domenica 29 marzo 2015

Tutte pazze per le borse.


A tutte piacciono le borse, è innegabile, un po' come le scarpe o la Nutella, ma, da quando prendo i mezzi pubblici, ho scoperto una inconfessabile verità sulle nostre adorate borse: che siano accoppiate o meno alle scarpe, a bauletto o da shopping, di qualsiasi colore o marca, "la loro misura è direttamente proporzionale alla quantità di gente che c'è sul mezzo"
Vado ad esplicare: se sul mezzo c'è un botto di gente, le donne avranno borse giganti, se invece il mezzo è semivuoto si vedranno donne con borsette innocue e grandi quanto un portafoglio.
Se non mi credete vi basterà prendere i mezzi per una settimana di fila e vedrete che il teorema risulterà scientificamente dimostrato. Io che prendo i mezzi da un mese e mezzo circa, non ho più bisogno di dimostrazioni, ormai. Ho solo certezze.
E un'altra certezza è che: più è piccola la donna più è grande la borsa, e se una borsa sola non basta ne hanno due, a volte anche tre.
Un giorno ho visto una signora, probabilmente filippina, alta circa un metro e quaranta che aveva uno zainetto sulla schiena una borsa in una mano ed una shopping bag nell'altra e, credetemi, non stava andando a fare la venditrice ambulante.
Io stessa mi sono ritrovata ad avere due borse: una per le mie cose ed una per il pranzo. Io stessa ho avuto difficoltà per la grandezza della mia borsa, a volte mi sembrava troppo grande, a volte troppo piccola, una via di mezzo l'avevo trovata ma non sempre si accoppiava con ciò che indossavo.
E' anche vero però che una borsa grande è una salvezza a volte. Ti fa da scudo, ti protegge da quelli che si infilano e spingono a tutti i costi, dagli uomini con la panza che si sentono sarde e si mettono dietro di te senza accorgerti che con quella panza enorme ti spingono. Dai cretini che credono di potersi appoggiare nel tuo stesso angolo e invece no, c'è la borsa. E così via...
A volte penso che la soluzione migliore sarebbe uno zainetto, ma, oltre alla paranoia del furto, mi sono dovuta ricredere quando ho visto salire sul tram ragazzi e ragazze con gli zaini talmente grossi che sembrava stessero partendo per fare free climbing. 
Quindi no, se non si vuole uccidere qualcuno con lo zaino, decisamente meglio la borsa, meglio se messa in basso e meglio se di misura media. 
Ma sarebbe meglio ancora che l'unica borsa presente sul tram fosse la mia, sarei decisamente più felice.


mercoledì 25 marzo 2015

Cuore, batticuore... Mi è sembrato disentire "controllore" "controllore"

Nanaah.... Nanananaaah... 
In realtà c'è ben poco da cantare, anche se a qualcuno la botta d'adrenalina e la tachicardia potrebbero anche piacere!
Oggi infatti vi racconterò di come ho scoperto che timbrando il biglietto sull'autobus poi non dovevo farne uno nuovo in metropolitana.
Se pensate che sia stupida ricordatevi però che vengo da Palermo e li non ci sono i tornelli per entrare in metropolitana, anzi, non c'è neanche la metropolitana se proprio la vogliamo dire tutta.
Tornando al fatto, era una delle mie solite mattine, cielo sereno, e tutto in regola. Come di consueto, mi trovavo sull'autobus che dal Ministero mi porta alla mia fermata della metropolitana, con il biglietto non ancora timbrato chiaramente. Ero, come sempre, in posizione tattica, vicina alla macchinetta per timbrare il biglietto, sempre prontamente a portata di mano, e vicino al finestrino che dava sulla fermata. 
Ad un certo punto, in lontananza vedo due uomini vestiti uguali in quella che evidentemente era una divisa. Ho cominciato a tremare, a sudare freddo e a soffrire: mancava una sola fermata prima della metropolitana e dovevo bruciare 1,50 € di biglietto. Mi piangeva il cuore, ma, se non l'avessi fatto, a piangere sarebbero state le mie tasche. Così prontamente allungo la mano e timbro, un attimo dopo l'autobus si ferma e salgono due graziosissimi netturbini, che io, non so come, avevo scambiato per i controllori. 
La tachicardia c'ha messo un pò a svanire, anche perchè a quel punto avevo in mente di imbrogliare alla metropolitana e passare con qualcuno, senza fare il biglietto, tanto avevo quello appena timbrato.
In ogni caso, mentre facevo i miei piani diabolici, mi sentivo una vera idiota per aver scambiato netturbini con controllori ed essermi fatta prendere totalmente dal panico, ma avevo deciso di non rinunciare alla mia clandestinità.
Chi mi conosce sa quanto in realtà io non sappia essere "avventurosa" o "impavida". Sono una persona piuttosto semplice e amo le cose fatte bene e in regola, arrivo puntuale, o se possibile in anticipo, odio fare aspettare e soprattutto odio gli imbrogli. A questo si aggiunge il fatto che sono per natura maldestra. Fate due più due e immaginatevi come avrei potuto fare a passare dai tornelli senza usare il biglietto.
Ed infatti non è successo: arrivata al tornello, la gente che ero intenzionata a seguire per passare velocemente senza il biglietto, andava troppo svelta. Non facevo neanche in tempo a puntare qualcuno che questi era già dall'altra parte. 
Così, pregando che per qualche malsano guasto il tornello mi facesse passare lo stesso, ho infilato il biglietto già obliterato sul bus e ***MAGIA*** la spia si è accesa di verde ed il passaggio si è aperto, facendomi entrare in metropolitana. 
Ero così esaltata e convinta di aver fregato le istituzioni, così sicura di aver scoperto un bug del quale poter approfittare, che, parlando sottovoce, ho chiamato il mio fidanzato. 
Questi, forse perchè non lo sapeva neanche lui, o forse perchè non voleva rovinare quel mio momento adrenalinico e avventuroso, non mi ha detto nulla del fatto che il biglietto timbrato sul bus può essere usato per una singola corsa in metropolitana (entro l'orario stabilito dalla prima timbratura).
Quindi sono rimasta convinta di questo fin quando, davanti ad amici, il mio fidanzato non mi ha chiesto di raccontare la mia avventura, e così ogni mio sogno di complotto e spionaggio è andato in frantumi. I miei amici con un sorriso mi hanno fatto presente che è normale, e che potevo sempre fare il biglietto prima di salire in metro.
Da quel momento è finito il mio brivido. Non provo più il timore di essere scoperta e non c'è più nulla di avventuroso nel mio affrontare il cammino da casa a lavoro ogni mattina, se non consideriamo ovviamente le scolaresche, le puzze, la gente vestita di merda e quelli che mi guardano male, masticando chewingum nel mio orecchio. Niente, adesso faccio il biglietto subito e mi seggo, tranquilla e serena, aspettando solo di raggiungere la mia fermata...che vita!






lunedì 23 marzo 2015

Uomo bastardo


Sui mezzi pubblici ti capita anche di sentire storie e rivederti in quelle storie. A volte ti viene voglia di dare consigli, a volte semplicemente ripensi a com'eri e a come non vorrai essere mai più. Oggi mi trovavo come di consueto sul tram 3, per percorrere l'ultimo tratto di strada che mi porta a lavoro, direzione Parioi. Davanti alla porta, distante, ma non così tanto da non essere sentita, c'era una ragazza. Stava praticamente appiccicata alle porte, nonostante ci fosse spazio, il tono sommesso e basso, quasi fastidioso. Ma c'era una cosa più fastidiosa ancora del suo tono di voce: stava supplicando la persona con cui era al telefono, un uomo. 

Sono riuscita perfino a sentire il nome, tante sono state le volte che l'ha ripetuto. Magari starete pensando che sono una che si fa i fatti altrui e, in un certo senso, è vero perché istintivamente ascolto, tuttavia sono gli altri che non si risparmiano di far sentire i fatti propri a tutti. Se parli su un tram sai di avere gente intorno, o no?

Ma torniamo alla ragazza e alla sua supplica. Avrei voluto gridarle di smetterla, avrei voluto dirle che più faceva così, più lo pregava, più lui si faceva grande e forte e sapendo di averla in pugno, di certo avrebbe continuato a farla soffrire, facendo nel frattempo quel che voleva. Ho pensato a quando anche io ero così, ormai dieci anni fa. 

Un passato quasi sepolto e dimenticato ma senza il quale sicuramente non sarei quella di adesso, per questo, sentendo quella ragazza, che non poteva essere molto più giovane di me, mi sono sentita grata e al tempo stesso arrabbiata con lei. Voi vi direte: perché con lei se lo stronzo è lui? Perché semplicemente se non ci fossero donne che si sottomettono a certi uomini, permettendogli di usarle e maltrattarle come più pare loro, questi porci sarebbero costretti a cambiare atteggiamento o a crepare da soli!


domenica 22 marzo 2015

Sindrome da crocerossina.

Sono convinta che la gente con certe doti ci nasca. L'essere geniale, l'essere artista e anche l'essere naturalmente portato a far del bene con chi è meno fortunato di noi. Per quanto io sia sensibile alle sofferenze altrui e, quando possibile, faccia l'elemosina o aiuti le vecchiette o i vecchietti a passare la strada, non ho mai avuto la propensione a fare del volontariato. Non è mai nato in me, cioè, il desiderio di vivere facendo qualcosa di buono per gli altri. Ci sarebbe da vergognarsi lo ammetto, ma sono tremendamente sincera quando dico che probabilmente dopo un giorno in Africa morirei di ogni malattia possibile o anche semplicemente di stenti.
Quindi il mio piccolo lo faccio nella vita di ogni giorno, quando riesco, perchè guardandomi intorno ammetto che vedere gente molto ricca e molto fortunata che non fa un cazzo mentre io che non ho guadagni stabili do qualche moneta ai mendicanti, mi fa potentemente girare le scatole.
Vi starete chiedendo: ma tutto questo cosa c'entra coi mezzi pubblici di Roma? Eh beh, c'entra e come, perchè non avete idea di quello che si vede la sopra.
E se, come vi dicevo l'altro giorno, si incontrano le fighette col risvoltino e la borsa di prada, si vede anche spesso gente disperata, o comunque dall'aspetto trascurato. E questa gente mi fa nascere il desiderio di aiutarli. 
Ho cominciato a portarmi dietro pacchetti di fazzolettini, da offrire a chiunque tiri su col naso. Penso che mi porterò dietro saponette, da offrire a quelli che puzzano. 
L'altro giorno c'era una signora con due occhiaie così scure che pensavo si fosse truccata al contrario. Timorosa che potesse effettivamente essere così, non le ho chiesto nulla seppur fossi pronta ad offrirle il mio correttore e un corso di trucco mattutino.
C'è anche chi non riesce ad accoppiare due colori addosso, che mette il rosso arancio, con il celeste pastello. O il giallo evidenziatore con il rosa fucsia. In quei casi, mi piangono gli occhi e vorrei offrire delle mascherine da saldatore in giro, ma non avendole a portata di mano penso sia più facile distribuire consigli sull'accoppiamento dei colori a quei poveri soggetti.
Ogni santa volta arrivo li vicino, ma appena scorgo la loro faccia soddisfatta mi sento in colpa e capisco che quella gente non ha bisogno d'aiuto, perchè in fondo è felice così, nel loro "tasciume" (non chiedetemi di tradurre questo termine, non ne sono capace, non è un semplice "mal vestito". Il tascio è tascio, e può essere definito tale anche solo per un taglio di capelli o per come parla e mastica la chewingum). 
Così ogni mattina parto armata di buoni propositi e tanta voglia di fare del bene. Alla fine sono pochi quelli che riesco effettivamente ad aiutare, perchè, tra puzza e rumori molesti, riesco a mala pena a scendere viva dal mezzo, ma come si suol dire "l'importante è il pensiero", no?

mercoledì 18 marzo 2015

È questione di sguardi...

"Tu perché siamo qui
È questione di sguardi
È, ah... un attimo
Così, così magnetico
Così, così"


Così diceva la canzone di Paola Turci, ed io ogni mattina mi ritrovo a sentirla nella mia testa. 

Vi sarà sicuramente capitato l'imbarazzo di incrociare lo sguardo con un perfetto sconosciuto, no? Beh questo è un imbarazzo che sei costretta a rivivere in continuazione sui mezzi pubblici, tanto che ad un certo punto, ti trovi a superarlo. 
E' piuttosto normale che ci sia qualcuno o qualcosa che attiri la nostra attenzione. Nel mio caso, in particolare, vengo attirata dalla gente che parla, e che riesce ad ignorarmi. Mi sento al sicuro se non vengo mai guardata e così mi ritrovo a studiare queste persone, senza dimenticare di distogliere di tanto in tanto lo sguardo, soprattutto se mi accorgo che mi hanno notata.
C'è invece chi fissa e, nel caso particolare, fissa proprio me, senza sosta, senza motivo, e soprattutto con una gran faccia da culo.
Tra me e me comincio a chiedermi se ho qualcosa fuori posto, il rossetto sbavato, gli occhiali storti, i capelli dritti, le sopracciglia scomposte o qualcosa sul naso...No. Invece non ho proprio niente, ma per qualche motivo il signor ..."Fissatette..Fissatette... Fitzherbert, perchè è così che si chiama" (cit.), continua insistentemente a fissare la mia faccia.
A quel punto provo a ricambiare lo sguardo, pensando che il soggetto in questione, colto dall'imbarazzo di essere stato notato, abbassi o distolga lo sguardo, ma niente, continua a guardarmi e a quel punto si risveglia la Giorgia siciliana, quasi mafiosa. Mi sale nella gola, lo sento sulla punta della lingua: CHE MINCHIA CI TALII??!
Ma non posso, non posso per due motivi: attirerei anche tutti gli sguardi che mi stavano beatamente ignorando e in secondo luogo non penso che capirebbe. 
Quindi mi ritrovo a sospirare, a fare un lento movimento di spalle e ad inarcare con aria perplessa le sopracciglia. Non manca un leggero "mah" appena percepibile dal labiale e, se possibile, dopo essermi assicurata che il soggetto in questione abbia capito che mi fa piuttosto schifo, mi sposto. 
Sarà che comunque in Sicilia non ci sono molti mezzi pubblici, ma è anche vero che una cosa del genere non sarebbe mai successa. Perchè in Sicilia ti insegnano che non si fissa la gente, ma soprattutto perchè in Sicilia, a Palermo nello specifico, dal "che minchia guardi?" o dal "cerchi aggaddo?" alle mani, non c'è neanche il tempo di una risposta.


martedì 17 marzo 2015

Ogni scarraffone è bell'a mmamma soia!


C'è chi li ama, chi non può resistere alle loro voci angeliche e chi invece non li sopporta, e poi ci sono io, che li evito come la peste e ho anche un po' di paura: sto parlando dei bambini. Specialmente quelli tra i 6 e i 12 anni. Ho difficoltà ad interagire con loro, ho estrema difficoltà a metterli a loro agio, perché in fondo non sono neppure io a mio agio quando ho a che fare con loro. Ho una ritrosia naturale che mi spinge a stare loro lontana...almeno quando posso. E sui mezzi pubblici, quando sono belli pieni e belli gonfi, non posso. E non c'è lunedì o martedì mattina in cui non ci sia una fantastica (leggasi "fantastica" in modo chiaramente sarcastico) scolaresca sul mio stesso bus, o sul mio stesso vagone della metro, o sul mio stesso tram.
E così, quando sento il primo "Maessstraaaaa...qual è la nostra fermataaaaaa?" ho un brivido lungo la schiena ed inizio a sudare. 
Cerco irrimediabilmente di spostarmi dall'altra parte del mezzo, ma non ho via di scampo. 
E capita sempre che sono in ritardo, e che loro scendono alla mia stessa fermata. La maestra, da brava educatrice quali è, li fa mettere in fila a due a due... e potrei perfino apprezzare l'educazione dei bambini che rispettosamente si mettono a due a due, se non fosse che ovviamente la fila a due a due la fanno davanti a me, e non si separano per nulla al mondo, quasi fossero attaccati con SARATOGA, IL SILICONE SIGILLANTE (Brava Giovanna, brava!).
E così mi fanno inciampare, sbattere, fare il giro del mondo in cinque secondi, pur di superarli e riuscire ad andare all'altra fermata prima che arrivi l'altro mezzo che devo prendere. 
Quando penso di avercela fatta e aver superato la catena di sant'Antonio, peggio mi sento: al posto della scolaresca c'è la classe di liceo in gita d'istruzione. Vorrei morire.
Li guardo nella loro beata ignoranza. Li sento, masticare schifosamente chewingum e provarci l'un con l'altro, anche se in confronto Gollum è un bell'uomo.
Ormoni a mille, deficienza ad un milione! 
Anche loro, quasi sempre, scendono alla mia stessa fermata sempre dopo la classica frase di rito: "Professoreeeeeè, ma quanno se scenne?!?"
Che mi fanno davvero sentire la mancanza dei bambini, perchè crescendo hanno perso il senso della decenza, dell'educazione e anche della lingua italiana. Scendono in maniera scoordinata, spintonandosi tra di loro, e ovviamente, in mezzo, povera me, ci sono anche io, che riesco per un pelo a sopravvivere in quel turbine di ormoni e brufoli.
E poi, una volta che sono salva, seduta alla mia scrivania, mi chiedo: ma anche io ero così odiosa da bambina e deficiente da adolescente? 



sabato 14 marzo 2015

Venerdì 13.

Per alcuni il venerdì 13 è un giorno di sciagura, più del venerdì 17. Per me è semplicemente un venerdì come un altro, vado a lavoro, come ogni giorno. Se non sono troppo stanca la sera esco, ma di solito preferisco poi rilassarmi e restare a casa a guardare qualche film o qualche cosa in tv.
Per altri invece il venerdì è il terzultimo giorno della settimana e probabilmente aspettano la domenica per la famose pulizie... Lo so a cosa state pensando: anche voi aspettate la domenica, o più in generale il fine settimana per fare pulizie, anche io lo faccio. Il sabato è il giorno delle "lavatrici", la domenica invece delle pulizie di casa. 
Ma loro no, loro aspettano il fine settimana per pulire loro stessi, perchè è troppo faticoso farsi la doccia ogni mattina, e poi, c'è anche chi dice che lavarsi troppo fa male. Io invece dico, meglio ammalarsi che puzzare, perdinci!
E quindi se già normalmente la gente puzza, pensate il venerdì. Il venerdì puzza di più, puzza tantissimo, puzza da morire. 
Per quelli che ancora credono che ci sia "il giorno della doccia", il venerdì è il giorno della "puzza perfetta". 
Hanno accumulato sudore e sporcizia per cinque giorni, e non tutti (anzi quasi nessuno) fanno un lavoro per cui debbono stare seduti comodamente dietro una scrivania; si sono coricati nello stesso sudore e nella stessa sporcizia per cinque maledettissimi giorni! Arrivano il venerdì mattina fieri della loro puzza in metro e si appendono mostrando la loro aromatica ascella!
Io ci provo a tenermene lontana, ma sono ovunque, e quando riesco a distanziarmi e a sedermi, il "dottor Feto" mi si siede accanto!
Lo sconcerto è indescrivibile, ma più di quello sul mio viso si legge terrore puro, il terrore che sfiori i miei vestiti e che la sua puzza si attacchi addosso a me. 
Il panico si fa sempre più vivido, ma finalmente arriva la mia fermata! Finalmente... Insomma! Davanti a me c'è una quantità di gente indescrivibile, lenta, esausta e ovviamente puzzolente! E anche raggiungere la scala mobile è paragonabile ad una delle sette fatiche d'Ercole. Anzi è una delle sette fatiche di Giorgia

  • Arrivare in tempo alla prima fermata. 
  • Superare col tram il bus e riuscire a prenderlo alla seconda fermata. 
  • Riuscire a salire sulla metropolitana senza essere derubata, toccata, sfiorata e schifata. 
  • Riuscire a non picchiare qualcuno che mastica la chewingum nel mio orecchio.
  • Riuscire a non offrire il fazzolettino a tutti quelli che tirano su col naso. 
  • Riuscire a non farsi attaccare addosso la puzza d'ascelle e di piedi altrui. 
  • Riuscire a raggiungere la scala mobile ed uscire dalla metropolitana alla fermata Policlinico.
Di solito ci riesco, mi farò chiamare Ercolina.

Ah, quasi dimenticavo: auguro a tutti quelli che sono finalmente arrivati al fine settimana una buona doccia e soprattutto di perdere tutti gli autobus e i mezzi pubblici sui quali dovrò salire io, per il mio bene!