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martedì 18 luglio 2017

La sagra dei maccheroni a fezze e la felicità...

La vita di paese, quando passi tutto il tempo in città, è una cosa meravigliosa. Da qualche tempio io e il mio fidanzato ci rifugiamo durante il weekend in uno splendido casolare a Montenero Sabino, provincia di Rieti. Soprattutto ora, che il caldo incombe sulla città impedendo di respirare, tutta quella natura che rende l'aria fresca anche con 6000 gradi, è un vero toccasana. I nostri weekend quindi si svolgono con gli orari di paese, ci si alza con comodo, si fa pranzo con comodo, ci si fa la pennichella, verso le 19,00 un aperitivo e poi si cena con grigliata. O viceversa si fa la grigliata a pranzo e a cena una bella spaghettata.
Questo weekend però, è stato un weekend speciale perchè abbiamo iniziato il nostro percorso estivo di sagre. Si, perchè quest'estate intendiamo non perdercene una: il nostro obiettivo è ingrassare alle sagre di paese (o quantomeno il mio, perchè il mio fidanzato non ingrassa mai).

Quindi, mentre a Palermo - la mia città natale - erano tutti pronti a festeggiare la "Santuzza" (Santa Rosalia - patrona di Palermo, appunto) e a mangiare "babbaluci" (piatto tipico del festino: lumache piccole in aglio oglio e prezzemolo), io ero in paese, a mangiare Maccheroni a Fezze con aglio oglio e maggiorana e a bermi il vinello, che secondo il signore esperto del paese, questo "nun lo fanno da nessun'artra parte eh?! bono accussì solo qui!" ed effettivamente era buonissimo. Abbiamo fatto una passeggiata, abbiamo comprato la genziana ed un'anellino per me. Abbiamo anche ricevuto i complimenti della signora: che bella coppia... e tutti sedevano con tutti, sorridevano a tutti, parlavano con tutti e ballavano, si divertivano, anche l'ultracentenaria del paese era li, alle 23,00 di sera, ad ascoltarsi la musica, a partecipare alla festa.

Mi sono sentita all'improvviso come quando avevo 7 anni e con la Nonna e il Nonno andavo a Ventimiglia di Sicilia durante la festa del paese, mi sono sentita così incredibilmente felice e ho riscoperto il piacere di stare in mezzo alla gente. Perfino la fila per il bagno è diventato motivo di chiacchiera e divertimento. Per me, per una come me, che la gente è quasi costantemente fonte d'odio, che torno a casa con l'istinto omicida, è stata una rivelazione, è stata una benedizione e ho capito che io - per citare un film - "non sono cattiva, è che i mezzi pubblici mi rendono così".

giovedì 21 gennaio 2016

Bambini...bambini ovunque. Ho Timore.

Il mio ragazzo mi dice sempre che ha paura che non sarò una buona madre, semplicemente perché detesto i bambini. Non lo so, secondo voi non esagera un tantino? Secondo me ... no.
E' vero, al momento non sarei pronta ad avere figli, perché mi sento ancora troppo figlia io, ho bisogni da figlia e atteggiamenti da figlia, e non ho per niente voglia di abbandonarli per diventare madre. Sono sicura che un giorno, almeno è ciò che spero, ci sarà questo richiamo ormonale che mi spingerà a riprodurmi, ma anche quando ciò avvenisse, dubito seriamente che riuscirei a diventare più tollerante verso i bambini (ad unica eccezione del mio).
E questo atteggiamento di fastidio, purtroppo, non riesco a celarlo. Se i bambini parlano, mi danno fastidio, se si muovono mi danno fastidio, se urlano o piangono, mi danno fastidio. In pratica li sopporto solo quando dormono fasciati dal momento in cui escono dall'ospedale a quando si svegliano per la prima poppata.
 
Questo mio essere contrariata dalla presenza di infanti, si traduce, per gli amanti della lite sul web (e a questo punto devo necessariamente citare zerocalcare http://www.zerocalcare.it/2014/09/08/i-litigi-su-internet/) in un focolaio di vipere, attirate dall'odore della donna senza figli, che si appostano aspettando un suo commento, pronte ad attaccarla. (N.B. Sono le stesse che allattano il figlio al seno fino a 5 anni dicendo che finchè il figlio prende il latte è giusto darglielo, ma soprattutto che escono la tetta in qualsiasi contesto si trovino perché è la cosa più naturale del mondo).
Qualche giorno fa è uscito un articolo che annunciava che un ristorante di Roma, per questioni di spazio e a causa di spiacevoli episodi avvenuti all'interno del suo locale, aveva apposto un cartello davanti all'ingresso dove c'era scritto che all'interno del locale NON ERA GRADITA la presenza di bambini MINORI DI CINQUE ANNI. (http://larep.it/1U9yydL).
Io l'ho condiviso, taggando per altro l'autrice di Nonpuòesserevero, la mia amica Gilda, con la quale condivido questa avversione (come potrete leggere dal suo ultimo post): non l'avessi mai fatto.
Mi sono sentita dire che sono piena di cattivi sentimenti. Che sono una donna anomala, e che i bambini sono la gioia del mondo, che dovrebbero essere ovunque e circondarci sempre. Perfino che dico cretinaggini. E quando, al mio far notare che lei (la ragazza che mi scriveva) è una mamma e con le sue offese non dava il buon esempio al figlio, mi ha risposto che sono tanto aggressiva da farle passare la voglia di rispondere. Io invece, una risposta per lei e per quelle come lei che non capiscono come una donna possa non sentirsi pronta ad avere un figlio all'età di quasi trent'anni, ce l'ho.
Quando ogni mattina ti svegli alle 7,15 e fai fatica pure a preparare il latte per te, e in 45 minuti devi essere fuori di casa e a volte ci riesci a mala pena; quando, fuori di casa, con un occhio aperto e l'altro ancora chiuso, aspetti l'autobus (o il tram alla fermata) e accanto a te ti ritrovi ragazzini che urlano, strepitano si tirano pezzetti di carta, che poi uno ti finisce addosso per forza; quando sali sul tram e non riesci neanche a respirare perché c'è un cumulo di scolari tra i 6 e i 10 anni che ti grida nell'orecchio, che non ha rispetto per gli anziani, ma neanche per chi è semplicemente più grande di loro, che ti pesta i piedi, ti spinge, ti da gomitate, mentre tu sogni ancora il tuo letto caldo che hai dovuto ingiustamente lasciare troppo presto e ripensi che fino ad un anno e mezzo fa c'era la mamma che ti portava la colazione a letto; quando vivi ogni giorno tutto questo, questa "tortura", come puoi non pensare che fare un figlio aumenterebbe il tasso di disarmonia del mondo?
Se per voi questo mi rende meno donna, allora sono meno donna, ma la verità è che io mi sento femmina tanto quanto tutte voi, e forse un po' più femminista, perché non relego il mio essere donna alla riproduzione. Non sono femmina perché sono madre, sono femmina perché ho un utero, e col mio utero ci faccio quello che voglio.
 

martedì 17 marzo 2015

Ogni scarraffone è bell'a mmamma soia!


C'è chi li ama, chi non può resistere alle loro voci angeliche e chi invece non li sopporta, e poi ci sono io, che li evito come la peste e ho anche un po' di paura: sto parlando dei bambini. Specialmente quelli tra i 6 e i 12 anni. Ho difficoltà ad interagire con loro, ho estrema difficoltà a metterli a loro agio, perché in fondo non sono neppure io a mio agio quando ho a che fare con loro. Ho una ritrosia naturale che mi spinge a stare loro lontana...almeno quando posso. E sui mezzi pubblici, quando sono belli pieni e belli gonfi, non posso. E non c'è lunedì o martedì mattina in cui non ci sia una fantastica (leggasi "fantastica" in modo chiaramente sarcastico) scolaresca sul mio stesso bus, o sul mio stesso vagone della metro, o sul mio stesso tram.
E così, quando sento il primo "Maessstraaaaa...qual è la nostra fermataaaaaa?" ho un brivido lungo la schiena ed inizio a sudare. 
Cerco irrimediabilmente di spostarmi dall'altra parte del mezzo, ma non ho via di scampo. 
E capita sempre che sono in ritardo, e che loro scendono alla mia stessa fermata. La maestra, da brava educatrice quali è, li fa mettere in fila a due a due... e potrei perfino apprezzare l'educazione dei bambini che rispettosamente si mettono a due a due, se non fosse che ovviamente la fila a due a due la fanno davanti a me, e non si separano per nulla al mondo, quasi fossero attaccati con SARATOGA, IL SILICONE SIGILLANTE (Brava Giovanna, brava!).
E così mi fanno inciampare, sbattere, fare il giro del mondo in cinque secondi, pur di superarli e riuscire ad andare all'altra fermata prima che arrivi l'altro mezzo che devo prendere. 
Quando penso di avercela fatta e aver superato la catena di sant'Antonio, peggio mi sento: al posto della scolaresca c'è la classe di liceo in gita d'istruzione. Vorrei morire.
Li guardo nella loro beata ignoranza. Li sento, masticare schifosamente chewingum e provarci l'un con l'altro, anche se in confronto Gollum è un bell'uomo.
Ormoni a mille, deficienza ad un milione! 
Anche loro, quasi sempre, scendono alla mia stessa fermata sempre dopo la classica frase di rito: "Professoreeeeeè, ma quanno se scenne?!?"
Che mi fanno davvero sentire la mancanza dei bambini, perchè crescendo hanno perso il senso della decenza, dell'educazione e anche della lingua italiana. Scendono in maniera scoordinata, spintonandosi tra di loro, e ovviamente, in mezzo, povera me, ci sono anche io, che riesco per un pelo a sopravvivere in quel turbine di ormoni e brufoli.
E poi, una volta che sono salva, seduta alla mia scrivania, mi chiedo: ma anche io ero così odiosa da bambina e deficiente da adolescente?