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venerdì 7 agosto 2015

Si chiude in bellezza... o no?


Ebbene si, anche per me è arrivato l'ultimo giorno di lavoro (fino a settembre almeno, incrociando le dita) e quindi anche per me, ieri, c'è stata l'ultima avventura sui mezzi pubblici. Un'avventura faticosa, visto che mi sono ritrovata inaspettatamente a dover trasportare un personal computer a mano, senza neanche una bustina. E per altro, subito dopo averlo usato, e quindi con una temperatura intorno ai 40° C. E non che fuori ce ne fossero meno. Insomma, ho cominciato a sudare ancora prima di uscire dall'ufficio con aria condizionata, solo per il pensiero di ciò che mi aspettasse. 
Ovviamente, visto che era l'ultimo giorno, il bus non passava, e non passava, e non passava, e non è passato per circa 45 minuti, durante i quali credo di aver perso qualcosa come due, tre kg di liquidi.
Mi sudavano pure le ciglia. Comunque salgo finalmente su questo cavolo di Autobus, giustamente pieno come non mai. Mi seggo e solo dopo mi ricordo che l'abbonamento mi è scaduto, così avrei dovuto fare il biglietto. Mi rialzo, sempre con borsa strapiena e computer in mano, che, su un autobus in movimento e strade orribilmente asfaltate con alternanza di sanpietrini, non è proprio il massimo, vado a fare il biglietto. Chi mi stava per fregare il tanto agognato posto capisce e per fortuna mi lascia risedere e così inizia la mia lunghissima tratta, fino alla stazione Trastevere dove il bus fa capolinea. Scendo pensando che per l'ultimo tratto (1 km circa) mi sarei presa un taxi. Ero distrutta, esaurita e veramente con pochissima autonomia (e non parlo della batteria del cellulare, ma di quella del mio cervello). Così scendo dall'autobus, che si ferma decisamente lontano dagli unici due taxi che avevo visto, ci penso un attimo su e mi dico che è davvero stupido prendere un taxi per 4 fermate di autobus, che era uno spreco di soldi visto che avevo già timbrato il biglietto. Così vado all'ennesima fermata, aspetto l'ennesimo autobus, che finalmente arriva, e salgo su. Autobus strapieno, io sempre con quel cavolo di computer da portare a mano e difficoltà immani nel tenermi. Vedo un posto, ma sento un urlo. Una signora che si sposta di corsa. Mi giro e vedo un anziano, sicuramente con qualche problema, e la faccia di colore fucsia, che aggredisce un altro anziano, con altrettanti problemi, che non riesce nemmeno a rispondergli e tenta di evitarlo, andandosi a sedere. Il primo, da adesso "il tipo aggressivo", gli va addosso, sollevandosi in un calcio che neppure il più grande maestro di taekwondo del mondo sarebbe stato capace di dare. Gli altri fermano il tipo aggressivo, tirandolo giù, mentre il tipo remissivo cercava di alzarsi e scappare. Quando l'altro scende, l'altro, il tipo remissivo, quello aggressivo borbotta. Tutti pensavamo che sarebbe finita li, e invece il tipo aggressivo decide che non gli era bastata. Scende dall'autobus ed insegue il tipo remissivo iniziando a portare altri due tre cazzotti. Si immischiano gli uomini della fermata e, giustamente, interviene l'autista che si prende un bel cazzotto anche lui. Sembra si riesca a sedare la rissa, l'autista sale, io salgo, la gente si sistema, i due restano giù. Partiamo e in lontananza vedo il tipo aggressivo che insegue ancora quello remissivo. Ragazzi, ci mancava solo che mi prendessi un cazzotto pure io per finire la traversata di DUE ORE nel traffico di Roma per tornare a casa. Ma alla fine, con un computer in mano e tantissimo sudore addosso, ce l'ho fatta, sono arrivata e SONO IN VACANZA.


mercoledì 22 luglio 2015

Come in un film...

 
Ci sono dei film a cui tutti siamo legati in modo più o meno particolare e poi ci sono quelle scene indimenticabili, che ci restano nella memoria in modo permanente e costante, che ogni tanto vorremmo vivere sul serio, che magari ci troviamo a citare in alcune particolari situazioni. E poi ci sono quelle cose che fanno nei film e che abbiamo sempre desiderato fare nella vita, tipo: ordinare un martini con l'oliva e berlo d'un colpo senza morire; ubriacarsi e svegliarsi il mattino dopo perfettamente in ordine con i capelli solo un po' fuori posto ma che stanno comunque dannatamente bene e avere l'alito all'acqua di rose così che il nostro partner, rigorosamente un gran figo, non abbia il voltastomaco a baciarci; oppure ancora la famosissima scena del luna park in cui il tuo partner riesce a prendere il peluche più grosso tra quelli disponibili.. io non avrò mai il peluche più grosso! Ma tra tutte c'era una cosa, che sembrerà stupidissima, perché in fondo lo è, che ho sempre desiderato fare e che, in una città come Palermo, risultava pressocchè impossibile. Questa cosa è allungare la mano e gridare "taxi", con il taxi che si ferma e ti fa salire.
Ho sempre desiderato chiamare un taxi al volo, in qualsiasi punto della città mi trovassi e semplicemente allungando una mano.
 
Ebbene ieri, nel caldo torrido che per ora c'è a Roma, mi preparavo a fare la mia traversata sui mezzi pubblici. Non appena faccio 30 metri fuori dal posto in cui lavoro, all'incrocio tra la via principale e la traversa in cui si trova il mio ufficio, mi trovo davanti una macchina ferma e "perfettamente" posteggiata sulle rotaie del Tram con una quantità di gente, compreso poliziotto con taccuino, che commentava e soprattutto si lamentava, visto che non sarebbe potuta tornare a casa (o ovunque stesse andando) all'orario previsto... Dentro di me ho pensato "vabbè ma sicuramente ora chiamano un carro attrezzi e passa". Con questo pensiero arrivo alla fermata successiva e vedo una quantità di gente indicibile, tutta all'ombra e morta di caldo. Così chiedo "aspettate da molto", eh si...aspettavano da circa un'ora. Ora, io capisco che Roma sia grande, ma non crederò mai che ci voglia un'ora per spostare una macchina dai binari di un tram. Impaziente aspetto i miei primi dieci minuti, mi sciolgo lentamente nel frattempo, gocciolo da ogni parte del corpo. Passa un carro attrezzi; "eccolo" mi dico, e invece no! Gira dall'altra parte. A quel punto mi vedo persa. Non ce l'avrei fatta a tornare un'altra volta a casa con due ore di ritardo, così inizio a puntare i taxi, tutti quelli che vedevo, in andata ed in ritorno, ma erano tutti pieni. Poi ne vedo uno, fa scendere un signore e gira nella mia direzione. Confesso una certa emozione nell'averlo visto muoversi verso di me e nel pensiero che l'avrei fermato esattamente come nei film che tante volte ho visto. Così allungo la mano e... "Taxi!" era li, per me, si è fermato.

Non ci potevo credere. Per fortuna il caldo nascondeva un sicuro rossore che doveva avermi preso il viso per l'emozione. Salgo sul taxi, sentendomi una vera donna in carriera, molto aristocratica, e pago i miei bei 7 euro per due kilometri circa, forse di meno, forse di più, fino alla metropolitana. E' stato bello, quasi quasi mi sarei fatta lasciare a casa, solo che 50 euro erano un po' troppi. Però ho realizzato un sogno, non c'è che dire!
 

giovedì 14 maggio 2015

Quello che non sopporto...

Lasciandomi ispirare dal film "un fidanzato per mia moglie" oggi inauguro una nuova rubrica: "quello che non sopporto..."
Ne avete già avuto un assaggio nei vecchi post dove periodicamente stilavo classifiche ma qui, stavolta, lasciandomi ispirare da ciò che mi ricorda, andrò a ruota libera, senza dare spiegazioni di sorta.
Ad esempio, non sopporto quelli che non portano la barba, ma si lasciano un triangolino di pelo nell'incavo tra labbro inferiore e mento. Che senso ha? Mi verrebbe voglia di staccarlo con un solo colpo di pinza. Oppure non sopporto quelli che scendono dall'autobus e anziché proseguire per fare scorrere il flusso, si fermano li, subito, a riflettere. Si guardano intorno, mani ai fianchi, con aria spaesata. Ma vi costa così tanto fermarvi a riflettere sul senso della vita qualche metro più in la? Poi non sopporto quelle coi ciuffi di capelli davanti agli occhi incastrati tra gli occhiali. Mi viene prurito, mi comincio a spostare i capelli io e non capisco come fanno a continuare a leggere senza scomporsi o infastidirsi minimamente. Non sopporto quelli con la pelata ed il codino, non sopporto quelli che masticano le chewin-gum con le labbra aperte e fanno i palloncini dentro la bocca.
Proprio non sopporto quelli che sbagliano il congiuntivo. Qualcuno mi ha detto "ma è normale sbagliarlo, è troppo difficile". Ma perché ? Il condizionale è facile? E poi, lo dice la parola stessa "condizionale", quindi che ce lo ficchi a fare in una ipotetica? Ok, lo ammetto: la lingua italiana è complicata, però dai, io amo il congiuntivo.
Non sopporto quelli che mettono le cuffie per ascoltare la musica, ma tengono un volume talmente alto che li senti pure se stai seduta fuori dall'autobus e ti sembra di stare in discoteca. A sto punto, mettila senza cuffie e balliamo tutti assieme, no?
Non sopporto la musica napoletana neomelodica, e ancora meno sopporto chi la ascolta e la canta, vantandosene.
Non sopporto le donne coi baffi o coi peli sotto le ascelle, proprio mi fanno sentire male e non sopporto quelli che ti dicono "se va avanti"...spingendo, quando davanti è palese che non puoi andare a meno che non fai anche tu la cafona e spingi. Ma a questi ultimi rispondo con facilità. Li faccio passare e gli dico "signora guardi, spinga lei la signora davanti, così se li prende lei gli insulti." Si, "signora", perché quasi sempre le più cafone sono proprio le donne, mentre nei maschi ho potuto notare ancora un certo livello di cavalleria, seppur non eccessivo, ma presente.
Non sopporto quelli che leggono bisbigliando. Perché devi bisbigliare? Le parole le vedi, a che serve ripeterle? A chi lo vuoi fare sentire?
Ma eccomi, sono arrivata a destinazione, ho smesso di guardarmi intorno e di avere fonti di ispirazione, quindi, alla prossima puntata.

martedì 12 maggio 2015

L'amore al tempo dei mezzi pubblici...

La ragazza sussurra all'auricolare, lamentandosi delle urla di lui, rimproverandogli un appuntamento mancato e chiudendo la telefonata bruscamente. Resta col broncio per tutto il pezzo di tragitto in cui ho la possibilità di vederla. A quel punto scendo, cambio bus, alla fermata c'è un uomo. Ha un vecchio cellulare, di quelli con lo schermo ancora in bianco e nero che non mandano neanche gli MMS, e si lamenta. Si lamenta con sua moglie, la rimprovera, la rimprovera perfino della sua stessa stanchezza. Io entro nelle loro vite solo per poco, perché poi il mio autobus passa. Salgo, mi siedo, di fronte a me un uomo sulla settantina, con cappello e un bel sorriso allegro sul volto. L'allegria nelle mattine in cui si va a lavorare, e soprattutto sui mezzi pubblici, è cosa rara, la trovo nelle scolaresche, ma mi irritano, la trovo negli innamorati, ma quando cominciano a baciarsi producendo rumori salivari, il mio fastidio diventa eccessivo e sono costretta ad andarmene. Così, di rado, la trovo in un uomo che non mi dia fastidio, e, in lui, non mi dava fastidio. Prende il telefono, risponde, è la moglie. Il sorriso, stranamente, non muore. Lui alza la voce. Si, è un po' irritante quel suo urlare, ma, d'altra parte, l'autobus sembra volersi del tutto smontare, i pezzi sbattono tra loro con una tale forza e producendo un tale casino, che sembra impossibile che restino attaccati e non ci crollino addosso.
In qualche modo, quindi, deve pur farsi sentire. E' ammissibile che sia un po' sordo, vista l'età, ma questo non lo demoralizza, lui urla il suo amore, dice alla donna che ama di stare serena, che sta sull'autobus e che, di qualsiasi cosa si trattasse, sarebbe andato tutto bene. La consola, la rassicura... non avevo nulla da dire, un uomo sereno che ama la moglie, nonostante l'età; mi fa sorridere, mi rende compiaciuta, ma poi mi rabbuio; penso che magari non ho capito nulla, magari è un bastardo al telefono con l'amante più giovane. Ma no, il mio istinto mi dice di no, la sua faccia non era quella di un uomo che stava commettendo un misfatto, era quella di un uomo sereno, gradevole, in pace col mondo al punto che non sapeva neanche che autobus avesse preso. Me lo domanda e poi torna al telefono. Continuo ad ascoltarlo, seppur il mio capo sia chino su un libro, ma ad un certo punto sobbalzo, sono costretta a sollevare il viso, per brevi secondi, un attimo, perché non voglio imbarazzarlo, voglio che continui: lui canta. "Dammi il tuo amore, non chiedermi niente e dimmi che, hai bisogno di me. Tu sei sempre mia, anche quando vado via, tu sei l'unica donna per me". Gliela canta tutta, e solo dopo, soddisfatto, con un ampio sorriso sulle labbra, si alza e se ne va. Nessuna vergogna ho potuto scorgere in lui. Il coraggio di amare a voce alta. Meraviglioso. Con quella poca dose di allegria, in un mattino caldo e nevrotico, sono andata avanti, scesa dall'autobus ed entrata in metropolitana. Riesco a sedermi, non troppo dopo essere salita, e mi posso godere ciò che mi capita intorno. Vociare lento, sommesso, nessuno che urla. Com'è possibile? In verità, nulla di strano, quando l'età scende, la voce diminuisce e a muoversi sono le dita. L'amore, i tradimenti, avvengono tramite messaggio. Così vedo lei sorridere mentre scrive, butto l'occhio alla mia sinistra, ma non riesco a leggere, vedo un cuoricino, poi cambia chat, il viso cambia, la velocità con cui scrive cambia, uno dei due era il suo amore, l'altro sicuramente il suo peso.
Perché gli esseri umani si complichino così tanto la vita non lo capirò mai. Perché non seguire semplicemente il cuore invece di soffrire e far soffrire gli altri? Esco.
Mi passano accanto come una furia, riesco a mala pena ad accorgermene, poi guardo in avanti. Lui, alto e slanciato, la insegue, lei, bassa e bruttina, fugge. L'amore è proprio cieco e, a volte, anche parecchio stronzo. Chissà che aveva combinato lui, ma a noi donne piace essere inseguite, solo che in una metropolitana si rischia di sfuggire per l'ultima volta. E l'amore, in questo caso, diventa stupidità.

 

lunedì 20 aprile 2015

Quanto sei bella Roma...


Non è solo un modo di dire, o una leggenda anni '60. Roma è veramente una città d'incanto. Coi suoi pro, e coi suoi contro. Ma è indubbia ed oggettiva la bellezza di questa città.
E oggi vi racconterò la Roma che si scopre prendendo ogni giorno i mezzi pubblici.
Perché è facile dire "prendere un autobus è fastidioso ovunque"... non è vero, prendere un autobus allo zen di Palermo, non è sicuramente come prendere un autobus che attraversa il centro di Roma.

Per qualche tempo ho preso un tram che per portarmi da casa a lavoro attraversava l'intera città. La sua fermata si trova a Piazza Porta San Paolo...che potrebbe anche essere una piazza come molte altre, se non fosse che arrivando, sulla destra, si trova una piramide

Ma non una piramide, fatta tanto per... è una vera e propria tomba, fatta tra il 18 e il 12 a.c. per Caio Cestio. A quei tempi, essendo l'Egitto divenuto provincia romana, andava evidentemente di moda... E non è proprio piccolina.
In quale altra città puoi tuffarti così nella cultura egiziana, semplicemente andando a prendere un tram o la metro? 
Ve lo dico io, in nessuna....certo, a meno che per voi non sia da ritenersi piramide anche quella di vetro del Louvre a Parigi. Ma io ne dubito.

Salendo sul tram, e trovando un bel posto lato finestrino, sperando che intorno o vicino non ci sia nessuno che puzzi o faccia rumori molesti, ci si gode la vista del Colosseo. 
Non so voi, ma a me emoziona sempre, soprattutto la sera, quando è tutto acceso. Ahimè ancora non sono riuscita ad entrarvi, ma non mancherò. E, ad ogni modo, vederlo rendeva l'attesa di raggiungere casa, meno spiacevole del solito.
Guardarlo mi immerge automaticamente in quell'epoca,
Come si fa a non innamorarsene ad ogni sguardo?

Il problema di Roma, se problema si vuole chiamare, è che i monumenti non finiscono mai. Superando il colosseo, ho pensato "adesso posso anche distrarmi"... e invece mi sono ritrovata poco dopo ad ammirare San Giovanni.
Ragazzi, non si parla mica di una chiesetta di paese, eh. Per intero il nome della Basilica di San Giovanni sarebbe: La Sacrosanta Cattedrale Papale Arcibasilica Romana Maggiore del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista del Laterano, madre e capo di tutte le chiese della Città e del Mondo.
Non proprio un nomignolo da nulla insomma, che semplicemente pronunciandolo sembra di poter sentire addosso lo sguardo di Dio.
Come se non bastasse il nome, a renderla importante ed imponente al tempo stesso, è la prima delle quattro basiliche papali maggiori e la più antica ed importante basilica d'Occidente.
Mica pizza e fichi, ma insomma, anche se non sapessi queste cose, passando li davanti ogni mattina, non puoi non ammirarla in tutta la sua maestosità. 

Subito di fianco c'è Porta Maggiore, una delle porte delle mura aureliane dove convergevano otto degli undici acquedotti che portavano l'acqua in città. Tutto intorno è ricco di monumenti e antichità, oltre ad una "basilica sotterranea". Come non incuriosirsi? 

Anche se ciò che c'è dopo non risulta importante o imponente come i monumenti visti fino a quel momento, tutto di Roma ti spinge a guardarla, a non distrarti mai, ad ammirare le sue ville, le sue colonne sparse un po' ovunque. Non c'è una zona di Roma che non ti faccia pensare a ciò che un tempo era questa città. La culla del mondo, l'origine della nostra civiltà...quella che qualcuno sembra voler distruggere. E ogni volta che la guardi, t'innamori.

venerdì 10 aprile 2015

In questo mondo di matti...

Ogni quartiere di norma, ha il suo pazzo. Tuttavia, non so se lo sapete, ma a Roma i quartieri sono un pò grandetti, quindi il numero di pazzi per metro quadrato aumenta in modo indescrivibile. Giustamente ai pazzi non viene data la patente (e ringraziando il cielo aggiungerei), quindi sono costretti a prendere i mezzi pubblici. I mezzi pubblici risultano quindi il luogo migliore per studi approfonditi di psichiatria, o anche solo per ammirare le variabili folli del genere umano.
Di seguito vi stilerò la lista dei 5 migliori pazzi che ho incontrato da quando prendo i mezzi pubblici.

La classifica è in ordine di gradimento, dunque partirà dalla numero 5:


5)  La signora anziana che fa le smorfie: probabilmente non si era resa conto di essere da sola sul bus, quindi continuava a fare le facce in risposta a qualche discorso immaginario che sentiva nella sua testa. Annuiva, e dissentiva, sollevava gli occhi al cielo e scuoteva il capo. La tentazione di chiederle "cosa c'è che non va?" è stata piuttosto forte, ma sono riuscita a trattenermi (sia mai che poi si fosse messa a raccontare la sua discussione mentale per filo e per segno a me)


4) Lo xenofobo: era veramente furioso, lui, che si dichiarava romano e non italiano. Solo Romano de Roma. Era arrabbiatissimo con i poveri Russi, Ucraini e Rumeni. Li chiamava zingari e zozzi e lo urlava ai quattro venti. Quando una signora gli si è avvicinata per dirgli che lei era russa, è rimasto spiazzato. Ha detto "mo che faccio?", ha fatto quello che avrebbero fatto tutti i pazzi: fingersi tollerante. Ha detto che chiaramente la signora, tanto carina e gradevole, faceva eccezione. Lui ce l'aveva con quelli che appendevano e staccavano (non ho trovato traduzione chiara) e che sporcavano la città. Zingari: russi ucraini e rumeni. 

Una volta finito lo sfogo con gli stranieri dell'est, doveva trovare qualcos'altro da fare lungo il percorso da Piramide a Stazione Trastevere, così si è immischiato nel discorso tra due uomini, uno dei quali aveva avuto dei problemi con la vodafone perchè si era trovato senza soldi dopo la ricarica. Così lo xenofobo, grande esperto anche di telefonia, ha cominciato a consigliare all'uomo di chiamare il servizio clienti al numero 4equalcosa. L'uomo ha risposto che lo aveva già fatto, ma a quanto pare il pazzo oltre ad essere xenofobo era anche un pò sordo e/o rincoglionito. Quindi ha continuato ad insistere di chiamare il numero e l'uomo ad insistere che gli aveva già detto di averlo già fatto. Quando ha capito che l'uomo "sano" stava per picchiarlo ha finalmente desistito. Era circa la 40esima volta che ripetevano lo stesso discorso. Io sono stata salvata dalla fermata, l'uomo non saprei.

3) L'incazzato cronico: abbastanza giustificabile. Chi non è incazzato di prima mattina? Tuttavia quasi tutti hanno quantomeno la decenza di trattenersi. Lui no. Dopo aver urlato in faccia al suonatore di fisarmonica che aveva "rotto il cazzo con quella musica di merda" (cit.) se l'è presa con una signora che non riusciva a scendere perchè la porta del tram era guasta, dicendole "che era una idiota perchè ancora non eravamo arrivati alla fermata" (cit) venendo smentito dall'apertura di tutte le altre sessantordici porte. 


2) L'appassionato di calcio (tedesco): purtroppo in questo caso si trattava di un ragazzo. E quando sono i giovani a soffrire di certi disturbi, piange sempre un pò il cuore. Ad ogni modo questo ragazzo salito sul bus urlava verso un uomo di essere fiero della sua Juventus, e di tifare anche per il Bayern Monaco, perchè suo padre è tedesco e lui ama i tedeschi, soprattutto i calciatori tedeschi. Diceva che la sua finale dei sogni sarebbe stata Juventus contro Bayern e che una Juventus con calciatori solo tedeschi sarebbe stato il suo sogno ancora più grande. Ero convinta che l'uomo con cui si stesse intrattenendo fosse un suo conoscente, purtroppo non era così. L'uomo infatti è arrivato alla sua fermata, è sceso e il ragazzo ha trovato una nuova vittima sacrificale, prima coinvolgendo un pò tutti, finchè non avesse scorto lo sguardo curioso di qualcuno e si fosse concentrato su quella povera vittima. Che per fortuna, non ero io.


1) Per gli amici "poraccia": una signora sulla quarantina, con evidenti problemi di alimentazione oltre che di mente. E' ormai una creatura mitologica, avvistarla nella metropolitana è un evento da filmare per i posteri. Sporca ed incredibilmente magra. Viene da chiedersi dove trova la forza per gridare a quel modo. Si, perchè la signora "poraccia" ha una passione, ovvero quella di gridare in faccia alla gente. E la sua frase più in voga è "ce l'hai na moneta?!" "Signora, una moneta" . Ogni tanto urla anche "mi fate mangiare?!?". Quando la signora le ha proposto di andare alla caritas si è sentita colta in fallo, ha detto che i soldi non le servono mica solo per mangiare, c'ha da fare le sue cose...eh, magari avrà pure ragione, ma se hai fame intanto mangi, no? Dopo averle fatto notare la cosa l'ultima frase è stata ufficialmente abolita. Confesso che di questa signora ho avuto un pò paura quando è toccato a me, per questo si è meritata il primo posto.




mercoledì 25 marzo 2015

Cuore, batticuore... Mi è sembrato disentire "controllore" "controllore"

Nanaah.... Nanananaaah... 
In realtà c'è ben poco da cantare, anche se a qualcuno la botta d'adrenalina e la tachicardia potrebbero anche piacere!
Oggi infatti vi racconterò di come ho scoperto che timbrando il biglietto sull'autobus poi non dovevo farne uno nuovo in metropolitana.
Se pensate che sia stupida ricordatevi però che vengo da Palermo e li non ci sono i tornelli per entrare in metropolitana, anzi, non c'è neanche la metropolitana se proprio la vogliamo dire tutta.
Tornando al fatto, era una delle mie solite mattine, cielo sereno, e tutto in regola. Come di consueto, mi trovavo sull'autobus che dal Ministero mi porta alla mia fermata della metropolitana, con il biglietto non ancora timbrato chiaramente. Ero, come sempre, in posizione tattica, vicina alla macchinetta per timbrare il biglietto, sempre prontamente a portata di mano, e vicino al finestrino che dava sulla fermata. 
Ad un certo punto, in lontananza vedo due uomini vestiti uguali in quella che evidentemente era una divisa. Ho cominciato a tremare, a sudare freddo e a soffrire: mancava una sola fermata prima della metropolitana e dovevo bruciare 1,50 € di biglietto. Mi piangeva il cuore, ma, se non l'avessi fatto, a piangere sarebbero state le mie tasche. Così prontamente allungo la mano e timbro, un attimo dopo l'autobus si ferma e salgono due graziosissimi netturbini, che io, non so come, avevo scambiato per i controllori. 
La tachicardia c'ha messo un pò a svanire, anche perchè a quel punto avevo in mente di imbrogliare alla metropolitana e passare con qualcuno, senza fare il biglietto, tanto avevo quello appena timbrato.
In ogni caso, mentre facevo i miei piani diabolici, mi sentivo una vera idiota per aver scambiato netturbini con controllori ed essermi fatta prendere totalmente dal panico, ma avevo deciso di non rinunciare alla mia clandestinità.
Chi mi conosce sa quanto in realtà io non sappia essere "avventurosa" o "impavida". Sono una persona piuttosto semplice e amo le cose fatte bene e in regola, arrivo puntuale, o se possibile in anticipo, odio fare aspettare e soprattutto odio gli imbrogli. A questo si aggiunge il fatto che sono per natura maldestra. Fate due più due e immaginatevi come avrei potuto fare a passare dai tornelli senza usare il biglietto.
Ed infatti non è successo: arrivata al tornello, la gente che ero intenzionata a seguire per passare velocemente senza il biglietto, andava troppo svelta. Non facevo neanche in tempo a puntare qualcuno che questi era già dall'altra parte. 
Così, pregando che per qualche malsano guasto il tornello mi facesse passare lo stesso, ho infilato il biglietto già obliterato sul bus e ***MAGIA*** la spia si è accesa di verde ed il passaggio si è aperto, facendomi entrare in metropolitana. 
Ero così esaltata e convinta di aver fregato le istituzioni, così sicura di aver scoperto un bug del quale poter approfittare, che, parlando sottovoce, ho chiamato il mio fidanzato. 
Questi, forse perchè non lo sapeva neanche lui, o forse perchè non voleva rovinare quel mio momento adrenalinico e avventuroso, non mi ha detto nulla del fatto che il biglietto timbrato sul bus può essere usato per una singola corsa in metropolitana (entro l'orario stabilito dalla prima timbratura).
Quindi sono rimasta convinta di questo fin quando, davanti ad amici, il mio fidanzato non mi ha chiesto di raccontare la mia avventura, e così ogni mio sogno di complotto e spionaggio è andato in frantumi. I miei amici con un sorriso mi hanno fatto presente che è normale, e che potevo sempre fare il biglietto prima di salire in metro.
Da quel momento è finito il mio brivido. Non provo più il timore di essere scoperta e non c'è più nulla di avventuroso nel mio affrontare il cammino da casa a lavoro ogni mattina, se non consideriamo ovviamente le scolaresche, le puzze, la gente vestita di merda e quelli che mi guardano male, masticando chewingum nel mio orecchio. Niente, adesso faccio il biglietto subito e mi seggo, tranquilla e serena, aspettando solo di raggiungere la mia fermata...che vita!






lunedì 23 marzo 2015

Uomo bastardo


Sui mezzi pubblici ti capita anche di sentire storie e rivederti in quelle storie. A volte ti viene voglia di dare consigli, a volte semplicemente ripensi a com'eri e a come non vorrai essere mai più. Oggi mi trovavo come di consueto sul tram 3, per percorrere l'ultimo tratto di strada che mi porta a lavoro, direzione Parioi. Davanti alla porta, distante, ma non così tanto da non essere sentita, c'era una ragazza. Stava praticamente appiccicata alle porte, nonostante ci fosse spazio, il tono sommesso e basso, quasi fastidioso. Ma c'era una cosa più fastidiosa ancora del suo tono di voce: stava supplicando la persona con cui era al telefono, un uomo. 

Sono riuscita perfino a sentire il nome, tante sono state le volte che l'ha ripetuto. Magari starete pensando che sono una che si fa i fatti altrui e, in un certo senso, è vero perché istintivamente ascolto, tuttavia sono gli altri che non si risparmiano di far sentire i fatti propri a tutti. Se parli su un tram sai di avere gente intorno, o no?

Ma torniamo alla ragazza e alla sua supplica. Avrei voluto gridarle di smetterla, avrei voluto dirle che più faceva così, più lo pregava, più lui si faceva grande e forte e sapendo di averla in pugno, di certo avrebbe continuato a farla soffrire, facendo nel frattempo quel che voleva. Ho pensato a quando anche io ero così, ormai dieci anni fa. 

Un passato quasi sepolto e dimenticato ma senza il quale sicuramente non sarei quella di adesso, per questo, sentendo quella ragazza, che non poteva essere molto più giovane di me, mi sono sentita grata e al tempo stesso arrabbiata con lei. Voi vi direte: perché con lei se lo stronzo è lui? Perché semplicemente se non ci fossero donne che si sottomettono a certi uomini, permettendogli di usarle e maltrattarle come più pare loro, questi porci sarebbero costretti a cambiare atteggiamento o a crepare da soli!


domenica 22 marzo 2015

Sindrome da crocerossina.

Sono convinta che la gente con certe doti ci nasca. L'essere geniale, l'essere artista e anche l'essere naturalmente portato a far del bene con chi è meno fortunato di noi. Per quanto io sia sensibile alle sofferenze altrui e, quando possibile, faccia l'elemosina o aiuti le vecchiette o i vecchietti a passare la strada, non ho mai avuto la propensione a fare del volontariato. Non è mai nato in me, cioè, il desiderio di vivere facendo qualcosa di buono per gli altri. Ci sarebbe da vergognarsi lo ammetto, ma sono tremendamente sincera quando dico che probabilmente dopo un giorno in Africa morirei di ogni malattia possibile o anche semplicemente di stenti.
Quindi il mio piccolo lo faccio nella vita di ogni giorno, quando riesco, perchè guardandomi intorno ammetto che vedere gente molto ricca e molto fortunata che non fa un cazzo mentre io che non ho guadagni stabili do qualche moneta ai mendicanti, mi fa potentemente girare le scatole.
Vi starete chiedendo: ma tutto questo cosa c'entra coi mezzi pubblici di Roma? Eh beh, c'entra e come, perchè non avete idea di quello che si vede la sopra.
E se, come vi dicevo l'altro giorno, si incontrano le fighette col risvoltino e la borsa di prada, si vede anche spesso gente disperata, o comunque dall'aspetto trascurato. E questa gente mi fa nascere il desiderio di aiutarli. 
Ho cominciato a portarmi dietro pacchetti di fazzolettini, da offrire a chiunque tiri su col naso. Penso che mi porterò dietro saponette, da offrire a quelli che puzzano. 
L'altro giorno c'era una signora con due occhiaie così scure che pensavo si fosse truccata al contrario. Timorosa che potesse effettivamente essere così, non le ho chiesto nulla seppur fossi pronta ad offrirle il mio correttore e un corso di trucco mattutino.
C'è anche chi non riesce ad accoppiare due colori addosso, che mette il rosso arancio, con il celeste pastello. O il giallo evidenziatore con il rosa fucsia. In quei casi, mi piangono gli occhi e vorrei offrire delle mascherine da saldatore in giro, ma non avendole a portata di mano penso sia più facile distribuire consigli sull'accoppiamento dei colori a quei poveri soggetti.
Ogni santa volta arrivo li vicino, ma appena scorgo la loro faccia soddisfatta mi sento in colpa e capisco che quella gente non ha bisogno d'aiuto, perchè in fondo è felice così, nel loro "tasciume" (non chiedetemi di tradurre questo termine, non ne sono capace, non è un semplice "mal vestito". Il tascio è tascio, e può essere definito tale anche solo per un taglio di capelli o per come parla e mastica la chewingum). 
Così ogni mattina parto armata di buoni propositi e tanta voglia di fare del bene. Alla fine sono pochi quelli che riesco effettivamente ad aiutare, perchè, tra puzza e rumori molesti, riesco a mala pena a scendere viva dal mezzo, ma come si suol dire "l'importante è il pensiero", no?

martedì 17 marzo 2015

Ogni scarraffone è bell'a mmamma soia!


C'è chi li ama, chi non può resistere alle loro voci angeliche e chi invece non li sopporta, e poi ci sono io, che li evito come la peste e ho anche un po' di paura: sto parlando dei bambini. Specialmente quelli tra i 6 e i 12 anni. Ho difficoltà ad interagire con loro, ho estrema difficoltà a metterli a loro agio, perché in fondo non sono neppure io a mio agio quando ho a che fare con loro. Ho una ritrosia naturale che mi spinge a stare loro lontana...almeno quando posso. E sui mezzi pubblici, quando sono belli pieni e belli gonfi, non posso. E non c'è lunedì o martedì mattina in cui non ci sia una fantastica (leggasi "fantastica" in modo chiaramente sarcastico) scolaresca sul mio stesso bus, o sul mio stesso vagone della metro, o sul mio stesso tram.
E così, quando sento il primo "Maessstraaaaa...qual è la nostra fermataaaaaa?" ho un brivido lungo la schiena ed inizio a sudare. 
Cerco irrimediabilmente di spostarmi dall'altra parte del mezzo, ma non ho via di scampo. 
E capita sempre che sono in ritardo, e che loro scendono alla mia stessa fermata. La maestra, da brava educatrice quali è, li fa mettere in fila a due a due... e potrei perfino apprezzare l'educazione dei bambini che rispettosamente si mettono a due a due, se non fosse che ovviamente la fila a due a due la fanno davanti a me, e non si separano per nulla al mondo, quasi fossero attaccati con SARATOGA, IL SILICONE SIGILLANTE (Brava Giovanna, brava!).
E così mi fanno inciampare, sbattere, fare il giro del mondo in cinque secondi, pur di superarli e riuscire ad andare all'altra fermata prima che arrivi l'altro mezzo che devo prendere. 
Quando penso di avercela fatta e aver superato la catena di sant'Antonio, peggio mi sento: al posto della scolaresca c'è la classe di liceo in gita d'istruzione. Vorrei morire.
Li guardo nella loro beata ignoranza. Li sento, masticare schifosamente chewingum e provarci l'un con l'altro, anche se in confronto Gollum è un bell'uomo.
Ormoni a mille, deficienza ad un milione! 
Anche loro, quasi sempre, scendono alla mia stessa fermata sempre dopo la classica frase di rito: "Professoreeeeeè, ma quanno se scenne?!?"
Che mi fanno davvero sentire la mancanza dei bambini, perchè crescendo hanno perso il senso della decenza, dell'educazione e anche della lingua italiana. Scendono in maniera scoordinata, spintonandosi tra di loro, e ovviamente, in mezzo, povera me, ci sono anche io, che riesco per un pelo a sopravvivere in quel turbine di ormoni e brufoli.
E poi, una volta che sono salva, seduta alla mia scrivania, mi chiedo: ma anche io ero così odiosa da bambina e deficiente da adolescente? 



sabato 14 marzo 2015

Venerdì 13.

Per alcuni il venerdì 13 è un giorno di sciagura, più del venerdì 17. Per me è semplicemente un venerdì come un altro, vado a lavoro, come ogni giorno. Se non sono troppo stanca la sera esco, ma di solito preferisco poi rilassarmi e restare a casa a guardare qualche film o qualche cosa in tv.
Per altri invece il venerdì è il terzultimo giorno della settimana e probabilmente aspettano la domenica per la famose pulizie... Lo so a cosa state pensando: anche voi aspettate la domenica, o più in generale il fine settimana per fare pulizie, anche io lo faccio. Il sabato è il giorno delle "lavatrici", la domenica invece delle pulizie di casa. 
Ma loro no, loro aspettano il fine settimana per pulire loro stessi, perchè è troppo faticoso farsi la doccia ogni mattina, e poi, c'è anche chi dice che lavarsi troppo fa male. Io invece dico, meglio ammalarsi che puzzare, perdinci!
E quindi se già normalmente la gente puzza, pensate il venerdì. Il venerdì puzza di più, puzza tantissimo, puzza da morire. 
Per quelli che ancora credono che ci sia "il giorno della doccia", il venerdì è il giorno della "puzza perfetta". 
Hanno accumulato sudore e sporcizia per cinque giorni, e non tutti (anzi quasi nessuno) fanno un lavoro per cui debbono stare seduti comodamente dietro una scrivania; si sono coricati nello stesso sudore e nella stessa sporcizia per cinque maledettissimi giorni! Arrivano il venerdì mattina fieri della loro puzza in metro e si appendono mostrando la loro aromatica ascella!
Io ci provo a tenermene lontana, ma sono ovunque, e quando riesco a distanziarmi e a sedermi, il "dottor Feto" mi si siede accanto!
Lo sconcerto è indescrivibile, ma più di quello sul mio viso si legge terrore puro, il terrore che sfiori i miei vestiti e che la sua puzza si attacchi addosso a me. 
Il panico si fa sempre più vivido, ma finalmente arriva la mia fermata! Finalmente... Insomma! Davanti a me c'è una quantità di gente indescrivibile, lenta, esausta e ovviamente puzzolente! E anche raggiungere la scala mobile è paragonabile ad una delle sette fatiche d'Ercole. Anzi è una delle sette fatiche di Giorgia

  • Arrivare in tempo alla prima fermata. 
  • Superare col tram il bus e riuscire a prenderlo alla seconda fermata. 
  • Riuscire a salire sulla metropolitana senza essere derubata, toccata, sfiorata e schifata. 
  • Riuscire a non picchiare qualcuno che mastica la chewingum nel mio orecchio.
  • Riuscire a non offrire il fazzolettino a tutti quelli che tirano su col naso. 
  • Riuscire a non farsi attaccare addosso la puzza d'ascelle e di piedi altrui. 
  • Riuscire a raggiungere la scala mobile ed uscire dalla metropolitana alla fermata Policlinico.
Di solito ci riesco, mi farò chiamare Ercolina.

Ah, quasi dimenticavo: auguro a tutti quelli che sono finalmente arrivati al fine settimana una buona doccia e soprattutto di perdere tutti gli autobus e i mezzi pubblici sui quali dovrò salire io, per il mio bene!