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lunedì 1 agosto 2016

Sono una ragazza ANSIA & SAPONE!

Sono mesi che riesco a scrivere sempre meno, l'ultimo mio post infatti risale al mio trentesimo compleanno ed è stato quasi d'obbligo. Non che non abbia cose da dire, comunque, semplicemente mi ritrovo ad avere poco tempo per me, poco tempo in cui, come adesso, posso scacciare dalla mente le ANSIE... 
No va beh, scherzavo. Io non posso scacciare da me le ansie praticamente mai, io vivo d'ansia. Pensate che l'altra volta ho ripetuto la parola ansia in una stessa frase per tre volte e alla domanda successiva del mio fidanzato ho risposto "no, mai, che ansia". Subito dopo sono scoppiata a ridere perchè mi sono resa conto da solo di quanto fosse assurdo.
Ma è vero: io ho l'ansia. Ci convivo e ci vivrò per sempre e sicuramente andrò a peggiorare e quindi ecco la classifica delle dieci cose che mi danno più ansia (non in ordine di importanza o di livello d'ansia che mi trasmettono, ovviamente).
1) Il buio, io odio il buio, ho paura, lo detesto, quindi devo addormentarmi con almeno un filo di luce, e se c'è qualche rumore in sottofondo che mi indica che c'è qualcuno sveglio che mi protegge è anche meglio.
2) Le strade vecchie delle città. Sapete quelle strade strette strette che i balconi di fronte quasi si toccano gli uni con gli altri? Li dove è tutto grigio e di pietra fredda, i tetti alti, gli androni con l'eco. Quelle strade mi mettono tremendamente ansia.
3) La campagna, specie quella silenziosa e abbandonata, io in campagna o in montagna (è uguale) non potrei viverci mai.
4) Mi da l'ansia essere in ritardo, sempre, qualsiasi sia l'appuntamento e allo stesso tempo mi da ansia chi mi mette fretta nel prepararmi. Se mi si da un orario io riesco a calcolarmi perfettamente, ma poi non mi si deve mettere fretta. Se l'orario cambia in corso d'opera non è colpa mia.
5) Mi da ansia, sempre, terribilmente partire e fare le valigie, soprattutto se parto con l'aereo...e io parto sempre con l'aereo, quindi ho sempre l'ansia. Ansia di arrivare tardi, ansia che mi imbarchino la valigia, ansia che il volo venga spostato o addirittura cancellato (forse perchè mi è successo più di una volta e ormai c'ho il trauma). ANSIA ANSIA ANSIA.
6) Mi da ansia stare da sola, non riuscirei mai a vivere da sola, quindi prego di riuscire ad avere almeno due figli (tra circa anni imprecisati) e mi facciano tanti nipoti che mi amino immensamente. 
7) Mi danno l'ansia quelli che sui mezzi (potevo non citarli visto che oramai sono talmente imparanoiata che dico bus quando voglio dire panino!?) ti vedono salire, e ti vedono che sei bloccata davanti alla porta, schiacciata come una sardina, che a stento respiri eppure vengono comunque li a chiederti "Scusi, scende?!" Ecco, su questi mi concederò una piccola parentesi e deviazione di tema: ma è mai possibile che io mi "scafazzo" contro la panza sudata di un tizio, rischiando il colera e altre 568879 malattie infettive, solo per una cazzo di fermata? No dico, ma quale deficiente lo farebbe?! Io no, e sicuramente mai nella vita. Vorrei tanto rispondere: NO, NON SCENDO, SONO APPENA SALITA E TU NON PUOI PASSAREEEEE. Magari faccio pure una folgore in pieno stile Gandalf e dico agli altri dietro di me "FUGGITE SCIOCCHI!" Che ansia!
8) Mi da ansia mia madre, ma non perchè faccia qualcosa. Io amo mia madre, ma se ho l'ansia, è perchè lei ha l'ansia. E dunque quando ho l'ansia sentire lei è come uno con il diabete che si mangia una cassa intera di zollette di zucchero. "Mamma ho un pò di mal di testa" - "Ah, e te la sei fatta la visita? il medico che ti ha detto? te la sei presa la buscofen? ma è forte? Prenditi l'ANTIBIOTICO che ti passa tutto."
Anche su mia madre devo fare una parentesi. Avete presente il film "il mio grosso, grasso, matrimonio greco"? Dove il padre di lei cura tutto col vetrix? Ecco, mia madre cura tutto con l'antibiotico. "Mamma ho un pò di influenza" - "prenditi l'antibiotico". Che poi io di medicine, meno ne prendo e meglio è visto che soffro di gastrite cronica (chissà come mai eh?).
9) Mi danno ansia i bambini. Io tendenzialmente non piaccio ai bambini, e io di loro ho un pò di paura perchè non so mai come prenderli e come rapportarmici. Probabilmente con il tempo, con figli miei, questo cambierà, ma al momento quando devo avere a che fare con bambini, mi viene l'ansia.
10) Le case vecchie mi danno l'ansia. Avete presente quelle case in perfetto stile anni 50, ma non di classe, che hanno quell'odore di cose antiche, ma non un odore buono, quasi un odore di muffa, difficile da sopportare, coi muri tutti bianchi, la cucina coi fuochi vecchia di mille anni, gli sportelli rovinati, mai cambiati, e le stanze da letto con il letto in ferro battuto e i lumini sui comodini o quei tremendi armadi con gli specchi sul legno antico e lucido. Vorrei morire, quando entro in case così. 
LASCIATEMI STARE, HO L'ANSIA.

mercoledì 30 dicembre 2015

Spingitori di persone...su rieducational channel.


Tanto per citare la famosissima Vulvia, di "rieducational channel", oggi vi parlerò di "spingitori".

Ma non farò un semplice excursus, vorrei farvi una vera e propria classifica, della quale però, sarete voi se vorrete a stabilirne l'ordine. Io mi limiterò ad elencarvi gli stili dei diversi spingitori che si incontrano sui mezzi pubblici, come se fosse una vera e propria disciplina olimpionica, a voi invece votare (voto da uno a dieci) il vostro preferito. Quindi ecco a voi, in ordine sparso:

 
- Il Gentleman, anche se forse sarebbe meglio dire Gentlewoman, visto che la maggior parte di questi figuri è donna. Vi deve essere per forza capitato almeno una volta di ritrovarvi, all'apertura delle porte del vostro mezzo pubblico, qualcuno che, attendendo di salire, vi poggia gentilmente una mano sulla spalla e vi accompagna con delicatezza fuori. Tanto che voi lo guardate e dite: "ma com'è gentile".. no, in realtà a me viene solo una gran voglia di spezzargli il polso, ma sarò io un tantino esagerata.

- Il puntellatore. Lui non è un vero e proprio spingitore, la sua più che una disciplina olimpionica è una preparazione atletica. Il suo è un approccio di piccoli passi, tentativi. Lui agisce coi piedi, dando colpetti di punta ai tuoi talloni, facendoti sentire la sua presenza alle spalle, il fiato sul collo, che, per un tipo ansioso e "schifittoso" come me, è un fantastico motivo per accelerare il passo.

- La reazione a catena. Questi sono i poveri senza colpa. Ogni tanto ammetto che è capitato anche a me. Coloro che sono immersi in questa disciplina, ci si trovano per caso e non possono farne a meno, difficilmente riescono a tirarsene fuori. Ma dobbiamo perdonarli, non hanno cattiveria.

- Il frettoloso. Si è quasi banale, ma neanche tanto, perché il frettoloso ha uno stile tutto suo, e realmente impeccabile. Ma bisogna dire che si suddivide in due sotto categorie: il frettoloso sbracciato ed il frettoloso palla da biliardo. Vado a spiegare. Il primo oltre al consueto "permessopermessopermessoscusatepermesso" che anticipa il suo spintone,  usa le braccia per farsi spazio e limitare i danni. Il secondo invece, oltre alla stessa usuale frase di rito, si chiude in sé stesso e avanza come un ariete ai tempi delle città medievali, sfondando ogni persona che si ritrova davanti, incurante siano essi donne, uomini, bambini, gravide e così via. Lui fa un po' "ndo coglio coglio" e avanza, finchè non trova la via d'uscita. E' chiaro che siete parecchio sfortunati, se capitate sulla strada di una di queste creature.

- Il sovrano. Se pensavate di averle viste tutte, posso assicurarvi che vi sbagliate. Neppure io, attenta osservatrice della fauna che circola sui mezzi pubblici, posso affermare con assoluta certezza di averne visto di ogni e di non potermi più stupire. Se lo facessi, verrei continuamente smentita, e proprio oggi, infatti, sono stata smentità da "sua maestà" il "sovrano" degli spingitori. Questa figura altezzosa, non intende aspettare, non permette che nessuno gli si pari d'innanzi e vuole steso il tappeto rosso all'apertura delle porte. Se tu per caso con il naso sbuchi dall'apertura, perché vorresti salire visto che fuori piove a dirotto o - come in questi giorni - fa un freddo cane, lui ti caccia via con un mal rovescio, senza neppure guardarti in faccia. La cosa divertente è che tu, spinta dal "sovrano", pesti e spingi chi ti sta dietro...e poi vaglielo a spiegare che sei stata "vittima" di una reazione a catena, mica tutti lo capiscono.

- Il Gambero. Come nella fauna animale, anche in quella umana ci sono misteriose creature che anziché camminare in avanti, guardando dove mettono i piedi, indietreggiano, facendosi spazio tra la folla a colpi di zaino e pestoni, senza chiaramente farsi alcuno scrupolo su chi o cosa colpiscano. Non so perché, ma spero sempre che uno di questi "gamberi" si trovi un giorno o l'altro davanti a un Mike Tyson per vedergli staccare magari non solo l'orecchio, al primo colpo di zaino portato a segno.

- Il falso invalido. Non credo che un mignolo rotto ti giustifichi dal cagare il caBIP a chiunque si pari d'innanzi a te. E non credo neanche che un mal di testa possa considerarsi invalidante. Ecco, ci sono invece persone che pensano che un mal di testa o una mano dolorante, sia tremendamente invalidante, quando l'unica menomazione è nel loro cervello, probabilmente dalla nascita. Loro sbraitano, spingono, fanno finta di zoppicare per giunta, per farti sentire in colpa e farti spostare. E se ti azzardi a dire loro qualcosa, guai! Perché ti inimichi il popolo, e il popolo si sa, non sta mai dalla parte della giustizia, ma dalla parte di chi sicuramente ha la meglio. Tra me e un falso invalido, sui mezzi pubblici, sicuramente ha la meglio il falso invalido.

- Gli sfruttatori. Questi sono tra quelli che personalmente odio di più. Sono quei genitori che usano i bambini per fare il loro sporco lavoro di spingitori. Perché si sa, molti non resistono proprio alla faccetta tonda di un bimbo, anche se ti spinge o ti ficca i suoi piedini tra le costole perché si agita in braccio. MOLTI, si, ma non io. Io, anzi, se vedo un bambino mi infastidisco a priori. Ho quasi il terrore, più o meno come se vedessi un ragno grosso e peloso arrampicarsi con la sua tela ad un centimetro dal mio naso. A volte vorrei che facessero come in Cina, impedissero alla gente di procreare, perché a volte la Natura non è sufficiente e certi idioti si accoppiano pericolosamente come conigli.

Per il momento direi che può bastare. Sperando che l'anno nuovo non ci regali troppi "spingitori" di persone, auguro a tutti voi un felice capodanno e una buona epifania.

lunedì 21 dicembre 2015

L'equilibrio nella forza...

"C'è stato un risveglio...poi un tremito" ... Volendo semplicemente rimanere in tema, visto che questa settimana, ovunque mi sia girata, qualsiasi spot, film, o annuncio abbia visto, aveva dei riferimenti a "Star Wars - Il Risveglio della Forza", ho deciso di scrivere questo post.
 
Ammettiamo, dunque, per un istante che il mondo di Star Wars sia reale, e che quindi Luke Skywalker sia quello che porterà l'equilibrio nella forza. Beh, in questo caso, io sarei esattamente la sua nemesi. E con nemesi non intendo un signore oscuro dei Sith, no, anche se forse sarebbe il lato oscuro il mio preponderante, soprattutto quando sono sui mezzi pubblici, ma ciò che intendo nello specifico, è che io, l'equilibrio, non so neanche cosa sia.
E sono sempre stata così, fin da piccola. Potrei citare tantissime cadute, potrei citare di quando sono rotolata giù dalle scale e svenuta, che a momenti a mia madre prendeva un infarto e credo che abbia ancora i sensi di colpa, potrei raccontarvi di quando mia madre si è ritrovata in bagno a pettinare il vuoto perché io ero inspiegabilmente sotto il lavandino, distesa. Potrei raccontarvi di quando ho fatto il mio più bel volo dai pattini e mi sono rotta il braccio, o di quando semplicemente mentre tutti i miei compagni non vedevano l'ora che ci fosse l'educazione fisica, io scappavo a gambe levate, terrorizzata dal fatto che potessero farmi fare qualcosa che mi facesse cadere, rompere un braccio, una gamba, o semplicemente essere me stessa: ovvero ridicola in un moto qualsiasi.
Ad ogni modo, questa carenza di equilibrio e muscoli, con l'età, non è migliorata affatto, anzi. Mi è cresciuto tutto, tranne i piedi che sono rimasti di una misura ridicola. Le ossa sono deboli come sempre e quindi capirete il divertimento quando in metro o in tram non trovo un posto a sedere e l'autista si diverte a frenare e accelerare di continuo.
Mi ritrovo sballottata da una parte all'altra del mezzo e a dover chiedere continuamente scusa a tutti. Credo di aver pestato più piedi io nell'ultimo anno che qualsiasi ballerino di flamenco in tutta la sua vita. Ma questo non basta, a volte, se io sono seduta, è la gente a cadermi addosso, sono una calamita naturale per gli squilibrati, non solo quelli mentali.
Una volta, appena salita in metro, mi sono posizionata appesa ad uno scorrimano. Il treno è partito troppo velocemente e mi sono ritrovata "coricata" sulla schiena di una persona, che mi dava la schiena. Ho provato a chiedergli scusa, ma il problema è che non riuscivo più a rimettermi dritta e quindi, fino alla fermata successiva, sono rimasta a peso morto su questo povero cristo (o crista, visto che, presa dal panico e dall'imbarazzo, lei è fuggita alla fermata seguente e io non ho avuto neanche il tempo di scusarmi).
Se fossimo nel mondo di Star Wars, io non sarei un Jedi, non sarei neanche un Sith... mi sa che sarei più simile a C3po. Anche se comunque meno aggraziato nei movimenti. Ecco.
 
 
 
 

giovedì 17 dicembre 2015

Quando è successa questa cosa?

Ieri, mentre come di consueto scorrevo verso il basso sulla mia home di facebook tra un tram e l'altro, durante il ritorno a casa, mi sono imbattuta in un link che diceva:
"Eterne adolescenti. Se la sindrome di Peter Pan colpisce anche le donne" di Laura Eduati, che inizia dicendo: "Hanno trenta, quaranta, cinquant'anni. Si raccontano con onestà, ammettendo: non sono mai diventata adulta, non ho mai voluto crescere."
A questo punto mi sono fermata... ho riletto, attentamente, e non ho potuto fare a meno di spalancare gli occhi. Ha veramente scritto "Hanno trenta"...TRENTA?? Ora, vabbè che cerco di non pensarci, di dire che ho ancora 6 mesi per godermi il numero che inizia col 2... ma è già da quando ho fatto 27 che mi abituo all'idea di essere una trentenne. So che quando li compierò sarò immediatamente una quasi quarantenne e mi sentirò male, ma ad ogni modo, nonostante mi sia abituata a questa idea (diciamo) io non sono un'adulta. O forse si?
 
Io sono un'adolescente, io ho ancora bisogno di chiamare la Mamma. Io ho ancora bisogno di sentire uscire la parola mamma solo dalla mia bocca, e non da un bambino più piccolo di me. Sono ancora troppo figlia.
Poi però: mi alzo ogni mattina presto per andare a lavorare, torno tardi, faccio la spesa, cucino... e sui mezzi pubblici mi seggo senza guardare più in faccia nessuno, anche perché, lo ammetto, c'è sempre qualcuno più giovane, più adolescente di me pronto ad alzarsi. E allora forse lo devo ammettere, forse sono diventata grande. Ma ancora ho 29 anni, quindi, per sei mesi, farò finta che tutto questo non sia mai successo e continuerò ad indossare le scarpe senza tacco.


mercoledì 7 ottobre 2015

Quello che mi piace..

Ebbene si, se pensavate di esservi liberati del mio sarcasmo e della mia vena polemica, vi siete sbagliati di grosso. Sono tornata e anche se so che preferireste leggere le mie lamentele e i miei resoconti su "quello che non sopporto", oggi ho deciso di fare un post totalmente diverso. Riflettendoci su, in fondo, ci sono cose che mi piacciono del viaggiare sui mezzi pubblici. Perché ogni cosa ha i suoi pro ed i suoi contro. Ed oggi vi racconto i pro.
Partiamo dalla cosa più facile: prendendo i mezzi pubblici non hai il problema di dover cercare parcheggio. Volete mettere lo stress di dover trovare un posto adatto anche solo per la moto in una città come Roma? No grazie, non ci penso proprio. (e poi sono fortunata, ho la fermata a due passi dall'ufficio).
Per non parlare poi della meravigliosa sensazione di essere portati, di essere più o meno al sicuro, di non rischiare alcun incidente. La consapevolezza di non dover gridare "stronzo" a nessuno e, al massimo, doversi limitare a lanciare qualche occhiataccia a qualcuno che ti pesta i piedi. Certo, c'è la paura che qualcuno ti derubi o che non si arrivi in orario, ma coi dovuti accorgimenti a queste due evenienze si può facilmente ovviare, risparmiandosi un'ampia fetta di isteria generale.
Mi piace osservare la gente all'esterno, beccare qualcuno che canta in macchina o due persone che chiacchierano in modo divertente. Mi piace osservare anche le persone da sole, o quelli che litigano. Ti senti proprio come in un film. Mi piace trovare posto e riuscire a leggere, o anche guardare qualche video, cosa che non puoi assolutamente fare quando sei tu a dover guidare.
Adoro la musica che mettono in metropolitana la mattina, e che mi fa poi da colonna sonora per tutta la giornata.
Adoro vedere la gente che ancora oggi non si risparmia in galanteria e in altruismo, perché si, sui mezzi pubblici si vede lo schifo, ma si vede, secondo me, anche la parte migliore delle persone, perché sui mezzi pubblici non ci sono classi sociali, siamo tutti uguali, tutti stanchi, tutti con la stessa voglia di tornare a casa.
Mi piace guardare le facce delle persone e immaginare cosa facciano nella vita o ricollegarli a qualcuno che conosco già, cercare le somiglianze.
Ma da quando prendo i mezzi pubblici, la cosa più bella che abbia mai fatto è stata salire su uno di questi e trovare davanti il mio fidanzato. Anche solo per fare poche fermate insieme. Trovo che incontrarsi su un mezzo pubblico con la persona che ami, in mezzo al caos più totale, sia una delle cose più belle e romantiche del mondo.
 
 

venerdì 11 settembre 2015

Ipocondria...


Io non sono mai stata una persona particolarmente ipocondriaca, anzi, sono una di quelle che è cresciuta sporcandosi e saltando nelle pozzanghere, col motto che "sono tutti anticorpi". Non provo quindi terrore per i microbi, anche perchè così fosse, andare sui mezzi pubblici sarebbe molto peggio dell'incubo che già è di norma. 
In ogni caso ci sono delle cose che non riesco a non fare: lavarmi le mani quando accarezzo un cane (qualsiasi cane esso sia, ma non mi succede ugualmente coi gatti. Solo coi cani), non poggiare la testa sui sedili del treno (ho paura dei pidocchi), tossire quando qualcuno mi respira addosso (sentendomi immediatamente infetta); mi fa schifo indossare gli auricolari altrui o prestare i miei e soprattutto, una cosa che non riesco a tollerare e che mi fa diventare tremendamente schizzinosa, è il mettere le dita in bocca o toccarmi la faccia con le mani sporche mentre sono in giro. Odio aver prurito quando sono per strada e soprattutto sui mezzi pubblici, perchè odio toccarmi, mi fa troppo schifo. E la stessa cosa la odio negli altri: mi vengono conati di vomito quando vedo i bambini analizzarsi ogni anfratto della bocca con le mani sporchissime dopo che si sono toccati i piedi e le scarpe, e soprattutto odio i genitori che se ne strafregano lasciandoglielo fare. 
Si, perché i bambini e i ragazzini difficilmente hanno colpa di qualcosa. Sono gli adulti che sono veramente pessimi. Ultimamente ad esempio ho notato che va di moda poggiare il microfono degli auricolari sulla bocca quando si parla al telefono. E siccome ovviamente scivola, si sta li con le dita a riprenderlo e a riportarlo in bocca, masticandolo quasi mentre si parla. La cosa mi sconcerta moltissimo, vorrei evitare di guardare, ma come sempre in questi casi, il soggetto mi si para davanti, facendomelo quasi apposta.
Io ho parlato e parlo agli auricolari, e non mi pare che sia necessario tenere il microfono appiccicato alla bocca, o addirittura masticarlo, per farsi sentire. Mi hanno sempre sentito benissimo anche da lontano. Quindi vi propongo una alternativa, legatevi il cellulare all'orecchio, o infilatelo nel cappello (come fanno certi motociclisti pericolosissimi col casco) così almeno state con le mani libere e state sicuri che non vi vomiterò addosso.


domenica 6 settembre 2015

Il gusto dell'orrido...


Se si vuole scoprire cosa va di moda, beh, bisogna sicuramente andare sui mezzi pubblici. Li, in quel magico mondo multietnico, si vede di tutto, il problema è che non sempre ciò che si vede è bello. Anzi, spesso è veramente ridicolo. Quindi... forse sarebbe meglio riformulare: se si vuole scoprire cosa va di moda nel mondo kitsch, bisogna andare sui mezzi pubblici. Anche se la parola che io preferisco e che meglio descrive ciò che vedo continuamente andando e tornando da lavoro è "tascio". Credetemi, è un peccato che i non siciliani non riescano a comprendere completamente il significato di tascio, perchè è una parola bellissima, che può essere usata con diverse sfaccettature, che variano dal modo di vestire, al modo di parlare, al modo di porsi, alla capigliatura e anche ad una cosa. Ora, per farvi capire il tascio, vi farò qualche esempio di ciò che in questi giorni mi ritrovo a vedere andando sui mezzi pubblici. La prima cosa è il sandalo che andava di moda quest'estate. Un remake dei sandali da scogli che usavo quando avevo 5 anni e che non sono mai stati gradevoli. 
Sono veramente una mostruosità e io non riesco ad immaginare come ad una donna possa venire in mente di indossarle. Perchè si, posso capire una ragazzina di tredici anni con indosso questo obbrobrio, perchè a tredici anni, vuoi solo essere alla moda, vuoi fare quello che fanno le tue amiche, vuoi sentirti grande e ci può stare; d'altra parte io, a tredici anni, ho fatto carte false, comprandomi di nascosto le scarpe da tennis con la zeppona solo perchè si usavano (era il periodo delle Spice Girls). Ma io ero convinta seriamente che fossero fichissime. Se ci penso ancora ad esso mi sento veramente ridicola. Mi faccio tristezza da sola, ma a tredici anni tutto è concesso. 
Quello che non posso capire è come ad una donna, dai 20 anni in sù, possa venire in mentre di comprarsi e, peggio, indossare una cosa del genere, che oltre tutto, saranno scomodissime, già immagino la puzza. Perchè il piede, con 40° all'ombra, avvolto da gomma nera, suda, soffre, urla pietà. 
Ma andiamo avanti, perchè al peggio non c'è mai fine. Vi ricordate che negli anni 90 c'era il walkman? Io adoravo il walkman, ma quello che mi faceva schifo era indossare le cuffie, che mi schiacciavano i capelli e mi facevano sentire ridicola. Fortunatamente inventarono gli auricolari: meravigliosi, piccoli, il suono entrava nelle orecchie e ti isolava dal mondo. 
Tuttavia alla gente piace essere tasci, e così, siccome fare i dj fa fico, la gente ha cominciato a sentirsi dj anche solo ascoltando la musica del telefono, e quello che si vede in giro è gente quasi nascosta dall'enormità delle cuffie. Che l'effetto è del tutto simile a quello dei copri orecchie da sonno.
Ma poi ci sono quelle perle, quelle perle rare che ti rallegrano la giornata. Per quella di questo post devo ringraziare la mia amica Ambra che come me viaggia sui mezzi pubblici. 
Perché, signori, se la cover a specchio delle mie brame che vi ho mostrato in un altro post era perfetto per spiegarvi il significato di tascio,  i calzini con le orecchie sono assolutamente perfetti per farvi capire fino a che livello può arrivare l'idiozia umana! 

sabato 1 agosto 2015

Della serie... non ci posso credere!

Sui mezzi pubblici, ne converrete con me, se ne vedono di cotte e di crude. Ho già fatto, infatti, la classifica delle cose (e persone) più strane, ma la verità è che dovrebbe essere continuamente aggiornata perché man mano che vado avanti, prendendo ogni giorno i mezzi, le cose assurde con cui mi trovo ad aver a che fare aumentano. Vorrei documentarle tutte ma per alcune dovrete semplicemente credermi sulla fiducia, come per il tipo non sessualmente identificato che aveva tre orologi, due a destra e uno a sinistra e leggeva un libro con tante vagine disegnate. Sicuramente si trattava di ginecologia, ma confesso che, guardando questa creatura mitologica, probabilmente donna alla nascita ma guastatasi con la crescita, veniva spontaneo chiedersi chi avrebbe mai avuto il coraggio di farsi sfiorare da quell'energumena baffuta e orripilante che sicuramente non aveva tutte le rotelle apposto. Per altre creature mitologiche, non ci sarà bisogno che crediate solamente alla mia parola, perchè sono riuscita ad immortalare l'attimo. Obiettivamente, vengono mille dubbi. Ti chiedi: "ma sono in un cartone animato?" 
Perchè certe creature non possono esistere nella realtà. Non sono reali. Non possono essere persone reali, vere, che vivono e scelgono di loro spontanea volontà di ridursi in un certo modo. Guardandole, risulta piuttosto ovvio che sono frutto della fantasia di qualcuno molto, ma molto, stronzo.
 E' il caso della signora coi capelli gialli e gli occhi blu, ma non mi riferisco all'iride di certo. E se vi state chiedendo perchè dico "capelli gialli" e non "bionda", beh, guardate voi stessi. La foto l'ho messa di proposito. 

Poi, e per questa testimonianza devo ringraziare la mia amica Ambra, c'è chi la mattina ha troppo sonno. Ma veramente troppo, ma così tanto, da non riuscire neppure a distinguere colori e forme; un sonno così forte e profondo che non si è neppure capaci di capire che si sta sbagliando qualcosa e che c'è qualcosa di strano sotto i piedi quando si cammina. Ci resterà sempre il dubbio se è più comoda la ballerina o la superga. Ma nel frattempo, uscendo dal fantastico mondo dei sogni, torno alla realtà e vi auguro un buon weekend lontano dai mezzi pubblici.


martedì 7 luglio 2015

Le 10 cose più strane che ho beccato viaggiando sui mezzi pubblici...

 
Sui mezzi pubblici ci sono giornate in cui tutto fila liscio e giornate in cui non smetti un attimo di stupirti. Giornate in cui ti serve sempre il telefono a portata di mano per fotografare o fare video di ogni stranezza che ti trovi davanti. Oggi è uno di quei giorni e, avendo già stilato la classifica delle 10 cose che più mi fanno schifo e dei 10 tipi più pazzi, oggi stilerò la classifica delle 10 cose più strane (ma anche persone) che ho visto, due delle quali (le prime due in classifica per l'esattezza), sono proprio di oggi, ma non correte ed andiamo con ordine.:
 
Partiamo dalla numero 10.
 
10 - La donna invisibile: in realtà era un semplice paio di scarpe da donna, perfettamente sistemato vicino ad un palo alla fermata del tram.
 
 
9 - Il "cerco donna per storia seria": ovvero un volantino appiccicato sopra la porta della metropolitana, con un uomo nudo e il suo numero di telefono con sotto la scritta "cerco donna per storia seria"... sembrano esserci tutti i presupposti d'altra parte.
 
 
8 - La femme fatale: nel senso che ti basta uno sguardo per morire. 80° all'ombra e lei vestita interamente di pelle nera con stivaloni ultra zeppati e aderentissimi e sopra una maglia nera con il pizzo dorato. Età minima 65 anni. Massima 85. Ovviamente biondo platino.
 
 
7 - L'artiglieria: ma non nel senso stretto del termine. Una tizia...o forse un tizio, beh diciamo una persona con delle unghie di almeno 5 centimetri ciascuna, acuminate e brillantinate. Facevano paura.
 
6 - The walking drunk: Marito e moglie ubriachi ogni santo giorno, già alle 16,30. Come facessero a beccare l'autobus e a tornare a casa, ancora non l'ho capito.
 
5 - Il comico: ogni tanto sui mezzi si becca un mancato attore, ormai sulla sessantina, che, incapace di muoversi e forse senza neanche sapere dove sta, con voce tuonante intrattiene la folla perculando, col suo tipico accento romanesco, la gente che gli sta attorno.
 
4 - Il cattivo: noi, stipati sui mezzi verramente come buoi, a morire di caldo e lui, fuori, nel suo bel furgoncino a prenderci per il culo. Ovviamente non tutti lo hanno ignorato ed un ragazzo gli ha fatto segno di stare zitto, lui è andato su tutte le furie, lo ha minacciato di morte e si è pure segnato la matricola del tram. Chissà che gli sarà venuto in mente...
 
Entriamo quindi nella pole position.
 
3 - Il freddoloso: 40° all'ombra, senza esagerare. Niente aria condizionata sul mezzo, finestrini bloccati. Io che pensavo di morire li, da un momento all'altro e lui, con la sua bella barba non curata da chissà quanto stava seduto comodamente dentro il suo maglioncino di lana con giubbino smanicato sopra. Vi risparmio la descrizione sull'odore.

 
2 - "Donna baffuta sempre piaciuta, ma se...": ma se... i peli sono nel petto? Ragazzi, ho avuto paura. Non avevo mai visto una donna coi peli nel petto, soprattutto una donna coi peli nel petto lunghi come capelli, ma soprattutto una donna coi peli nel petto lunghi come capelli che portava una camicetta aperta fatta apposta per metterli in mostra. Avrei tanto voluto vomitare.
 
And the winner isssss:
 
1 - Lo specchio magico: ogni donna ha sempre desiderato uno specchio come quello di Grimilde, la regina cattiva di Biancaneve, al quale chiedere se fosse la più bella e poter anche vedere il mondo attraverso. C'è chi, non accontentandosi, ha scelto la cover più TASCIA del mondo. Un rosa confetto di gomma con tanto di manico per avvolgere un bellissimo iPhone 6. Per chi non sa cosa vuol dire TASCIA, vi faccio presente che non lo posso tradurre, ma che vedendo l'oggetto in questione nella foto che segue, capirete da soli cosa vuol dire.
 



giovedì 28 maggio 2015

Il club del libro..

 
Vorrei iniziare questo post facendo una piccola premessa: io ammiro molto le persone che leggono. La lettura è nutrimento per la mente e stimola davvero il pensiero, aprendo il nostro mondo. Ammiro le persone che leggono perché io non sono una grande lettrice, non ho tanta pazienza e se il libro non è scritto bene, o non mi intriga alla seconda pagina, non riesco ad andare avanti. Alcuni dicono: "eh, ma devi dargli tempo"... ma anche no. Non credo di dover dare tempo anche ad un libro. Le descrizioni esagerate mi annoiano, ma ci sono anche quelli che le amano, e questi, appunto, li ammiro. Tuttavia ci sono lettori, a cui i libri, anziché aprire la mente, gliela chiudono del tutto rendendoli quasi cerebrolesi. Sono quelli per cui la lettura è diventata uno scopo di vita, quasi fosse un lavoro, e non possono interrompere mai, nemmeno sui mezzi pubblici. Per carità, quando c'è posto a sedere, non c'è nulla meglio di un buon libro, anche se io spesso non riesco visto che soffro di mal d'auto e il movimento mi da la nausea, ma per chi ci riesce, tanto di cappello. Tuttavia ci sono dei momenti in cui leggere non è proprio possibile, così come non è possibile usare il cellulare o il kindle. Ed è la maggior parte delle volte in vero: sul tram, sull'autobus, ma anche sulla metro, quasi sempre, c'è un casino tale da fare sembrare noi delle bestie e il mezzo, pari ad un carro bestiame. In questo marasma, io sto per lo più attenta al fatto che non mi rubino il portafogli o il cellulare, o, ancora più importante, a non cadere, laddove a volte non c'è neanche modo di aggrapparsi da qualche parte. Ma, anche in quella situazione di tremendo panico, dove lo schifo si impossessa di me, facendomi stare in un'espressione di costante disgusto che si acuisce non appena qualcuno mi sfiora, c'è sempre qualcuno che legge. Con una sola mano, con l'altra attaccata chissà dove, sfogliando le pagine con le labbra, ma l'importante è che leggano... io capisco che il libro possa essere entusiasmante, che si voglia sapere che fine farà Mr Darcy, ma sembro strana se penso che non muoia nessuno se si continua a leggere non appena si esce dal limbo infernale del mezzo pubblico? Io non credo, e la cosa che più mi fa rabbia è che poi, alla prima frenata brusca del conducente, che capita sempre in questi casi, il libro me lo ritrovo io, spiaccicato in faccia e il lettore, o la lettrice che sia, me la ritrovo addosso coi suoi piedi sui miei...e allora, scusate, ma li si che m'incazzo, perché Mr Darcy non vale il mio ditone, né la mia faccia.
 
 

venerdì 22 maggio 2015

Quando fuori piove...

Bastano due sole gocce di pioggia per fare impazzire una intera città. Chi non lo sa? Non appena piove un po', ogni persona abbandona scooter e biciclette e si infila in macchina, o, peggio, sui mezzi pubblici, che, quando piove, diventano veramente impraticabili.
La stazione metropolitana in un primo momento ti sembra l'ancora di salvezza in mezzo all'inferno del diluvio e del traffico, ma dopo che entri, ti accorgi che non è altro che un nuovo girone. I pavimenti di gomma si sollevano, gonfi d'acqua. Si creano pozzanghere che tu neanche vedi e che, irrimediabilmente, ti travolgono come un fiume in piena, la gente che scende e sale ti sbatte addosso coi loro enormi ombrelli e ogni pavimento diventa tremendamente scivoloso. Per una sbadata e maldestra come me, è praticamente un gioco con la morte.
Ma c'è di peggio, perché, se almeno dentro la metropolitana sei al chiuso, fuori, alle fermate, è il caos più totale: c'è gente ovunque, i mezzi sono pieni e lo spazio è davvero ridotto. Rischi di essere accecata continuamente da stecche di ombrelli e di essere travolta da onde anomale create dalle macchine, che sembrano non accorgersi affatto che tu sei li, in bilico tra il marciapiede e la strada.
Tuttavia, in questo caos infernale, c'è logica: piove, la gente cerca riparo. Quello che non capisco è come mai, in questi giorni in cui Zeus ha deciso di fare le pulizie in tutto l'Olimpo, tutti i vecchietti, anche quelli decrepiti o che camminano con la stampella e il catetere attaccato, decidono di uscire di casa a farsi una passeggiata. Chi a piedi, chi in macchina. Un po' come la pubblicità degli assorbenti, quando le tizie decidono di fare free climbing e paracadutismo proprio nei 5 giorni più intensi di ciclo, e rigorosamente coi pantaloni bianchi. E' un'assurdità nel senso più letterale del termine e la cosa non mi da pace, perché poi, sempre perché io, sui mezzi, sono estremamente "fortunata", li becco tutti io. Davanti, quando devo scendere per cambiare mezzo e sto per perderlo. Dietro, quando non devo scendere e loro invece vogliono e devono passare a tutti i costi, anche solo per fare mezzo centimetro di spostamento.
I giorni di pioggia sono giorni di panico per chi, come me, è costretto a prendere i mezzi pubblici per arrivare a lavoro. E, a lavoro, si arriva sempre e comunque in ritardo, meglio mettersi l'anima in pace. I vecchietti invece, sembrano diventare allegri e arzilli quando piove, tanto da voler uscire, fregandosene del fatto che sono cagionevoli e rischiano di beccarsi una broncopolmonite. No, loro vogliono uscire... in fondo penso lo facciano apposta per rompere i coglioni a me, ma poi, se ci rifletto bene mi ricordo che anche mia nonna adora pulire il terrazzo davanti casa in sottana quando fuori diluvia, quindi non lo so...forse ad una certa età, ami le sfide.
 
 
 

venerdì 15 maggio 2015

Il mio primo vero sciopero...

 
 
 
Da quando sono arrivata a Roma ne ho visti un paio. A quanto pare gli scioperi dei mezzi pubblici sono più puntuali dei treni stessi, ogni due/tre settimane ne fanno uno. Tuttavia quasi sempre sono pochi i mezzi soppressi, e si riesce a muoversi lo stesso, soprattutto la mattina e non nelle ore di punta. Anzi, nei due scioperi che ho vissuto, ho potuto appurare come ci fosse casino per strada e pace sui mezzi pubblici, e ho goduto.
Oggi però è stato diverso. Arrivo alla prima fermata e il primo tram passa subito. Tra me e me ho pensato che, come al solito, era un allarmismo inutile. Quindi arrivo alla seconda fermata, e inizio ad aspettare l'autobus. Passano 10 minuti...autobus fuori servizio numero uno. Altri 10 minuti e fuori servizio numero due. Ne vedo passare due nel verso opposto al mio, la speranza ritorna. Altri 15 minuti e finalmente passa il mio autobus. Salgo: mi aspettavo peggio, non c'era troppa confusione, forse perché tutti sapevano che la metropolitana era chiusa. Tutti, tranne me. Arrivo quindi a destinazione e comincia nuovamente a salire l'angoscia. Porte chiuse. Non restava che il tram, che fa un percorso lunghissimo, ma quanto meno arriva, o il taxi, che costa più della mia giornata di lavoro. Tram numero uno: fuori servizio. Tram numero due: deposito. Tram numero tre: parte! Dopo un'altra mezzora alla fermata del tram, in mezzo ad anche troppa folla, salgo sul tram e parto, consapevole che sarei arrivata a lavoro...con sole due ore e mezza di ritardo.
Quello che mi stupisce, in questi casi, non è tanto lo stress che si accumula tra la gente, che è normalissimo, quanto piuttosto il fatto che questo stress, che solitamente c'è e si sfoga con gli altri, spingendo, insultando, lamentandosi, correndo... in questi casi si sfoga mugugnando e tra coloro che sono in quel preciso istante coinvolti nello stesso destino si crea complicità, supporto, compagnia. Ci si aiuta con le informazioni, ci si consola sapendo che non si è soli a passare quella pena, ad aspettare, a perdere un appuntamento o una giornata di lavoro. L'essere umano è proprio una strana bestia.

venerdì 24 aprile 2015

C'è odio tra di noi!

È ormai chiaro a tutti che tra i frequentatori di mezzi pubblici c'è un odio atavico, che nasce dalla rivalità di volersi sedere nello stesso posto, o di essere riusciti a prendere il mezzo prima dell'altro, o dalla spinta e così via. Io, che odio già da me l'essere umano, ho visto semplicemente quest'odio amplificarsi, il mio sguardo inferocirsi e la mia tolleranza diminuire drasticamente.
Per questo motivo, oggi stilerò la classifica di ciò che odio di più sui mezzi pubblici, è una classifica a caso, ovvero senza ordine di importanza.
 
I miei dieci peggiori incubi quando salgo su un mezzo pubblico:
 
1) La tipa che urla al telefono: io capisco che il rumore del tram o dell'autobus, o della metropolitana, possa essere assordante, ma bisogna anche rendersi conto che essere circondata de gente implica una certa garbatezza, perché la tua libertà finisce dove inizia la mia e allora se io sono libera di non aver rotto un timpano, tu non sei libera di gridare i cazzi tuoi ai quattro venti. E anche se, mi duole ammetterlo, quasi sempre si tratta di siciliane e/o napoletane, per cui i loro discorsi possono anche suscitare un certo interesse, a volte, quando torno da lavoro sono talmente stanca che il minimo rumore mi fa saltare i nervi...figuriamoci una che strilla la sua disperazione all'amica del cuore per telefono.
 
2) Gli amanti del rischio: quelli che stanno sulla linea gialla alla fermata della metro, oppure attraversano i binari quando sta per arrivare il tram. Quelli che, pur sentendo il rumore di chiusura, si infilano, restando quasi sempre incastrati tra le porte. Perché? che motivo c'è di farmi stare in ansia? E se poi muori?
 
3) Le donne baffute: voi direte "eh ma esageri, che te ne frega se una tizia c'ha i baffi? Che ti farà di male?". Ma davvero non vi rendete conto di quanto sia terribilmente fastidioso guardare una donna coi baffi? A me, in questo caso, mi viene solo da citare Wanna Marchi: "Clienti, telespettatrici, amiche, giovani, non giovani, vecchie, non vecchie, io vi dico, ma cosa osate lamentarvi che non esistono più uomini?! MA SIETE PAZZE, SAPETE PERCHE'? Perché ad un uomo NON PUO' PIACERE LA DONNA COL PELO! NON E' POSSIBILE, NON E' POSSIBILE!!!! E allora io vi dico, Signore, o Wanna Marchi è pazza, ed io non credo, ma anche se fosse, preferisco di gran lunga ESSERE PAZZA E SENZA PELO, E' CHIARO IL CONCETTO?!?"
Credo non serva aggiungere altro di mio.
 
4) Le scolaresche: urlano, gridano, spingono, se ne fottono di ogni altro passeggero monopolizzando il mezzo come se fosse uno scuolabus. Questo è più che sufficiente per farle entrare nella classifica.
 
5) Le coppiette: adolescenti, ma soprattutto non più tanto giovani, che si scambiano effusioni in pubblico. Sarò strana io, ma è una cosa che non tollero, soprattutto in un posto dove l'altra gente, per questione di spazio e di chiusura, non può andarsene ed è costretta a sentirti e vederti. Quei rumori di labbra insopportabili, magari anche col risucchio, che istintivamente mi fann partire l'urlo e il pugno, come si possono tollerare? Voi ci riuscite? Io vorrei ucciderli tutti, dire loro di lasciarsi perché fanno veramente schifo insieme, distruggere l'amore e i loro ormoni ancora prima che si formino, l'uno e gli altri. Divento Hitleriana in queste situazioni, ma per fortuna riesco ancora ad incanalare la rabbia nel semplice sguardo storto (la mia arma preferita).
 
6) I masticatori di chewingum: come le coppiette, questa categoria rientra nella categoria dei rumoristi. E' qualcosa che non riesco a sopportare, mi fa proprio male fisico ritrovarmi con l'orecchio vicino a gente che fa rumori con la bocca, mi viene voglia di ucciderli tutti. Avrei voglia di dire loro "Dio ti ha dato le labbra e i denti per masticare, ma ha fatto in modo che tu potessi farlo tenendo le prime unite. Tu perché non lo fai? Dio non ti ha fatto con le labbra aperte, perché non chiudi quella CAZZO DI BOCCA?" Ma anche qui, o mi sposto, o se non posso, mi limito ad usare la mia arma preferita.
 
7) Gli Idrofobi: puzza di piedi, puzza di sudore, puzza di alito, puzza di fumo. Questi individui ovviamente non si lavano, perché ammesso che usino deodoranti (cosa che non credo) con una puzza del genere, niente può aiutarti se non una bella e sana sgrasciata. E risulta piuttosto evidente che loro non abbiano voglia di darsela, ma da un po' di tempo anche. Sporchi, schifosi, puzzolenti, li manderei a lavarsi al fiume gelido di montagna, direttamente sotto la cascata, ma ahimè non ho come risolvere la questione, dunque, mi allontano il più possibile.
 
8) I tiratori di naso: altro incallito rumorista, il tizio col perenne raffreddore, che disconosce completamente l'uso del fazzolettino di carta. Preferisce far sentire a tutti il suo adorabile rumore, e far andare il muco a ballare coi neuroni ogni 30/40 secondi. Si, perché in alcuni, il ritmo è veramente incalzante, diventa quasi una musica, ovviamente tribale, ovviamente, se potessi, romperei la radio.
 
9) I panzoni inconsapevoli: sono quei tizi enormi, o comunque dotati di grossa e sporgente panza, che probabilmente non si sono accorti della protuberanza, e il fatto che non vedano più il loro pene quando vanno in bagno lo hanno collegato semplicemente all'età. E invece no, brutti e schifosi omaccioni, voi AVETE LA PANZA e l'avete anche bella grossa, per cui come potete pensare di infilarvi tra due persone (una delle quali sono sempre io) quando il tram è già stracolmo e a stento riusciamo a respirare? Ma no, loro ci passano, scatafottono qui e la la gente con la loro enorme PANZA e manco chiedono scusa. Vorrei bucargliela quella panza, vorrei usare con loro la tipica frase della nonna del vicino che sbucava fuori quando, a Palermo, giocavamo a pallone e la palla andava nel giardino della casa accanto: "Chiffà, u tagghiamu stu palluni?!"
Ecco a loro vorrei dire la stessa cosa, ma, a parte che non mi capirebbero, avrei poi il terrore di vedere usare la loro panza contro di me e quindi, come sempre, uso solo il mio sguardo , tagliente...ma non abbastanza.
 
10) I signori col respiro a fischio: io mi rendo conto che per alcuni il problema sia serio, che ci sia anche un po' d'asma, e che non posso chiedere certo loro di non respirare, ma vorrei...vorrei tanto che la smettessero. Quel rumore stridulo che si insinua nell'orecchio mi fa profondamente male. Serro i pugni, strido i denti e stringo gli occhi, provando a resistere fino all'apertura delle porte... ogni tanto, mi salvo prima, perché il tizio sparisce prima che sia io a scendere. Fiu.