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venerdì 20 luglio 2018

La vita è tutto un equilibrio sopra la follia... però io l'equilibrio non ce l'ho.

Io sono una che soffre del blocco dello scrittore. Mi capita così: mi succedono miliardi di cose, spesso anche brutte su cui ironizzare, ma niente, c'è il vuoto, non c'è tempo, c'è altro, e non scrivo, non ci riesco, mi sforzo, ma non viene fuori un pensiero da mettere su carta. Il blocco, quando mi viene, mi dura dai 3 ai 5 mesi, e quando passa tornano a fiorire le idee, ma ne sbocciano proprio tante, sarà anche perchè le cose assurde non smettono mai di capitarmi, come quella di ieri.

Prima di raccontarvela però devo farvi una premessa. Io sono una persona priva di equilibrio. Si, oltre all'equilibrio mentale che ho perso già da qualche anno, sono una che un equilibrio fisico non ce l'ha mai avuto. Lo sa bene mia madre che mi trovata distesa a terra per gli angoli più disparati di casa senza alcun motivo, o si trovava a reggermi mentre perdevo l'equilibrio per strada, trovandomi a scapicollare giù per un dirupo. Una volta mi stava spazzolando ed io, mentre ero ferma appoggiata al lavandino, sono caduta e mia madre si è ritrovata a spazzolare l'aria mentre io stavo distesa a terra sotto il lavabo.
Il punto è che se per caso perdo l'equilibrio, non riesco a fermarmi, inizio a cadere e rotolo, rotolo, rotolo, finchè non c'è qualcosa che mi ferma o finchè non sono completamente distrutta e distesa a terra. E questo è quello che mi è successo ieri. 

Questo fatto, di cadere come una tartaruga senza potermi riprende, è difficile da capire. Il mio fidanzato stesso mi ha detto che la gente, vedendomi cadere, non pensa che stia realmente cadendo, perchè sembra sempre che ce la possa fare, o che comunque la perdita di equilibrio non sia grave, finchè non mi vede distesa completamente al suolo, due volte su tre, a gambe all'aria.

Come vi ho anticipato, ieri, uscendo da lavoro, mi trovavo ferma sul marciapiede a guardare l'arrivo dell'autobus da lontano. Si, perchè ogni avvenimento della mia vita gira attorno ai mezzi pubblici, è una condanna! 
Ad ogni modo eravamo in mezzo alla strada, io e la mia collega, dunque per andarlo a prendere dovevamo fare un pezzo all'indietro. Scendo dal marciapiede e "STOCK" mi si rompe un tacco. Solo che io non l'ho capito. A dir la verità, non ho capito assolutamente niente: mi sono ritrovata a cadere. Dapprima pensavo di potermi sedere sul marciapiede, ma quando ho visto che il suolo si avvicinava, era troppo tardi. Un attimo dopo ho trovato la mia spalla aderente al marciapiede, le gambe in aria, e per fortuna non c'era nessuno, il cellulare sull'asfalto ed il piede con il dito aperto. In tutto ciò la mia amica, sempre la stessa, continuava a chiamarmi, pensando che il solo suono della sua voce bastasse ad arrestare la caduta. Perchè, giustamente, lei stessa non capiva perchè stessi cadendo così, a rallentatore, senza potermi fermare. Quando ero al suolo e ho visto che l'autobus si avvicinava poi mi è preso il panico, non sono riuscita a rimettere il tacco, sapientemente recuperato dalla mia collega e le ho detto "vai almeno tu, io non ce la farò". 

Si, lo ammetto, sono un po' tragica. Ma anche comica. Lei infatti mi ha guardato come dire "ma che ca... dici? Ce la fai a metterti in piedi almeno?" Si, ce la facevo. L'ho fatto e sono perfino riuscita a salire sul bus, mentre mi dissanguavo dal piede, rischiando ottantamila infezioni. Una ragazza, carina, mi ha dato un cerotto, mi è dispiaciuto constatare che il cerotto non sia servito ad una mazzafionda. Sanguinavo troppo, tanto che ho pensato che mi fosse partito mezzo dito, ma vabbè... andiamo avanti, perchè io, con un fazzoletto avvolto attorno al dito (medio, ovviamente, il povero spilungo) e senza tacco, zoppicante per la differenza d'altezza, sono andata da un autobus all'altro, aspettando venti minuti e sudando, fino ad arrivare alle 20,00 a casa. In pratica dopo un'ora e mezza dall'accaduto. 

Il mio fidanzato quando mi ha visto ha detto che solo io posso ridurmi in quello stato, però mi ha dolcemente pulito e ad un certo punto ha detto "qui ti è saltato tutto, dobbiamo tagliare..." - CHE COSA? - ho pensato per un istante che mi si dovesse amputare un dito (si, sono tragica, ricordate?) e invece no: solo la pelle e parte dell'unghia... che non è comunque piacevole!

Grazie a Dio, era solo un dito... dai su, che volete che sia un dito? Però poi quando finalmente mi sono messa a letto ieri sera, mi sentivo indolenzita, e - SORPRESA - stamattina mi sono alzata con un livido che va dall'anca alla caviglia, e vabbè. Dai. C'è sempre di peggio. 

Però mobbasta.



mercoledì 18 ottobre 2017

Se ci fosse mio nonno...

Certe mattine vorrei avere lo spirito di mio Nonno. Vorrei svegliarmi col suo carattere e fare passare quattro, cinque minuti di puro terrore a quelli che mi circondano. Starete pensando che mio nonno era una persona orribile, cattiva, dopo aver letto quanto appena scritto. Ed invece no, mio nonno era la persona più adorabile del mondo, ma anche la meno paziente che io abbia mai conosciuto. 

Una premessa su di lui è d'uopo, in questo caso. Lo stile di vita di mio nonno, si riassume sostanzialmente nel fatto che con certe persone "prima ci puosi ru buoffe, e poi c'arraggiuni", che significa sostanzialmente che con certa gente, prima di provare a ragionarci, è meglio dargli un paio di sonori schiaffi, così da svegliarli e fare capire loro quale sia lo stato delle cose. Anche se di peggio, c'erano quelli con cui non valeva nemmeno la pena di sprecare fiato. 

Io sono cresciuta con mio nonno, e vi garantisco che era una persona dolcissima, di intelligenza sopraffina. Un siciliano doc, che è nato e cresciuto negli anni trenta a Palermo. E tu, ad un siciliano doc degli anni trenta, puoi pensare anche lontanamente di rompere i "cabasisi"? Direi di no, per questo ribadisco: era adorabile, ma per nulla paziente. 



E penso che se mio nonno, adorabile per com'era, fosse venuto a stare a Roma, e fosse stato costretto - come lo sono io - a prendere ogni giorno i mezzi pubblici, forse adesso sarebbe in prigione a finire di scontare il suo quinto ergastolo. Ogni tanto penso che questa sarà la fine che farò io. Al Regina Coeli per aver gridato in faccia a qualcuno di lavarsi le ascelle o di sputare la chewingum o di smettere di respirare, molto più semplicemente. Oppure per aver ucciso qualche autista che ha deliberatamente deciso di non fermarsi, o come ieri, di chiudere le porte prima di farmi salire, rischiando di spezzarmi un polso. E invece no, neanche ieri sono finita in prigione, non l'ho nemmeno insultato. Nonno perdonami!

C'erano delle cose che mio nonno non tollerava proprio (non come me che non tollero praticamente nulla), mentre per il resto avrebbe fatto carte false per amici e parenti, rischiando tutto. Per esempio, a mio nonno, neppure per scherzare, si poteva toccare la faccia. Una volta - e credo non fu l'unica - massacrò suo fratello perchè, mentre tiravano di boxe, quello gli diede un pugno in faccia. Voi direte "ma se tirava di boxe..?" e infatti! Ma c'era il tacito accordo che i pugni andavano bene ovunque, ma non in faccia, perchè quello lo faceva rosicare tantissimo.
Pensate cosa sarebbe successo se durante il tragitto che compio io ogni mattina, nel salire sul 3 (tram) a S. Giovanni, qualcuno lo avesse spintonato o gli avesse dato una gomitata in faccia. Apriti cielo, scende Gesù, Giuseppe e la Madonna, nel tentativo di placare l'animo di mio nonno. 

Se non lo riuscite a pensare, ve lo dico io: oltre a mio nonno, su quel tram, sarebbe rimasto solo l'autista, e forse neppure quello. E se pensate che esagero, lasciate che vi racconti anche questa: mio nonno e mia nonna salgono sul bus, mia nonna incinta di otto mesi. Ai tempi, sui bus, si saliva dietro e si scendeva obbligatoriamente davanti. Non c'erano santi. Ma quel giorno il bus era troppo pieno, e mia nonna era troppo incinta (si, anche ai tempi i mezzi erano sempre pieni, questa cosa, in tempo e luogo, non è cambiata), così mio nonno chiese all'autista di aprire dietro per farla scendere. In un primo momento l'autista disse di si, poi, arrivati alla fermata, disse che non era possibile. Mio nonno si fece spazio tra la folla facendo passare mia nonna e la sua enorme pancia fino all'apertura davanti. A questo punto chiunque avrebbe lanciato qualche bestemmia contro l'autista, qualche bell'insulto come solo noi siciliani sappiamo fare, qualche "curnutu" condito con altri apostrofi nient'affatto gentili. Invece, oltre a tutto ciò, mio nonno è sceso, ha messo in sicurezza mia nonna, ha fatto il giro del bus, e ha tirato giù l'autista dal finestrino. Il resto è storia, vi assicuro che l'autista non si sarebbe più permesso di non fare gentilmente scendere una signora incinta dalla porta di dietro. 




E vi assicuro che chiunque, quando c'era mio nonno, non si sarebbe mai permesso di mancare di rispetto a nessuna di noi. Mi sentivo così sicura quando lo avevo accanto, e poi era così bello: un incrocio tra Clint Eastwood e Jack Nicolson. Ma, ecco, non era paziente, e non sapete quante volte vorrei non esserlo neppure io. 

Non è che pretendo di andare in giro a tirare fuori gli autisti dai finestrini, o di picchiare la gente non appena mi sfiora. Come detto, mio nonno era un uomo d'altri tempi, però mi piacerebbe camminare avendo la certezza che nessuno s'azzarderebbe mai a sfiorarmi. Incutere il giusto timore reverenziale negli altri, ed essere al tempo stesso amato e voluto bene, come lo era lui. Perchè a Pallavicino - il quartiere dove mio nonno è nato, cresciuto e vissuto - tutti lo conoscevano, rispettavano e gli volevano bene. Ed io forse, più di tutti.



venerdì 29 settembre 2017

Il diavolo veste prada, io insulto ATAC!

Ogni tanto (spesso) la mattina esco di casa come Miranda Priestley: non con i capelli grigi o con una borsa di prada da duemila euro, no. Neanche coi tacchi e il completo di Valentino, anche perché poi devo correre dietro l’autobus che ha fretta di chiudere le porte, e muoio. Mi sento Miranda Priestley perché ho sempre le sopracciglia contratte e lo sguardo torvo e se per caso hai un paio di scarpe poco consone diventi la mia vittima sacrificale. 



Ma il problema vero è che sui mezzi pubblici non si vedono semplicemente scarpe fucsia con maglione giallo canarino, si vedono le cose più bizzarre del mondo, che “come ti vesti?!” (noto, si fa per dire, programma televisivo) probabilmente non riuscirebbe neanche lontanamente ad immaginare. 

Stamattina ero più tesa del solito perchè, tanto per cambiare, c'era sciopero e stavo su un autobus che è rinomato per essere raccoglitore di ogni forma di vita sulla terra, visto che va alla stazione. Mi sono seduta, per fortuna, nel posto dietro il vetro e dopo ore che ignoravo la mia immagine riflessa mi sono dovuta arrendere ad avermi li davanti, mi sono guardata e ho notato che oltre ad avere le borse sotto gli occhi avevo la fronte tanto contratta che la ruga d'espressione al centro della fronte era diventata una cicatrice. Ho provato a distenderla come fa Maryl Streep (è un puro caso) in "She Devil", ma mi sono resa conto che i muscoli facciali tornavano esattamente come prima. Probabilmente anche mentre scrivo questo post, ho la stessa faccia di stamattina.


Dopo aver fatto una pessima analisi di me stessa, e aver visto che non c'era alcuna speranza nel distendere il mio volto, ho provato a concentrarmi su chi avevo attorno. All'inizio la mia attenzione è stata inevitabilmente catturata da un bambino che mangiava una banana col fiatone e che mi si è quasi seduto in braccio. La mamma però era riposatissima, quindi sono stata tutto il tempo a chiedermi perchè sto ragazzino aveva il fiatone, era paonazzo, e soprattutto doveva mangiare la banana addosso ai miei pantaloni nuovi e puliti. Purtroppo il quesito si è spento in fretta, perchè sono scesi, ma scesi loro è salita una signorina che mi ha dato molta soddisfazione, perchè non sono ancora riuscita a capire come e perchè fosse vestita in quel modo. 

Vado con ordine, dal basso verso l'alto: scarpe vecchie probabilmente della nonna di quattro misure più grandi color crema sporca, scamosciate; leggins neri; sopra i leggins un panta-palazzo verde petrolio; a tracolla una borsetta di pelle bianca coi fiori; sopra una felpa di pelliccia vellutata nera; una sciarpa di lino rosa antico e, dulcis in fundo, un cappello di paglia blu con fiocco bianco in stile "orgoglio e pregiudizio". Vi metterei la foto, ma voglio lasciare che la vostra immaginazione lavori. 

Grazie a lei, per lunghi istanti, stamattina, ho dimenticato lo sciopero, che però mi sono ricordata subito quando a Termini ho perso l'autobus per due secondi e l'autista gentilmente non si è fermato per farmi salire dopo un metro e mezzo, nonostante lo sciopero.

Quando succedono queste cose, vorrei avere la stessa capacità di contegno di uno scaricatore di porto (con tutto il rispetto per gli scaricatori di porto)!

venerdì 1 settembre 2017

Metereopatica quanto basta...

Vi capitano mai quelle giornate che iniziano storte e vanno a peggiorare? Quelle mattine che sono piene di segnali che ti suggeriscono che non sarà una bella giornata? Ecco, oggi per me è stata una di quelle mattine, ed anche se è ancora presto per dire che sarà una giornata orribile, la mattinata è già stata quasi sufficiente per farmi disprezzare il mondo.


Devo fare una piccola premessa: ci sono delle cose che io la mattina, quando mi sveglio, devo fare imprescindibilmente prima di uscire. Due di queste sono vegetare cinque minuti, forse anche dieci, riflettendo con lo sguardo nel vuoto sull'origine dell'universo ed il senso della vita e l'altra è assolutamente, necessariamente mangiare. Se io non mangio la mattina non riesco a connettere neppure due neuroni, e non credo di averne molti di più ultimamente, quindi è importante che Gigino e Gigetto si sveglino se non voglio morire investita da un tram. Ma stamattina mi sono svegliata come se qualcuno mi avesse derubato casa durante la notte, spaesata, confusa, mi mancava qualcosa, non riuscivo a capire cosa. Altra piccola nota: mi sono svegliata un'ora prima della sveglia, e sono stata disperatamente a rigirarmi nel letto pregando di richiudere gli occhi anche solo per cinque minuti, cosa che è successa, ovviamente solo cinque minuti prima della sveglia. Mi sono alzata con il caldo infernale, perchè anzichè piovere a dovere, ha piovuto neanche cinque minuti verso l'alba e poi ha smesso creando una cappa tremenda e impedendo alla gente - ME - di vestirsi decentemente.

Quindi mentre mi vestivo sudavo, non vedevo l'ora di uscire di casa e così ho fatto, sono uscita prima del solito, imbruttita e nervosa. Due passi dopo la porta mi sono resa conto che avevo dimenticato l'ombrello e ovviamente ricominciava a piovigginare. Quattro passi dopo la porta di casa mi sono resa conto, cosa più importante, che non avevo fatto colazione. Mi sono guardata, ero ancora inspiegabilmente in piedi. La cosa ancora più assurda era che non sentivo nemmeno fame tanto ero nervosa. Ovviamente ho perso il primo tram, mi sono seduta sotto la pensilina per proteggermi dalla pioggia e accanto a me c'era una signora di non ben definita natura che piangeva a singhiozzi. Mi giro verso di lei, quasi intenerita e lei vedendomi un pò preoccupata, giustamente, mi sputa accanto al piede. 

Non so dire se ho provato più schifo o più senso di smarrimento. Credo di non aver realmente capito li per li quello che la signora aveva fatto con così tanta nochalance. Subito dopo mi sono detta "lo vedi a farti intenerire? Lo vedi cosa succede?" e la risposta è stata che l'odio verso la gente è la più giusta delle soluzioni. Salgo quindi sull'autobus, ovviamente niente posto, ovviamente tanta gente, troppa. 

Ed ovviamente il mio umore peggiorava, poi ad un certo punto però l'ho vista. Capelli biondi, boccoli da angelo e due sopracciglia così lunghe che neanche la salerno reggio calabria ha curve peggiori e tratti così scoscesi. So che potreste non credermi, per questo ho fatto una foto che però devo censurare, per ovvi motivi, quindi accontentatevi della sfocatura, tanto è sufficiente per capire la situazione drammatica.


Ecco, la signora mi ha risollevato la giornata, mi sono sentita subito meglio e mi si è riaperto perfino l'appetito, tanto che, per concludere con una citazione (per la quale ringrazio la mia amica Ilaria) "Asuncion, portame 'na pera che me se scioje er mantecato de mamma"



giovedì 23 marzo 2017

Giornata Mondiale della Poesia

Avevo iniziato a scrivere questo post due giorni fa, per la giornata mondiale della poesia, appunto. Ma poi come al solito tra una cosa e l'altra non ho avuto tempo ed il pensiero è rimasto a metà. Ma sapete quando si dice che ogni cosa accade per un motivo? Ecco, il motivo per cui non ho completato questo post è perchè non mi era bastato evidentemente quello che ho sentito la mattina della giornata mondiale della poesia.

Avete notato che ultimamente è sempre la giornata mondiale di qualcosa? prima non si festeggiava nulla, ora si festeggia tutto, la felicità, il sonno, la poesia. Magari oggi è la giornata mondiale dei cugini, auguri a mio cugino.

Detto ciò l'altra mattina - appunto la mattina della giornata mondiale della poesia - salgo sul tram e, non avendo ancora gli occhi bene aperti, non potevo leggere le meravigliose poesie condivise sui maggiori social network. Mi limitavo ad ammirare la poesia che mi circondava, captando la meraviglia del mondo metropolitano. All'improvviso poi l'ho sentito, il mio eroe, colui che mi avrebbe risvoltato la giornata, dandomi un breve momento di felicità, d'estasi. 

La sua poesia, recitata al telefono, diceva così:


"A frocio ndo stai?"  
"Li mortacci tua" 
"Vabbè scialla" 
"Bella, Simò, bella."

E niente, non c'è niente da aggiungere, perchè è stupenda già così. Ovviamente non ho potuto fare a meno di condividerla con voi, di registrarla per i posteri. Vorrei tanto conoscere il suo nome, ma nulla, resterà solo un anonimo romano. 

Ma come vi dicevo questo non è tutto, perchè stamattina salgo sul mio consueto mezzo pubblico, trovando miracolosamente posto, e dietro di me c'era una signorina, avrà avuto quindici anni, che era chiaro avesse già capito tutto della vita. Io alla sua età non avevo capito veramente niente, ero anche un pò sfigatella, ma lei ha il mondo ai suoi piedi.
Parlava con la sua amica, quella bruttina (non so se lo sapete ma di solito a quell'età vanno insieme a due a due, una bruttina e una bellina, difficilmente due brutte e due belle. Ecco, io ovviamente facevo eccezione anche in questo, perchè io e la mia migliore amica eravamo contemporaneamente cessi e siamo diventati contemporaneamente fighe). 
Ovviamente le raccontava di tutti i ragazzi che le fanno il filo, di come li prende e li lascia, di come li cambia come se fossero mutande - a quindici anni - quando io stavo sotto un treno per un ragazzetto e quello è rimasto per circa 3 anni, forse qualcuno di più ed ovviamente venivo mollata, maltrattata e ripresa come la solita sfigata di turno.

Ad un certo punto eccola, nel culmine della poesia. Non potevo non restare colpita e soprattutto dispiacermi per la nuova generazione di uomini.


"Non è che non mi piace, è che si accolla. 
Cioè, lui visualizza e mi risponde.Capito?  
Vabbè si ci sta, ma se visualizza deve rispondere per forza. 
Magari mi fa anche domande pur di rispondere."

Sono rimasta li, a riflettere a lungo su quanto avevo appena sentito. Pensavo: avrò capito male. E invece subito dopo ha aggiunto "si ma tanto la scorsa estate l'ho mollato e mi sono messa con l'altro". E no, non m'ero sbagliata, avevo sentito benissimo. Avevo sentito le parole di una vera stronza. Ed è così a quindici anni, chissà come sarà a 20. 

Comunque, adoro queste perle che mi regalano i mezzi pubblici, come farei senza!





giovedì 21 gennaio 2016

Bambini...bambini ovunque. Ho Timore.

Il mio ragazzo mi dice sempre che ha paura che non sarò una buona madre, semplicemente perché detesto i bambini. Non lo so, secondo voi non esagera un tantino? Secondo me ... no.
E' vero, al momento non sarei pronta ad avere figli, perché mi sento ancora troppo figlia io, ho bisogni da figlia e atteggiamenti da figlia, e non ho per niente voglia di abbandonarli per diventare madre. Sono sicura che un giorno, almeno è ciò che spero, ci sarà questo richiamo ormonale che mi spingerà a riprodurmi, ma anche quando ciò avvenisse, dubito seriamente che riuscirei a diventare più tollerante verso i bambini (ad unica eccezione del mio).
E questo atteggiamento di fastidio, purtroppo, non riesco a celarlo. Se i bambini parlano, mi danno fastidio, se si muovono mi danno fastidio, se urlano o piangono, mi danno fastidio. In pratica li sopporto solo quando dormono fasciati dal momento in cui escono dall'ospedale a quando si svegliano per la prima poppata.
 
Questo mio essere contrariata dalla presenza di infanti, si traduce, per gli amanti della lite sul web (e a questo punto devo necessariamente citare zerocalcare http://www.zerocalcare.it/2014/09/08/i-litigi-su-internet/) in un focolaio di vipere, attirate dall'odore della donna senza figli, che si appostano aspettando un suo commento, pronte ad attaccarla. (N.B. Sono le stesse che allattano il figlio al seno fino a 5 anni dicendo che finchè il figlio prende il latte è giusto darglielo, ma soprattutto che escono la tetta in qualsiasi contesto si trovino perché è la cosa più naturale del mondo).
Qualche giorno fa è uscito un articolo che annunciava che un ristorante di Roma, per questioni di spazio e a causa di spiacevoli episodi avvenuti all'interno del suo locale, aveva apposto un cartello davanti all'ingresso dove c'era scritto che all'interno del locale NON ERA GRADITA la presenza di bambini MINORI DI CINQUE ANNI. (http://larep.it/1U9yydL).
Io l'ho condiviso, taggando per altro l'autrice di Nonpuòesserevero, la mia amica Gilda, con la quale condivido questa avversione (come potrete leggere dal suo ultimo post): non l'avessi mai fatto.
Mi sono sentita dire che sono piena di cattivi sentimenti. Che sono una donna anomala, e che i bambini sono la gioia del mondo, che dovrebbero essere ovunque e circondarci sempre. Perfino che dico cretinaggini. E quando, al mio far notare che lei (la ragazza che mi scriveva) è una mamma e con le sue offese non dava il buon esempio al figlio, mi ha risposto che sono tanto aggressiva da farle passare la voglia di rispondere. Io invece, una risposta per lei e per quelle come lei che non capiscono come una donna possa non sentirsi pronta ad avere un figlio all'età di quasi trent'anni, ce l'ho.
Quando ogni mattina ti svegli alle 7,15 e fai fatica pure a preparare il latte per te, e in 45 minuti devi essere fuori di casa e a volte ci riesci a mala pena; quando, fuori di casa, con un occhio aperto e l'altro ancora chiuso, aspetti l'autobus (o il tram alla fermata) e accanto a te ti ritrovi ragazzini che urlano, strepitano si tirano pezzetti di carta, che poi uno ti finisce addosso per forza; quando sali sul tram e non riesci neanche a respirare perché c'è un cumulo di scolari tra i 6 e i 10 anni che ti grida nell'orecchio, che non ha rispetto per gli anziani, ma neanche per chi è semplicemente più grande di loro, che ti pesta i piedi, ti spinge, ti da gomitate, mentre tu sogni ancora il tuo letto caldo che hai dovuto ingiustamente lasciare troppo presto e ripensi che fino ad un anno e mezzo fa c'era la mamma che ti portava la colazione a letto; quando vivi ogni giorno tutto questo, questa "tortura", come puoi non pensare che fare un figlio aumenterebbe il tasso di disarmonia del mondo?
Se per voi questo mi rende meno donna, allora sono meno donna, ma la verità è che io mi sento femmina tanto quanto tutte voi, e forse un po' più femminista, perché non relego il mio essere donna alla riproduzione. Non sono femmina perché sono madre, sono femmina perché ho un utero, e col mio utero ci faccio quello che voglio.
 

mercoledì 30 dicembre 2015

Spingitori di persone...su rieducational channel.


Tanto per citare la famosissima Vulvia, di "rieducational channel", oggi vi parlerò di "spingitori".

Ma non farò un semplice excursus, vorrei farvi una vera e propria classifica, della quale però, sarete voi se vorrete a stabilirne l'ordine. Io mi limiterò ad elencarvi gli stili dei diversi spingitori che si incontrano sui mezzi pubblici, come se fosse una vera e propria disciplina olimpionica, a voi invece votare (voto da uno a dieci) il vostro preferito. Quindi ecco a voi, in ordine sparso:

 
- Il Gentleman, anche se forse sarebbe meglio dire Gentlewoman, visto che la maggior parte di questi figuri è donna. Vi deve essere per forza capitato almeno una volta di ritrovarvi, all'apertura delle porte del vostro mezzo pubblico, qualcuno che, attendendo di salire, vi poggia gentilmente una mano sulla spalla e vi accompagna con delicatezza fuori. Tanto che voi lo guardate e dite: "ma com'è gentile".. no, in realtà a me viene solo una gran voglia di spezzargli il polso, ma sarò io un tantino esagerata.

- Il puntellatore. Lui non è un vero e proprio spingitore, la sua più che una disciplina olimpionica è una preparazione atletica. Il suo è un approccio di piccoli passi, tentativi. Lui agisce coi piedi, dando colpetti di punta ai tuoi talloni, facendoti sentire la sua presenza alle spalle, il fiato sul collo, che, per un tipo ansioso e "schifittoso" come me, è un fantastico motivo per accelerare il passo.

- La reazione a catena. Questi sono i poveri senza colpa. Ogni tanto ammetto che è capitato anche a me. Coloro che sono immersi in questa disciplina, ci si trovano per caso e non possono farne a meno, difficilmente riescono a tirarsene fuori. Ma dobbiamo perdonarli, non hanno cattiveria.

- Il frettoloso. Si è quasi banale, ma neanche tanto, perché il frettoloso ha uno stile tutto suo, e realmente impeccabile. Ma bisogna dire che si suddivide in due sotto categorie: il frettoloso sbracciato ed il frettoloso palla da biliardo. Vado a spiegare. Il primo oltre al consueto "permessopermessopermessoscusatepermesso" che anticipa il suo spintone,  usa le braccia per farsi spazio e limitare i danni. Il secondo invece, oltre alla stessa usuale frase di rito, si chiude in sé stesso e avanza come un ariete ai tempi delle città medievali, sfondando ogni persona che si ritrova davanti, incurante siano essi donne, uomini, bambini, gravide e così via. Lui fa un po' "ndo coglio coglio" e avanza, finchè non trova la via d'uscita. E' chiaro che siete parecchio sfortunati, se capitate sulla strada di una di queste creature.

- Il sovrano. Se pensavate di averle viste tutte, posso assicurarvi che vi sbagliate. Neppure io, attenta osservatrice della fauna che circola sui mezzi pubblici, posso affermare con assoluta certezza di averne visto di ogni e di non potermi più stupire. Se lo facessi, verrei continuamente smentita, e proprio oggi, infatti, sono stata smentità da "sua maestà" il "sovrano" degli spingitori. Questa figura altezzosa, non intende aspettare, non permette che nessuno gli si pari d'innanzi e vuole steso il tappeto rosso all'apertura delle porte. Se tu per caso con il naso sbuchi dall'apertura, perché vorresti salire visto che fuori piove a dirotto o - come in questi giorni - fa un freddo cane, lui ti caccia via con un mal rovescio, senza neppure guardarti in faccia. La cosa divertente è che tu, spinta dal "sovrano", pesti e spingi chi ti sta dietro...e poi vaglielo a spiegare che sei stata "vittima" di una reazione a catena, mica tutti lo capiscono.

- Il Gambero. Come nella fauna animale, anche in quella umana ci sono misteriose creature che anziché camminare in avanti, guardando dove mettono i piedi, indietreggiano, facendosi spazio tra la folla a colpi di zaino e pestoni, senza chiaramente farsi alcuno scrupolo su chi o cosa colpiscano. Non so perché, ma spero sempre che uno di questi "gamberi" si trovi un giorno o l'altro davanti a un Mike Tyson per vedergli staccare magari non solo l'orecchio, al primo colpo di zaino portato a segno.

- Il falso invalido. Non credo che un mignolo rotto ti giustifichi dal cagare il caBIP a chiunque si pari d'innanzi a te. E non credo neanche che un mal di testa possa considerarsi invalidante. Ecco, ci sono invece persone che pensano che un mal di testa o una mano dolorante, sia tremendamente invalidante, quando l'unica menomazione è nel loro cervello, probabilmente dalla nascita. Loro sbraitano, spingono, fanno finta di zoppicare per giunta, per farti sentire in colpa e farti spostare. E se ti azzardi a dire loro qualcosa, guai! Perché ti inimichi il popolo, e il popolo si sa, non sta mai dalla parte della giustizia, ma dalla parte di chi sicuramente ha la meglio. Tra me e un falso invalido, sui mezzi pubblici, sicuramente ha la meglio il falso invalido.

- Gli sfruttatori. Questi sono tra quelli che personalmente odio di più. Sono quei genitori che usano i bambini per fare il loro sporco lavoro di spingitori. Perché si sa, molti non resistono proprio alla faccetta tonda di un bimbo, anche se ti spinge o ti ficca i suoi piedini tra le costole perché si agita in braccio. MOLTI, si, ma non io. Io, anzi, se vedo un bambino mi infastidisco a priori. Ho quasi il terrore, più o meno come se vedessi un ragno grosso e peloso arrampicarsi con la sua tela ad un centimetro dal mio naso. A volte vorrei che facessero come in Cina, impedissero alla gente di procreare, perché a volte la Natura non è sufficiente e certi idioti si accoppiano pericolosamente come conigli.

Per il momento direi che può bastare. Sperando che l'anno nuovo non ci regali troppi "spingitori" di persone, auguro a tutti voi un felice capodanno e una buona epifania.

lunedì 21 dicembre 2015

L'equilibrio nella forza...

"C'è stato un risveglio...poi un tremito" ... Volendo semplicemente rimanere in tema, visto che questa settimana, ovunque mi sia girata, qualsiasi spot, film, o annuncio abbia visto, aveva dei riferimenti a "Star Wars - Il Risveglio della Forza", ho deciso di scrivere questo post.
 
Ammettiamo, dunque, per un istante che il mondo di Star Wars sia reale, e che quindi Luke Skywalker sia quello che porterà l'equilibrio nella forza. Beh, in questo caso, io sarei esattamente la sua nemesi. E con nemesi non intendo un signore oscuro dei Sith, no, anche se forse sarebbe il lato oscuro il mio preponderante, soprattutto quando sono sui mezzi pubblici, ma ciò che intendo nello specifico, è che io, l'equilibrio, non so neanche cosa sia.
E sono sempre stata così, fin da piccola. Potrei citare tantissime cadute, potrei citare di quando sono rotolata giù dalle scale e svenuta, che a momenti a mia madre prendeva un infarto e credo che abbia ancora i sensi di colpa, potrei raccontarvi di quando mia madre si è ritrovata in bagno a pettinare il vuoto perché io ero inspiegabilmente sotto il lavandino, distesa. Potrei raccontarvi di quando ho fatto il mio più bel volo dai pattini e mi sono rotta il braccio, o di quando semplicemente mentre tutti i miei compagni non vedevano l'ora che ci fosse l'educazione fisica, io scappavo a gambe levate, terrorizzata dal fatto che potessero farmi fare qualcosa che mi facesse cadere, rompere un braccio, una gamba, o semplicemente essere me stessa: ovvero ridicola in un moto qualsiasi.
Ad ogni modo, questa carenza di equilibrio e muscoli, con l'età, non è migliorata affatto, anzi. Mi è cresciuto tutto, tranne i piedi che sono rimasti di una misura ridicola. Le ossa sono deboli come sempre e quindi capirete il divertimento quando in metro o in tram non trovo un posto a sedere e l'autista si diverte a frenare e accelerare di continuo.
Mi ritrovo sballottata da una parte all'altra del mezzo e a dover chiedere continuamente scusa a tutti. Credo di aver pestato più piedi io nell'ultimo anno che qualsiasi ballerino di flamenco in tutta la sua vita. Ma questo non basta, a volte, se io sono seduta, è la gente a cadermi addosso, sono una calamita naturale per gli squilibrati, non solo quelli mentali.
Una volta, appena salita in metro, mi sono posizionata appesa ad uno scorrimano. Il treno è partito troppo velocemente e mi sono ritrovata "coricata" sulla schiena di una persona, che mi dava la schiena. Ho provato a chiedergli scusa, ma il problema è che non riuscivo più a rimettermi dritta e quindi, fino alla fermata successiva, sono rimasta a peso morto su questo povero cristo (o crista, visto che, presa dal panico e dall'imbarazzo, lei è fuggita alla fermata seguente e io non ho avuto neanche il tempo di scusarmi).
Se fossimo nel mondo di Star Wars, io non sarei un Jedi, non sarei neanche un Sith... mi sa che sarei più simile a C3po. Anche se comunque meno aggraziato nei movimenti. Ecco.
 
 
 
 

domenica 29 novembre 2015

Le sensazioni della domenica di fine mese...

La domenica non è per me uno dei giorni più rilassanti della settimana, anche se mi obbligo a restare tutto il santo giorno in pigiama, quasi più come un dovere che come un sacrosanto piacere. Eppure non sono mai totalmente distesa, perchè i pensieri già corrono all'indomani: chissà che sciopero ci sarà; chissà se un finto pacco bomba bloccherà la metro; chissà se qualche incidente fermerà il tram (perchè ovviamente i due idioti non si tamponano semplicemente sulla strada, ma sempre sui binari del tram). Lo stress e l'ansia salgono, ma mai quanto la domenica di fine mese. Il perchè è semplice. Quando una persona è nata stanca come me, la soluzione alle cose è sempre quella nelle immediate vicinanze e mai quella più lontana, anche se più risolutiva e semplice. Per questo, poichè per fare l'abbonamento annuale, che mi farebbe risparmiare in fatica e stress, dovrei andare a Termini (che per me è un mondo misterioso e pericolosissimo), mi limito a rinnovare mensilmente l'abbonamento nell'edicola alla stazione Trastevere. 
Voi vi direte "ma che ha Termini di così misterioso? Posso capire pericoloso, ma misterioso?" e invece non è tanto il pericolo di essere scippata, rapinata, picchiata o coinvolta in un attentato che mi frena, quanto più il mistero degli infiniti binari e dell'infinito spazio interno della Stazione Centrale della capitale d'Italia. Una premessa è d'uopo. Io sono riuscita a perdermi, in ordine cronologico, in una nave da crociera, nel mio liceo, per strada innumerevoli volte, sbagliando la direzione del tram. Ora voi, sapendo che non ho il minimo senso dell'orientamento, non riuscite ad immaginare perchè mi spaventi tanto Termini?
Una volta io e il mio fidanzato, di ritorno da Fiumicino, abbiamo sbagliato treno prendendo il diretto per Termini. Siamo arrivati alla stazione in un giorno di desolazione pura, non c'erano treni che partivano nè arrivavano. Non so quanti binari abbiamo visto, ma tutto sotto l'esperta guida del mio fidanzato, io ero come una foglia trasportata dal vento e se ora mi chiedeste il percorso fatto, non ve lo saprei dire. Siamo perfino riusciti ad uscire da Termini... io da sola, probabilmente sarei ancora li, a chiedere ormai l'elemosina.
Quindi domani sarà una giornatina, dovrò fare tappa all'edicola per rinnovare l'abbonamento sperando di non perdere il bus successivo, che devo riprendere, poi cambiare con la metro, poi ricambiare col tram. Arriverò esausta senza aver neanche cominciato.
Che dite, sono ancora in tempo per fare un'altra piccola richiesta a Babbo Natale?



venerdì 27 novembre 2015

Caro Babbo Natale...


Si lo so che è ancora presto, ma quest'anno Babbo Natale avrà molto da fare e così ho deciso di portarmi avanti col lavoro. 
In verità non ho mai creduto a Santa Claus, nè a San Nicola, non ho mai scritto letterine né creduto nei miracoli di Natale, con le dovute romantiche eccezioni (s'intende), ma quest'anno ce n'è proprio bisogno, perché per una come me che ogni giorno vive una odissea per arrivare a lavoro, esprimere qualche desiderio è una risorsa non da poco. E quindi...

Caro Babbo Natale...
Quest'anno credo di essere stata abbastanza buona, non ho trattato male le persone che amo, non ho detto "gravi" bugie, e ho lavorato tanto, ma tanto! Quindi penso di non osare troppo se ti chiedo qualcosa per questo Natale, cose senza troppe pretese eh, è ovvio. 
Comincio con quelle che mi rendo conto siano un po' più difficili, ma almeno potrai scartarle subito e leggere le alternative.
Dunque... vorrei un enorme portale di teletrasporto, messo in giardino ma invisibile alle persone del palazzo, che, si sa, poi vorrebbero usarlo in continuazione e me lo sciuperebbero. Se il teletrasporto non è fattibile allora ti chiedo almeno un jet privato con autista oppure solo il jet e la capacità di imparare le cose come in Matrix, così potrei guidarlo da sola. Se neanche questo è possibile (però che Babbo Natale saresti?) ti chiedo almeno la fermata della metropolitana sotto casa con ultra velocità e solo un paio di fermate tra casa mia ed il mio ufficio. Dai, questa è veramente facilissima! (Non avrai pensato che ti chiedessi un cellulare nuovo o la nuovissima casa di Barbie?)
Poi vorrei che fosse vietato salire sui mezzi pubblici con chewing-gum in bocca, se si parla al telefono o se la mattina non ci si è lavati... Ecco metterei la doccia obbligatoria la mattina!! Questo puoi farlo, non è che ci vuole molto.
Ti vorrei chiedere anche se mi potessi fare trovare una bella coupè con tanto di fiocco e soprattutto tanto di parcheggio privato gratuito sotto casa, ma ovviamente, se mi regali la macchina, devi anche proibire al resto del mondo di guidare a Roma. Una sorta di "no drive zone" con la sola ed unica eccezione di me medesima. Ma se questo è troppo, allora accorcia le distanze, rendi Roma piccola come un quartiere di Palermo, dove tutti si conoscono dall'infanzia e si incontrano in piazza, quella piazza che non si chiama più col suo nome ma col nome del bar che ci sta in mezzo, o semplicemente "sotto gli alberi"... della serie "dove ci vediamo oggi, compà?" - "A u sualito, sutta l'arbuli".
Se neanche questo è possibile, perchè non puoi abbattere case e mura, allora regalami uno stipendio mensile di 5000 euro, che sono certa che tutto lo stress mattutino per raggiungere il lavoro, per tornare a casa e per avere così poco tempo per me stessa, passerebbe in un battibaleno. Concedimi due settimane di vacanze ogni 45 giorni di lavoro, obbligatorie. Regalami una villetta multi familiare, dove le altre famiglie sono la mia famiglia. Regalami un sogno... uno dei miei, che ne ho tanti, alcuni decisamente più realizzabili di questi, ma che restano nel mio cuore, che si sa, la gente è cattiva e ti porta sfiga.

Con affetto,
La tua incredula Giorgia.


mercoledì 7 ottobre 2015

Quello che mi piace..

Ebbene si, se pensavate di esservi liberati del mio sarcasmo e della mia vena polemica, vi siete sbagliati di grosso. Sono tornata e anche se so che preferireste leggere le mie lamentele e i miei resoconti su "quello che non sopporto", oggi ho deciso di fare un post totalmente diverso. Riflettendoci su, in fondo, ci sono cose che mi piacciono del viaggiare sui mezzi pubblici. Perché ogni cosa ha i suoi pro ed i suoi contro. Ed oggi vi racconto i pro.
Partiamo dalla cosa più facile: prendendo i mezzi pubblici non hai il problema di dover cercare parcheggio. Volete mettere lo stress di dover trovare un posto adatto anche solo per la moto in una città come Roma? No grazie, non ci penso proprio. (e poi sono fortunata, ho la fermata a due passi dall'ufficio).
Per non parlare poi della meravigliosa sensazione di essere portati, di essere più o meno al sicuro, di non rischiare alcun incidente. La consapevolezza di non dover gridare "stronzo" a nessuno e, al massimo, doversi limitare a lanciare qualche occhiataccia a qualcuno che ti pesta i piedi. Certo, c'è la paura che qualcuno ti derubi o che non si arrivi in orario, ma coi dovuti accorgimenti a queste due evenienze si può facilmente ovviare, risparmiandosi un'ampia fetta di isteria generale.
Mi piace osservare la gente all'esterno, beccare qualcuno che canta in macchina o due persone che chiacchierano in modo divertente. Mi piace osservare anche le persone da sole, o quelli che litigano. Ti senti proprio come in un film. Mi piace trovare posto e riuscire a leggere, o anche guardare qualche video, cosa che non puoi assolutamente fare quando sei tu a dover guidare.
Adoro la musica che mettono in metropolitana la mattina, e che mi fa poi da colonna sonora per tutta la giornata.
Adoro vedere la gente che ancora oggi non si risparmia in galanteria e in altruismo, perché si, sui mezzi pubblici si vede lo schifo, ma si vede, secondo me, anche la parte migliore delle persone, perché sui mezzi pubblici non ci sono classi sociali, siamo tutti uguali, tutti stanchi, tutti con la stessa voglia di tornare a casa.
Mi piace guardare le facce delle persone e immaginare cosa facciano nella vita o ricollegarli a qualcuno che conosco già, cercare le somiglianze.
Ma da quando prendo i mezzi pubblici, la cosa più bella che abbia mai fatto è stata salire su uno di questi e trovare davanti il mio fidanzato. Anche solo per fare poche fermate insieme. Trovo che incontrarsi su un mezzo pubblico con la persona che ami, in mezzo al caos più totale, sia una delle cose più belle e romantiche del mondo.
 
 

martedì 22 settembre 2015

La Signora Ammazzatutti.

 
Sicuramente molti di voi avranno visto il famoso film "La Signora Ammazzatutti". Beh, per chi non l'ha visto, faccio un piccolo sunto:
Beverly Sutphin, irreprensibile madre di famiglia, tipica espressione della società perbenista statunitense, rivela una personalità chiaramente disturbata e psicopatica. Ossessionata dalla perfezione inizia ad eliminare sistematicamente le "pedine scomode" che le si frappongono, spinta da motivazioni banali. Riconosciuta da una vicina di casa, viene accusata e processata, diventando un fenomeno mediatico, ma incredibilmente riesce a farsi scagionare definitivamente, senza però arrestare la sua follia omicida.
(fonte Wikipedia).
 
Per farla breve, la Signora Ammazzatutti ha quelle che in Sicilia chiamiamo "fisime", e sono, naturalmente, portate all'esasperazione e alla follia.
Ma chi, di noi, non ha voluto almeno una volta nel suo più profondo e deviato subconscio, cedere alle proprie fisime? Alle proprie strane fissazioni? Beh ogni tanto mi piacerebbe poter gridare al mondo le mie fissazioni, criticare apertamente gli altri, dirgli che stanno sbagliando e sentirmi in pace con me stessa. Ecco magari non arriverò al desiderio di uccidere, come La Serial Mum del film, ma quanto meno di togliermi qualche soddisfazione, quello si. 
Fin da piccola ho avuto delle fisime, che, pensavo, sarebbero diminuite o scomparse con l'età. In realtà crescendo sono senza dubbio aumentate e, anzi, peggiorate laddove già presenti.
Ad esempio, e liberi di prendermi per pazza, io non mangio l'arancia se è sbucciata male. Non riesco a toccare il sale senza contorcermi per i brividi, non poggio mai la testa sui sedili dei treni; non riesco a stare a lungo al telefono: è una condanna, detesto parlare al telefono.
E poi ci sono delle fisime che sono venute con l'età: non riesco ad uscire se non ho la borsa accoppiata (come colore) alle scarpe. Porto sempre un foulard in borsa; ho sempre la pomata antizanzare e anche le pillole per il mal di gola. Non esco mai di casa senza soldi. A fine settembre non riesco più ad indossare le scarpe aperte, e soprattutto non indosso le scarpe aperte bianche.
Nel famoso film su citato, la Signora Ammazzatutti prende di mira un giudice donna che, durante il suo processo, si reca in aula per due volte di fila con le scarpe bianche. Cosa sbagliatissima secondo i canoni della moda e del buon costume. Io mi sento un po' come lei quando a fine settembre salgo sui mezzi pubblici e, in giornate in cui già fa freschino, come oggi, trovo gente coi sandali bianchi e i vestitini di lino.
Sui mezzi pubblici si vede proprio di tutto, e se un po' la cosa mi piace, dall'altro mi fa proprio innervosire.
Tuttavia, come dicevo prima, non sono una pazza assassina, e quindi il nervoso scema in fretta senza portarmi alla follia... sperando non sia solo una questione di tempo.
 
 

venerdì 11 settembre 2015

Ipocondria...


Io non sono mai stata una persona particolarmente ipocondriaca, anzi, sono una di quelle che è cresciuta sporcandosi e saltando nelle pozzanghere, col motto che "sono tutti anticorpi". Non provo quindi terrore per i microbi, anche perchè così fosse, andare sui mezzi pubblici sarebbe molto peggio dell'incubo che già è di norma. 
In ogni caso ci sono delle cose che non riesco a non fare: lavarmi le mani quando accarezzo un cane (qualsiasi cane esso sia, ma non mi succede ugualmente coi gatti. Solo coi cani), non poggiare la testa sui sedili del treno (ho paura dei pidocchi), tossire quando qualcuno mi respira addosso (sentendomi immediatamente infetta); mi fa schifo indossare gli auricolari altrui o prestare i miei e soprattutto, una cosa che non riesco a tollerare e che mi fa diventare tremendamente schizzinosa, è il mettere le dita in bocca o toccarmi la faccia con le mani sporche mentre sono in giro. Odio aver prurito quando sono per strada e soprattutto sui mezzi pubblici, perchè odio toccarmi, mi fa troppo schifo. E la stessa cosa la odio negli altri: mi vengono conati di vomito quando vedo i bambini analizzarsi ogni anfratto della bocca con le mani sporchissime dopo che si sono toccati i piedi e le scarpe, e soprattutto odio i genitori che se ne strafregano lasciandoglielo fare. 
Si, perché i bambini e i ragazzini difficilmente hanno colpa di qualcosa. Sono gli adulti che sono veramente pessimi. Ultimamente ad esempio ho notato che va di moda poggiare il microfono degli auricolari sulla bocca quando si parla al telefono. E siccome ovviamente scivola, si sta li con le dita a riprenderlo e a riportarlo in bocca, masticandolo quasi mentre si parla. La cosa mi sconcerta moltissimo, vorrei evitare di guardare, ma come sempre in questi casi, il soggetto mi si para davanti, facendomelo quasi apposta.
Io ho parlato e parlo agli auricolari, e non mi pare che sia necessario tenere il microfono appiccicato alla bocca, o addirittura masticarlo, per farsi sentire. Mi hanno sempre sentito benissimo anche da lontano. Quindi vi propongo una alternativa, legatevi il cellulare all'orecchio, o infilatelo nel cappello (come fanno certi motociclisti pericolosissimi col casco) così almeno state con le mani libere e state sicuri che non vi vomiterò addosso.


domenica 6 settembre 2015

Il gusto dell'orrido...


Se si vuole scoprire cosa va di moda, beh, bisogna sicuramente andare sui mezzi pubblici. Li, in quel magico mondo multietnico, si vede di tutto, il problema è che non sempre ciò che si vede è bello. Anzi, spesso è veramente ridicolo. Quindi... forse sarebbe meglio riformulare: se si vuole scoprire cosa va di moda nel mondo kitsch, bisogna andare sui mezzi pubblici. Anche se la parola che io preferisco e che meglio descrive ciò che vedo continuamente andando e tornando da lavoro è "tascio". Credetemi, è un peccato che i non siciliani non riescano a comprendere completamente il significato di tascio, perchè è una parola bellissima, che può essere usata con diverse sfaccettature, che variano dal modo di vestire, al modo di parlare, al modo di porsi, alla capigliatura e anche ad una cosa. Ora, per farvi capire il tascio, vi farò qualche esempio di ciò che in questi giorni mi ritrovo a vedere andando sui mezzi pubblici. La prima cosa è il sandalo che andava di moda quest'estate. Un remake dei sandali da scogli che usavo quando avevo 5 anni e che non sono mai stati gradevoli. 
Sono veramente una mostruosità e io non riesco ad immaginare come ad una donna possa venire in mente di indossarle. Perchè si, posso capire una ragazzina di tredici anni con indosso questo obbrobrio, perchè a tredici anni, vuoi solo essere alla moda, vuoi fare quello che fanno le tue amiche, vuoi sentirti grande e ci può stare; d'altra parte io, a tredici anni, ho fatto carte false, comprandomi di nascosto le scarpe da tennis con la zeppona solo perchè si usavano (era il periodo delle Spice Girls). Ma io ero convinta seriamente che fossero fichissime. Se ci penso ancora ad esso mi sento veramente ridicola. Mi faccio tristezza da sola, ma a tredici anni tutto è concesso. 
Quello che non posso capire è come ad una donna, dai 20 anni in sù, possa venire in mentre di comprarsi e, peggio, indossare una cosa del genere, che oltre tutto, saranno scomodissime, già immagino la puzza. Perchè il piede, con 40° all'ombra, avvolto da gomma nera, suda, soffre, urla pietà. 
Ma andiamo avanti, perchè al peggio non c'è mai fine. Vi ricordate che negli anni 90 c'era il walkman? Io adoravo il walkman, ma quello che mi faceva schifo era indossare le cuffie, che mi schiacciavano i capelli e mi facevano sentire ridicola. Fortunatamente inventarono gli auricolari: meravigliosi, piccoli, il suono entrava nelle orecchie e ti isolava dal mondo. 
Tuttavia alla gente piace essere tasci, e così, siccome fare i dj fa fico, la gente ha cominciato a sentirsi dj anche solo ascoltando la musica del telefono, e quello che si vede in giro è gente quasi nascosta dall'enormità delle cuffie. Che l'effetto è del tutto simile a quello dei copri orecchie da sonno.
Ma poi ci sono quelle perle, quelle perle rare che ti rallegrano la giornata. Per quella di questo post devo ringraziare la mia amica Ambra che come me viaggia sui mezzi pubblici. 
Perché, signori, se la cover a specchio delle mie brame che vi ho mostrato in un altro post era perfetto per spiegarvi il significato di tascio,  i calzini con le orecchie sono assolutamente perfetti per farvi capire fino a che livello può arrivare l'idiozia umana! 

martedì 1 settembre 2015

Settembre...

I PASTORI
di Gabriele D'Annunzio (1863-1938)

Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?
 
Perché settembre è un mese così, malinconico, poetico. A settembre tutto finisce e tutto ricomincia. Oggi finisce (almeno per me) l'estate, finiscono le vacanze e finisce il riposo, ma comincia un'era, comincia il lavoro, comincia la vita. In generale, io detesto settembre. Lo detesto perché è pieno di cose tristi: non si va più a mare, ed io adoro il mare, non si dorme più in mutande, ed io adoro dormire in mutande, ricomincia il lavoro, ricomincia la scuola, c'è la sessione autunnale degli esami universitari. Ma soprattutto a rendermi triste ci sono le pubblicità degli zaini e dei diari. Deve essere un refuso della mia infanzia e adolescenza. Quando a fine agosto sentivo la pubblicità degli zaini mi veniva una fitta al petto, sapevo che l'estate stava finendo, che avrei dovuto ricominciare un anno scolastico ed io odiavo andare a scuola. Non sono mai andata male, ma odiavo andare a scuola. Mai, e dico mai, ho desiderato tornare tra i banchi, ed ho odiato anche l'università, seppur meno del liceo, nonostante tutti dicano che quello è il periodo più bello della propria vita. Beh, come età, come vita, si, è il più bello, ma la scuola e l'università io le ho vissute proprio male e per questo sono estremamente felice di aver smesso e altrettanto felice di lavorare. Spesso mi chiedono: "ma non pensi che ricomincerai un giorno? ma non è un peccato aver fatto solo tre anni, ti sei confusa per due?" ecco, io ne ho fatti molti di più anni, perché le cose sono andate male, perché sono fatti miei. E non è detto che sarebbero stati solo due, quelli dopo, perché mi conosco, perché ero troppo stanca, quindi no. Non mi sono confusa per due. La mia è stata una scelta consapevole e a tutt'oggi non me ne sono affatto pentita. Ma tornando all'argomento principale, oggi è il primo settembre e Roma è come esplosa. Fino a due giorni fa sotto casa c'erano tutti i parcheggi ancora liberi, girare in macchina per la città era uno spasso, niente stress, niente fretta. Oggi c'è gente ovunque, i bus sono strapieni, le auto formano ingorghi ad ogni angolo. E come se non bastasse è tornato il caldo tremendo di luglio. Proprio ora che sembrava darci tregua anche lui è riesploso come una supernova. Ed io ci sono in mezzo, piena di cose da fare e neanche un minuto libero. La verità è che settembre non mi è mai piaciuto, ma quest'anno è diverso. Sono in una città diversa, e festeggio un anniversario: il 26 settembre sarà un anno che convivo con il mio fidanzato. Settembre rappresenta un traguardo, e quindi...benvenuto, mio caro.

 

venerdì 7 agosto 2015

Si chiude in bellezza... o no?


Ebbene si, anche per me è arrivato l'ultimo giorno di lavoro (fino a settembre almeno, incrociando le dita) e quindi anche per me, ieri, c'è stata l'ultima avventura sui mezzi pubblici. Un'avventura faticosa, visto che mi sono ritrovata inaspettatamente a dover trasportare un personal computer a mano, senza neanche una bustina. E per altro, subito dopo averlo usato, e quindi con una temperatura intorno ai 40° C. E non che fuori ce ne fossero meno. Insomma, ho cominciato a sudare ancora prima di uscire dall'ufficio con aria condizionata, solo per il pensiero di ciò che mi aspettasse. 
Ovviamente, visto che era l'ultimo giorno, il bus non passava, e non passava, e non passava, e non è passato per circa 45 minuti, durante i quali credo di aver perso qualcosa come due, tre kg di liquidi.
Mi sudavano pure le ciglia. Comunque salgo finalmente su questo cavolo di Autobus, giustamente pieno come non mai. Mi seggo e solo dopo mi ricordo che l'abbonamento mi è scaduto, così avrei dovuto fare il biglietto. Mi rialzo, sempre con borsa strapiena e computer in mano, che, su un autobus in movimento e strade orribilmente asfaltate con alternanza di sanpietrini, non è proprio il massimo, vado a fare il biglietto. Chi mi stava per fregare il tanto agognato posto capisce e per fortuna mi lascia risedere e così inizia la mia lunghissima tratta, fino alla stazione Trastevere dove il bus fa capolinea. Scendo pensando che per l'ultimo tratto (1 km circa) mi sarei presa un taxi. Ero distrutta, esaurita e veramente con pochissima autonomia (e non parlo della batteria del cellulare, ma di quella del mio cervello). Così scendo dall'autobus, che si ferma decisamente lontano dagli unici due taxi che avevo visto, ci penso un attimo su e mi dico che è davvero stupido prendere un taxi per 4 fermate di autobus, che era uno spreco di soldi visto che avevo già timbrato il biglietto. Così vado all'ennesima fermata, aspetto l'ennesimo autobus, che finalmente arriva, e salgo su. Autobus strapieno, io sempre con quel cavolo di computer da portare a mano e difficoltà immani nel tenermi. Vedo un posto, ma sento un urlo. Una signora che si sposta di corsa. Mi giro e vedo un anziano, sicuramente con qualche problema, e la faccia di colore fucsia, che aggredisce un altro anziano, con altrettanti problemi, che non riesce nemmeno a rispondergli e tenta di evitarlo, andandosi a sedere. Il primo, da adesso "il tipo aggressivo", gli va addosso, sollevandosi in un calcio che neppure il più grande maestro di taekwondo del mondo sarebbe stato capace di dare. Gli altri fermano il tipo aggressivo, tirandolo giù, mentre il tipo remissivo cercava di alzarsi e scappare. Quando l'altro scende, l'altro, il tipo remissivo, quello aggressivo borbotta. Tutti pensavamo che sarebbe finita li, e invece il tipo aggressivo decide che non gli era bastata. Scende dall'autobus ed insegue il tipo remissivo iniziando a portare altri due tre cazzotti. Si immischiano gli uomini della fermata e, giustamente, interviene l'autista che si prende un bel cazzotto anche lui. Sembra si riesca a sedare la rissa, l'autista sale, io salgo, la gente si sistema, i due restano giù. Partiamo e in lontananza vedo il tipo aggressivo che insegue ancora quello remissivo. Ragazzi, ci mancava solo che mi prendessi un cazzotto pure io per finire la traversata di DUE ORE nel traffico di Roma per tornare a casa. Ma alla fine, con un computer in mano e tantissimo sudore addosso, ce l'ho fatta, sono arrivata e SONO IN VACANZA.


lunedì 27 luglio 2015

Da che parte stare...

 
Attenzione: post più o meno serio.
 
Si, lo dico innanzi tutto, perché solitamente amo essere piuttosto ironica nei miei post, ma stavolta l'argomento è abbastanza serio, e quindi lo saranno anche i toni, nel limite del consentito. Ovviamente non è semplice scelta quella di trattare argomenti seri, ma il mio blog tratta delle disavventure sui mezzi pubblici di Roma e quindi come posso non affrontare il discorso su ciò che sta accadendo in questi giorni a Roma, riguardo lo sciopero bianco e il resto di casino che c'è intorno all'ATAC e al Sindaco?
Devo, sono obbligata, non posso esimermi e dunque affronto l'argomento semplicemente esponendo il mio punto di vista e la mia, lo confesso, confusione e titubanza.

Lo sciopero, secondo i giornali (clicca qui per leggere l'articolo de "La Repubblica"), è dovuto all'aumento dell'orario di lavoro e all'obbligo di strisciare badge ad inizio e fine turno. Posso capire che alla gente non vada di lavorare di più, ma se in tutto il resto d'Italia e d'Europa lo fanno non capisco perché non adeguarsi, e infine, qual è il problema di strisciare il badge se il turno lo si fa in regola? A questo punto sorgono i millemila dubbi. Gli impiegati di ogni tipo lavorano 9/10 ore al giorno e quasi sempre, pure per andare in bagno, devono timbrare il badge. Perché loro non dovrebbero farlo?
Perché se a loro non va di farlo, non se la prendono coi dirigenti invece di incasinare una città già disastrata di suo ? Ultimamente Roma è allo sbando, lo hanno fatto probabilmente perché sapevano che sarei venuta a vivere qui e non volevano farmi avere un grande sbalzo e un grande cambiamento rispetto a Palermo. Così Roma è sporca, c'è molta criminalità, e i mezzi pubblici funzionano malissimo. E' da un mese che va avanti questa storia e se io ho sempre problemi ad andare e tornare, mettendoci dall'ora e mezza alle due ore per tratta, immagino le persone che hanno famiglia, che devono andare dai figli, che a lavoro devono arrivare puntuali se no vengono licenziate, quelle persone che probabilmente, anzi, sicuramente, lavorano più dei macchinisti dei treni e sicuramente timbrano il cartellino.
Ora, senso di giustizia e fratellanza impone di giustificare sempre le proteste del popolo e di unirsi a queste contro i poteri forti. E' vero, mi unisco, tollero lo sciopero dei mezzi ogni due settimane, quasi sempre a ridosso di un ponte o di una festività, solitamente non mi pesa neanche più di tanto, ma quando la cosa diventa continua, allora sono loro che protestano che perdono il senso di giustizia e fratellanza, perché coloro che trasportano su quei treni fetenti e caldi, da svenire, non è di certo la gente che ha il potere, non è di certo la gente ricca che si può permettere i taxi e le auto guidate da chauffeur che muore e si fa la sauna dentro la metropolitano o sul tram vecchio di settantanni.
Lo sciopero bianco, lo chiamano, perché scioperano mantenendosi dentro i limiti di legge. Ah si? Allora perché i tram vecchi continuano a girare? Perché i mezzi senza aria condizionata partono comunque, perché solo ogni tanto il servizio si ferma? Perché si arriva a dover chiamare la polizia?
Mi dispiace, ma stavolta non riesco a stare dalla parte del più debole, perché trovo che la sua protesta forse inizialmente giusta, stia ledendo la mia persona e come me molti altri, e, come si suol dire, la tua libertà inizia dove finisce la mia.