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venerdì 20 luglio 2018

La vita è tutto un equilibrio sopra la follia... però io l'equilibrio non ce l'ho.

Io sono una che soffre del blocco dello scrittore. Mi capita così: mi succedono miliardi di cose, spesso anche brutte su cui ironizzare, ma niente, c'è il vuoto, non c'è tempo, c'è altro, e non scrivo, non ci riesco, mi sforzo, ma non viene fuori un pensiero da mettere su carta. Il blocco, quando mi viene, mi dura dai 3 ai 5 mesi, e quando passa tornano a fiorire le idee, ma ne sbocciano proprio tante, sarà anche perchè le cose assurde non smettono mai di capitarmi, come quella di ieri.

Prima di raccontarvela però devo farvi una premessa. Io sono una persona priva di equilibrio. Si, oltre all'equilibrio mentale che ho perso già da qualche anno, sono una che un equilibrio fisico non ce l'ha mai avuto. Lo sa bene mia madre che mi trovata distesa a terra per gli angoli più disparati di casa senza alcun motivo, o si trovava a reggermi mentre perdevo l'equilibrio per strada, trovandomi a scapicollare giù per un dirupo. Una volta mi stava spazzolando ed io, mentre ero ferma appoggiata al lavandino, sono caduta e mia madre si è ritrovata a spazzolare l'aria mentre io stavo distesa a terra sotto il lavabo.
Il punto è che se per caso perdo l'equilibrio, non riesco a fermarmi, inizio a cadere e rotolo, rotolo, rotolo, finchè non c'è qualcosa che mi ferma o finchè non sono completamente distrutta e distesa a terra. E questo è quello che mi è successo ieri. 

Questo fatto, di cadere come una tartaruga senza potermi riprende, è difficile da capire. Il mio fidanzato stesso mi ha detto che la gente, vedendomi cadere, non pensa che stia realmente cadendo, perchè sembra sempre che ce la possa fare, o che comunque la perdita di equilibrio non sia grave, finchè non mi vede distesa completamente al suolo, due volte su tre, a gambe all'aria.

Come vi ho anticipato, ieri, uscendo da lavoro, mi trovavo ferma sul marciapiede a guardare l'arrivo dell'autobus da lontano. Si, perchè ogni avvenimento della mia vita gira attorno ai mezzi pubblici, è una condanna! 
Ad ogni modo eravamo in mezzo alla strada, io e la mia collega, dunque per andarlo a prendere dovevamo fare un pezzo all'indietro. Scendo dal marciapiede e "STOCK" mi si rompe un tacco. Solo che io non l'ho capito. A dir la verità, non ho capito assolutamente niente: mi sono ritrovata a cadere. Dapprima pensavo di potermi sedere sul marciapiede, ma quando ho visto che il suolo si avvicinava, era troppo tardi. Un attimo dopo ho trovato la mia spalla aderente al marciapiede, le gambe in aria, e per fortuna non c'era nessuno, il cellulare sull'asfalto ed il piede con il dito aperto. In tutto ciò la mia amica, sempre la stessa, continuava a chiamarmi, pensando che il solo suono della sua voce bastasse ad arrestare la caduta. Perchè, giustamente, lei stessa non capiva perchè stessi cadendo così, a rallentatore, senza potermi fermare. Quando ero al suolo e ho visto che l'autobus si avvicinava poi mi è preso il panico, non sono riuscita a rimettere il tacco, sapientemente recuperato dalla mia collega e le ho detto "vai almeno tu, io non ce la farò". 

Si, lo ammetto, sono un po' tragica. Ma anche comica. Lei infatti mi ha guardato come dire "ma che ca... dici? Ce la fai a metterti in piedi almeno?" Si, ce la facevo. L'ho fatto e sono perfino riuscita a salire sul bus, mentre mi dissanguavo dal piede, rischiando ottantamila infezioni. Una ragazza, carina, mi ha dato un cerotto, mi è dispiaciuto constatare che il cerotto non sia servito ad una mazzafionda. Sanguinavo troppo, tanto che ho pensato che mi fosse partito mezzo dito, ma vabbè... andiamo avanti, perchè io, con un fazzoletto avvolto attorno al dito (medio, ovviamente, il povero spilungo) e senza tacco, zoppicante per la differenza d'altezza, sono andata da un autobus all'altro, aspettando venti minuti e sudando, fino ad arrivare alle 20,00 a casa. In pratica dopo un'ora e mezza dall'accaduto. 

Il mio fidanzato quando mi ha visto ha detto che solo io posso ridurmi in quello stato, però mi ha dolcemente pulito e ad un certo punto ha detto "qui ti è saltato tutto, dobbiamo tagliare..." - CHE COSA? - ho pensato per un istante che mi si dovesse amputare un dito (si, sono tragica, ricordate?) e invece no: solo la pelle e parte dell'unghia... che non è comunque piacevole!

Grazie a Dio, era solo un dito... dai su, che volete che sia un dito? Però poi quando finalmente mi sono messa a letto ieri sera, mi sentivo indolenzita, e - SORPRESA - stamattina mi sono alzata con un livido che va dall'anca alla caviglia, e vabbè. Dai. C'è sempre di peggio. 

Però mobbasta.



mercoledì 18 luglio 2018

Il cinema cult secondo la mia amica Ilaria

Non scrivo da mesi, non che siano mancate le cose che mi sono successe, ma alcune non sono belle, molte altre mi hanno tolto il tempo di scrivere. Ma oggi c'è stata la scintilla che mi ha restituito l'ispirazione. E' nato tutto grazie alla mia amica Ilaria, che ha una mente prodigiosa, ma nessun blog. Eravamo a tavola con un altro nostro amico e stavamo parlando di film. Il nostro amico ha voluto metterla alla prova su quanti film conoscesse con Kevin Constner, perchè lei sosteneva che ne avesse fatti tipo due. Abbiamo scoperto che sono molti di più, ma da li è nato un test - anzi per meglio dire un gioco - su tutta una serie di film cult. Lui scorreva i titoli e lei diceva se li aveva visti o no, ma se li aveva visti, spiegava in breve la trama. E siccome la sua recensione era veramente strepitosa, le ho chiesto il permesso di scrivere questo post, visto che lei non ha un blog e trovo necessario condividere con il mondo la sua genialità. 

Le offro questa pagina bianca, quindi, solo per farvi leggere alcune delle sue perle. Vi farò leggere alcune delle sue migliori recensioni su alcuni film cult che hanno fatto la storia. Ovviamente potrete poi proporre voi dei titoli e io vi scriverò la sua recensione, se disponibile.

Attenzione! C'è un alto contenuto di spoiler! 



Il Cacciatore, con Robert De Niro."è quello co quelli che te sparano co a rulette russa" 
Il Laureato, con Dustin Hoffman."é quello che lui se bomba la madre, e se sposa la figlia". 
Taxi Driver, sempre Robert De Niro."è quello che lui guida er taxi, e poi se fa a cresta". 
Thelma e Louise, con Geena Davis e Susan Sarandon"è quello che Geena Davis se bomba Brad Pitt dopo che Susan spara a uno che la voleva violentà, e alla fine s'ammazzano" 
Fight Club, con Brad Pitt e Edward Norton"quello co brad pitt che fanno un club pe menasse"
Via col vento, con Clark Gable e Vivien Leigh"co rossella oara che è na cacacazzi  che non se sa che deve fa e alla fine lui la manda affanculo" 
2001: Odissea nello spazio"che ce sta un robot...ma sopratutto due ore di scimmie all'inizio"


Vi ho lasciato per ultima quella che mi sembra la più notevole:

Edward Mani di Forbice, con Jhonny Deep 
"co johnny deep e winona rider, lui ha le mani di forbice"

Spero che abbiate apprezzato! Mi raccomando, proponetene tanti!

mercoledì 27 settembre 2017

In un mondo di blogger...



In un mondo di blogger, fashion blogger, social blogger, marketing blogger, food blogger e tutti i tipi di blogger che vi possono venire in mente, ci sono io. Piccola, indifesa, e totalmente disinteressata al successo. Sono disinteressata al successo perché nella vita faccio altro. Sono una persona fondamentalmente semplice, non ho mai avuto grandi desideri, dalla vita ho sempre e solo sperato di essere felice e serena. Direte “mica è poco”! E infatti non è poco per niente. Quando dico che faccio la segretaria alcuni pensano “vabbè poverina, non ha trovato altro, con una laurea in ingegneria però…” ed io invece penso “che bello, sto in un ufficio, sono serena, ho un lavoro poco faticoso, che non mi tiene impegnata la mente. Ho finito gli studi alla triennale perché non ce la facevo più, ho lavorato un anno come precaria, poi mi sono trasferita a Roma e dopo sei mesi ho trovato il famoso posto fisso”. Si. E’ privato, quindi non è mai certo come il posto fisso statale, ma è qualcosa che pare stabile, che mi da una certa serenità. E quindi è questo il mio lavoro: non faccio la blogger, faccio la segretaria. 

Quando qualcuno mi dice che non ha senso scrivere se nessuno ti legge, vorrei far presente che io ho un diario dall’età di 7 anni e nessuno ha mai letto quello che scrivo eppure ho sempre continuato a farlo, perché faceva star bene me. Quando mi sono trasferita a Roma e ho cominciato a viaggiare sui mezzi pubblici, ho iniziato a vederne di cotte e di crude, vivevo dei veri e propri incubi, delle “fantastiche avventure” che prima condividevo con semplici post su facebook e poi sono diventati racconti troppo lunghi per un semplice post. Una mia amica, che ha un blog anche piuttosto famoso (lo conoscerete, si chiama #nonpuòesserevero) mi consigliò di aprire un blog, poi me lo suggerì anche la mamma del mio fidanzato, ed infine il mio fidanzato stesso. Con così tante spinte, pensai che fosse giunto il momento di assecondare questa vena ancora una volta (perchè si, anche da ragazzina avevo un blog, quello di msn per la precisione, pieno di frasi glitterate e gif brillanti) e che forse non sarebbe andata male, ed infatti non è andata male affatto (altrimenti non sarei qui a scrivere ancora, no?). 

All'inizio sfornavo post quasi giornalmente, perché, credetemi, non c’è giorno in cui io non veda qualcosa di strano andando da casa a lavoro e da lavoro a casa. Ovviamente c’erano i periodi di magra, le vacanze estive e non parlando di tutto ciò che incontravo in giro, ma nello specifico di “fantastiche avventure” spesso e volentieri non pubblicavo niente. Non me ne sono mai fatta un cruccio, non mi sono mai domandata “chissà quanti commenti o quanti “mi piace” ha preso quel mio post”. Non ho mai ricondiviso post per aumentare “lo share”. Non avevo una pagina riferita al blog. La mia amica, la stessa di prima, ci ha messo mesi, circa sei, a convincermi. L’ho fatto, ma non perché pensassi che questo avrebbe aumentato il mio pubblico, ma perché era carino farlo, perché se magari avevo qualche battuta da fare, potevo farlo li, così non solo i miei amici avrebbero letto, ma anche altri disgraziati come me che passavano la vita struggendosi l’anima sui mezzi pubblici.

La mia amica, si, sempre lei, ha un blog di successo, scrive tanto, è brava, ha anche molti gruppi su facebook di blogger, ma, come me, non lo fa per mestiere. Lei lavora nella tv… e prima che pensiate “ah ecco perché ha un blog di successo”, vi garantisco che non la vedrete mai in tv, o forse si, glielo auguro, ma non per quello che pensate. Non fa l’attrice, non fa neanche la cantante o “l’opinionista”, anche se un po’ lo è. Lei fa la tecnica, è una di quelle che permettono a noi comuni mortali di guardare quel quadrato colorato. Per questo ha tutta la mia stima. Non voglio fare pubblicità a lei, anche se potrà sembrare, semplicemente perché non ne ha bisogno, però vorrei farvi capire il punto: lei ha moltissimi seguaci, ma li ha solamente perché è brava, perché ha saputo scrivere con costanza e impegno di temi d’interesse. Non ha mai pagato un post perché vi sbucasse in bacheca contro la vostra volontà, perché come me sostiene di essere povera per pagare ciò che per lei è un bellissimo hobby. Lo stesso vale per me. Il mio lavoro è un altro, se avessi soldi da sprecare comunque non li sprecherei per fare in modo che qualcuno che probabilmente non capirebbe nulla della mia ironia, che neanche mi leggerebbe con interesse, trovi la mia pagina e clicchi sul mio sito.

Scrivo perché mi piace: se come scrivo piace ad altri, allora sono contenta, se qualcuno, soprattutto i miei amici mi leggono ed apprezzano, sono doppiamente contenta, ma se anche fossi l’unica a leggere quello che scrivo, insieme a mia madre e al mio fidanzato, beh, la cosa mi farebbe stare bene uguale.

Tengo a precisare che rispetto tutte le persone che fanno questo come lavoro, anzi, le invidio pure. E’ gente fortunata, che nella vita fa esattamente ciò che gli piace, vivendo esperienze a tutto tondo. Viaggiando, divertendosi, guadagnando soldi in modo poco faticoso, e soprattutto senza doversi alzare ogni mattina alle 7,00 tornando a casa alle 20,00 come invece faccio io. Quindi come potrei non ammirare e rispettare delle persone che hanno realizzato i propri sogni? Semplicemente quei sogni non sono i miei, e vorrei che fosse chiaro che non devono obbligatoriamente essere i sogni di tutti quelli che hanno un blog. C'è anche gente che ha un blog, ma sogna, per esempio, di fare il gelataio (anche io vorrei fare il gelataio).

E domani, per la cronaca, vado a strafogarmi di sushi con la mia amica (sempre quella), ma non troverete nessuna foto e nessun post, perché quando mangio non penso ad altro che al cibo stesso. Bye!


giovedì 9 marzo 2017

Il blocco dell'artista...

Potrebbe sembrare che questi passati sono stati mesi vuoti, privi di ogni sorta d'emozione o di fatti interessanti, invece è esattamente l'opposto. Ogni giorno mentre mi muovevo sui miei amati mezzi pubblici mi dicevo "ecco questo dovrei andarlo a scrivere", e invece arrivavo qui, sul foglio bianco, quelle rare volte che riuscivo a ritagliarmi un attimo di tempo e niente: scrivevo, cancellavo, riscrivevo, eliminavo e chiudevo. Non mi piaceva nulla di ciò che le mie mani buttavano fuori dalla mia testa, nulla di ciò che trasformavo in parole. Ho avuto quelli che molti chiamano il blocco dell'artista, e no, non voglio essere presuntuosa, so bene di non essere un artista, ma nel mio piccolo, scrivere era comunque una forma d'arte e divertimento. Mi trovavo bene a condividere con coloro i quali si trovavano a leggere i miei pensieri, tutto ciò che mi accadeva.

Volendo oggi porre fine a questo benedetto blocco, devo comunque fare un piccolo riassunto, e un grande salto indietro. Era fine agosto quando vi ho scritto e sono passati esattamente 6 mesi e 10 giorni. Forse qualche ora in più o in meno. Ero tornata dalle vacanze - delle splendide vacanze - ed ero nella fase depressiva come i signori della costa crociere. Comunque mi sono rimessa a lavoro e con un pò di fatica sono riuscita a rientrare nella mia quotidiana routine. Ogni mattina sveglia alle 7,00 e tram alle 8,00. Una novità c'è, una delle tante, a dir la verità, e questa è abbastanza stupida: adesso per andare a lavoro prendo un solo tram. Si, mi devo alzare mezzora prima e tendenzialmente uscire di casa come un razzo, ma volete mettere la rilassatezza? Arrivo a capolinea che è a due fermate di tram da casa mia, mi seggo, mi apro un libro ed un'ora e 15 minuti dopo sono sotto il mio ufficio. Serena, rilassata, senza l'ansia della metropolitana o del tram che non so quando arriva. Perchè, a parte straordinari casi di inadeguatezza, non ci sono cazzi che tengano, il mio tram alle 8,00 parte e se non parte alle 8,00 alle 8,10 ne segue un altro che mi fa comunque arrivare - pelo, pelo - in orario.

E' ricominciato il periodo del venerdì sciopero, dei pazzi che urlano sui mezzi, e sono andata avanti così fino a natale, quando mi sono ritrovata a passare il pranzo del 25 da sola col mio fidanzato a casa sul divano mentre i miei parenti  in sicilia si sfondavano di cassate e cannoli. Ora, li per li mi è presa una depressione che solo chi è siciliano e passa il periodo che va dal 7 di dicembre al 6 gennaio a mangiare e a ingozzarsi di Bioketasi mi potrà capire, ma poi sono successe tante cose - brutte - che mi hanno fatto ringraziare Dio di essere rimasti a Roma, perchè io non me lo sarei mai potuto perdonare, ma il mio fidanzato penso che non avrebbe mai potuto perdonarmi per una cosa del genere. E' stato il nostro ultimo natale con una delle persone più care che avessimo. Per lui soprattutto perchè era la sua amata nonna. E vorrei provare a spiegarvi il rapporto che c'era tra loro, ma neanche con tutte le parole del mondo ci riuscirei. 

Non volevo parlare di questo, non volevo intristire voi e soprattutto me, ma era giusto farne menzione per spiegarvi perchè anche con le vacanze di Natale, con gennaio e l'arrivo dell'anno nuovo, il blocco dell'artista non è passato, perchè ci sono tanti pensieri, tante cose che appesantiscono l'animo e trovare un momento anche solo per sfogarsi, come sto facendo adesso, non è stato affatto facile.

Vorrei raccontarvi tante cose, ma solo un post non basta e quindi adesso che lo sblocco è arrivato, spero di ricominciare puntualmente e quotidianamente ad aggiornarvi. 

E dunque, a presto.

mercoledì 10 giugno 2015

Voglio il copyright...

Vi è mai capitato di dire o anche solo pensare una cosa, e, in poco tempo, vedere che la stessa cosa è diventata virale, che tutti la pensano e la dicono, che tutti ne parlano, che molti ne scrivono? 
Se vi è capitato, conoscerete sicuramente l'enorme senso di frustrazione che diviene padrone del nostro essere in quei momenti. A me è capitato un paio di volte: la prima, avevo scoperto da poco che alcuni superlativi assoluti finiscono in "errimo" anzichè in "issimo" e ho cominciato a dire ogni superlativo in quel modo; bellissimo diventava bellerrimo, fichissimo diventava ficherrimo, e così via, e sono sicura di essere stata la prima a dirlo, o comunque di aver coniato da me l'idea, ma in ogni caso, dopo poco, tutti parlavano in questo modo. Lo confesso, ogni volta che qualcuno che non era mio amico e non mi riconosceva il copyright diceva "bellerrimo" mi saliva la nausea e venivo colta da brividi di freddo.
La seconda volta, ben più importante, risale a poco tempo fa, e riguarda essenzialmente questo blog. Mi sono trasferita a Roma e sono passata da una città che ti costringe ad usare la macchina, Palermo, dove l'assenza di mezzi pubblici è totale, a Roma, dove il traffico ti costringe a prendere i mezzi pubblici che, fortunatamente, seppur non siano come Londra o Milano, funzionano. Passare da guidare una macchina ogni giorno a diventare passeggera dei mezzi pubblici ti costringe ad un cambiamento psicologico graduale. Non è affatto semplice adattarsi, e si ha comunque bisogno di uno sfogo. Inizialmente riversavo la frustrazione e il mio stupore su stati di facebook, finchè qualcuno non mi disse: sei simpatica, perchè non apri un blog? Nello stesso periodo avevo cominciato a seguire il blog di una mia amica, una mia ex compagna di classe e mi sono lasciata ispirare ed aiutare. Così è nato il mio blog. Ho iniziato a scrivere di mezzi pubblici, delle mie avventure, di quello che vedevo e riscontravo nel viaggiare ogni giorno in metro e tram. 
Il blog è diventato presto un mio piccolo mondo, dove tuttora oltre a ciò che accade nei mezzi pubblici, metto le mie idee oppure anche semplici sfoghi.
Così come per la prima volta, quando ho coniato il mio personale superlativo assoluto, ho cominciato a leggere in giro un sacco di post o di blog che parlavano dei mezzi pubblici, l'amore sui mezzi pubblici, le classifiche dei tipi strani sui mezzi pubblici...ehi, fermi un secondo! Ma quello l'ho scritto io. Ed era vero, sembravano le mie parole, erano le mie idee ma messe da un'altra parte, nel blog di qualcuno di famoso. Ho cominciato a pensare che qualcuno mi legge, usa le mie idee e le trascrive per farci begli articoli. Ovviamente, se anche fosse così, non lo scoprirei mai, non avrei soldi per mettermi in causa e in fin dei conti non me ne frega niente. Io so che le idee sono mie, e seppur in un primo momento la rabbia mi renda cieca, poi riesco a calmarmi. Riesco a capire che devo fregarmene e a trovare la lucidità per dire "ma sti cazzi" e tornare a scrivere. E quindi...eccomi qui.