col motto che "sono tutti anticorpi". Non provo quindi terrore per i microbi, anche perchè così fosse, andare sui mezzi pubblici sarebbe molto peggio dell'incubo che già è di norma. 
In ogni caso ci sono delle cose che non riesco a non fare: lavarmi le mani quando accarezzo un cane (qualsiasi cane esso sia, ma non mi succede ugualmente coi gatti. Solo coi cani), non poggiare la testa sui sedili del treno (ho paura dei pidocchi), tossire quando qualcuno mi respira addosso (sentendomi immediatamente infetta); mi fa schifo indossare gli auricolari altrui o prestare i miei e soprattutto, una cosa che non riesco a tollerare e che mi fa diventare tremendamente schizzinosa, è il mettere le dita in bocca o toccarmi la faccia con le mani sporche mentre sono in giro. Odio aver prurito quando sono per strada e soprattutto sui mezzi pubblici, perchè odio toccarmi, mi fa troppo schifo. E la stessa cosa la odio negli altri: mi vengono conati di vomito quando vedo i bambini analizzarsi ogni anfratto della bocca con le mani sporchissime dopo che si sono toccati i piedi e le scarpe, e soprattutto odio i genitori che se ne strafregano lasciandoglielo fare. 
Si, perché i bambini e i ragazzini difficilmente hanno colpa di qualcosa. Sono gli adulti che sono veramente pessimi. Ultimamente ad esempio ho notato che va di moda poggiare il microfono degli auricolari sulla bocca quando si parla al telefono. E siccome ovviamente scivola, si sta li con le dita a riprenderlo e a riportarlo in bocca, masticandolo quasi mentre si parla. La cosa mi sconcerta moltissimo, vorrei evitare di guardare, ma come sempre in questi casi, il soggetto mi si para davanti, facendomelo quasi apposta.
Io ho parlato e parlo agli auricolari, e non mi pare che sia necessario tenere il microfono appiccicato alla bocca, o addirittura masticarlo, per farsi sentire. Mi hanno sempre sentito benissimo anche da lontano. Quindi vi propongo una alternativa, legatevi il cellulare all'orecchio, o infilatelo nel cappello (come fanno certi motociclisti pericolosissimi col casco) così almeno state con le mani libere e state sicuri che non vi vomiterò addosso.


sabato 1 agosto 2015

Della serie... non ci posso credere!

Sui mezzi pubblici, ne converrete con me, se ne vedono di cotte e di crude. Ho già fatto, infatti, la classifica delle cose (e persone) più strane, ma la verità è che dovrebbe essere continuamente aggiornata perché man mano che vado avanti, prendendo ogni giorno i mezzi, le cose assurde con cui mi trovo ad aver a che fare aumentano. Vorrei documentarle tutte ma per alcune dovrete semplicemente credermi sulla fiducia, come per il tipo non sessualmente identificato che aveva tre orologi, due a destra e uno a sinistra e leggeva un libro con tante vagine disegnate. Sicuramente si trattava di ginecologia, ma confesso che, guardando questa creatura mitologica, probabilmente donna alla nascita ma guastatasi con la crescita, veniva spontaneo chiedersi chi avrebbe mai avuto il coraggio di farsi sfiorare da quell'energumena baffuta e orripilante che sicuramente non aveva tutte le rotelle apposto. Per altre creature mitologiche, non ci sarà bisogno che crediate solamente alla mia parola, perchè sono riuscita ad immortalare l'attimo. Obiettivamente, vengono mille dubbi. Ti chiedi: "ma sono in un cartone animato?" 
Perchè certe creature non possono esistere nella realtà. Non sono reali. Non possono essere persone reali, vere, che vivono e scelgono di loro spontanea volontà di ridursi in un certo modo. Guardandole, risulta piuttosto ovvio che sono frutto della fantasia di qualcuno molto, ma molto, stronzo.
 E' il caso della signora coi capelli gialli e gli occhi blu, ma non mi riferisco all'iride di certo. E se vi state chiedendo perchè dico "capelli gialli" e non "bionda", beh, guardate voi stessi. La foto l'ho messa di proposito. 

Poi, e per questa testimonianza devo ringraziare la mia amica Ambra, c'è chi la mattina ha troppo sonno. Ma veramente troppo, ma così tanto, da non riuscire neppure a distinguere colori e forme; un sonno così forte e profondo che non si è neppure capaci di capire che si sta sbagliando qualcosa e che c'è qualcosa di strano sotto i piedi quando si cammina. Ci resterà sempre il dubbio se è più comoda la ballerina o la superga. Ma nel frattempo, uscendo dal fantastico mondo dei sogni, torno alla realtà e vi auguro un buon weekend lontano dai mezzi pubblici.


lunedì 27 luglio 2015

Da che parte stare...

 
Attenzione: post più o meno serio.
 
Si, lo dico innanzi tutto, perché solitamente amo essere piuttosto ironica nei miei post, ma stavolta l'argomento è abbastanza serio, e quindi lo saranno anche i toni, nel limite del consentito. Ovviamente non è semplice scelta quella di trattare argomenti seri, ma il mio blog tratta delle disavventure sui mezzi pubblici di Roma e quindi come posso non affrontare il discorso su ciò che sta accadendo in questi giorni a Roma, riguardo lo sciopero bianco e il resto di casino che c'è intorno all'ATAC e al Sindaco?
Devo, sono obbligata, non posso esimermi e dunque affronto l'argomento semplicemente esponendo il mio punto di vista e la mia, lo confesso, confusione e titubanza.

Lo sciopero, secondo i giornali (clicca qui per leggere l'articolo de "La Repubblica"), è dovuto all'aumento dell'orario di lavoro e all'obbligo di strisciare badge ad inizio e fine turno. Posso capire che alla gente non vada di lavorare di più, ma se in tutto il resto d'Italia e d'Europa lo fanno non capisco perché non adeguarsi, e infine, qual è il problema di strisciare il badge se il turno lo si fa in regola? A questo punto sorgono i millemila dubbi. Gli impiegati di ogni tipo lavorano 9/10 ore al giorno e quasi sempre, pure per andare in bagno, devono timbrare il badge. Perché loro non dovrebbero farlo?
Perché se a loro non va di farlo, non se la prendono coi dirigenti invece di incasinare una città già disastrata di suo ? Ultimamente Roma è allo sbando, lo hanno fatto probabilmente perché sapevano che sarei venuta a vivere qui e non volevano farmi avere un grande sbalzo e un grande cambiamento rispetto a Palermo. Così Roma è sporca, c'è molta criminalità, e i mezzi pubblici funzionano malissimo. E' da un mese che va avanti questa storia e se io ho sempre problemi ad andare e tornare, mettendoci dall'ora e mezza alle due ore per tratta, immagino le persone che hanno famiglia, che devono andare dai figli, che a lavoro devono arrivare puntuali se no vengono licenziate, quelle persone che probabilmente, anzi, sicuramente, lavorano più dei macchinisti dei treni e sicuramente timbrano il cartellino.
Ora, senso di giustizia e fratellanza impone di giustificare sempre le proteste del popolo e di unirsi a queste contro i poteri forti. E' vero, mi unisco, tollero lo sciopero dei mezzi ogni due settimane, quasi sempre a ridosso di un ponte o di una festività, solitamente non mi pesa neanche più di tanto, ma quando la cosa diventa continua, allora sono loro che protestano che perdono il senso di giustizia e fratellanza, perché coloro che trasportano su quei treni fetenti e caldi, da svenire, non è di certo la gente che ha il potere, non è di certo la gente ricca che si può permettere i taxi e le auto guidate da chauffeur che muore e si fa la sauna dentro la metropolitano o sul tram vecchio di settantanni.
Lo sciopero bianco, lo chiamano, perché scioperano mantenendosi dentro i limiti di legge. Ah si? Allora perché i tram vecchi continuano a girare? Perché i mezzi senza aria condizionata partono comunque, perché solo ogni tanto il servizio si ferma? Perché si arriva a dover chiamare la polizia?
Mi dispiace, ma stavolta non riesco a stare dalla parte del più debole, perché trovo che la sua protesta forse inizialmente giusta, stia ledendo la mia persona e come me molti altri, e, come si suol dire, la tua libertà inizia dove finisce la mia.

giovedì 16 luglio 2015

Panico da mezzi pubblici e misofonia.

In questi giorni in cui il caldo è arrivato a livelli da infarto, prendere i mezzi pubblici è ogni volta un terno al lotto, e soprattutto, mette ansia. Mi capita di tornare tardi perchè in alcuni mezzi non riesco proprio a salire, a volte sono pienissimi e a volte manca l'aria condizionata, a volte sono pienissimi e manca l'aria condizionata insieme e quindi si muore.
E quindi ansia, tanta ansia che a volte si trasforma in panico. L'ansia di sentire troppa puzza di sudore, ma ancora di più, la paura di toccare qualcuno sudato, di prendersi qualche malattia. E dire, ragazzi, che io non sono per nulla ipocondriaca, sono una di quelle che è cresciuta sbucciandosi le ginocchia e mangiando con le mani sporche e non sono mai morta. Di anticorpi ne dovrei avere abbastanza per sopravvivere, ma certe cose mi suscitano veramente paura. Ad esempio: i pidocchi. I pidocchi, forse perchè non li ho mai avuti, mi mettono proprio paura. Al pensiero di poterli prendere tremo, ed è per questo che con il caldo, i mezzi pubblici dove spessissimo si vedono barboni, ma anche persone che pur avendo una doccia a casa hanno difficoltà ad usarla, diventano un luogo del terrore. Terrore che aumenta quando capitano scene come quelle che capitano a me, perchè io le sciagure le attiro come il miele attira gli orsi. 
E quindi vi racconto quest'ultima, ma faccio prima una piccola premessa: chi mi legge sa che soffro di una gravissima forma di misofonia. Mi da perfino fastidio il respiro pesante di chi mi sta accanto, tanto che a volte sono mossa dall'istinto di chiedere di smettere di respirare a quella determinata persona. Mi fermo perchè mi rendo conto che potrebbero anche denunciarmi per istigazione al suicidio. Ad ogni modo soffro terribilmente, da vecchia probabilmente diventerò una di quelle signore scassacazzi che al minimo rumore si mettono ad urlare e si lamentano di tutto. Per adesso mi limito a soffrire e lanciare occhiatacce, ma è anche vero che la gente sembra farmelo apposta. 
Così, qualche giorno fa, mi trovavo sull'autobus che prendo per tornare a casa, era l'ultimo tratto ed avevo miracolosamente trovato un posto a sedere; l'autobus aveva l'aria condizionata ed io, che ero ormai per più di metà sciolta, l'ho preso come un segno divino. Tuttavia non poteva mancare il rovescio della medaglia. La prima volta mi sento toccare i capelli. Mi tiro in avanti mi giro e vedo una mano allontanarsi; "Bene" mi dico. 
Dopo qualche minuto sento masticare; è un rumore che riesce a farmi perdere proprio il senno. Questo rumore ad un certo punto aumenta, tanto che me lo sento quasi addosso e sono costretta a girarmi. Non l'avessi mai fatto! Mi ritrovo una vecchia (credo che fosse femmina, ma non ne sono sicura), dalla pelle unta e bisunta, senza denti, che rideva e masticava la sua stessa saliva, praticamente coricata sul mio sedile. Mi guarda e ride. Lo confesso e forse un pò me ne vergogno, mi è salito il classico brivido di paura che viene quando vedi un maniaco che ti fissa, o un cane che ti ringhia addosso. Mi sono spostata, ma non mi sono tranquillizzata finchè non sono scesa dall'autobus.
A casa mi sono fatta una doccia di quelle che rischi di strapparti la pelle per quanto strofini, e il mio pensiero fisso era: mi avrà immischiato i pidocchi.
No, per fortuna non ho i pidocchi, ma sicuramente voleva mettermi paura per fregarsi il sedile davanti e coricarsi un pò, e c'è riuscita.




martedì 7 luglio 2015

Le 10 cose più strane che ho beccato viaggiando sui mezzi pubblici...

 
Sui mezzi pubblici ci sono giornate in cui tutto fila liscio e giornate in cui non smetti un attimo di stupirti. Giornate in cui ti serve sempre il telefono a portata di mano per fotografare o fare video di ogni stranezza che ti trovi davanti. Oggi è uno di quei giorni e, avendo già stilato la classifica delle 10 cose che più mi fanno schifo e dei 10 tipi più pazzi, oggi stilerò la classifica delle 10 cose più strane (ma anche persone) che ho visto, due delle quali (le prime due in classifica per l'esattezza), sono proprio di oggi, ma non correte ed andiamo con ordine.:
 
Partiamo dalla numero 10.
 
10 - La donna invisibile: in realtà era un semplice paio di scarpe da donna, perfettamente sistemato vicino ad un palo alla fermata del tram.
 
 
9 - Il "cerco donna per storia seria": ovvero un volantino appiccicato sopra la porta della metropolitana, con un uomo nudo e il suo numero di telefono con sotto la scritta "cerco donna per storia seria"... sembrano esserci tutti i presupposti d'altra parte.
 
 
8 - La femme fatale: nel senso che ti basta uno sguardo per morire. 80° all'ombra e lei vestita interamente di pelle nera con stivaloni ultra zeppati e aderentissimi e sopra una maglia nera con il pizzo dorato. Età minima 65 anni. Massima 85. Ovviamente biondo platino.
 
 
7 - L'artiglieria: ma non nel senso stretto del termine. Una tizia...o forse un tizio, beh diciamo una persona con delle unghie di almeno 5 centimetri ciascuna, acuminate e brillantinate. Facevano paura.
 
6 - The walking drunk: Marito e moglie ubriachi ogni santo giorno, già alle 16,30. Come facessero a beccare l'autobus e a tornare a casa, ancora non l'ho capito.
 
5 - Il comico: ogni tanto sui mezzi si becca un mancato attore, ormai sulla sessantina, che, incapace di muoversi e forse senza neanche sapere dove sta, con voce tuonante intrattiene la folla perculando, col suo tipico accento romanesco, la gente che gli sta attorno.
 
4 - Il cattivo: noi, stipati sui mezzi verramente come buoi, a morire di caldo e lui, fuori, nel suo bel furgoncino a prenderci per il culo. Ovviamente non tutti lo hanno ignorato ed un ragazzo gli ha fatto segno di stare zitto, lui è andato su tutte le furie, lo ha minacciato di morte e si è pure segnato la matricola del tram. Chissà che gli sarà venuto in mente...
 
Entriamo quindi nella pole position.
 
3 - Il freddoloso: 40° all'ombra, senza esagerare. Niente aria condizionata sul mezzo, finestrini bloccati. Io che pensavo di morire li, da un momento all'altro e lui, con la sua bella barba non curata da chissà quanto stava seduto comodamente dentro il suo maglioncino di lana con giubbino smanicato sopra. Vi risparmio la descrizione sull'odore.

 
2 - "Donna baffuta sempre piaciuta, ma se...": ma se... i peli sono nel petto? Ragazzi, ho avuto paura. Non avevo mai visto una donna coi peli nel petto, soprattutto una donna coi peli nel petto lunghi come capelli, ma soprattutto una donna coi peli nel petto lunghi come capelli che portava una camicetta aperta fatta apposta per metterli in mostra. Avrei tanto voluto vomitare.
 
And the winner isssss:
 
1 - Lo specchio magico: ogni donna ha sempre desiderato uno specchio come quello di Grimilde, la regina cattiva di Biancaneve, al quale chiedere se fosse la più bella e poter anche vedere il mondo attraverso. C'è chi, non accontentandosi, ha scelto la cover più TASCIA del mondo. Un rosa confetto di gomma con tanto di manico per avvolgere un bellissimo iPhone 6. Per chi non sa cosa vuol dire TASCIA, vi faccio presente che non lo posso tradurre, ma che vedendo l'oggetto in questione nella foto che segue, capirete da soli cosa vuol dire.
 



giovedì 28 maggio 2015

Il club del libro..

 
Vorrei iniziare questo post facendo una piccola premessa: io ammiro molto le persone che leggono. La lettura è nutrimento per la mente e stimola davvero il pensiero, aprendo il nostro mondo. Ammiro le persone che leggono perché io non sono una grande lettrice, non ho tanta pazienza e se il libro non è scritto bene, o non mi intriga alla seconda pagina, non riesco ad andare avanti. Alcuni dicono: "eh, ma devi dargli tempo"... ma anche no. Non credo di dover dare tempo anche ad un libro. Le descrizioni esagerate mi annoiano, ma ci sono anche quelli che le amano, e questi, appunto, li ammiro. Tuttavia ci sono lettori, a cui i libri, anziché aprire la mente, gliela chiudono del tutto rendendoli quasi cerebrolesi. Sono quelli per cui la lettura è diventata uno scopo di vita, quasi fosse un lavoro, e non possono interrompere mai, nemmeno sui mezzi pubblici. Per carità, quando c'è posto a sedere, non c'è nulla meglio di un buon libro, anche se io spesso non riesco visto che soffro di mal d'auto e il movimento mi da la nausea, ma per chi ci riesce, tanto di cappello. Tuttavia ci sono dei momenti in cui leggere non è proprio possibile, così come non è possibile usare il cellulare o il kindle. Ed è la maggior parte delle volte in vero: sul tram, sull'autobus, ma anche sulla metro, quasi sempre, c'è un casino tale da fare sembrare noi delle bestie e il mezzo, pari ad un carro bestiame. In questo marasma, io sto per lo più attenta al fatto che non mi rubino il portafogli o il cellulare, o, ancora più importante, a non cadere, laddove a volte non c'è neanche modo di aggrapparsi da qualche parte. Ma, anche in quella situazione di tremendo panico, dove lo schifo si impossessa di me, facendomi stare in un'espressione di costante disgusto che si acuisce non appena qualcuno mi sfiora, c'è sempre qualcuno che legge. Con una sola mano, con l'altra attaccata chissà dove, sfogliando le pagine con le labbra, ma l'importante è che leggano... io capisco che il libro possa essere entusiasmante, che si voglia sapere che fine farà Mr Darcy, ma sembro strana se penso che non muoia nessuno se si continua a leggere non appena si esce dal limbo infernale del mezzo pubblico? Io non credo, e la cosa che più mi fa rabbia è che poi, alla prima frenata brusca del conducente, che capita sempre in questi casi, il libro me lo ritrovo io, spiaccicato in faccia e il lettore, o la lettrice che sia, me la ritrovo addosso coi suoi piedi sui miei...e allora, scusate, ma li si che m'incazzo, perché Mr Darcy non vale il mio ditone, né la mia faccia.
 
 

venerdì 22 maggio 2015

Quando fuori piove...

Bastano due sole gocce di pioggia per fare impazzire una intera città. Chi non lo sa? Non appena piove un po', ogni persona abbandona scooter e biciclette e si infila in macchina, o, peggio, sui mezzi pubblici, che, quando piove, diventano veramente impraticabili.
La stazione metropolitana in un primo momento ti sembra l'ancora di salvezza in mezzo all'inferno del diluvio e del traffico, ma dopo che entri, ti accorgi che non è altro che un nuovo girone. I pavimenti di gomma si sollevano, gonfi d'acqua. Si creano pozzanghere che tu neanche vedi e che, irrimediabilmente, ti travolgono come un fiume in piena, la gente che scende e sale ti sbatte addosso coi loro enormi ombrelli e ogni pavimento diventa tremendamente scivoloso. Per una sbadata e maldestra come me, è praticamente un gioco con la morte.
Ma c'è di peggio, perché, se almeno dentro la metropolitana sei al chiuso, fuori, alle fermate, è il caos più totale: c'è gente ovunque, i mezzi sono pieni e lo spazio è davvero ridotto. Rischi di essere accecata continuamente da stecche di ombrelli e di essere travolta da onde anomale create dalle macchine, che sembrano non accorgersi affatto che tu sei li, in bilico tra il marciapiede e la strada.
Tuttavia, in questo caos infernale, c'è logica: piove, la gente cerca riparo. Quello che non capisco è come mai, in questi giorni in cui Zeus ha deciso di fare le pulizie in tutto l'Olimpo, tutti i vecchietti, anche quelli decrepiti o che camminano con la stampella e il catetere attaccato, decidono di uscire di casa a farsi una passeggiata. Chi a piedi, chi in macchina. Un po' come la pubblicità degli assorbenti, quando le tizie decidono di fare free climbing e paracadutismo proprio nei 5 giorni più intensi di ciclo, e rigorosamente coi pantaloni bianchi. E' un'assurdità nel senso più letterale del termine e la cosa non mi da pace, perché poi, sempre perché io, sui mezzi, sono estremamente "fortunata", li becco tutti io. Davanti, quando devo scendere per cambiare mezzo e sto per perderlo. Dietro, quando non devo scendere e loro invece vogliono e devono passare a tutti i costi, anche solo per fare mezzo centimetro di spostamento.
I giorni di pioggia sono giorni di panico per chi, come me, è costretto a prendere i mezzi pubblici per arrivare a lavoro. E, a lavoro, si arriva sempre e comunque in ritardo, meglio mettersi l'anima in pace. I vecchietti invece, sembrano diventare allegri e arzilli quando piove, tanto da voler uscire, fregandosene del fatto che sono cagionevoli e rischiano di beccarsi una broncopolmonite. No, loro vogliono uscire... in fondo penso lo facciano apposta per rompere i coglioni a me, ma poi, se ci rifletto bene mi ricordo che anche mia nonna adora pulire il terrazzo davanti casa in sottana quando fuori diluvia, quindi non lo so...forse ad una certa età, ami le sfide.
 
 
 

venerdì 15 maggio 2015

Il mio primo vero sciopero...

 
 
 
Da quando sono arrivata a Roma ne ho visti un paio. A quanto pare gli scioperi dei mezzi pubblici sono più puntuali dei treni stessi, ogni due/tre settimane ne fanno uno. Tuttavia quasi sempre sono pochi i mezzi soppressi, e si riesce a muoversi lo stesso, soprattutto la mattina e non nelle ore di punta. Anzi, nei due scioperi che ho vissuto, ho potuto appurare come ci fosse casino per strada e pace sui mezzi pubblici, e ho goduto.
Oggi però è stato diverso. Arrivo alla prima fermata e il primo tram passa subito. Tra me e me ho pensato che, come al solito, era un allarmismo inutile. Quindi arrivo alla seconda fermata, e inizio ad aspettare l'autobus. Passano 10 minuti...autobus fuori servizio numero uno. Altri 10 minuti e fuori servizio numero due. Ne vedo passare due nel verso opposto al mio, la speranza ritorna. Altri 15 minuti e finalmente passa il mio autobus. Salgo: mi aspettavo peggio, non c'era troppa confusione, forse perché tutti sapevano che la metropolitana era chiusa. Tutti, tranne me. Arrivo quindi a destinazione e comincia nuovamente a salire l'angoscia. Porte chiuse. Non restava che il tram, che fa un percorso lunghissimo, ma quanto meno arriva, o il taxi, che costa più della mia giornata di lavoro. Tram numero uno: fuori servizio. Tram numero due: deposito. Tram numero tre: parte! Dopo un'altra mezzora alla fermata del tram, in mezzo ad anche troppa folla, salgo sul tram e parto, consapevole che sarei arrivata a lavoro...con sole due ore e mezza di ritardo.
Quello che mi stupisce, in questi casi, non è tanto lo stress che si accumula tra la gente, che è normalissimo, quanto piuttosto il fatto che questo stress, che solitamente c'è e si sfoga con gli altri, spingendo, insultando, lamentandosi, correndo... in questi casi si sfoga mugugnando e tra coloro che sono in quel preciso istante coinvolti nello stesso destino si crea complicità, supporto, compagnia. Ci si aiuta con le informazioni, ci si consola sapendo che non si è soli a passare quella pena, ad aspettare, a perdere un appuntamento o una giornata di lavoro. L'essere umano è proprio una strana bestia.

giovedì 14 maggio 2015

Quello che non sopporto...

Lasciandomi ispirare dal film "un fidanzato per mia moglie" oggi inauguro una nuova rubrica: "quello che non sopporto..."
Ne avete già avuto un assaggio nei vecchi post dove periodicamente stilavo classifiche ma qui, stavolta, lasciandomi ispirare da ciò che mi ricorda, andrò a ruota libera, senza dare spiegazioni di sorta.
Ad esempio, non sopporto quelli che non portano la barba, ma si lasciano un triangolino di pelo nell'incavo tra labbro inferiore e mento. Che senso ha? Mi verrebbe voglia di staccarlo con un solo colpo di pinza. Oppure non sopporto quelli che scendono dall'autobus e anziché proseguire per fare scorrere il flusso, si fermano li, subito, a riflettere. Si guardano intorno, mani ai fianchi, con aria spaesata. Ma vi costa così tanto fermarvi a riflettere sul senso della vita qualche metro più in la? Poi non sopporto quelle coi ciuffi di capelli davanti agli occhi incastrati tra gli occhiali. Mi viene prurito, mi comincio a spostare i capelli io e non capisco come fanno a continuare a leggere senza scomporsi o infastidirsi minimamente. Non sopporto quelli con la pelata ed il codino, non sopporto quelli che masticano le chewin-gum con le labbra aperte e fanno i palloncini dentro la bocca.
Proprio non sopporto quelli che sbagliano il congiuntivo. Qualcuno mi ha detto "ma è normale sbagliarlo, è troppo difficile". Ma perché ? Il condizionale è facile? E poi, lo dice la parola stessa "condizionale", quindi che ce lo ficchi a fare in una ipotetica? Ok, lo ammetto: la lingua italiana è complicata, però dai, io amo il congiuntivo.
Non sopporto quelli che mettono le cuffie per ascoltare la musica, ma tengono un volume talmente alto che li senti pure se stai seduta fuori dall'autobus e ti sembra di stare in discoteca. A sto punto, mettila senza cuffie e balliamo tutti assieme, no?
Non sopporto la musica napoletana neomelodica, e ancora meno sopporto chi la ascolta e la canta, vantandosene.
Non sopporto le donne coi baffi o coi peli sotto le ascelle, proprio mi fanno sentire male e non sopporto quelli che ti dicono "se va avanti"...spingendo, quando davanti è palese che non puoi andare a meno che non fai anche tu la cafona e spingi. Ma a questi ultimi rispondo con facilità. Li faccio passare e gli dico "signora guardi, spinga lei la signora davanti, così se li prende lei gli insulti." Si, "signora", perché quasi sempre le più cafone sono proprio le donne, mentre nei maschi ho potuto notare ancora un certo livello di cavalleria, seppur non eccessivo, ma presente.
Non sopporto quelli che leggono bisbigliando. Perché devi bisbigliare? Le parole le vedi, a che serve ripeterle? A chi lo vuoi fare sentire?
Ma eccomi, sono arrivata a destinazione, ho smesso di guardarmi intorno e di avere fonti di ispirazione, quindi, alla prossima puntata.