venerdì 30 novembre 2018

La mia prima anestesia

Parliamoci chiaro, quando mi hanno detto che dovevo affrontare l'intervento, benchè l'abbia presa con filosofia e ci scherzassi su, ero terrorizzata. Non tanto all'idea di finire sotto i ferri e venire aperta e gonfiata. Quando per il fatto che sarei stata completamente anestetizzata e quindi addormentata e incosciente. Il pensiero di addormentarmi e poi? Boh.

Ho cominciato a lasciare qui e la i miei voleri: al mio fidanzato ho chiesto di non rifarsi subito una vita e piangermi almeno un po', ho mangiato l'ultima cena anche se mi faceva schifo (era la mela cotta dell'ospedale) pensando che da morta avrei potuto pentirmene e che in fondo la mela è una cosa buona della vita. Ho abbracciato Giuseppino, il mio gatto, dicendogli di non preoccuparsi, perchè il mio fidanzato mi aveva promesso che lo avrebbe coccolato tanto al posto mio e cose così.

E anche se quando mi hanno fatto spogliare come un verme e messo quel "camice", che di camice non aveva niente perchè era una rete verde, tremavo come una foglia, quando ho percorso il corridoio sulla barella sorridevo e ho fatto anche il pollice in su ai miei che mi guardavano mentre mi portavano nel gelo della camera mor...volevo dire della sala operatoria.

Si, sono melodrammatica, lo sappiamo tutti, ma avevo paura veramente. Per questo mi sono stupita alla grande quando ho visto il volto dell'anestesista e, all'improvviso, mi sono sentita rassicurata. Era un ragazzo abbastanza giovane, con una voce gradevolissima, una sicurezza disarmante, non potevo non stare tranquilla. Ho perfino scherzato con l'infermiere che doveva mettermi la cannula in vena per la flebo e le varie medicine dicendo che lui, visto che aveva l'ago in mano, era quello che mi faceva più paura e che se non avesse beccato la vena al primo colpo lo avrei maledetto dopo la morte. E' stato bravissimo anche lui, perchè non solo l'ha beccata subito, ma non mi ha fatto neanche male e non mi ha lasciato neanche un livido. 

Immediatamente dopo l'anestesista mi ha sedato. Mi ha chiesto "come ti senti, ti gira la testa?" si, mi girava, ma era gradevole, era come essere brilli, felici, all'improvviso tranquilli. Poi mi ha fatto un'anestesia locale all'addome per bloccare i dolori successivi all'intervento, poi mi ha sedato di nuovo. In pratica prima ancora di entrare in sala operatoria mi ero già appisolata. Però tremavo, tremavo di freddo, così quando mi hanno portato in sala operatoria mi hanno circondato di cuscini caldi, tanto caldi che stavo proprio nella pace dei sensi. Una pacchia.



Mi hanno poggiato il respiratore sul petto, mi hanno detto "inizia a respirare..." e niente. Mi sono svegliata con l'anestesista che mi dava schiaffetti. Quello che a me è sembrato un istante, sono state circa tre ore di intervento, di cui solo 40 minuti di vera e propria operazione, altri 30 di anestesia locale prima e altre due ore tra post operatorio e risveglio. Posso dire solo che è una cosa incontrollabile, e in qualche strano modo, piacevole. No, non voglio dire che lo rifarei, ma che invece di essere terrorizzata, li, sotto le mani di sconosciuti, nuda come un verme e in procinto di essere gonfiata e bucata, ero sicura, tranquilla, quasi beata. 

Quindi voglio dirvi, si, bisogna essere fortunati a trovare medici bravi, e si, spesso non si è fortunati, ma in linea di massima i medici italiani sono persone grandiose e l'anestesia non è una cosa così brutta come si pensa. 



Ps. nella foto sono appena uscita dalla sala operatoria. Diciamo che ero quasi lucida! Yuppi!

mercoledì 28 novembre 2018

Corsa contro il tempo: troviamo una casa che mi devo operare!

Non scrivo da luglio scorso, quando sono caduta rovinosamente attirata da una forza invisibile e prepotente. E da luglio di cose ne sono successe anche troppe, così tante che forse un foglio di carta, benchè digitale, non basterà per raccontarle. Innanzi tutto mi sono messa a dieta: no, non volevo dimagrire, ma ho dovuto, perchè ho iniziato a soffrire di coliche dovute ad un calcolo alla colecisti che sapevo di avere ma che, bastardamente, ho ampiamente sottovalutato. E così, rinunciando alla carbonara, alla salsiccia, al salame, ai fritti, al burro, ho perso sette kg, e qualche etto di felicità, guadagnando però tanto in salute. La visita chirurgica ha sentenziato che avrei potuto tirare, con la dieta, fino ad ottobre, tuttavia a settembre ho preso un altro appuntamento e si... mi sarei dovuta operare, non si sapeva bene quando. Mi avrebbero chiamato loro.

Nel frattempo, giusto per mantenere sereno il mio animo e non stressarmi troppo, a fine luglio io e il mio fidanzato ci siamo trovati a prendere la decisione di andare finalmente a vivere in una casetta un po' più grande. Il nostro nido d'amore resterà sempre il nostro nido d'amore, ma effettivamente dopo cinque anni cominciava ad essere un po' troppo stretto, per quanto noi vicini vicini siamo sempre e comunque stati bene. 

Vi dico, che se cercate casa a Roma, dovete mettervi di sana pazienza, rovistare tra tutti i miliardi di articoli assurdi, visitare appartamenti improponibili e scansare i miliardi di seminterrati che ci sono qui a Roma, miliardi, milioni di miliardi spacciati per "piani terra", o per "leggermente seminterrato", che vi fa ritrovare in pochi istanti sepolti in casa. Scansare le agenzie che vi vogliono svuotare il conto in banca e magari vi propongono pure contratti in nero loschissimi in cui non si sa neanche chi è il padrone di casa perchè è qualcuno di "importante" e non può essere disturbato. Vedrete case carissime, dove non c'è nulla, neanche il riscaldamento e i fuochi della cucina, ma tanto esistono le stufe no?

Beh, quando avevamo quasi rinunciato l'abbiamo trovata, giusto un paio di giorni prima che mi chiamasse l'ospedale per la preospedalizzazione, lo scorso 30 ottobre. Questa storia di case e ospedali, va raccontata insieme, perchè le cose sono combaciate che quasi sembra un miracolo e sono successe praticamente assieme. Dopo la preospedalizzazione, ho chiesto per motivi di lavoro e di vita, che l'intervento non avvenisse prima del 15 novembre. Mi hanno quindi chiamato per l'intervento il 21 novembre. Era il 5 quando io e il mio fidanzato abbiamo firmato il contratto. Dal weekend successivo abbiamo cominciato a portare qualcosa... ci siamo accorti però, che le cose erano troppe, ma ormai c'eravamo messi in testa di fare il trasloco da soli (cosa che, come per la casa a Roma, non fatelo. Mai. I soldi del trasloco sono soldi guadagnati in salute!). Abbiamo optato che avremmo finito di portare le cose solo dopo che ci avessero attaccato la linea internet. Così è stato il 13, e quindi il weekend del 17 ci siamo trasferiti. E' stata la nostra prima notte nella nuova casa.
Io ho pianto quando ho lasciato la vecchia e ora sono felicissima di stare in quella nuova che sento già mia. 

Il 20 doveva essere il mio ultimo giorno di lavoro prima dell'intervento, ed il 20 sera mia madre sarebbe arrivata da palermo. Il 20 mattina mi chiama l'ospedale facendomi sapere che il posto letto si era liberato e dovevo ricoverarmi subito per occuparlo se non volevo rischiare di perderlo, e io non potevo rischiare visto che mia madre sarebbe arrivata quella sera e non potevo rischiare di farle fare un viaggio a vuoto. Così mi sono ricoverata il 20, mi sono operata il 21 e il 23 sono uscita d'ospedale. Sono stata a casa con mia madre fino ad oggi che è dovuta andare via. E se non avessi avuto una casa, non avrei saputo come fare, perchè non avrei potuto ospitarla, e lei non mi sarebbe stata vicino e io, senza di lei, forse non sarei riuscita a stare bene. Oggi è andata via, è inutile che vi dica quanto mi manca, si?

Vi ho fatto una cronistoria, per farvi sapere che sono viva, che spero di stare meglio perchè comincerò una vita in qualche modo nuova, con nuovo cibo, nuova salute, e una nuova casa. E magari, riuscirò a riprendere a raccontarvi le mie fantastiche avventure, con tanto di dettaglio sull'intervento e l'anestesia, che vi confesso, a posteriori: è una figata assurda!

A presto!

venerdì 20 luglio 2018

La vita è tutto un equilibrio sopra la follia... però io l'equilibrio non ce l'ho.

Io sono una che soffre del blocco dello scrittore. Mi capita così: mi succedono miliardi di cose, spesso anche brutte su cui ironizzare, ma niente, c'è il vuoto, non c'è tempo, c'è altro, e non scrivo, non ci riesco, mi sforzo, ma non viene fuori un pensiero da mettere su carta. Il blocco, quando mi viene, mi dura dai 3 ai 5 mesi, e quando passa tornano a fiorire le idee, ma ne sbocciano proprio tante, sarà anche perchè le cose assurde non smettono mai di capitarmi, come quella di ieri.

Prima di raccontarvela però devo farvi una premessa. Io sono una persona priva di equilibrio. Si, oltre all'equilibrio mentale che ho perso già da qualche anno, sono una che un equilibrio fisico non ce l'ha mai avuto. Lo sa bene mia madre che mi trovata distesa a terra per gli angoli più disparati di casa senza alcun motivo, o si trovava a reggermi mentre perdevo l'equilibrio per strada, trovandomi a scapicollare giù per un dirupo. Una volta mi stava spazzolando ed io, mentre ero ferma appoggiata al lavandino, sono caduta e mia madre si è ritrovata a spazzolare l'aria mentre io stavo distesa a terra sotto il lavabo.
Il punto è che se per caso perdo l'equilibrio, non riesco a fermarmi, inizio a cadere e rotolo, rotolo, rotolo, finchè non c'è qualcosa che mi ferma o finchè non sono completamente distrutta e distesa a terra. E questo è quello che mi è successo ieri. 

Questo fatto, di cadere come una tartaruga senza potermi riprende, è difficile da capire. Il mio fidanzato stesso mi ha detto che la gente, vedendomi cadere, non pensa che stia realmente cadendo, perchè sembra sempre che ce la possa fare, o che comunque la perdita di equilibrio non sia grave, finchè non mi vede distesa completamente al suolo, due volte su tre, a gambe all'aria.

Come vi ho anticipato, ieri, uscendo da lavoro, mi trovavo ferma sul marciapiede a guardare l'arrivo dell'autobus da lontano. Si, perchè ogni avvenimento della mia vita gira attorno ai mezzi pubblici, è una condanna! 
Ad ogni modo eravamo in mezzo alla strada, io e la mia collega, dunque per andarlo a prendere dovevamo fare un pezzo all'indietro. Scendo dal marciapiede e "STOCK" mi si rompe un tacco. Solo che io non l'ho capito. A dir la verità, non ho capito assolutamente niente: mi sono ritrovata a cadere. Dapprima pensavo di potermi sedere sul marciapiede, ma quando ho visto che il suolo si avvicinava, era troppo tardi. Un attimo dopo ho trovato la mia spalla aderente al marciapiede, le gambe in aria, e per fortuna non c'era nessuno, il cellulare sull'asfalto ed il piede con il dito aperto. In tutto ciò la mia amica, sempre la stessa, continuava a chiamarmi, pensando che il solo suono della sua voce bastasse ad arrestare la caduta. Perchè, giustamente, lei stessa non capiva perchè stessi cadendo così, a rallentatore, senza potermi fermare. Quando ero al suolo e ho visto che l'autobus si avvicinava poi mi è preso il panico, non sono riuscita a rimettere il tacco, sapientemente recuperato dalla mia collega e le ho detto "vai almeno tu, io non ce la farò". 

Si, lo ammetto, sono un po' tragica. Ma anche comica. Lei infatti mi ha guardato come dire "ma che ca... dici? Ce la fai a metterti in piedi almeno?" Si, ce la facevo. L'ho fatto e sono perfino riuscita a salire sul bus, mentre mi dissanguavo dal piede, rischiando ottantamila infezioni. Una ragazza, carina, mi ha dato un cerotto, mi è dispiaciuto constatare che il cerotto non sia servito ad una mazzafionda. Sanguinavo troppo, tanto che ho pensato che mi fosse partito mezzo dito, ma vabbè... andiamo avanti, perchè io, con un fazzoletto avvolto attorno al dito (medio, ovviamente, il povero spilungo) e senza tacco, zoppicante per la differenza d'altezza, sono andata da un autobus all'altro, aspettando venti minuti e sudando, fino ad arrivare alle 20,00 a casa. In pratica dopo un'ora e mezza dall'accaduto. 

Il mio fidanzato quando mi ha visto ha detto che solo io posso ridurmi in quello stato, però mi ha dolcemente pulito e ad un certo punto ha detto "qui ti è saltato tutto, dobbiamo tagliare..." - CHE COSA? - ho pensato per un istante che mi si dovesse amputare un dito (si, sono tragica, ricordate?) e invece no: solo la pelle e parte dell'unghia... che non è comunque piacevole!

Grazie a Dio, era solo un dito... dai su, che volete che sia un dito? Però poi quando finalmente mi sono messa a letto ieri sera, mi sentivo indolenzita, e - SORPRESA - stamattina mi sono alzata con un livido che va dall'anca alla caviglia, e vabbè. Dai. C'è sempre di peggio. 

Però mobbasta.



mercoledì 18 luglio 2018

Il cinema cult secondo la mia amica Ilaria

Non scrivo da mesi, non che siano mancate le cose che mi sono successe, ma alcune non sono belle, molte altre mi hanno tolto il tempo di scrivere. Ma oggi c'è stata la scintilla che mi ha restituito l'ispirazione. E' nato tutto grazie alla mia amica Ilaria, che ha una mente prodigiosa, ma nessun blog. Eravamo a tavola con un altro nostro amico e stavamo parlando di film. Il nostro amico ha voluto metterla alla prova su quanti film conoscesse con Kevin Constner, perchè lei sosteneva che ne avesse fatti tipo due. Abbiamo scoperto che sono molti di più, ma da li è nato un test - anzi per meglio dire un gioco - su tutta una serie di film cult. Lui scorreva i titoli e lei diceva se li aveva visti o no, ma se li aveva visti, spiegava in breve la trama. E siccome la sua recensione era veramente strepitosa, le ho chiesto il permesso di scrivere questo post, visto che lei non ha un blog e trovo necessario condividere con il mondo la sua genialità. 

Le offro questa pagina bianca, quindi, solo per farvi leggere alcune delle sue perle. Vi farò leggere alcune delle sue migliori recensioni su alcuni film cult che hanno fatto la storia. Ovviamente potrete poi proporre voi dei titoli e io vi scriverò la sua recensione, se disponibile.

Attenzione! C'è un alto contenuto di spoiler! 



Il Cacciatore, con Robert De Niro."è quello co quelli che te sparano co a rulette russa" 
Il Laureato, con Dustin Hoffman."é quello che lui se bomba la madre, e se sposa la figlia". 
Taxi Driver, sempre Robert De Niro."è quello che lui guida er taxi, e poi se fa a cresta". 
Thelma e Louise, con Geena Davis e Susan Sarandon"è quello che Geena Davis se bomba Brad Pitt dopo che Susan spara a uno che la voleva violentà, e alla fine s'ammazzano" 
Fight Club, con Brad Pitt e Edward Norton"quello co brad pitt che fanno un club pe menasse"
Via col vento, con Clark Gable e Vivien Leigh"co rossella oara che è na cacacazzi  che non se sa che deve fa e alla fine lui la manda affanculo" 
2001: Odissea nello spazio"che ce sta un robot...ma sopratutto due ore di scimmie all'inizio"


Vi ho lasciato per ultima quella che mi sembra la più notevole:

Edward Mani di Forbice, con Jhonny Deep 
"co johnny deep e winona rider, lui ha le mani di forbice"

Spero che abbiate apprezzato! Mi raccomando, proponetene tanti!

sabato 21 aprile 2018

Autisti fantastici e dove trovarli

Chi come me viaggia sui mezzi ogni giorno, e passa quindi gran parte della vita su autobus, tram o metropolitana che sia, sa che ci sono tante, tantissime categorie di autisti atac. Molti vanno anche a fasce orarie. Di mattina, sul presto, ne trovi un tipo, all'ora di pranzo solitamente ne trovi un altro tipo. Per non parlare del pomeriggio all'ora di punta del rientro o i notturni. I notturni sono proprio i più sfigati.

Ad ogni modo alcune categorie sono fantastiche, alcune veramente straordinarie. Oggi voglio elencarvene alcune, ma prima di iniziare, devo fare una menzione ad una categoria che esce fuori dai canoni consueti, collocandosi nell'eccezionalità: gli autisti invisibili

Gli autisti invisibili sono quelli delle metropolitane. Ne avete mai visto uno? Perché io no, e questo li rende anche pericolosi. Pericolosi perchè potrebbero fare di tutto, nella loro cabina di guida, pericolosi, perchè se si distraggono un attimo, la tragedia è vera (ed è già successo...). E sono anche quelli che dovrebbero avere maggiore ammirazione. Io sono 10 minuti in metropolitana e vorrei morire, pensate questi che stanno tutte le loro ore lavorative nel sottosuolo. Brrrr.

Comunque, andando per fasce orarie, come vi dicevo prima, la mattina presto ci sono di solito autisti che rientrano principalmente in due categorie, i dormienti e i dipendenti da caffeina

I dormienti sono quelli che evidentemente non si sono ancora ripresi del tutto dalla sveglia, vorrebbero trovarsi nel loro letto, e che per fare duecento metri, con la strada completamente libera, ci mettono circa 15 minuti. E' facile che con questi autisti, ci siano dei passeggeri ai quali - in ritardo (perchè si, c'è gente in ritardo anche alle 7,30 del mattino sui mezzi pubblici) - parta la brocca.

I dipendenti da caffeina invece sono quelli che già alle 7,00 hanno bevuto 4 caffè, sono ipersvegli, iperattivi, velocissimi, che da un lato è bene, dall'altro solitamente - se non ti reggi forte o non stai seduto - rischi di slogarti una spalla o cadere su qualcuno trecento volte. O spiaccicarti sul vetro davanti. 

Poi ci sono delle categorie universali, che si trovano a qualsiasi ora, ma alcune specificamente soprattutto nelle ore di punta. 

Sono gli autisti frettolosi: quelli che non t'aspettano manco se ti metti davanti l'autobus e ti fai investire. Loro ti passano sopra senza alcuna pietà. Una volta uno di questi si è fermato, ha aperto ad una signora che bussava sulla porta davanti. La signora alza il dito e fa "mi scusi, ma questo..." Lui non la fa neanche finire di parlare, risponde "Ma mi scusi, cosa?! Ma de che!" Chiude le porte e parte. Mentre camminava, lasciando la signora esterrefatta, e anche me, che guardavo la scena, continua "Se ora me devo fermà pure per quell'indecisi che me devono chiede le informazioni..." niente, ammutolita, di ghiaccio. 

Ci sono anche gli autisti silenziosi, muti, sempre, qualsiasi cosa tu chieda, dica o faccia, loro non esistono, si confondono col sedile, col volante, sono tutt'uno con la macchina e non si smuovono neanche per un secondo. Loro sono sempre meglio di quelli allegrotti, che fischiettano senza arrestarsi un attimo o stanno al telefono gridando i cavoli loro.

Infine, per non dire che si trovano solo autisti dell'atac che in qualche modo urtano il sistema nervoso, ci sono due categorie che apprezzo particolarmente: gli autisti amichevoli, e quelli novelli. I primi scherzano, si fermano anche fuori dalla fermata, ti soccorrono. Uno una volta mi difese contro un altro autista, che non rientra evidentemente in nessuna categoria che elencherò oggi, ma era semplicemente uno stronzo. Mi disse che gli autisti non sono tutti come quello e quello stava evidentemente "fori de capoccia". E si. 

I novelli invece sono adorabili: sono quelli che fanno quel percorso magari per la prima volta, sbagliano le fermate, chiedono scusa. A volte, addirittura, ti chiedono a te la strada. Mi fanno tenerezza, lo giuro.



giovedì 5 aprile 2018

ll Conte di Montecristo: come Gerard Depardieu ha rovinato Edmond Dantès

Ma non è colpa sua. Intendo di Depardieu. E' piuttosto colpa di quei geni che lo hanno scelto per interpretare in uno sceneggiato rai (che già detta così, ha proprio pochissima fiducia) una delle figure più complesse, enigmatiche e affascinanti della letteratura di tutti i tempi.

Vi parlerò di come Gerard Depardieu ha reso ridicolo Edmond Dantès e per farlo dovrò farvi dei piccoli spoiler. Se non avete letto il Conte di Montecristo e volete leggerlo (e io ve lo consiglio veramente, ma veramente tanto) allora non andate avanti. Se invece, come quasi tutti hanno fatto - me compresa - avete visto lo sceneggiato con Depardieu e Ornella Muti e pensate di saperne abbastanza, procedete a vostro rischio e pericolo, consapevoli che rischiate di perdervi un capolavoro e quindi il mio consiglio rimane quello di leggere comunque il libro, perchè è veramente un'altra storia.

Inizio col dire che Edmond Dantès ti entra dentro e ti cambia la vita. Ho finito il libro ieri e oggi mi sento terribilmente vuota. E' uno dei quei libri che non può non piacere, che ti entra nelle viscere e ti fa innamorare, non una, non due, ma tre volte dello stesso personaggio, all'inizio, a metà e alla fine. Perchè c'è una crescita, un cambiamento, una evoluzione unica nel suo genere. 

Vado per punti:

Edmond Dantès è un fico

E' alto, magro, magnetico, con la pelle diafana e gli occhi di ossidiana. E' un Dio sceso in terra.

All'inizio è un ragazzo e mi mettono nello sceneggiato la buon anima del figlio di Depardieu, che per carità, non è alto, mediterraneo e bruno, ma non è poi così malvagio. Ma poi, quando come tutti sappiamo diventa il Conte di Montecristo, perchè...dico, perchè me lo devi fare diventare Gerard Depardieu?


Edmond Dantès evade fingendosi un cadavere di un vecchio abate.

Dunque capirete benissimo da voi, che stando rinchiuso in una segreta, per 14 anni, non puoi di certo ingrassare. Per altro, se poi prendi il posto di un povero vecchio abate morto, non puoi pesare 180 kg. Ma io dico, ma come se la pensavano quelli di sto sceneggiato? E vabbè... andiamo avanti!

Il Conte di Montecristo è un uomo stravagante, e per compiere il suo destino, si traveste.

No, non da donna. Lo si capisce quasi subito, non è un grande spoiler. Dunque ditemi, come si traveste uno con la faccia, e soprattutto il naso di Depardieu? Cioè sembra già costantemente travestito, con quel naso!

"II Conte di Montecristo" non è un libro su una storia d'amore.

Tutti, si tutti, hanno creduto, vedendo lo sceneggiato, che il Conte di Montecristo fosse il racconto di una meravigliosa storia d'amore, di un amore che vince il tempo e la distanza. Che vince la cattiveria e il dolore. Non è così: non è assolutamente così! 
Parla di un uomo che ha assaporato il più atroce dei dolori e che sopravvive solo per potersi vendicare del male che gli era stato fatto. Parla della vita: gioie e dolori. Sofferenze, amore, vendetta, odio.
Lo sceneggiato finisce come tutti si aspettano, ovvero che Edmond e Mercedes (si, perchè è Mercedes la donna che sta alla causa della rovina di Edmond, e ricordate che c'è quasi sempre una donna a causa della rovina di un uomo) tornano insieme.

Il libro è un'altra storia, come vi dicevo all'inizio, ma il finale dovete godervelo, e se non avete ancora letto il libro vi consiglio solo di aspettare e sperare.
  
         

N.B. Si ringrazia la mia amica Ilaria, che mi ha consigliato questo libro, mi ha guidato nella lettura, mi fatto ridere, ispirando questo post. Come potrete leggere anche voi, dagli screenshot. Sono reali.

martedì 20 marzo 2018

Abbi sempre paura delle cose...

Mia madre è una persona ansiosa. Della serie che l'altro giorno l'ho chiamata per darle il buongiorno, come faccio spesso durante il weekend. L'ho richiamata dopo un'ora all'incirca per chiederle una cosa, e mi ha risposto così "Che è successo?" col fiatone. Sono rimasta un attimo al telefono come a cercare di capire che avesse. Le ho detto "mamma, che hai, che deve essere successo?" e lei "niente, mi avevi già chiamato e mi sono messa molta paura".

Ecco questa è mia madre, una che ti saluta e ti dice "abbi sempre paura delle cose..." di tutte le cose! Quindi capirete bene come possa essere venuta su io. Sono una che ha l'ansia addosso. Che ci vive, che ci convive, per meglio dire, ogni giorno della sua vita.

Il mio fidanzato ride, perchè spesso, dovunque andiamo, io mi guardo intorno e dico "questo posto mi da ansia, quella scritta mi inquieta, questa cosa mi fa sentire a disagio..." e così via. Così ieri mi fa "perchè non te le segni, tutte le cose che ti inquietano e ti fanno venire l'ansia? Vedrai che la lista è davvero lunga". L'ho guardato e gli ho detto che aveva ragione, che era una idea geniale. Poi magari qualche bravo psicologo leggerà il mio post, e mi dirà di che disturbo ossessivo-compulsivo soffro esattamente.

E quindi ecco un elenco, cercherò di non farlo troppo lungo, di tutte le cose che mi danno ansia:

1) Addormentarmi col buio, se tutti già dormono e c'è molto silenzio. Io ho una paura del buio profonda, radicata, probabilmente inguaribile. Abbiate pietà di me.

2) La pioggia forte. E non parliamo dei lampi e dei tuoni.

3) Le scritte illuminate degli Hotel o dei Motel anni 70. Ce n'è una al Pigneto, in alto su un palazzo enorme, che si vede solo a distanza di chilometri. Sarà messa li chissà da quanto, ma, a parte che è brutta da morire, mi spiegate a che serve?

4) San Lorenzo, e le sue case. 

Va bene, su questo 4° punto faccio una pausa e do una spiegazione. Io vengo da Palermo, come molti di voi sanno, e abito proprio nel quartiere di Palermo che si chiama San Lorenzo. Che è tutta un'altra cosa rispetto al San Lorenzo di Roma. A Palermo, il quartiere San Lorenzo, è circondato da ville, è pieno di verde, ha tutte case più o meno piccole e basse e l'ambiente ricorda più quello di un paese che di un quartiere di città. Conosci il fornaio, il salumiere, il macellaio, il fruttivendolo e a loro volta si conoscono tutti tra loro.

San Lorenzo, a Roma, invece, è grigia, fatta di palazzoni, circondata dalla circonvallazione fumosa e carica di smog, con l'aria irrespirabile, una piccola città dove non conosci nessuno, dove non c'è il fruttivendolo che ti vende sempre la frutta fresca, ma piuttosto il bangla aperto 24h no stop, che dico, ma povero cristo, ma lasciatelo andare a dormire, no?
E' un quartiere dove - dal mio punto di vista di paesana del sud - ci vivono quei ragazzi abbandonati che non hanno famiglia a Roma e vengono qui per studiare: che non mangiano, forse a mala pena dormono. Questa storia degli studenti fuori sede in una casa provvisoria mi riempie d'angoscia, e quindi San Lorenzo è un quartiere che mi da ansia.

5) Gli autobus vuoti di sera. (Dai, a chi non inquietano un po'? Poi se c'è una persona sola ancora peggio.)

6) I Bar sulle strade statali dove se mangi poi muori. Dove se va bene trovi i panini col prosciutto secco, dell'anno scorso. 

7) Gli enormi ristoranti dispersi sulla Salaria, sempre vuoti. In particolare quello che si becca circa al km 40 che ha un'enorme aragosta davanti al portone di ingresso. Mi chiedo chi possa avere tanto coraggio da andare in un posto del genere, in cui sembra esserci sempre una nuvola cupa e tetra anche quando tutto intorno splende il sole. C'è anche la piscina, ma è in uso? Si vede solo da lontano qualche ombrellone sempre chiuso e scosso dal vento.
Non potete capire la tristezza che mi fanno questi posti. 

8) L'affitta camere rosso fuoco che c'è a Monteverde. Avete presente? Quella vicino al Momò. Dai, Dario Argento, probabilmente si è ispirato a quella scritta per fare Profondo Rosso.

Probabilmente domani passerò davanti casa di qualcuno, davanti a qualche palazzina o in qualche strada sterrata, e troverò qualcos'altro di molto, molto angosciante e inquietante. Sono una persona malata, ma se anche a voi, qualcosa scritta sopra inquieta, ditemelo! Mi sentirò meno sola.