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domenica 1 novembre 2015

Quello che non sopporto...categorie umane!

Sono tornata. Ebbene si. Credevate che fossi diventata buona, eh? Che avessi sviluppato un profondo senso di tolleranza avendo ogni giorno a che fare con miriadi di folli categorie umane tutte diverse tra loro? E invece no, manco per niente, proprio per nulla. Ho scritto molti post facendo un elenco di quello che non sopporto, a volte ho fatto anche delle classifiche, ma mai prima d'ora mi sono semplicemente soffermata sulle categorie umane. Questo post probabilmente darà fastidio a molti, ma come si dice? Bene o male purchè se ne parli. E quindi eccomi qui ad affrontare quest'ennesimo punto dolente. Sui mezzi pubblici ti trovi a che fare con tutte le categorie che per questioni di vita avevi deciso di evitare come la peste. E il caso vuole che spesso te le ritrovi accanto, proprio ad un centimetro e, volente o nolente, devi comunque condividere con loro una parte del tuo tempo. Come fare? Direi che, citando un famoso monologo del film "La 25° ora" di Spike Lee, basta mandarli mentalmente a quel paese, parlando con sè stessi. Mandando a quel paese anche noi stessi, se necessario.

E allora comincio: a quel paese quelli che indossano le all star con il risvoltino ai jeans anche se fuori fanno -10°C e i pinguini ti fanno ciao un pò come le caprette di Heidi. A quel paese gli ignoranti presuntuosi, e quelli senza personalità che sono come l'acqua, si adattano al loro contenitore: se vanno con gli intellettuali, diventano intellettuali, se vanno con i drogati, magari iniziano a drogarsi, se vanno con i napoletani iniziano ad ascoltare Gigi d'Alessio oppure vanno coi metallari e, non avendo mai sentito una canzone metallara, il giorno dopo hanno capelli lunghi e unghie smaltate di nero. E poi, obiettivamente, i metallari... a quel paese li manderei talmente tante volte che tutto il post non mi basterebbe. Io li detesto proprio, la vita me ne ha dato ampio motivo. Detesto quel loro voler a tutti i costi tenere capelli lunghissimi anche se hanno una stempiatura da fare invidia a Maurizio Crozza, detesto il fatto che si sentano fighi con un trucco addosso che farebbe paura al killer di Profondo Rosso (per chi non l'avesse visto, lo consiglio veramente).
Detesto la loro costante convinzione di essere maestri di musica, anche quando magari non hanno mai sentito un pezzo di Chopin e non distinguono Mozart da Beethoven. E come i metallari detesto i Rapper, detesto i loro pantaloni calati fino alle ginocchia e le mutande di fuori, detesto il cappellino sempre presente a schiacciare una massa informe di capelli, detesto "Yo - Ya - Sorella". "Io non sono tua sorella, per fortuna non sono neanche una tua lontana cugina, altrimenti sai le botte."


A quel paese gli hipster, con tutti quei vestiti firmati e la barba lunga sei metri. Che cavolo, non siete Christian Goran, non gli somigliate neanche lontanamente e fate veramente cagare. 
A quel paese le ragazzine che a tredici anni si atteggiano come se ne avessero venticinque, vi vorrò vedere a venticinque, e divertirmi a vedervi rimpiangere gli anni più belli dell'adolescenza, persi per essere state troppo stupide e troppo, passatemi il termine, mignotte.
E allo stesso modo mando a quel paese quelle quarantenni, ma ancora peggio cinquantenni, che non si rassegnano all'età e continuano a comportarsi come se di anni ne avessero sedici e non avessero ancora scoperto che oltre alla passione iniziale c'è l'amore, e oltre all'amore l'affetto e la possibilità di una vita insieme. 


A quel paese ci mando anche i nerd incalliti, non quelli che sanno di essere nerd e si divertono ma sanno comunque quando è troppo, io quelli li apprezzo, e molti miei amici sono così; io dico a quel paese quei nerd che piuttosto che una bella ragazza scelgono un bel gioco della playstation, che anzichè divertirsi, quando fanno i cosplay, sono seri, perchè travestirsi con carta e cartone è una cosa seria e guai a te se li critichi. Manderei a quel paese in mille modi possibili quei nerd che si sentono fighi e che, in un locale già nerd di suo, si alzano e cominciano a ballare musica celtica, convinti di saperlo fare bene, ma in realtà fanno solo fare una figura di merda a te, che magari per una cattiva sorte, sei li nel loro stesso tavolo. Potrei continuare ancora a lungo, ad elencare le categorie umane, ma la verità è che io odio le categorie per definizione stessa. Perchè odio quelli omologati, odio quelli che apprezzano una cosa solo perchè va di moda. Questi, tutti questi, li mando allegramente a quel paese, tutti insieme.




martedì 22 settembre 2015

La Signora Ammazzatutti.

 
Sicuramente molti di voi avranno visto il famoso film "La Signora Ammazzatutti". Beh, per chi non l'ha visto, faccio un piccolo sunto:
Beverly Sutphin, irreprensibile madre di famiglia, tipica espressione della società perbenista statunitense, rivela una personalità chiaramente disturbata e psicopatica. Ossessionata dalla perfezione inizia ad eliminare sistematicamente le "pedine scomode" che le si frappongono, spinta da motivazioni banali. Riconosciuta da una vicina di casa, viene accusata e processata, diventando un fenomeno mediatico, ma incredibilmente riesce a farsi scagionare definitivamente, senza però arrestare la sua follia omicida.
(fonte Wikipedia).
 
Per farla breve, la Signora Ammazzatutti ha quelle che in Sicilia chiamiamo "fisime", e sono, naturalmente, portate all'esasperazione e alla follia.
Ma chi, di noi, non ha voluto almeno una volta nel suo più profondo e deviato subconscio, cedere alle proprie fisime? Alle proprie strane fissazioni? Beh ogni tanto mi piacerebbe poter gridare al mondo le mie fissazioni, criticare apertamente gli altri, dirgli che stanno sbagliando e sentirmi in pace con me stessa. Ecco magari non arriverò al desiderio di uccidere, come La Serial Mum del film, ma quanto meno di togliermi qualche soddisfazione, quello si. 
Fin da piccola ho avuto delle fisime, che, pensavo, sarebbero diminuite o scomparse con l'età. In realtà crescendo sono senza dubbio aumentate e, anzi, peggiorate laddove già presenti.
Ad esempio, e liberi di prendermi per pazza, io non mangio l'arancia se è sbucciata male. Non riesco a toccare il sale senza contorcermi per i brividi, non poggio mai la testa sui sedili dei treni; non riesco a stare a lungo al telefono: è una condanna, detesto parlare al telefono.
E poi ci sono delle fisime che sono venute con l'età: non riesco ad uscire se non ho la borsa accoppiata (come colore) alle scarpe. Porto sempre un foulard in borsa; ho sempre la pomata antizanzare e anche le pillole per il mal di gola. Non esco mai di casa senza soldi. A fine settembre non riesco più ad indossare le scarpe aperte, e soprattutto non indosso le scarpe aperte bianche.
Nel famoso film su citato, la Signora Ammazzatutti prende di mira un giudice donna che, durante il suo processo, si reca in aula per due volte di fila con le scarpe bianche. Cosa sbagliatissima secondo i canoni della moda e del buon costume. Io mi sento un po' come lei quando a fine settembre salgo sui mezzi pubblici e, in giornate in cui già fa freschino, come oggi, trovo gente coi sandali bianchi e i vestitini di lino.
Sui mezzi pubblici si vede proprio di tutto, e se un po' la cosa mi piace, dall'altro mi fa proprio innervosire.
Tuttavia, come dicevo prima, non sono una pazza assassina, e quindi il nervoso scema in fretta senza portarmi alla follia... sperando non sia solo una questione di tempo.
 
 

domenica 6 settembre 2015

Il gusto dell'orrido...


Se si vuole scoprire cosa va di moda, beh, bisogna sicuramente andare sui mezzi pubblici. Li, in quel magico mondo multietnico, si vede di tutto, il problema è che non sempre ciò che si vede è bello. Anzi, spesso è veramente ridicolo. Quindi... forse sarebbe meglio riformulare: se si vuole scoprire cosa va di moda nel mondo kitsch, bisogna andare sui mezzi pubblici. Anche se la parola che io preferisco e che meglio descrive ciò che vedo continuamente andando e tornando da lavoro è "tascio". Credetemi, è un peccato che i non siciliani non riescano a comprendere completamente il significato di tascio, perchè è una parola bellissima, che può essere usata con diverse sfaccettature, che variano dal modo di vestire, al modo di parlare, al modo di porsi, alla capigliatura e anche ad una cosa. Ora, per farvi capire il tascio, vi farò qualche esempio di ciò che in questi giorni mi ritrovo a vedere andando sui mezzi pubblici. La prima cosa è il sandalo che andava di moda quest'estate. Un remake dei sandali da scogli che usavo quando avevo 5 anni e che non sono mai stati gradevoli. 
Sono veramente una mostruosità e io non riesco ad immaginare come ad una donna possa venire in mente di indossarle. Perchè si, posso capire una ragazzina di tredici anni con indosso questo obbrobrio, perchè a tredici anni, vuoi solo essere alla moda, vuoi fare quello che fanno le tue amiche, vuoi sentirti grande e ci può stare; d'altra parte io, a tredici anni, ho fatto carte false, comprandomi di nascosto le scarpe da tennis con la zeppona solo perchè si usavano (era il periodo delle Spice Girls). Ma io ero convinta seriamente che fossero fichissime. Se ci penso ancora ad esso mi sento veramente ridicola. Mi faccio tristezza da sola, ma a tredici anni tutto è concesso. 
Quello che non posso capire è come ad una donna, dai 20 anni in sù, possa venire in mentre di comprarsi e, peggio, indossare una cosa del genere, che oltre tutto, saranno scomodissime, già immagino la puzza. Perchè il piede, con 40° all'ombra, avvolto da gomma nera, suda, soffre, urla pietà. 
Ma andiamo avanti, perchè al peggio non c'è mai fine. Vi ricordate che negli anni 90 c'era il walkman? Io adoravo il walkman, ma quello che mi faceva schifo era indossare le cuffie, che mi schiacciavano i capelli e mi facevano sentire ridicola. Fortunatamente inventarono gli auricolari: meravigliosi, piccoli, il suono entrava nelle orecchie e ti isolava dal mondo. 
Tuttavia alla gente piace essere tasci, e così, siccome fare i dj fa fico, la gente ha cominciato a sentirsi dj anche solo ascoltando la musica del telefono, e quello che si vede in giro è gente quasi nascosta dall'enormità delle cuffie. Che l'effetto è del tutto simile a quello dei copri orecchie da sonno.
Ma poi ci sono quelle perle, quelle perle rare che ti rallegrano la giornata. Per quella di questo post devo ringraziare la mia amica Ambra che come me viaggia sui mezzi pubblici. 
Perché, signori, se la cover a specchio delle mie brame che vi ho mostrato in un altro post era perfetto per spiegarvi il significato di tascio,  i calzini con le orecchie sono assolutamente perfetti per farvi capire fino a che livello può arrivare l'idiozia umana! 

sabato 1 agosto 2015

Della serie... non ci posso credere!

Sui mezzi pubblici, ne converrete con me, se ne vedono di cotte e di crude. Ho già fatto, infatti, la classifica delle cose (e persone) più strane, ma la verità è che dovrebbe essere continuamente aggiornata perché man mano che vado avanti, prendendo ogni giorno i mezzi, le cose assurde con cui mi trovo ad aver a che fare aumentano. Vorrei documentarle tutte ma per alcune dovrete semplicemente credermi sulla fiducia, come per il tipo non sessualmente identificato che aveva tre orologi, due a destra e uno a sinistra e leggeva un libro con tante vagine disegnate. Sicuramente si trattava di ginecologia, ma confesso che, guardando questa creatura mitologica, probabilmente donna alla nascita ma guastatasi con la crescita, veniva spontaneo chiedersi chi avrebbe mai avuto il coraggio di farsi sfiorare da quell'energumena baffuta e orripilante che sicuramente non aveva tutte le rotelle apposto. Per altre creature mitologiche, non ci sarà bisogno che crediate solamente alla mia parola, perchè sono riuscita ad immortalare l'attimo. Obiettivamente, vengono mille dubbi. Ti chiedi: "ma sono in un cartone animato?" 
Perchè certe creature non possono esistere nella realtà. Non sono reali. Non possono essere persone reali, vere, che vivono e scelgono di loro spontanea volontà di ridursi in un certo modo. Guardandole, risulta piuttosto ovvio che sono frutto della fantasia di qualcuno molto, ma molto, stronzo.
 E' il caso della signora coi capelli gialli e gli occhi blu, ma non mi riferisco all'iride di certo. E se vi state chiedendo perchè dico "capelli gialli" e non "bionda", beh, guardate voi stessi. La foto l'ho messa di proposito. 

Poi, e per questa testimonianza devo ringraziare la mia amica Ambra, c'è chi la mattina ha troppo sonno. Ma veramente troppo, ma così tanto, da non riuscire neppure a distinguere colori e forme; un sonno così forte e profondo che non si è neppure capaci di capire che si sta sbagliando qualcosa e che c'è qualcosa di strano sotto i piedi quando si cammina. Ci resterà sempre il dubbio se è più comoda la ballerina o la superga. Ma nel frattempo, uscendo dal fantastico mondo dei sogni, torno alla realtà e vi auguro un buon weekend lontano dai mezzi pubblici.


giovedì 2 aprile 2015

Belli capelli.

Oltre alla sindrome da crocerossina e da estetista, da quando prendo i mezzi pubblici, mi è peggiorata (perchè in fondo ci soffrivo già) la sindrome da Edward Manidiforbice. Santo cielo, quanto vorrei avere costantemente due cesoie a portata di mano, non per fare il giardiniere, no, quella è la sindrome del pollice verde. Io le vorrei per fare la testa nuova a certa gente che becco in giro.
Ce ne sono tanti di tipi, che vorrei tosare, ma partirò dai più classici:

1) Codino e pelata, peggio se il codino è sottilissimo e bianco.
Io mi chiedo, perchè questa cattiveria? Sei brutto e vecchio, hai due peli in testa, perchè farli allungare e creare questo disagio nelle persone che sono costrette ad interagire con te? Perchè quando potresti levarli tutti e magari sembrare anche più giovane? Cosa può spingere un uomo a creare una schifezza del genere sopra il proprio cranio? A volte mi piacerebbe capirne di psicologia per risolvere certi quesiti che per me resteranno eterne domande senza risposta.

2) Rasato sotto e codino lungo sopra, peggio se il codino è sottilissimo e grigio/bianco.
Cosa diavolo pensa un uomo che si rasa i capelli sotto e si lascia quella chioma non più fluente, grigia, brutta...si insomma, quei quattru pila, lunghi lunghi lunghi e spesso sudici? Ma soprattutto, perchè i barbieri permettono ciò? Ma non è finita, perchè non è un codino semplice, c'è chi lo rinforza, chi fa la treccia, chi mette quattro cinque elastici lungo tutta la lunghezza dell'orribile prolungamento, facendolo sembrare un salsicciotto osceno... ma il succo, o meglio, lo schifo non cambia: non li capirò mai.

3) Sono ancora a letto, lasciatemi dormire.
In qualsiasi modo si siano svegliati, i loro capelli sono rimasti esattamente in quel modo, donne o uomini non ha importanza, per alcuni, pettinarsi i capelli è davvero una cosa fuori da ogni lontana immaginazione. Neanche si guardano allo specchio, probabilmente, perchè a loro non importa: i capelli scombinati tanto vanno di moda no?

4) Leccami.
No, non è una proposta oscena. I "leccami" sono quelli che in bagno al posto del tubetto di gel hanno la lingua di mucca e si intrattengono in strani rapporti con essa. Quando vengono fuori hanno i capelli completamente aderenti alla faccia, e guai se non coprono almeno un occhio. Ah, meglio se una parte della testa è rasata. Fa più fico, a me fa solo più schifo.

5) C'è qualcosa tra di noi.
Si i tuoi capelli davanti alla faccia. Ecco, questa è la categoria che mi stimola di più, quella che odio di più e mi fa più venire voglia di alzarmi e scendere dal tram ancora in corsa. Di solito si tratta di donne, ma ultimamente anche di alcuni uomini. 
Sono quelli che ignorano i fastidiosissimi ciuffi davanti agli occhi, magari quelli che si incastrano tra occhiale e occhio. Non posso credere che non dia loro fastidio, è umanamente impossibile. Non può essere piacevole, oltre al solletico che fa il capello a contatto con le ciglia, guardare il mondo separato da ciuffi di capelli, è oltremodo fuori da ogni realtà.
Eppure c'è chi se ne sta li, sereno e cieco, per ore. Guardo quei ciuffi sperando di bruciarli con la forza del pensiero, ma niente. Non ce la faccio, posso solo farmi prudere le mani e mangiarmi le unghie.

Gli altri tipi invece sono troppo variegati per classificarli, c'è la signora dai capelli fucsia, il ragazzo dai capelli alti due metri, il signore con il parrucchino, la signora con pochi capelli ma nero corvino, giusto per farli vedere e renderli facilmente contabili. Quanti bei capelli che vedo in giro, e oltre a questi, ci sono anche quelli da ammirare, ragazze che farebbero invidia a qualsiasi modella per capelli del mondo, colori e chiome meravigliose, lisci perfetti, boccoli armoniosi, 
e poi ci sono io: senza infamia nè gloria. 




domenica 22 marzo 2015

Sindrome da crocerossina.

Sono convinta che la gente con certe doti ci nasca. L'essere geniale, l'essere artista e anche l'essere naturalmente portato a far del bene con chi è meno fortunato di noi. Per quanto io sia sensibile alle sofferenze altrui e, quando possibile, faccia l'elemosina o aiuti le vecchiette o i vecchietti a passare la strada, non ho mai avuto la propensione a fare del volontariato. Non è mai nato in me, cioè, il desiderio di vivere facendo qualcosa di buono per gli altri. Ci sarebbe da vergognarsi lo ammetto, ma sono tremendamente sincera quando dico che probabilmente dopo un giorno in Africa morirei di ogni malattia possibile o anche semplicemente di stenti.
Quindi il mio piccolo lo faccio nella vita di ogni giorno, quando riesco, perchè guardandomi intorno ammetto che vedere gente molto ricca e molto fortunata che non fa un cazzo mentre io che non ho guadagni stabili do qualche moneta ai mendicanti, mi fa potentemente girare le scatole.
Vi starete chiedendo: ma tutto questo cosa c'entra coi mezzi pubblici di Roma? Eh beh, c'entra e come, perchè non avete idea di quello che si vede la sopra.
E se, come vi dicevo l'altro giorno, si incontrano le fighette col risvoltino e la borsa di prada, si vede anche spesso gente disperata, o comunque dall'aspetto trascurato. E questa gente mi fa nascere il desiderio di aiutarli. 
Ho cominciato a portarmi dietro pacchetti di fazzolettini, da offrire a chiunque tiri su col naso. Penso che mi porterò dietro saponette, da offrire a quelli che puzzano. 
L'altro giorno c'era una signora con due occhiaie così scure che pensavo si fosse truccata al contrario. Timorosa che potesse effettivamente essere così, non le ho chiesto nulla seppur fossi pronta ad offrirle il mio correttore e un corso di trucco mattutino.
C'è anche chi non riesce ad accoppiare due colori addosso, che mette il rosso arancio, con il celeste pastello. O il giallo evidenziatore con il rosa fucsia. In quei casi, mi piangono gli occhi e vorrei offrire delle mascherine da saldatore in giro, ma non avendole a portata di mano penso sia più facile distribuire consigli sull'accoppiamento dei colori a quei poveri soggetti.
Ogni santa volta arrivo li vicino, ma appena scorgo la loro faccia soddisfatta mi sento in colpa e capisco che quella gente non ha bisogno d'aiuto, perchè in fondo è felice così, nel loro "tasciume" (non chiedetemi di tradurre questo termine, non ne sono capace, non è un semplice "mal vestito". Il tascio è tascio, e può essere definito tale anche solo per un taglio di capelli o per come parla e mastica la chewingum). 
Così ogni mattina parto armata di buoni propositi e tanta voglia di fare del bene. Alla fine sono pochi quelli che riesco effettivamente ad aiutare, perchè, tra puzza e rumori molesti, riesco a mala pena a scendere viva dal mezzo, ma come si suol dire "l'importante è il pensiero", no?

martedì 10 marzo 2015

Il Diavolo veste Prada.

Si, perché, se è vero che sui mezzi pubblici si trova qualunque categoria di essere umano, la mia preferita resta sempre quella che "mi vesto figa e me ne vanto". Per intenderci, sono quelle col risvoltino e le Superga, che lasciano le caviglie scoperte anche se fuori ci sono cinque gradi e hanno le dita dei piedi ormai blu.
Sono quelle che anche se hanno addosso un jeans e una maglietta banali, ma che costano comunque più di tutto quello che hai addosso tu, la borsa è rigorosamente Furla, Louis Vouitton, Prada... Sono quelle che pur di fare vedere che il loro portafoglio è un gioiello dell'alta moda, lasciano la borsa aperta alla mercé di ogni potenziale ladro.
Ecco questa categoria per me supera anche quella del "mi vesto con tutto quello che mi capita a portata di mano, tanto sto sui mezzi, chi se ne fotte", che non è che sia proprio una categoria da sottovalutare eh! Perché a me, per esempio, me ne fotte e come: il lunedì mattina sono già abbastanza isterica di mio per dover mettere così esageratamente sotto stress il mio nervo ottico a causa dell'infelice idea di qualcuno di vestirsi senza il minimo senso del buongusto.
Quando mi capita seduta di fronte la signora di mezz'età in pelliccia, calza a rete e minigonna con un meraviglioso paio di scarpe da tennis dai lacci arancione fluo, posso fare solo due cose: cambiare posto o urlarle in faccia tutto il mio odio.
Solitamente, grazie al cielo, riesco a mantenere il controllo e a cambiare semplicemente di posto.
Ma a mio rischio e pericolo, perché, come si dice, a cambiare la strada vecchia con la nuova si sa cosa si lascia e non si sa cosa si trova...e io solitamente trovo una "signora col cappello".
Ecco, per finire in bellezza infatti, ci sono quelle col cappello. Ma non un cappello qualsiasi, non un cappellino sobrio atto semplicemente a riparare dal freddo mattutino romano, no! Sono cappelli degni del red carpet, enormi, che solo quelli occupano quattro posti in piedi, di quelli che quando la signora si gira, fa fuori mezzo tram. Sono cappelli pelosissimi, che sarebbero perfetti per un viaggio in transiberiana, di certo non per un percorso in mezzo pubblico a Roma. Cappelli che solo a guardarli mi viene prurito e inizio a starnutire.
Da quando prendo i mezzi, odio i cappelli.